
Gian Pio Mattogno
UNA GROSSOLANA FALSIFICAZIONE DI ELIEZER BERKOVITS SU EISENMENGER
Il rabbino, filosofo e teologo Eliezer Berkovits (1908-1992) negli anni ‘30 diede alle stampe in Germania
un volume dal titolo: Was ist der Talmud? (“Cosa è il Talmud?”), che ha conosciuto una seconda edizione nel 1963.
Una nuova versione del testo è oggi liberamente disponibile sul sito ebraico: sefaria.org.
Questo volume, che voleva essere l’ennesima difesa del Talmud in risposta alle polemiche antitalmudiche della letteratura e della pubblicistica antisemita, specie tedesca, in realtà si rivela l’ennesima operazione apologetica truffaldina e menzognera partorita dalla propaganda ebraica.
Avendo già confutato altrove (anche su questo stesso blog revisionista: andreacarancini.it) le varie argomentazioni degli apologeti giudei, riprese pedissequamente nel volume in questione, qui mi limito a segnalare una grossolana falsificazione commessa dal rabbino Berkovits.
Una falsificazione tanto più grave, in quanto questi apologeti, con tutta la loro supponenza accademica, non si stancano mai di dare a destra e a manca lezioncine di metodologia e serietà scientifica.
Nel cap. VIII (Cosa non è scritto nel Talmud. Ebreo e gentile. 1. Voi siete chiamati uomini) l’autore riporta da Eisenmenger il famoso passo talmudico:
«Le tombe dei gentili non conferiscono impurità, poiché è detto (Ez.34,31): “Voi siete le mie pecore, il mio gregge, voi siete uomini”. Voi siete chiamati uomini, mentre gli altri popoli del mondo non sono chiamati uomini, ma bestie (sondern Viehe») (Baba Mezia 114b).
Il rabbino Berkovits chiosa che il passo in questione è riportato correttamente, tranne l’espressione «ma bestie», che non compare in alcun altro luogo del Talmud, e che insinua essere stata aggiunta surrettiziamente dallo stesso Eisenmenger.
Eisenmenger avrebbe dunque falsificato un testo talmudico in odio al giudaismo.
Ora, con buona pace del rabbino Berkovits, Eisenmenger (che probabilmente conosceva il Talmud più di dieci Berkovits messi insieme) non ha aggiunto né falsificato un bel nulla.
L’espressione «ma bestie» compare nel cosiddetto manoscritto di Monaco ‒ l’unico al mondo che contiene il testo pressoché completo del Talmud ‒ compilato verso la metà del XIV secolo ed oggi conservato nella Biblioteca di Stato della Baviera (liberamente disponibile in rete: Babylonischer Talmud. BSB Cod. hebr. 95 [S.I.] Frankreich (?) 1342: daten.digitale-sammlungen.de), e che è stato utilizzato dal rabbino Lazarus Goldschmidt per la sua edizione tedesca del Talmud di Babilonia.
Nell’edizione col testo ebraico a fronte Goldschmidt traduce infatti l’espressione con «sondern Tiere» (“ma bestie”) (Der Babylonische Talmud, Sechster Band, Haag, 1933, p. 897).
Solo nell’edizione senza testo ebraico a fronte, Goldschmidt aggiunge, tra parentesi, «sondern Vieh» (“ma bestiame”), precisando in nota che questa espressione, che non compare nei passi paralleli (Jebamoth 61a, Kerithoth 6b), «è una glossa» (Ed. Jüdischer Verlag/Im Suhrkampf Verlag, Bd. VII, p. 844).
Dunque, l’espressione «ma bestie» non è stata aggiunta surrettiziamente da Eisenmenger, come pretende il rabbino Berkovits, ma, alcuni secoli prima, eventualmente (se si dà per scontato che non compaia nel testo talmudico originale) da un glossatore ebreo che ha voluto rendere più esplicito ciò che nel Talmud appare talora solo implicito, cioè che soltanto l’ebreo è degno della qualifica di uomo, uomo nel senso più elevato del termine, creato ad immagine di Dio, il non-ebreo non essendo al contrario che un idolatra impuro, empio e perverso, e nell’ottica rabbinica a ragione assimilato ad una bestia (e la cui anima, secondo la letteratura cabalistica, proviene da forze malvagie e sataniche).
Un’ultima annotazione: il rabbino Berkovits cita l’opera classica di Eisenmenger come: Entdecktes Judentum (“Giudaismo svelato”).
Come sa chiunque abbia avuto sotto gli occhi almeno la copertina, la grafia esatta è: Entdecktes Judenthum.
Il rabbino Berkovits non ha letto neppure la copertina dell’opera di Eisenmenger?
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