Cinquant’anni di prevaricazioni e di repressione contro il revisionismo storico

Da Bocage-Info ricevo e traduco:

CINQUANT’ANNI DI PREVARICAZIONI E DI REPRESSIONE CONTRO IL REVISIONISMO STORICO (1969-2019)

INIZIO

Vi ricordate del maggio ’68 e del suo slogan: “Vietato vietare”?

Ma chi si ricorda del processo intentato al dr. James-Albert Mathez (1897-1974), autore di un’opera di 728 pagine intitolata Le Passé, les Temps présents et la Question juive, pubblicata in proprio nel 1965, un processo poco ispirato dall’aria dei tempi a causa del soggetto trattato e la cui parola d’ordine sarebbe piuttosto “È vietato dire”?

Presentato come un criminale del pensiero, il dr. Mathez aveva citato in particolare Paul Rassinier (1906-1967), ragion per cui fu condannato il 14 luglio 1969 ad una pena di trenta giorni di prigione dal Tribunale correzionale di Vevey (Svizzera).

Cinquant’anni dopo, l’Unione Sovietica è scomparsa nella spazzatura della storia ma i processi staliniani esistono ancora nei paesi dell’Europa detta “libera”.

Il processo Mathez è senza dubbio il primo dei processi per “crimine del pensiero” e prefigura quelli che seguiranno. Esso spiega perché fu necessario promulgare delle leggi d’eccezione (legge Fabius-Gayssot, art. 261 bis CPS ecc.) per istruire tali processi.

In effetti, non esistendo nel 1969 queste leggi d’eccezione, una denuncia penale fu presentata contro il dr. Mathez dalla Fédération suisse des communautés israélites per ingiurie e diffamazione (art. 173 CPS).

Tuttavia, i querelanti rinunciarono a sostenere la loro denuncia penale poiché la procedura avrebbe permesso all’accusato di provare la propria buona fede. Il dr. Mathez fu infine condannato grazie ad un artificio procedurale per un reato perseguito d’ufficio. Questa lacuna ha suscitato l’interesse dell’avvocato Sylvia Stolz che si è espressa a questo riguardo davanti a 2000 persone il 24 novembre 2012 a Coire (Svizzera) durante l’8a conferenza internazionale della Coalizione anti-censura (AZK) sul tema “Proibizione della parola, proibizione della difesa, realtà della libertà di espressione”.

Nella sua esposizione, Sylvia Stolz aveva affermato in particolare che l’Olocausto non è mai stato provato davanti ad un tribunale secondo i criteri giuridici in vigore negli Stati di diritto.

Il “Corrier du Continent”, fondato nel 1946 da Gaston-Armand Amaudruz, pubblica in occasione di questo “cinquantenario” un numero speciale di 16 pagine dedicato in particolare a questo processo rivelatore dei metodi dei querelanti.

Le persone che ne faranno domanda riceveranno gratuitamente un esemplare di questo numero speciale (N° 610, luglio-agosto 2019). Parimenti, il libro del dr. James-Albert Mathez sarà inviato (in versione pdf) a coloro che ne faranno domanda.

FINE

 

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