Haramlik, Magdi Allam e i rossobruni 17 (“Sieg Heil, compagni!”)

Haramlik, Magdi Allam e i rossobruni 17 (“Sieg Heil, compagni!”)

“Sieg Heil, compagni!”

avanguardia.gif

Qualcuno ricorderà che su questo blog si è discusso in più occasioni dell’appello Gaza Vivrà.
Per meglio dire: io ho spiegato
che avevo ritirato la mia firma dall’appello dopo avere visto chi ne
era promotore, ed ho sollevato la questione della commistione tra questi
promotori, appunto, (ovvero il Campo Anti Imperialista) e la Destra Radicale.

Ne sono seguite alcune polemiche in cui, sostanzialmente, il sottobosco di provenienza dell’appello negava o al massimo minimizzava tale commistione.
Molto attivo, in proposito, tale Outis che ha protagonizzato questo post e diversi commenti manifestandosi assai enfaticamente di sinistra. E, a giudicare dall’entusiasmo con cui ha chiesto e ottenuto da Il Manifesto la pubblicazione di una lettera relativa all’appello, una gli darebbe pure retta.
Solo che a me continua a non sembrare sinistra, questa.
E continuo a pensare che, dietro l’impostazione apparentemente
umanitaria dell’appello, ci sia un discorso politico poco chiaro nonché
orientato più a regalare rispettabilità a sinistra ai sottoboschi in
questione che a fare il bene della Palestina.

Di seguito, un “fior da fiore” (i grassetti sono
miei) che mi auguro spieghi il motivo per cui io ritengo che la causa
palestinese dovrebbe guardarsi dal farsi strumentalizzare presso certi
ambienti.

Outis: “Questa è la lettera che oggi abbiamo inviato al Manifesto sulla delegazione per Gaza.
***********************
alla redazione de Il Manifesto
con richiesta di pubblicazione nella rubrica delle lettere” []

Outis (link):Ah, per correttezza, ricordo che io sono un ex appartenente alla Comunità Politica di Avanguardia, nonché “fascista di sinistra“, se è plausibile usare questo termine nel 2006 (non credo…).

Outis (link): “Porgo
alla vostra attenzione questa scheda libraria… Qualora foste
interessati all’acquisto diretto del libro, contattatemi in pvt…
Sieg Heil!
Riccardo

“Non sul corame della tua soletta tu dovresti affilare quel coltello, ma su quello più duro del tuo cuore, spietato ebreo ; non v’è alcun metallo, no , nemmeno la scure del carnefice, che sia nemmeno metà affilato e tagliente rispetto all’odio tuo.”
( William Shakespeare,da “Il Mercante di Venezia”)

Edoardo Longo
IL COLTELLO DI SHYLOCK
Vicende di ordinaria repressione giudaica


Recensione allo stesso libro riportata da Outis (link):
3)” Una rasoiata in faccia all’ebraismo internazionale, una testa di porco lanciata in sinagoga,
ottantotto punti di sutura sulla piaga sionista : questo è il coltello
di Shylock. Probabile prossimo candidato ad un posto di rilievo sul sito
del monitoraggio sull’”antirazzismo”..
(Alessandro Mereu, Avanguardia, luglio, 2002)”

Il Comunitarista e la cura del corpo (link): “Car*
Compagn*, vorrei iniziare a discutere con voi in merito alla
preparazione del Comunitarista. […] vorrei capire quale posto c’è, nella
vostra vita, per la cura e l’educazione del corpo.[…] Come sa chi mi
conosce, io sono un istruttore di Wing Tjun […]


Pronti a tutte le evenienze (link)
: “che posto occupa, secondo
te, questo studio di un’arte marziale votata all’uso della potenza e
della resistenza nell’ambito della preparazione della milizia rivoluzionaria? La consiglieresti ai compagni per la preparazione fisica al combattimento?


Maschio cameratismo (link)
: “La cosa bellissima è che nel corpo a
corpo a terra si testano le proprie capacità di resistenza, il fiato,
la tecnica, l’agilità… Si suda uno addosso all’altro… Insomma, si crea quel legame fraterno che solo due lottatori possono instaurare…

Internazionalismi (link): “Sai che in Spagna ho trovato dei giovani di Leon….che da Terracciano e Orion son finiti su Preve, anche traducendolo ? è stato bellissimo.”

E così via, ché il campionario è realmente inesauribile.

Ora, dico io: a me era parso che il Manifesto avesse le idee chiare, su questo mondicello.
Mi spiace che adesso accetti di fargli da cassa da risonanza, sia pure nella rubrica delle Lettere.
Due parole di spiegazione, forse, sarebbe il caso di chiedergliele.

Per me, la questione continua ad essere semplice: io sono dalla parte di Gaza e – poi – del suo governo eletto perché, appunto, è un governo eletto. Stop.

Sostenere Hamas in quanto tale, per il suo progetto di società –
compreso di polizia della morale etc. – al di là della resistenza
all’occupazione, mi pare una cosa diversa e, come minimo, da ragionare
con la massima trasparenza.
I motivi per cui una certa destra ha fatto sua questa causa, quindi, mi allarmano abbastanza e credo che andrebbero chiariti.

Mi sembra paradossale dovere specificare che non ho nulla contro l’islam, dopo tanti anni e tante parole spese.
Però mi convinco sempre di più che una società “islamica” nel senso alto
del termine (parlo di etica, di giustizia e di onestà, non di
etichette) può derivare solo dalla libera crescita individuale delle
singole persone, e che questa crescita sia e debba essere rigorosamente
personale, non ideologica e/o di gruppo, ovvero semplificata,
caricaturizzata, ridotta a parole d’ordine di massa.
Altrimenti genera mostri, l’islam.
E società mostruose.

A questa crescita individuale, peraltro, non è detto che sia sempre
indispensabile dare un nome, a mio personalissimo parere, e tantomeno il
nome “Islam”.
Un amico sufi mi diceva, tempo fa, che la maggior parte della gente fa
solo danni a se stessa e agli altri, gettandosi di testa in una
religiosità più malintesa che altro.

“Se costoro lasciassero perdere la religione e si ponessero il
semplice obiettivo di essere persone perbene, sarebbe molto meglio, più
importante e lodevole. E sarebbe più islamico.

Io credo che si sia capito: vederli vampirizzare così, i concetti di Islam o Palestina, mi dà un fastidio profondo.
Qua si gioca a nascondino dietro ai concetti e alle etichette, e non mi pare che lo si faccia con nobilissimi intenti.

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Comments Closed

8 Commenti

  1. Hirondo
    Pubblicato il 6 dicembre 2007 alle 11:07 | Permalink

    🙂 è condivisibile la frase del tuo amico sufi ed è anche il significato di “cristiano”. nonché di “laico” in generale.

  2. Lizaveta
    Pubblicato il 6 dicembre 2007 alle 17:49 | Permalink

    Per capire.
    Voi che siete dentro al mondo islamico o lo affiancate da vicino.
    Se ho ben capito esistono due forze propulsive che si affiancano nella
    crescita: una moderata e progressista, l’altra radicale e oscurantista.
    Non è più o meno quello che sta accadendo al nostro occidente, o trattasi di cosa completamente diversa?
    Stiamo viaggiando appiaiati o i due mondi vivono una realtà totalmente diversa?

  3. salaam
    Pubblicato il 6 dicembre 2007 alle 11:56 | Permalink

    Sottoscrivo in pieno quello che hai scritto, specialmente
    la frase “a questa crescita individuale, peraltro, non è detto che sia
    sempre indispensabile dare un nome, a mio personalissimo parere, e
    tantomeno il nome Islam”.

    Se questa rinascita islamica -sia in occidente fra i convertiti sia
    nei paesi d’origine- fosse davvero sinonimo di crescita individuale,
    assisteremmo al fiorire di individui bellissimi, fluidi e rilassati,
    sereni e in armonia con sè stessi e con il mondo, portatori di energie
    nuove. Invece siamo davanti all’imbarbarimento e allo svuotamento del
    messaggio religioso, che rimane solo forma, solo slogan. e crea società
    schizofreniche e malate.

  4. jcm
    Pubblicato il 7 dicembre 2007 alle 14:25 | Permalink

    La sinistra rosso-bruna è sicuramente quanto di più trash e
    grottesco ci sia in circolazione in ambito politico. Piuttosto che
    stare appresso a ‘sta banda di fenomeni da baraccone, con una figlia in
    Spagna e le elezioni a breve, potresti parlarci di uno dei socialismi
    più riusciti d’Europa… eh!
    A proposito di sinistra e questione palestinese, l’altra sera in TV
    c’era il nostro ministro degli esteri (si lui, il Migliore) appena
    tornato da Annapolis: il video

  5. lia
    Pubblicato il 7 dicembre 2007 alle 18:39 | Permalink

    Liz: io non la vedo in termini di ‘moderati’ e ‘radicali’.
    Credo che il problema stia nella manipolazione della religione come
    strumento di consenso e di potere o, semplicemente, come contenitore di
    nevrosi e simili.
    Nella religione usata per finalità che la tradiscono, insomma.
    Esistono islamici “moderati” che sanno essere pessimi tanto quanto gli
    oscurantisti, e “radicali” che, di radicale, hanno innanzitutto l’onestà
    e la severità con se stessi.

    La gente è quello che è: le religioni ridotte a ideologia lo mostrano con una certa spietatezza.

  6. lia
    Pubblicato il 8 dicembre 2007 alle 01:06 | Permalink

    Jcm: ci hai pure ragione, mica dico di no.
    Ma è che i mostri, visti da vicino, mi hanno sempre affascinato. Da quando ero piccola.
    Perché una pensa sempre che non capita tutti i giorni, di poterli osservare.
    E’ un mio problema storico, lo so.

  7. Tonino
    Pubblicato il 8 dicembre 2007 alle 22:13 | Permalink

    I mostri sono tra noi, quelli che si presentano come tali sono dei bluff e millantatori spesso.
    Io da piccolo coi mostri ci facevo amicizia in sogno, li addomesticavo e
    mi facevo accettare, niente che non si potesse risolvere con una buona
    chiacchierata. Forse è per quello che anche in fatto di mostri sono
    abbastanza esigente.

    Il fascino di stare dietro a chi sta ai limiti è che ti può offrire
    uno spaccato molto più nitido, decifrabile e non diluito di quello che
    si agita nel ventre della società tutta, visto che funziona a vasi
    comunicanti e tutto si trasmette (e anche tra società diverse come
    annota Lizaveta).

    Lo svantaggio, bhe è che pur sempre un campione e per di più non
    mediano, insomma si rischia di prender cantonate. Tra l’altro questo
    fascino è parente di quello che spinge altri a ricercare un arruolamento
    su qualche fronte in conflitto per sentirsi più vero, più vivo e più
    cazzuto di quanto la placida quotidianità possa giustificare.

    Il punto è un po’ che bisognerebbe immergersi e identificarsi e
    appassionarsi e studiare e raccontare le situazioni che ci toccano,
    avendo la consapevolezza della distanza prospettica da cui le si guarda.
    Schiacciarla la prospettiva significa alimentare giudizi distorti sia
    su ciò che si racconta, sia sul proprio punto di vista (che viene
    dissimulato o cui si rinuncia).

    La palestina sarà ancora lì da capo con le sue vicissitudini pure
    domani (anche hamas) ignara di Outis e dei nostri arrovellamenti.

  8. Pubblicato il 10 dicembre 2007 alle 10:21 | Permalink

    La denuncia delle storture cui oggi è piegata la religione è
    utile, e giusta. Racconta una realtà che ha pure un certo peso, e che
    deve perciò essere capita ed in qualche modo contrastata, se possibile.
    Giacché, d’altra parte, come accenni bene in un commento, la medesima
    religione – qualsiasi essa sia – può essere parimenti un veicolo
    formidabile di aspirazioni civili ed abnegazione altruistica, come in
    effetti avviene in molti casi, perlopiù anonimi e sconosciuti. Ho in
    mente, in particolare, nella mia piccola esperienza personale, alcune
    amiche, che proprio tramite il recupero della propria identità religiosa
    di riferimento hanno moltiplicato il loro impegno sociale e culturale;
    può darsi che ciò avrebbe potuto accadere anche prescindendo da un
    percorso di fede, ma è notevole che sia avvenuto in questo modo, e
    particolarmente degno d’attenzione, essendo così numerosi i casi
    contrari, cui spesso fai riferimento. Accennare ad entrambe le
    “possibilità religiose” potrebbe rendere maggior giustizia
    all’osservazione dell’amico sufi, in fondo. Pace.

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  • One Comment
    1. Va detto però che la Comunità Politica di Avanguardia ha avuto il merito storico di aver per prima diffuso gli scritti di Vincenzo Vinciguerra, autore senza il cui contributo, come ha scritto il prof. Giannuli, "non è possibile fare una storia della strategia della tensione in Italia … anche se diversi aspetti della sua interpretazione possono non essere condivisi" (Aldo Giannuli, Bombe a inchiostro, Milano 2008, p. 221).

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