Il caso don Floriano Abrahamowicz

SULLA SCIA DEL CASO WILLIAMSON: IL CASO DI DON FLORIANO ABRAHAMOWICZ

Di Guillaume Fabien, Agosto 2009[1]

A Treviso, don Floriano Abrahamowicz – sacerdote cattolico e rappresentante per l’Italia del nordest della Fraternità S. Pio X – ha avuto il coraggio di rilasciare la seguente dichiarazione a un reporter del giornale La Tribuna di Treviso:

“Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione”.[2]

Queste parole sono state pubblicate il 29 Gennaio di quest’anno, al culmine dell’affare Williamson, e Abrahamowicz parlò appunto in difesa del Vescovo, membro come lui della Fraternità.

Nel titolo che riassumeva l’intervista del sacerdote, il giornale distorse le sue affermazioni facendogli dire: “Camere a gas? Per disinfettare”, come se egli avesse in realtà dichiarato: “Ho studiato la questione e questa è la mia conclusione: le camere a gas vennero usate solo per disinfettare”.

I media internazionali e una parte della blogosfera colsero naturalmente l’occasione di condannare un secondo crimine di “negazionismo olocaustico” da parte di un sacerdote cattolico-tradizionalista. Il Papa invece, tirò fuori immediatamente l’artiglieria pesante che ci si poteva aspettare da lui per puntarla su un bersaglio di reale importanza internazionale, piuttosto che su un “parroco” come don Floriano.

Il venerdì 30 Gennaio, la Radio Vaticana lesse un messaggio del portavoce Padre Federico Lombardi che dichiarava: “Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio né della croce di Cristo”, e specificava che il peccato del negazionismo “tanto più è grave, quindi, se la negazione viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no alla Chiesa Cattolica”.[3]

Numerosi gazzettieri pensarono anche di presentare don Floriano ai loro lettori come un ebreo rinnegato, perché il cognome Abrahamowicz poteva essere, secondo loro, solo ebraico. In realtà, si tratta, nel suo caso, di una forma slavizzata di Abrahamian, come la famiglia di suo padre veniva chiamata prima di emigrare in Europa centrale dalla nativa Armenia.

Il 4 e il 5 Febbraio, ancora a Treviso, il sacerdote cercò di chiarire le cose parlando davanti alla telecamera con un giornalista di una TV locale, mantenendo le sue precedenti dichiarazioni ed esprimendo rammarico per l’isterismo dei media diretto contro la Chiesa in generale e Mons. Williamson in particolare.

In questa rara occasione di accesso ai media, egli non si trattenne dall’esprimere il suo punto di vista tradizionalista sul Concilio Vaticano II con due parole latine: cloaca maxima.[4] Ma egli fece anche notare che sperava di vedere una discussione libera e onesta – una “tavola rotonda” – sulla questione storica sollevata dal Vescovo inglese, che sarebbe stata possibile, ovviamente, solo una volta che le acque si fossero calmate.

All’inizio, i suoi colleghi [della Fraternità] gli dissero che erano totalmente d’accordo con lui per la sua intervista del 29 Gennaio. In seguito, però, colui che aveva mostrato la rettitudine di difendere il Vescovo Williamson con le semplici parole “Non so” venne sconfessato ed espulso dalla Fraternità; e, ancora peggio, venne messo sulla strada. Il 5 Febbraio, giusto dopo la sua seconda intervista televisiva, il suo superiore del distretto, don Davide Pagliarani, parlando a nome di Mons. Fellay, capo mondiale della Fraternità, lo informò che non poteva più esercitare il suo ministero. Don Floriano era un uomo che “con i suoi gravi atti di indisciplina” rischiava di macchiare l’immagine dell’organizzazione.[5]

Egli ignorò la proibizione e continuò a vivere come prima, tranne per il fatto che ora la polizia doveva sorvegliare, la Domenica, la sua “parrocchia” per impedire ai disturbatori di interferire con le cerimonie. Poi, il 1 Marzo, mentre stava fuori per commissioni, i suoi ex colleghi arrivarono e cambiarono le serrature delle porte della chiesa, che era anche la sua casa.[6] Un fatto finora inedito. Don Floriano si ritrovò senza casa.

Peggio ancora, sembrava che vi fosse per lui anche l’eventualità di subire un procedimento giudiziario perché, a loro volta, le autorità della vicina Austria stavano pensando di accusarlo di aver offeso la verità rivelata della nostra epoca. Esse finirono per abbandonare l’idea poiché, dopo tutto, egli aveva preso posizione in Italia, in italiano, sui media italiani, e perciò non poteva rientrare nella loro giurisdizione (qui constatiamo, e ne siamo lieti, che permangono alcuni limiti alle forze spietate che spiano i nostri pensieri e le nostre parole).

Per non essere da meno, il sindaco di Verona Flavio Tosi, un politico di primo piano della Lega Nord, disse che don Floriano aveva fatto “apologia di reato, e di questo dovrebbe risponderne davanti alla legge”[7] – e questo nonostante il fatto che l’Italia non abbia una legge antirevisionista – ma fortunatamente il periodo consentito per formalizzare le accuse è da allora scaduto. I preti della Fraternità che lo avevano cacciato ritennero opportuno dire alla stampa che lo avrebbero riaccolto a condizione che si fosse “pentito”.

Dura e crudele è la religione della Shoah, così come i suoi servitori in abito tradizionalista. Ma almeno don Floriano non si nasconde dietro di loro, e non ha intenzione di “pentirsi”. Egli deplora il fatto che il Vescovo Williamson sia stato ridotto al silenzio per non essere anch’egli messo sulla strada. Venendo in aiuto del sacerdote, alcuni amici si erano offerti di ospitarlo in casa, ma ora egli ha il suo proprio appartamento vicino Treviso. Inoltre, fortunatamente, ha ancora i propri fedeli che assistono alle Messe che celebra regolarmente nel nordest, tra Verona e Trieste. Va avanti per conto suo, e pensa di cavarsela abbastanza bene – da un punto di vista materiale – con il lavoro di traduttore tra il francese – che parla perfettamente – l’italiano e il tedesco, la sua lingua madre, poiché è austriaco di nascita pur essendo cittadino italiano.

[1] Traduzione di Andrea Carancini
[2] http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_29/lefebvriano_treviso_intervista_25c1329a-edf2-11dd-b7db-00144f02aabc.shtml
[3] http://www.radiovaticana.org/IT1/Articolo.asp?c=262423
[4] http://archiviostorico.corriere.it/2009/febbraio/06/lefebvriani_scelgono_sfida_Vaticano_nuovi_co_9_090206076.shtml
[5] http://www.ilpadano.com/padano.php?newsID=1489
[6] http://francodamiani.blogspot.com/2009/04/commento-allarticolo-di-domenico-savino.html
[7] http://www.agerecontra.it/lasvolta/tosi_spara_a_zero_su_don_floriano.html

2 Comments
    • Anonimo
    • 29 Ottobre 2009

    Ho letto che il revisionista German Rudolf è stato liberato di recente.
    Puoi darmi conferma e fornirmi qualche articolo relativo alla notizia ?
    Grazie

    Rispondi
  1. è vero, è stato liberato qualche tempo fa. puoi leggerne conferma sul suo sito: http://www.germarrudolf.com.
    ciao!

    Rispondi

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