
«LA CAMPANIA SACRA»: LA CHIESA CATTOLICA E GLI EBREI
(«La Campania Sacra». Monitore religioso mensile dell’Archidiocesi di Capua. Anno XIII, Fascicolo 3, Marzo 1894, pp. 83-85).
La Chiesa Cattolica che fu sempre madre vigile, si oppose ognora a che nulla giammai vi fosse di comune tra i suoi figli e i Giudei.
Fin dal Concilio di Macon, nel 581, essa vietò ai Giudei quegli uffici pubblici che avrebbero loro concesso di sancire qualsiasi pena contro i Cristiani. E quanti Giudei non seggono oggi nei nostri Tribunali!
Il Concilio d’Avignone nel 1409 proibisce ai Cristiani di trattare qualsiasi affare di danaro coi Giudei, i quali anzi condanna perché restituiscano quanto hanno estorto coll’usura.
Il quarto Concilio di Laterano ribadisce tali saggi provvedimenti, e vieta ai Giudei di esigere interessi esagerati sotto pena di vedere troncata ogni loro relazione coi Cristiani.
E sì, che la Chiesa non si è giammai allontanata dal principio che aveva bandito con queste parole nel Concilio di Laterano: Iudaeos subiacere christianis oportet et ab eis pro sola humanitate foveri.
Ma pur troppo ai consigli della Chiesa si è in ogni tempo fatto gli orecchi da mercante; laonde, per avere posto in non cale la prescrizione dei Sinodi e dei Concili, i Giudei, nel volgere di poco tempo, accumularono grandi ricchezze, e si accaparrarono tutte le mercatanzie e tutta la moneta che poterono; e così cessarono di essere dipendenti per divenire all’incontro i veri tiranni dei poveri Cristiani, che avrebbero dovuto rivolgersi contro di essi; ma i Papi, pur richiamando le antiche prescrizioni, dovettero cuoprirli, in nome dell’umanità, della loro protezione, per sottrarli a quelle vendette che la loro avarizia e l’usura avevano provocato contro di essi.
Parecchi Papi, e fra questi Pio IV e Sisto V vollero palesarsi benevoli ed indulgenti coi Giudei, nella speranza di ridurli al Cristianesimo, e loro fecero diverse concessioni; ma dovettero ben tosto ricredersi e richiamare gli antichi canoni, ed ordinare che si eseguissero scrupolosamente.
Tutti, ebbe a dire Clemente VIII, soffrono per le loro usure, pei loro monopoli, per le loro frodi; essi hanno ridotto alla mendicità una quantità di sventurati, principalmente fra i villani, fra gl’ignoranti e fra i poveri.
La Chiesa, depositaria della dolcezza evangelica, si fece proteggitrice della vita dei Giudei; madre delle nazioni cristiane, essa dovette preservarle dall’invasione giudaica, che sarebbe stata cagione della loro morte spirituale e temporale. Così le si fosse ubbidito, oggi non vedremmo una gran parte delle ricchezze di Europa ammassate nelle loro mani.
Possessori di tanti danari, essi si studiano oggi d’impadronirsi di tutti i Governi, e non potendo più fare si studiano di porre il loro zampino in tutte le pubbliche Amministrazioni, per potere più agevolmente giungere alla meta delle loro bramosie, soggiogare i Cristiani, allontanarli dalla Chiesa, e trascinarli in quel materialismo, che, predicando tutto finire colla vita, la vita nostra tutto ripone nel godimento e nel piacere.
Il trionfo del Giudaismo non è certo l’ultimo pericolo della moderna Società!
Né punto sono pochi i motivi che hanno indotto la Chiesa a mostrarsi severa verso gli ebrei, ed impedire ai cristiani di avere rapporti famigliari coi medesimi.
Essi riduconsi ai seguenti, registrati nelle leggi canoniche:
1°. L’ostilità dei giudei e le loro bestemmie contro Nostro Signor Gesù Cristo e contro la religione cristiana;
2°. Il pericolo di perversione per parte dei cristiani, su cui essi potrebbero avere dell’influenza;
3°. La sconvenienza nei cristiani di mischiarsi nelle loro pratiche rituali e di sottomettersi in loro compagnia alla osservanza delle medesime;
4°. La sconvenienza che gli ebrei esercitino autorità ed influenza su di anime battezzate, essi che sono bestemmiatori e persecutori della fede cristiana;
5°. I pericoli che dall’influenza e dalla preponderanza dei giudei, per mezzo dei commerci, dell’usura e dell’accumulamento dei capitali, sempre ne vennero alle società, alle famiglie e ai cittadini;
6°. I crimini verso i cristiani, autorizzati e consigliati dalla morale talmudica.
In base a questi motivi gravissimi, i principi cristiani potevano tollerare i giudei nei loro Stati, ma dovevano vegliare a che non dessero al loro culto e alle loro sinagoghe nessuna pubblicità.
Non era loro permesso di cacciare i giudei ammessi nei loro Stati, ma dovevano impedire con buone leggi e pene, a che i giudei tollerati nei loro paesi non facessero nulla che potesse tornare a danno della religione o della società.
Coerentemente a queste precauzioni, veniva proibito ai fedeli: di abitare la stessa casa cogli ebrei; di frequentare i loro bagni; di ricorrere ai loro medici ed alle loro medicine; di mettersi al servizio degli ebrei e di prendere ebrei al proprio servizio; di invitare ebrei alla propria tavola e di sedere alla tavola loro; di confidare agli ebrei delle pubbliche cariche; d’istituire ebrei a eredi o legatarii.
Non insistiamo di più intorno a questi ed altrettali provvedimenti civili e canonici d’un tempo, i quali dimostrano quanto previdente fosse la Chiesa nelle sue decisioni.
L’emancipazione civile e politica degli ebrei data solo da quarant’anni, eppure quante fatali conseguenze ne son già venute per tutto il mondo!
In Austria essi sono al timone degli affari, e dettan la legge nelle Università, nelle Camere, nel commercio, nelle Banche.
In Francia, scrive il Drumont, sopra ottanta prefetti quaranta sono ebrei.
In Italia poi, informi il gran maestro Lemmi, vessillifero del monumento Giordano Bruno.
Il male cagionato dall’influenza ebraica domanda davvero una salutare e pronta reazione, ed è questa reazione che la Chiesa istantemente invoca (E. D.).
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