
IL BEATO BERNARDINO DA FELTRE CONTRO LE USURE GIUDAICHE
IN UNA CORRISPONDENZA DELLA «CIVILTÀ CATTOLICA»
(Il beato Bernardino da Feltre nel secolo XV predicatore, per tutta l’Italia, in tutta la sua vita, contro gli ebrei, «La Civiltà Cattolica». Anno Trigesimoterzo. Serie XI. Vol. X. Quaderno 764, 1882, pp. 218-219. Cfr. Roberto Mazzetti: La prima campagna francescana contro l’usura ebraica e i Monti di Pietà; Usurai ebrei e cristiani e Monti di Pietà nell’età del Rinascimento in una pagina di Ludwig von Pastor, in: andreacarancini.it).
(…) Né pare che altrimenti la pensasse il B. Bernardino da Feltre, che passò pressoché tutta la sua vita a predicare nel secolo XV per tutta l’Italia contro gli ebrei, che cacciati dalla Spagna qui accorrevano a frotte chiedendo ospitalità.
Ma vi si opponeva con tutte le sue forze il B. Bernardino, secondo che si legge al n. 375-76 degli Atti della sua vita presso i Bollandisti sotto il dì 28 di settembre nel volume VII di quel mese.
Essendo infatti egli andato a predicare a Genova il 4 agosto del 1492 e trovativi molti ebrei capitativi dalla Spagna «a Bernardino (dicono i Bollandisti) che ben conosceva la perfidia di quella razza e sempre predicava contro le sue usure, non poté punto piacere quell’arrivo degli ebrei. E perciò fu opportuna la sua venuta a Genova; narrando il Vaddingo che colle sue prediche ottenne che non fossero ricevute in Genova molte migliaia di ebrei cacciati dalla Spagna da Ferdinando il cattolico. Non volendo però i genovesi astenersi dalla famigliarità e commercio con alcuni ebrei, predisse loro il flagello della peste e della guerra che l’anno seguente miseramente tormentarono quella nobile città».
Ed in Bergamo nel 1480 (n. 87 degli Atti) «tanto ardentemente predicò contro gli ebrei insidiatori dei cristiani, che il Duca di Milano mandò chi lo ammonisse che lasciasse nella loro cecità gli ostinati, perché non nascesse nel popolo qualche grave tumulto. Ma il B. Bernardino non lasciò di predicare, vedendo i mali che nascevano dalla troppa famigliarità dei cristiani con questa infetta feccia di gente».
E nel 1486 (n. 164) predicando in Modena: «inveì acremente contro gli ebrei, rimproverando i cristiani loro amici e fautori: sì che per vendetta un’ebrea, sotto il finto nome di una matrona cristiana, gli mandò certi frutti e dolci avvelenati che uccisero un cane cui furono dati».
Ed in Firenze nel 1487 (riassumendo il narrato negli Atti, n. 216-247) predicando al solito contro gli ebrei e proponendo, come per tutto altrove, l’erezione di un Monte di pietà contro le usure giudaiche, un ricco ebreo che aveva in Firenze quattro banche di usura (telonia quatuor) insieme con un ebreo di Pisa, il più ricco e potente degli usurai della Toscana e loro capo e direttore (foeneratorum Tusciae primarius et director) regalarono più di ventimila fiorini d’oro ai signori Consoli di Firenze, corrompendoli così e ottenendo che il Monte di pietà, ruina degli usurai ebrei, non si erigesse.
Il B. Bernardino conosciuta la cosa ricorse ai Consoli ed allo stesso Lorenzo dei Medici. Ma hebraei suis artibus et muneribus praevaluerunt. Per il che il popolo si levò a tumulto ed invase le case degli ebrei principali; e poco mancò che non li ammazzasse tutti. Ed il B. Bernardino fu perciò obbligato dal Cancelliere degli Otto a cessare dalle sue prediche e ritirarsi in convento. Il che essendo spiaciuto al popolo e temendosi altri tumulti, il B. Bernardino fu esiliato da Firenze e da tutto il suo dominio.
E nel 1488 in Aquila (n. 251-53) volendo parimente fondare il Monte di Pietà, gli ebrei concitarono contro di lui il Capo della provincia ben unto prima, al loro solito, di molti denari. Il che pure fecero col Duca di Calabria Alfonso figliuolo di Ferdinando II Re di Napoli, che gli scrisse essere irato il Re per aver egli sollevati contro gli ebrei gli Aquilani.
Rispose il Beato che «egli faceva la causa dei poveri e di Dio, che condannava le inique usure ebree, e molto si maravigliava che principi cattolici favorissero gentem scelestissimam, christianis infensissimam, Deo et hominibus exosam».
E subito dopo fece una predica in lode del B. Giovanni da Capistrano suo correligioso e implacabile nemico degli ebrei, nato presso ad Aquila e notissimo anch’egli, come il B. Bernardino, quale assiduo predicatore contro gli ebrei nel secolo precedente per mezza Europa.
E nel 1489 in Siena (n. 264-65) vietando (per le arti ebree) il Vicario del Vescovo il battesimo di una giovanetta ebrea, che sommamente lo desiderava, il B. Bernardino, frendentibus hebreis, la battezzò.
E predicando: «gravemente riprese certi morbidi cristiani (giacché il mondo è sempre quello in tutti i secoli) troppo famigliari degli ebrei e loro potenti patroni, per la cui opera era stato condotto testè un medico ebreo a pubbliche spese per curare i cristiani. E persuase tutti a non pigliare da lui nessuna medicina» (…).
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