
LA «CIVILTÀ CATTOLICA»: IL TALMUD RADICE DELL’ODIO ANTICRISTIANO
(Di un recente libro Pro Iudaeis. Articolo IV. Dell’odio talmudico-ebreo contro l’universo mondo, «La Civiltà Cattolica», Anno Trigesimosesto, Serie XII, Vol. IX, Quaderno 832, 21 febbraio 1885, pp. 424-429).
(…) La radice poi donde germoglia tutto quest’odio ebraico contro i non ebrei e specialmente contro i cristiani, odio loro instillato specialmente dal Talmud, sta nella persuasione in cui sono che la Bibbia, com’è dai Talmudisti interpretata, promette loro l’eredità intera del mondo temporale.
Credono perciò di avervi un diritto divino. E nel Messia che sempre aspettano, non aspettano altro che un gran generale ebreo che restituet regnum Israel facendone schiavi tutto il mondo e specialmente i cristiani.
Quanti dunque siamo al mondo non ebrei e possessori ancora di qualche soldo, tutti siamo dagli ebrei considerati come loro spogliatori e ladri. Contro tutti i quali si credono lecito tutto, secondo il testo: contra hostem aeterna auctoritas esto.
Salve, s’intende, le solite onorevoli eccezioni di quei sempre più, come crediamo, numerosi ebrei che specialmente tra noi non lo sono più che, forse, per circoncisione.
Ma gli ebrei osservanti e pii, tanto più sono osservanti e pii quanto più odiano i non ebrei e specialmente i cristiani; siccome quelli appunto che più degli altri li danneggiano succedendo loro per ora nel primato del mondo civile.
Tutte le quali cose già da noi altrove, come dicemmo, ampiamente dimostrate ci sforza ora a ridimostrare Guidetti Secondo. E diciamo Guidetti Secondo perché il Secondo capitolo del Pro Iudaeis intitolato del Talmud, apparisce issofatto a prima vista come lavoro d’altra mano che il precedente della Razza. Mano, s’intende, rabbinesca. Ma di un certo cotale rabbinismo spiccatamente diverso da quello di Guidetti Primo.
Primo. Sogliono infatti gli ebrei, come sanno i pratici della loro letteratura profana e possono anche tutti verificare nella, per esempio, Libertà arbibesca di Roma, avere alle mani due stili ordinarii: l’uno dei quali ogni oltre misura impertinente, villano ed incisivo, e l’altro ogni oltre misura timido, umile e rispettoso, i quali alternano ed avvicendano a caso come l’estro detta, ma sempre senza misura; poco sembrando sapere gli ebrei contenersi anche in letteratura, nella misura giusta.
E così avendoci finora parlato Guidetti Primo quasi coi pugni in sul viso come Golia a Davidde, ci parla invece questo Secondo quasi col cappello in mano come Giuditta ad Oloferne. E sempre ci chiama il Signor lettore: ed il suo capitolo chiama un lavoriuccio quasi come cosa commessagli e, come speriamo, giustamente valutatagli.
Corre del resto anche in Padova o Patavio fra i curiosi ed eruditi la fama che per questo Pro Iudaeis i rabbini Patavini si siano messi, come suol dirsi, in quattro.
E desiderando anche questo Signor Rabbino di presentarcisi con viso da cristiano, prima di venirci a contare di proposito che (pag. 59) «il Talmud è legge di amore, di carità, di tolleranza», che (pag. 60) «il Talmud non è legge di odio come volgarmente si crede»; che «l’ebreo può restarvi fedele rimanendo ottimo cittadino e che anzi ne attinge quelle virtù domestiche e sociali che sono la base di ogni civile consorzio»; prima, diciamo, di accingersi a questa malagevole impresa, protesta a pagina 61 che: «quest’avvertenza che qui facciamo, desideriamo che il Signor Lettore applichi a tutto il contesto di questo lavoriuccio. Difendendo l’ebreo noi compiamo opera sociale; non religiosa né sopra tutto anticristiana».
E siccome potrebbe giustamente parere anticristiana l’opera di chi sostenesse come morale un libro dalla Chiesa condannato come immorale, perciò: «a buon diritto (dice a pagina 60) la Chiesa cattolica condannò il Talmud come pernicioso alla Fede. E noi faremmo opera stolta pretendendo scagionarlo da questo addebito. Ciò che vogliamo provare è che la Morale del Talmud non è punto diversa né peggiore di altre: che la legge talmudica non è legge di odio»: insomma che la Chiesa non condannò mai il Talmud come pernicioso alla Morale, ma soltanto perché pernicioso, com’egli crede, alla Fede.
Ma il fatto è che il Talmud, nemico sì della Fede cristiana, non le è però propriamente pernicioso ovvero sia dannoso, siccome quello che pieno di oscenità, empietà e goffaggini nuoce agli ebrei molto più che ai non cristiani.
Invece è pernicioso appunto alla Morale specialmente degli ebrei, e come tale specialmente fu sempre condannato dalla Chiesa, siccome quello che agli ebrei appunto ispira quell’odio contro le altre razze, per il quale poi essi ricevono dalle altre razze in contraccambio il sospetto ed il disprezzo sempre; e spesso ancora la vessazione, la persecuzione e lo sterminio.
Si leggono infatti da Papa Clemente VIII a noi in tutte le edizioni dell’Indice le Observationes ad Regulam Quartam et Nonam Indicis Clementis Papae VIII iussu factae. Tra le quali è quella De Thalmude et aliis hebraeorum libris che in buon volgare dice così:
«Benché nell’Indice di Pio Papa IV il Talmud degli ebrei e le sue glosse, note, interpretazioni ed esposizioni siano tutte proibite; con questo però che si possano tollerare se si ristampino senza il nome di Talmud e senza ingiurie e calunnie contro la religione cristiana; tuttavia, avendo Clemente VIII colla sua Costituzione contro gli empii scritti degli ebrei nel 1593 proibiti quei libri, la sua intenzione non è di permetterli o tollerarli più oltre neanche colle dette condizioni: Che anzi specialmente ed espressamente stabilisce e vuole che questi empii e simili nefandi libri talmudici, cabalistici e somiglianti siano e si tengano per onninamente condannati e proibiti».
La Costituzione poi di Papa Clemente VIII qui citata dice che:
«Escogitando ogni giorno l’ebraica malizia sempre nuove frodi per pubblicare i perniciosi volumi e gli empii e del tutto detestabili libri loro: Noi pensando essere cosa a loro stessi esiziale ed ai cristiani pericolosa il tollerare e dissimulare più oltre questa loro nequizia, e volendo rimediarvi; dopo l’esempio specialmente di Gregorio IX, Innocenzo IV, Clemente IV, Onorio IV, Giovanni XXII, Giulio III, Paolo IV ed altri Nostri Predecessori che spesso condannarono e vietarono che si conservasse questo empio così detto Talmud ed altri simili scritti, con queste Nostre Lettere approviamo e rinnoviamo tutte e singole le Lettere a tale proposito emanate dai Nostri Predecessori».
E segue ordinando la distruzione di tutti i libri talmudici che chiama «vanissimi e nefarii, perché contengono eresie, errori, contumelie, empietà e bestemmie contro Dio; e vi si trovano impudiche e oscene narrazioni».
Falso dunque è ciò che afferma Guidetti Secondo dell’avere la Chiesa proibito il Talmud soltanto perché pernicioso (o, per dire più esattamente, contrario) alla fede e non perché anche pernicioso alla Morale.
Il che anche limpidamente si dimostra dalla Lettera scritta il 9 maggio del 1244 al Re di Francia da Innocenzo IV; la quale è inserita nel Bollario e dice che:
«L’empia perfidia degli ebrei commette enormità tali che sono di stupore a chi le ode e di orrore a chi le narra … Seguono certe loro Tradizioni dei loro Seniori … Tra le quali è il Talmud che tra loro è un gran Libro migliore della Bibbia. In esso si contengono bestemmie contro Dio …, inestricabili favole, abusi erronei e stoltezze inaudite … E perché per ordine del Nostro Predecessore Gregorio Papa sono stati bruciati il detto libro ed altri colle loro glosse e commenti, perciò ti lodiamo e ringraziamo. Tuttavia perché non è ancora finita l’ebraica perfidia, né la vessazione dà loro l’intelligenza, preghiamo l’Altezza tua a continuare colla dovuta severità nella repressione di questi loro detestabili ed enormi eccessi, bruciando tutti questi loro abusivi libri colle loro glosse dovunque si potranno trovare».
Narra poi Sisto da Siena nato ebreo e poi dottissimo scrittore del S.O. dei Predicatori, a pagina 491 della sua Bibliotheca sancta (edizione di Napoli del 1742) che: «Pio V quando era Sommo Inquisitore nell’anno 1559 mi mandò a Cremona coll’incarico di distruggere i libri talmudici degli Ebrei di empia e mostruosa (impiae et prodigiosae) dottrina. I quali libri gli Ebrei da ogni parte d’Italia avevano colà portati come a città di rifugio».
Ed a pagina 201 più esplicitamente dice che: «Questi libri del Talmud contengono precetti contrarii non solo alla legge di Mosè, ma al diritto delle genti ed alla legge naturale. Perciò i Papi ed i Principi Cristiani proibirono la lettura di sì nefaria dottrina … Io poi vedendo che tali libri sempre si riproducono, manifesterò qui le loro turpitudini, empietà e bestemmie; servendomi della sì ricca biblioteca ebraica di Cremona, da cui sono stati da me bruciati, per mandato dell’Inquisizione, dodicimila volumi».
Non accade copiare qui ciò che Sisto da Siena allega nella sua Biblioteca Santa sopra le turpitudini, empietà e bestemmie del Talmud. Ci basti l’avere dimostrato che erra il Secondo Guidetti quando ci conta che «la Chiesa condannò il Talmud soltanto perché pernicioso (cioè ostile) alla Fede e non perché anche pernicioso alla Morale».
Il che intendiamo benissimo non dover fare a tutti i Guidetti di Padova né caldo né freddo. Che importa, infatti, loro delle condanne della Chiesa? Ma serve per dimostrare ai cristiani con qual arte questi Signori Guidetti sappiano con apparentemente ingenue ed innocenti parole imbrogliare sempre le carte per insinuarci le favolette loro.
Riserbiamo ad altro articolo il dimostrare direttamente, coi testi talmudici, ciò che del Talmud sentenziò già la Chiesa e con essa tutti gli anche mediocremente informati, anche Rabbini, delle dottrine talmudiche.
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Cfr. “La malefica azione della razza giudaica”. La polemica contro il Talmud nelle cronache e nelle corrispondenze de “La Civiltà Cattolica” 1881-1882, Effepi, Genova, 2019.
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