
PERLE RABBINICHE: L’ERRORE DI UN NON-EBREO
Un ebreo dubbioso chiede al rabbino Akiva Dershowitz: se in una transazione commerciale fra due persone, una commette un errore (ad es. dà per sbaglio all’altra più denaro del dovuto), l’altra deve farglielo rimarcare? Se non lo fa, si tratta di un furto?
(Correcting a Mistaken Transaction, dinonline.org, 02/16/2016).
- Dershowitz risponde testualmente sulla base della tradizione rabbinico-talmudica:
«Se a commettere l’errore è stata la controparte ebrea, saresti obbligato a farle rimarcare l’errore e trattenere il denaro sarebbe un furto.
«Invece con un non-ebreo non sei obbligato a fargli rimarcare l’errore.
«Tuttavia, se ciò dovesse contribuire ad una santificazione del nome di Dio (Kiddush Hashem), questa sarebbe un’azione lodevole».
Traduzione: in generale è lecito all’ebreo approfittarsi dell’errore del non-ebreo.
Ma se l’ebreo fa rimarcare al non-ebreo che questi ha commesso un errore (e lo fa, opportunisticamente, affinché il non-ebreo possa poi dire quanto sono belli, bravi e buoni gli ebrei, a maggior gloria del Dio giudaico), allora un’azione che in qualunque società civile sarebbe moralmente ovvia, agli occhi dell’ebreo diventa … altamente degna di lode!
Tutto questo non in un remoto passato, nel medio evo o agli albori del mondo moderno, ma nel XXI secolo!
https://dinonline.org/2016/02/16/correcting-a-mistaken-transaction/