
L’EREDITÀ DI TRUMP SARÀ DETERMINATA, IN ULTIMA ANALISI, DALL’ESITO DELLA TERZA GUERRA DEL GOLFO
Di Andrew Korybko, 4 novembre 2026
Se il conflitto dovesse protrarsi, o se lui dovesse spingere l’Iran – per ritorsione contro un attacco nucleare – a distruggere le infrastrutture energetiche del Golfo, allora il conseguente aumento del costo della vita – lo stesso fattore che ha causato la recente disfatta dei Repubblicani – finirà per relegare il movimento MAGA nella pattumiera della storia nel 2028.
I Democratici hanno riconquistato il controllo del Congresso in un bagno di sangue elettorale che ha decimato i Repubblicani durante le elezioni di metà mandato. In molti lo avevano previsto, e non certo a causa delle interferenze canadesi – sulle quali la Casa Bianca ha recentemente attirato l’attenzione – o di analoghi tentativi da parte di altri Paesi; la causa va piuttosto ricercata nell’impennata del costo della vita, conseguenza della Terza guerra del Golfo che Trump ha scatenato insieme a Bibi. L’aumento dei prezzi del petrolio si è tradotto, com’era prevedibile, in un rincaro generalizzato che ha colpito duramente i cittadini americani comuni.
In precedenza, Trump aveva minacciato di diventare “Mr. Veto” qualora i Repubblicani avessero perso il controllo del Congresso; ha inoltre sottolineato che la Corte Suprema ha recentemente rafforzato la sua autorità esecutiva. Il fatto che, una volta noti i risultati, abbia condiviso sui social media l’immagine di un berretto rosso con la scritta “VETO” lascia intendere che faccia sul serio. Si tratta di una mossa sensata: sarebbe infatti illogico per lui lasciarsi sfuggire l’opportunità di porre il veto su leggi contrarie al suo programma, tanto più che i Democratici non dispongono della maggioranza qualificata dei due terzi in nessuna delle due Camere, necessaria per superare il suo veto.
I Democratici dovranno dunque scendere a compromessi nei prossimi due anni; in caso contrario, gli Stati Uniti rimarranno in una situazione di stallo legislativo, con entrambe le parti che si accuseranno a vicenda in vista delle prossime elezioni. I Democratici potrebbero anche tentare nuovamente di mettere Trump sotto impeachment, ma, non disponendo della maggioranza qualificata dei due terzi al Senato necessaria per rimuoverlo dall’incarico, si tratterebbe di un gesto puramente simbolico. Ad ogni modo, qualora la politica interna dovesse restare in una fase di stallo, Trump potrebbe spostare l’attenzione sulla politica estera, il che potrebbe avere ripercussioni significative per molti Paesi.
Tra queste, la questione dell’Iran è la principale, dato che l’eredità di Trump sarà determinata, in ultima analisi, dall’esito della terza guerra del Golfo. Entrambe le parti si accusano a vicenda di aver protratto il conflitto per tutto l’anno; tuttavia, proprio come i Democratici dovranno scendere a compromessi se vogliono che le loro proposte legislative vengano approvate, anche Trump dovrà trovare un compromesso con l’Iran se intende salvare la propria eredità politica. Il motivo è semplice: il perdurare di un elevato costo della vita, innescato dall’aumento dei prezzi del petrolio, segnerà la rovina dei Repubblicani nel 2028.
Lo scenario di un presidente democratico a capo di un Congresso sotto il controllo dei democratici segnerebbe la fine di tutto ciò che Trump ha realizzato, sia in patria che all’estero, durante il suo secondo mandato; si tratta, peraltro, di uno scenario plausibile, dato che gli elettori danno maggiore importanza all’economia rispetto alla politica estera o alle cosiddette “guerre culturali”. A questo proposito, il netto successo dei democratici non sarebbe stato possibile se alcuni repubblicani non fossero rimasti a casa o non avessero votato per i democratici per protesta – una scelta dettata dal forte aumento del costo della vita.
Ciò non significa, tuttavia, che abbiano “tradito” Trump o le cause che sostenevano appena due anni fa; la maggior parte di loro, infatti, riteneva probabilmente che Trump avrebbe assunto il ruolo di “Mr. Veto” per salvaguardare i risultati ottenuti, almeno per i due anni successivi. Il loro intento era semplicemente quello di fargli capire che l’aumento del costo della vita – di cui è responsabile la Terza Guerra del Golfo, un conflitto che molti di loro considerano voluto, non credendo affatto che l’Iran fosse sul punto di dotarsi di un ordigno nucleare – è inaccettabile.
Di conseguenza, nulla darebbe nuova linfa alla sua base elettorale quanto un rapido compromesso con l’Iran, che dimostrerebbe come egli abbia recepito il loro messaggio in modo inequivocabile; ciò favorirebbe una graduale riduzione del costo della vita, capace di risanare l’economia entro il 2028 e di aiutare i Repubblicani a vincere. Se invece dovesse restare impantanato nel Golfo, o spingere l’Iran – per ritorsione contro un eventuale attacco nucleare – a distruggere le infrastrutture energetiche della regione, allora è probabile che il movimento MAGA finisca nella pattumiera della storia.
https://korybko.substack.com/p/trumps-legacy-will-ultimately-be
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