Pasquale Pennisi: Una recensione di Giovanni Preziosi

PASQUALE PENNISI: UNA RECENSIONE DI GIOVANNI PREZIOSI

(Rassegna di letture. Giudaismo, Bolscevismo, Plutocrazia, Massoneria, «Europa Fascista». Anno XII, N. 3, Gennaio 1942, pp. 30-32. Rec. di: Giovanni Preziosi, Giudaismo, Bolscevismo, Plutocrazia, Massoneria. Ed. Mondadori, 1941-XIX, pag. 401. Questa recensione a cura di Pasquale Pennisi viene qui riproposta come documento e contributo storico-bibliografico per lo studio della questione ebraica).

A chi abbia una conoscenza anche non approfondita della lotta politica e dell’attività culturale e pubblicistica in Italia, non sono ignoti il nome di Giovanni Preziosi né l’opera che egli conduce da un trentennio con la sua rivista «La Vita Italiana».

La battaglia contro le «potenze occulte» e l’attività intesa a riconoscerne e a sradicarne i tentacoli nonché ad illuminarne la consistenza, le manovre e la pericolosità perché anche gli ignari le conoscessero, hanno avuto in Preziosi e nel gruppo di studiosi e di polemisti che fa capo alla sua rivista dei precursori dei quali tanto più si deve riconoscere il merito quanto più difficili ed ostili all’opera loro erano i tempi nei quali l’iniziarono.

Attraverso questa mai smessa attività Giovanni Preziosi è diventato un profondo conoscitore di quel mondo sotterraneo e nemico del quale per primo ha mostrato l’insidia, cosicché – ora che tale insidia è chiara come la luce del sole almeno nei suoi aspetti principali – questo nuovo libro di lui ha un valore documentario e ammaestrativo del quale sarebbe difficile sopravvalutare la importanza.

Si tratta di una serie di articoli e di note scritti in varia epoca per «La Vita Italiana» ed ora raccolti per mostrare a tutti coloro che desiderano avere una conoscenza non del tutto superficiale di questi argomenti – ed anche a chi per avventura, pur avendo occhi, non volesse ancora vedere – la realtà delle «potenze occulte», il loro piano di battaglia, i loro scopi, i loro uomini e i loro mezzi, cosicché una coscienza sempre più precisa intorno a queste forze sovversive possa venire fatta e diffusa fra il popolo italiano, e specialmente tra coloro che si interessano alla vita politica in Italia.

I trentatré articoli che formano la maggior parte del volume possono essere ripartiti in sei gruppi.

I primi due articoli mostrano e documentano le intrusioni e le mistificazioni ebraiche nella storia e nella vita d’Italia. Il secondo gruppo di articoli (3-10) è dedicato all’Internazionale ebraica nei suoi rapporti interni e generali, nei suoi strumenti di azione, nelle sue vaste e profonde interferenze con il bolscevismo russo.

Viene poi uno scritto che non è di Giovanni Preziosi, ma che costituisce uno dei più importanti documenti della collezione della «Vita Italiana»: si tratta dell’articolo «Gli ebrei, la passione e la resurrezione della Germania» pubblicato nella rivista di Preziosi il 15 agosto 1922 a firma «Un bavarese», pseudonimo sotto il quale i più, in Germania e altrove, hanno riconosciuto la penna di Adolfo Hitler.

Il tredicesimo capitolo, «Ebraismo, massoneria, bolscevismo in Francia» apre un gruppo di due articoli dedicati allo studio delle «potenze occulte» in questa nazione mentre i due capitoli successivi sono dedicati all’Inghilterra.

Segue poi un capitolo che fa parte a sé, e raccoglie due «profezie» della guerra giudaica che si preparava e si sarebbe scatenata sul mondo: l’una, del 1931, del tedesco Maresciallo Ludendorff; l’altra, del 1934, del giudeo Emil Ludwig.

Il sesto ed ultimo gruppo di capitoli (18-33) è dedicato agli Stati Uniti, all’azione giudaica nella loro politica e alle loro molteplici responsabilità nel discatenamento di questa guerra.

Ai trentatré capitoli fanno seguito due raccolte antologiche di quei corsivi che sulla rivista Giovanni Preziosi scrive mensilmente sotto la rubrica «Fatti e commenti», l’una (pag. 351-378) dedicata all’Inghilterra; l’altra (pag. 379-401) dedicata alla Francia.

Questa sintetica esposizione del contenuto del libro ne mostra, senza possibilità di riserve, l’importanza. Giudaismo, Bolscevismo, Plutocrazia, Massoneria, vi sono conosciuti e svelati con piena cognizione di uomini, di cose, di fatti, di date, con intuizioni sicure e con efficaci collegamenti, con la citazione e la riproduzione di documenti: svelate nei loro uomini principali – siano essi sul primo piano della scena politica; ovvero siano, come più spesso sono, al posto del burattinaio dietro le quinte – inseguite e ricostruite nelle loro diverse combinazioni internazionali e nei loro raggiri e nelle loro diverse tattiche, le «potenze occulte», sotto i colpi di Giovanni Preziosi, perdono qui, pagina dietro pagina, proprio questa misteriosità che le caratterizza e nella quale risiede gran parte della loro forza effettiva.

L’importanza intrinseca di questo libro è accresciuta dalla sua tempestività: poiché mentre siamo sul piano della «guerra giudaica» voluta e preparata dalla centrale dell’ebraismo e dai suoi uomini di primo e di secondo piano contro l’Italia, la Germania e, più generalmente, contro la Rivoluzione fascista e quella rinascita della civiltà cristiana ed europea che dalla Rivoluzione è promossa e rappresentata, sono ancora parecchi coloro che di questa «verità» della guerra, di questo «senso della lotta», sono inconsci totalmente o parzialmente, coloro che ne diffidano, coloro che positivamente non vogliono credervi.

A tutti costoro il libro di Preziosi risponde con l’unica risposta che possa essere persuasiva: quella dei documenti. Si veda, per esempio, nei varii capitoli di questo libro, l’atteggiamento dell’Ebraismo internazionale contro l’Italia e il Fascismo.

Dopo un primo tentativo di adescamento, qui documentato con lettere a Mussolini da parte di ebrei italiani nel 1921 e da parte dello Jabotinski nel 1922, noi ci troviamo di fronte ad una coerente, continua, mortale ostilità che va dalla organizzazione dell’«Aventino» alla dichiarazione di guerra della Massoneria all’Italia nel congresso di Metz della «Lega dei diritti dell’uomo» (dicembre 1926) via via sino al Consiglio di guerra tenuto a Parigi nel febbraio 1940 dalla Massoneria.

Si veda il profilo di certi uomini politici da troppi ritenuti ancor oggi e falsamente quali «amici» dell’Italia come i francesi Laval e Flandin.

Si vedano i retroscena di molte nostre difficoltà internazionali come la solidarietà internazionale con la Turchia nel 1911-12, quella con Ras Tafari nel 1935-36 e tutta la politica societaria; ed in questo si veda particolarmente la remotissima preparazione giudeo-massonica delle «sanzioni», delle quali l’«affare» etiopico in verità fu l’occasione attesa e ricercata e non la causa.

Un libro che illumina tutti questi retroscena, li documenta, li ricollega l’un l’altro, e ne fa in certo modo la storia è un ottimo libro di guerra: lo è in quanto è volto ad illuminare e documentare il fronte interno sull’essenza reale del nemico.

È certo che se tutti gli italiani conoscessero le cose che in queste pagine Preziosi documenta e ne traessero le conseguenze che ne vanno tratte logicamente e storicamente, molte cose cambierebbero e molti problemi si semplificherebbero: prima di ogni altra cosa e di ogni altro problema, sarebbe automaticamente risolto quello della formazione di una coscienza antiebraica davvero monolitica, senza false pietà per i cosiddetti poveri giudei, e ne verrebbero semplificati praticamente molti problemi che escono dalle competenze dello storico per entrare in quella del questurino: evasioni alle regole del commercio in tempo di guerra, disfattismo, spionaggio e così via.

Questo libro così importante lascia al termine della lettura, un rincrescimento.

So bene che è sempre stupido il rimproverare all’Autore di un libro di averlo fatto così come lo ha fatto, e non altrimenti. Poiché, se l’Autore lo ha fatto così, è segno che così voleva farlo; la cosa che più importa è il vedere se il libro è riuscito interessante; e questo lo è oltre modo. Di più fatto, così come è, questo libro corrisponde a delle ragioni di propaganda – quella seria e intelligente, che così volentieri si vede quando la si incontra – che, per questo verso, non si può che congratularsene.

Ma Giovanni Preziosi, non ostante tutto ciò, si lasci dire che il suo libro a lettura terminata lascia un rincrescimento: quello che esso non sia altro che una raccolta di articoli, con grandissimi pregi, ma anche con le sproporzioni, le ripetizioni, le lacune, che nei libri siffatti sono inevitabili: congenite, vorrei dire e costituzionali.

Chi finisce di leggerlo non può non concludere di aver letto uno dei libri più serii, più interessanti e più utili della recentissima letteratura politica italiana. Ma a questa conclusione non può non aggiungerne un’altra: se Preziosi avesse avuto tempo e voglia di rielaborare in un libro organico, scritto «ex novo», tutto questo ricchissimo materiale!

Giovanni Preziosi, infatti, è meritatamente conosciuto come uno dei nostri più forti polemisti; e questi capitoli riconfermano tale fama. Ma essi, così riuniti, ci mostrano anche la possibilità di un Preziosi «nuovo»: un Giovanni Preziosi «storico», con un senso dell’analisi, un’abilità nella sintesi, un fiuto dei nessi storici e delle direttive politiche, un gusto del documento, da fare invidia a molti storiografi di professione.

Chi leggerà il libro qui recensito, si fermi con molta attenzione sul primo capitolo: là dove Preziosi alza molti veli sull’accaparramento ebraico del Risorgimento italiano sin dai suoi inizii, e sulle losche figure giudaiche che pettegoleggiavano e sgambettavano intorno a grandi figure italiane quali Cavour, Garibaldi e specialmente Mazzini: si fermi e pensi un po’ da sé, specialmente alla luce di ciò che, polemizzando di cose contemporanee, Preziosi gli insegnerà nei capitoli successivi intorno ai metodi del giudaismo e della massoneria.

E poi – chi ha letto e pensato così – dica se veramente non è un peccato e una lacuna che Giovanni Preziosi non ci abbia ancora data quella «Storia del Giudaismo in Europa» dai primi del secolo scorso ad adesso che nessuno come lui potrebbe darci e che riuscirebbe veramente un complemento della storiografia ufficiale, necessario per conoscere veramente la storia e i problemi del nostro continente nei suoi aspetti spirituali politici ed economici.

Di questa storia qui vi sono spunti, date, appunti validissimi per chi volesse farla, o almeno per chi, in mancanza di un libro siffatto, volesse ripensare da sé all’importanza, talvolta preminente, che queste «forze occulte» hanno avuto nel divenire europeo degli ultimi decenni. Voglio dire che questo libro or ora pubblicato da Preziosi non è soltanto un libro polemico: ma sotto la forma polemica vi è una sostanza storica di primo ordine.

E questo è proprio il rincrescimento che rimane a lettura finita: che tale sostanza ciascuno debba andarsela a ricercare per suo conto sotto quella forma e che Preziosi – con tanta dovizia di materiale e tanta ricchezza di intuito – non ci abbia ancora dato quel libro di carattere storico fondamentale – su un argomento come questo, del quale è specialista come nessun’altro – libro che i suoi molti amici (e anche i suoi molti nemici, circoncisi e incirconcisi) hanno il diritto di attendere da lui.

Messone in luce il valore polemico, e rilevatene le qualità storiche non piccole, mi preme chiarire un terzo significato di questo libro: quello di monito.

Anche qui tutti i capitoli e tutte le pagine del libro possono offrire al lettore attento motivi non trascurabili di meditazione ed occasioni non poche di riferimenti anche su cose e situazioni estranee al libro ed a conoscenza di colui che legge. Ma anche qui, è su alcuni particolari del volume che desidero richiamare soprattutto l’attenzione del lettore, e precisamente su due «pezzi» dei «Fatti e commenti» di Preziosi: su quello intitolato «S.O.S. – Occhio alla Massoneria durante la guerra ebrea» (pag. 370-371) e su quello intitolato: «Rivelazioni della mostra antimassonica di Bruxelles» (pag. 399-401).

Ne riportiamo i brani essenziali:

« … Sono chiamati a raccolta anche i fratelli massoni dormienti dei paesi dove la massoneria è stata sciolta per ragioni di sicurezza dello Stato. L’appello evidentemente li invita non a servire la Patria, ma a schierarsi, in caso di guerra mondiale, dalla parte della massoneria universale. In altre parole, è un invito a tradire. Io credo che sarà molto utile, in caso di guerra, che ogni Stato Maggiore abbia un elenco preciso degli ex-massoni, per evitare di affidare a questi ex fratelli mansioni delicate …»: così scriveva Preziosi il 15 settembre 1939.

Ed il 15 aprile 1941 aggiungeva:

« … anche là dove le logge sono state abolite – perché soppressa la massoneria – è continuata a funzionare la tecnica di solidarietà sociale ed ideologica fra i massoni, Nel piano nazionale tra i varii Paesi vi è una solidarietà che si traduce in mutuo soccorso dei fratelli tra loro per la conquista e la conservazione dei posti di comando anche nei regimi antimassonici …».

Qui si tratta, a me sembra, di un buon dito messo sulla piaga, e non invano dopo aver riportata la similitudine dello Hagen secondo il quale «la Massoneria è una gramigna nel campo della vita dei popoli …», Giovanni Preziosi conclude: «Questo discorso vale anche per gli italiani».

Sono le ultime parole del volume e ne racchiudono tutto il significato di monito. Giudaismo, Bolscevismo, Plutocrazia, Massoneria, sono, in questa guerra mondiale che dovrà decidere delle sorti della Civiltà, il nostro nemico: lo sono sotto il volto di Churchill, di Stalin e di Roosevelt come sotto il volto di coloro che li circondano e di coloro che li dirigono.

Ma non sono soltanto il «nemico esterno»: sono anche il «nemico interno» e sarà impossibile debellarlo su quel piano se non lo avremo debellato completamente su questo.

In un suo recente notevolissimo articolo («Uomini nuovi», «Gerarchia» dicembre 1941-XX), Edgardo Sulis ha chiaramente affermato «di trovarci a una nuova vigilia, a un nuovo ’19, in questa vigilia di civiltà» ed ha giustamente chiesto: «Perché non si combatte dunque, sul fronte ideale? Perché l’idea nuova non entra in guerra? Perché non si dichiara la guerra ideale?».

E «Mediterranea Futurista» (5 dicembre 1941-XX), in un articolo dedicato agli ex massoni, dopo aver riportata la notizia di una severa indagine della massoneria promossa dal Governo di Zagabria così la commentava:

«Questo perché gli ex massoni tentano di camuffarsi come “Promotori del nuovo ordine croato” che essi avevano ostacolato e segretamente ostacolavano in ogni modo».

Mi sembra di sentir Preziosi che aggiunge, giustissimamente «questo discorso vale anche per gli italiani».

È questa una battaglia – una battaglia importantissima di questa guerra – che non bisogna trascurare.

 

____________

 

Cfr. l’opera di Preziosi qui recensita, in una diversa rielaborazione grafica, in AAARGH, vho.org.

 

In archive.org ‒ assieme ad altre opere di Preziosi ‒ è invece disponibile l’originale della terza edizione ampliata (maggio 1944).

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