
Claudio Jannet
IL RUOLO DEGLI EBREI NELLA RIVOLUZIONE UNIVERSALE[1]
(Le rôle des Juifs dans la révolution universelle, «Revue Catholique des Institutions et du Droit», 20e volume, 11e Année, 1° Semestre, 1883, pp. 272-280. Cfr. In memoriam di Claudio Jannet (1844-1894), andreacarancini.it).
I.
I movimenti antisemiti della Russia e della Germania, alcuni fatti recenti che hanno accusato la preponderanza finanziaria degli israeliti sulle Borse di Londra, di Germania e di Parigi, hanno vivamente richiamato l’attenzione sul ruolo che giuocano gli ebrei nella politica moderna e specialmente sui loro legami con la Massoneria[2].
È impossibile non rimanere colpiti dal fatto che i principali agitatori nichilisti e comunisti, che i capi riconosciuti dei partiti radicali in Germania, Russia e Svizzera sono israeliti.
L’autore di un notevole articolo pubblicato nel Nineteenth Century del gennaio 1882 col titolo significativo: L’aurora di un’epoca rivoluzionaria, si esprime in questi termini:
«Il tratto più rilevante di tutti i rivolgimenti che si operano nel continente è il ruolo preponderante degli ebrei. Mentre una parte di loro si impadronisce dei grandi poteri finanziari, altri individui della loro razza sono i capi di quel movimento rivoluzionario che abbiamo delineato … Coloro i quali considerano gli ebrei come una forza di conservazione nella società debbono cambiare il loro punto di vista».
Nella sua nuova opera sul socialismo[3], Winterer nota come un circostanza importante il fatto che questa propaganda segreta recluta assai spesso i suoi agenti fra gli ebrei. Fra le carte dell’agitatore ebreo Aaron Libermann, che era uno di questi agenti, è stata trovata una lettera così concepita:
«Sono stato frequentemente in rapporti con gli ebrei ed ho notato che la loro sete di ricchezza è tale che, per amore del denaro, essi sono pronti a vendersi tutto, persino il loro onore e il loro Dio. Mi chiedo se valga la pena di diffondere tra di loro le idee socialiste. In Germania li si vede ancora interessati alla politica; ma in Russia, dove si tratta di sacrificare le ricchezze e la vita ad una idea, non si può fare affidamento su di essi. Gli ebrei possono essere utili per le operazioni clandestine e per le comunicazioni, e possono anche procurare passaporti. Ecco i servizi che possono renderci dietro pagamento».
L’opera sulle società segrete del padre Deschamps riporta al riguardo un certo numero di fatti ai quali dovrà riferirsi il lettore che vorrà avere un’idea precisa dell’argomento (Libro I, cap. II, § 9; cap. V, § 6; Libro II, cap. VIII, § 3; cap. XI, § 6; cap. XII, § 2; cap. XV, § 4).
Abbiamo in modo particolare menzionato nell’Introduzione (§ VI, nota) le indicazioni da cui risulterebbe che gli ebrei sono in maggioranza nel centro direttivo delle sette che hanno la loro sede in Germania. Altri indizi raccolti successivamente ci fanno sempre di più propendere ad accogliere questo dato.
Per lungo tempo gli israeliti sono stati esclusi dalla maggior parte delle logge tedesche, inglesi e francesi. Allora hanno fondato dei riti particolari, come quello di Misraim in Francia e dei B’nai Berith negli Stati Uniti, che consentivano loro di beneficiare dei vantaggi assicurati dal carattere universale della Massoneria e di comunicare alla bisogna con tutte le logge. Abbiamo tuttavia le prove che, anche verso la metà del XVIII secolo, un certo numero di logge massoniche accoglievano gli ebrei, specialmente in Olanda. Martinez Paschalis, il fondatore degli Illuminati francesi, il quale, secondo gli ultimi studi, avrebbe avuto un ruolo molto importante nella diffusione delle sette a quel tempo, era un ebreo (V., cap. I, § 3; cfr. libro II, cap. V, § 3).
D’altronde, il movimento interno della Massoneria ha abbattuto quasi ovunque le barriere che un rimasuglio di idee cristiane o di pregiudizi sociali opponevano all’ammissione degli ebrei nelle logge ordinarie. La Massoneria dei paesi cattolici (Francia, Italia e Spagna) è stata la prima ad ammetterli. La Germania li ha seguiti ai giorni nostri. Negli Stati Uniti e in Inghilterra soltanto alcuni riti sono loro accessibili. Dacché la maggior parte delle logge tedesche hanno abbattuto le antiche barriere, anche nel mondo massonico si rileva, non senza un certo timore, l’influenza che i figli di Israele sono riusciti a procurarsi[4].
Il sostegno considerevole che essi apportano ai partiti progressista e nazional-liberali è diventato particolarmente sgradevole al gran cancelliere. Uno dei suoi scrittori, Theodor Mommsen, in una brossura intitolata Una parola sugli ebrei ha indirizzato loro un curioso appello all’unione coi tedeschi contro la Francia e l’ultramontanismo.
In Francia non si può parlare di una questione sociale ebraica in senso vero e proprio: la proporzione numerica degli israeliti è troppo ridotta, ma il numero delle posizioni ufficiali che occupano è del tutto sproporzionata rispetto al loro rapporto con la popolazione in generale. Inoltre, tutti quelli tra di loro che hanno una certa posizione sono impegnati nella Massoneria e vi esercitano un’influenza considerevole. Uno di essi, il fratello Crémieux, per lunghi anni è stato gran maestro del Supremo Consiglio del rito scozzese. Un altro, un gran rabbino, il fratello Dalsace, è uno dei membri più antichi del Grande Oriente. Il Monde maçonnique del 1878 diceva di lui: «Nel modo in cui dirige la massoneria egli glorifica il nome ebraico».
Il Catholic World del febbraio 1881 da parte sua ha segnalato l’importanza assunta dall’elemento ebraico nel governo delle logge massoniche degli Stati Uniti.
Del resto il giudaismo è di per sé una sorta di Massoneria per via della stretta solidarietà che lega i suoi membri, del cosmopolitismo che pone l’ebreo al di sopra di ogni vincolo nazionale, ed infine dell’odio contro il cristianesimo.
In luogo del culto talmudico, nel 1858 è stata fondata una nuova organizzazione, l’Alliance israélite universelle, allo scopo di creare fra tutti gli israeliti un vincolo comune sulle basi appena indicate, indipendentemente dai riti tradizionali, di cui in tanti non si preoccupano più.
Ecco come il fratello Crémieux esponeva lo scopo di questa associazione:
«L’Alleanza israelita universale è appena all’inizio e già si fa sentire la sua influenza salutare … Questa non si limita solamente al nostro culto, ma si indirizza a tutti culti. Vuole penetrare in tutte le religioni come penetra in tutte le contrade … Orbene, signori, continuiamo la nostra gloriosa missione. Possano gli uomini illuminati, senza distinzione di culto, unirsi in questa associazione israelitica universale, il cui scopo è così nobile, così largamente civilizzatore … Porgere una mano amica a tutti questi uomini che, nati in una religione diversa dalla nostra, ci tendono la loro mano fraterna, riconoscendo che tutte le religioni, che hanno la morale come base e Dio come vertice, debbono essere amiche fra di loro; far così cadere le barriere che separano ciò che un giorno deve riunirsi: ecco, signori, la bella e grande missione della nostra Alleanza israelitica universale … È giunto il momento di fondare su di una base indistruttibile una associazione immortale».
È difficile non rimanere colpiti dall’identità di questo programma con quello della Massoneria.
Giudaismo e Massoneria sono due istituzioni parallele. Questa opinione non è solo la nostra. Essa è stata espressa dal gran rabbino di Francia il 27 dicembre 1879, all’hôtel del Grande Oriente, in occasione della distribuzione dei premi agli allievi delle scuole professionali israelitiche.
«Ascoltate, amici miei, vi è in questa riunione una coincidenza che mi colpisce e che tengo a comunicarvi. Sapete dove siete, dove siamo? Siamo nelle sale dei Frammassoni. Essi ce le hanno cortesemente messe a disposizione. Io invio loro l’espressione della mia gratitudine. I Frammassoni! Che cosa non si è detto contro di loro. Li si è definiti dei perturbatori della quiete pubblica, degli empi, degli atei! Ma non basta. Li si è trattati da miseri, li si è calunniati e perseguitati! Si è cercato di cacciarli, di sterminarli, come hanno fatto con noi!
«Ma essi sono là, in piedi, come noi! Come ben sapete, non sono né ribelli, né atei. Io ne conosco molti, e ve ne sono anche fra di noi in questa riunione, e vi assicuro che sono uomini di cuore e d’onore; come noi predicano la tolleranza e la carità; come noi predicano la fratellanza, il lavoro, la solidarietà umana; ed ecco perché noi viviamo gli uni e gli altri, ed ecco perché noi viviamo malgrado e contro tutti. Ah, amici miei, non si soffoca la fratellanza, non si uccide la verità»[5].
Dieci anni prima, il 29 giugno 1869, un grande sinodo aveva riunito a Lipsia gli ebrei ortodossi, riformati e liberali di tutte le nazioni, sotto la presidenza del professor Lazarus di Berlino, ed aveva preso la seguente decisione, proposta dal dr. Philipson di Bonn e dal gran rabbino del Belgio Astrud:
«Il sinodo riconosce che lo sviluppo e la realizzazione delle idee moderne sono la più sicura garanzia per il presente e per l’avvenire della nazione ebraica e dei suoi figli. Esse sono le condizioni più energicamente vitali per la sopravvivenza e il più alto sviluppo del giudaismo».
Queste idee moderne sono le idee rivoluzionarie, e la Massoneria serve potentemente gli interessi particolari degli ebrei.
Allo stesso modo, bisogna riconoscere che le trasformazioni materiali ed economiche del mondo accrescono sempre di più il valore delle notevoli attitudini degli israeliti, e fanno emergere tutta la superiorità etnica indiscutibile che essi hanno conservato attraverso i secoli.
L’influenza crescente che nelle nostre società esercitano i loro pensatori, i loro scrittori, i loro artisti, i loro uomini di finanza; la loro penetrazione in certe popolazioni come negli Stati Uniti, dove tendono a fondersi con la grande massa divenuta indifferente al cristianesimo: questi sono i fatti provvidenziali, delle cui conseguenze ci accorgeremo solo più tardi. Notiamo soltanto che gli ebrei conservano sempre con una grande tenacia la credenza del Dio creatore, nel Dio vivente[6], mentre sempre di più le logge diventano brutalmente positiviste e materialiste. Se le apostasie dei popoli cristiani avevano superato la misura, non è perché, secondo le antiche profezie, a causa di essi l’umanità ritornerebbe al suo autore?
II.
Dopo queste considerazioni generali si leggerà con interesse, crediamo, un documento storico molto importante che si trova negli archivi di Friburgo, in Svizzera, e che getta una viva luce sul ruolo degli ebrei nella Rivoluzione universale.
Copia di una lettera che io Agostino Barruel Canonico onorario di Nôtre Dame ho ricevuta a Parigi il 20 agosto 1806. Nota bene: Io copio anche gli errori di grammatica.
[Riportiamo qui di seguito la versione italiana della lettera che compare in «La Civiltà Cattolica», Anno Trigesimoterzo, Vol. XII. della serie undecima, Firenze, 1882, pp. 221 sgg., seguita dalle note dell’abate Barruel, con parte delle annotazioni dell’articolista n.d.r.].
«Firenze 1 agosto 1806.
«Signore. Sono pochi mesi da che, a caso, ebbi la fortuna di conoscere la vostra eccellente opera intitolata: Memorie dei Giacobini. La lessi o piuttosto la divorai con un piacere indicibile: e ne cavai il più gran frutto ed i più grandi lumi per la mia propria condotta. Tanto più che vi trovai esattamente dipinta un’infinità di cose delle quali fui nel corso della mia vita testimonio oculare, senza poterle ciò non ostante intenderle bene. Ricevete dunque, da un ignorante militare quale io sono, i più sinceri rallegramenti sopra la vostra opera, che si può meritamente chiamare l’opera per eccellenza di questo secolo.
«Oh! come voi avete bene smascherate quelle sètte infernali che preparano le vie dell’Anticristo e sono i nemici implacabili non soltanto della religione cristiana ma di tutti i culti, di tutte le società e di qualsiasi ordine. Ve ne è tuttavia una di queste sètte che voi non avete toccata che leggermente. E forse voi l’avete fatto apposta perché essa è la più conosciuta e, per conseguenza la meno a temere. Ma, secondo me essa è oggi la potenza più formidabile se si considerano le sue grandi ricchezze e la protezione di cui gode in pressoché tutti gli Stati di Europa.
«Voi intendete bene, Signore, che io parlo della setta giudaica. Ella sembra al tutto separata e nemica delle altre, ma realmente essa non è tale in effetto. Basta che una di esse si renda nemica del nome cristiano perché essa la favorisca, la incoraggisca e la protegga. E non l’abbiamo noi vista e non la vediamo noi ancora prodigare il suo oro e il suo argento per sostenere e dirigere i moderni sofisti, i frammassoni, i giacobini, gli illuminati? Gli ebrei dunque, insieme con tutte le altre sètte, non formano che una sola fazione per annientare, se fosse possibile, il nome cristiano. E non crediate, Signore, che tutto ciò sia una mia esagerazione. Io non fo che ripetere ciò che mi fu detto dagli stessi ebrei. Ed ecco come.
«Mentre il Piemonte mia patria era in rivoluzione (alla fine del secolo precedente) ebbi occasione di frequentarli e di trattare confidenzialmente con loro. Essi però furono i primi a cercarmi. E siccome allora io non era scrupoloso, finsi di legare con loro una stretta amicizia e giunsi a dir loro, pregandoli del più rigoroso segreto, che io era nato a Livorno di famiglia ebrea: ma che fin da bambino era stato educato da non so chi; e che io neanche sapeva se era stato battezzato: ma che, quantunque all’esterno vivessi e facessi come i cattolici, nel mio interno io pensava come quelli della mia nazione, per la quale io aveva sempre conservato un tenero e segreto affetto.
«Allora mi fecero le più grandi offerte e mi diedero tutta la loro confidenza. Essi mi promisero di farmi diventare generale se io voleva entrare nella setta dei Frammassoni e mi mostrarono somme d’oro e d’argento che essi distribuivano, come mi dissero, a coloro che abbracciavano il loro partito, e vollero assolutamente regalarmi tre armi decorate coi segni della Massoneria, che io accettai per non disgustarli e per incoraggiarli sempre più a manifestarmi tutti i loro segreti. Or ecco quello che i principali e più ricchi ebrei mi comunicarono in diverse circostanze.
«1° Che Manete e l’infame vecchio della Montagna erano della loro nazione.
«2° Che i Frammassoni e gli Illuminati erano stati fondati da due ebrei, dei quali mi dissero il nome: che, disgraziatamente, ho dimenticato.
«3° Che in somma da loro avevano avuto origine tutte le sètte anticristiane: che sono ora sì numerose nel mondo da arrivare a più milioni di persone di ogni sesso, paese e condizione.
«4° Che nella sola Italia essi avevano per partigiani più di ottocento ecclesiastici sì secolari come regolari (senza dubbio giansenisti e rigoristi), tra i quali molti Parochi, professori pubblici, prelati, qualche Vescovo e qualche Cardinale: e che da qualche tempo non disperavano più di avere anche un papa del loro partito. E supponendo il caso di un papa scismatico (cioè antipapa) la cosa diventa possibile.
«5° Che parimente in Ispagna essi avevano un gran numero di partigiani anche nel clero; benché in quel regno fosse ancora in vigore la maledetta inquisizione. Maledetta, s’intende, dagli ebrei e dai loro partigiani, anche talvolta ecclesiastici.
«6° Che la casa dei Borboni era la più grande loro nemica; ma che tra pochi anni speravano di annientarla.
«7° Che per meglio ingannare i cristiani fingevano essi medesimi di essere cristiani viaggiando e passando dall’un paese all’altro con falsi certificati di battesimo, che essi comperavano da curati avari e corrotti.
«8° Che essi speravano, a forza di cabale e di denaro, di ottenere da tutti i governi uno stato civile (cioè l’emanceppazione, cittadinanza ed uguaglianza di diritti) come già era loro accaduto in diversi paesi.
«9° Che possedendo i diritti civili come gli altri, essi avrebbero comprato case e terre più che avrebbero potuto: e che col mezzo dell’usura sarebbero ben presto arrivati a spogliare i cristiani di ogni lor bene stabile e delle loro ricchezze. Il che comincia a verificarsi in Toscana; dove gli ebrei esercitano impunemente l’usura più esorbitante e fanno immensi e continui acquisti così in città come in campagna.
«10° Che, per conseguenza, essi si promettevano in meno di un secolo (e pare, pur troppo, che profetarono giusto) di essere i padroni del mondo, d’abolire tutte le altre sètte per far regnare la propria, di far tante sinagoghe delle chiese dei cristiani e di ridurre i cristiani restanti in una vera schiavitù.
«Ecco, o Signore, i perfidi progetti della nazione ebrea che io udii colle mie orecchie. È senza dubbio impossibile che essi possano effettuarli tutti, perché sono contrarii alle promesse infallibili di Gesù Cristo alla sua Chiesa ed alle profezie che annunziano chiaramente che questo popolo ingrato ed ostinato dee restare errante e vagabondo nel disprezzo o nella schiavitù fino a che conosca il vero Messia che egli ha crocifisso, e sia in quest’ultimo tempo la consolazione della Chiesa abbracciando la fede. Tuttavia essi possono fare molto male (e quanto ne fecero!) se i governi continuano a favorirli, come fecero da molti anni. Sarebbe dunque molto desiderabile che una penna energica e superiore come la vostra facesse aprire gli occhi ai detti governi e li istruisse a far tornare questo popolo nell’abbiezione che gli si dee, nella quale i nostri padri, più politici e più giudiziosi di noi, ebbero sempre cura di tenerli. A questo io vi invito, pregandovi di perdonare ad un italiano e ad un militare gli errori (di lingua francese) di ogni specie che voi troverete in questa lettera. Io vi desidero da Dio la più ampia ricompensa per tutti gli scritti luminosi di cui voi avete arricchita la sua Chiesa: i quali chi legge ha per voi la più alta stima ed il più profondo rispetto; col quale ho l’onore di essere: Signore, il vostro umilissimo ed obbedientissimo servo Giovanni Battista Simonini.
«Poscritto. Se in questo paese posso servirvi in qualche cosa, e se voi avete bisogno di nuove dilucidazioni sopra il contenuto di questa lettera, fatemelo sapere: voi sarete obbedito».
Seguono a questa lettera le seguenti note del padre Barruel:
«Nota bene 1°. Riflettendo; l’oggetto di questa lettera sembrerebbe incredibile. (Non erano, in fatti, allora gli ebrei ancor arrivati alla potenza presente quasi profetata dal Simonini; ed appena prendevano a rialzarsi alquanto in Francia dalla passata abbiezione). Ed almeno, secondo la sana critica, quante prove non esigerebbe! Prove impossibili ad ottenere! (Ma ora sono ottenute col fatto a tutti cospicuo della potenza prepotente degli ebrei nel mondo politico, letterario, giornalistico e finanziario). Mi sono ben guardato dal pubblicare nulla di somigliante. Tuttavia credetti dover comunicare la lettera al cardinale Fesch perché egli ne facesse presso l’Imperatore Napoleone quell’uso che credesse a proposito. Feci lo stesso col signore Desmarest perché ne parlasse al capo della polizia, se lo credeva utile. Credo aver fatto meglio a non pubblicare nulla di somigliante. Partecipando questa lettera alle dette persone il mio scopo era di impedire l’effetto che poteva avere il Sinedrio convocato dall’Imperatore a Parigi. Essa fece tanto più impressione sopra il signor Desmarest, quanto che egli era allora occupato di ricerche sopra la condotta degli ebrei. E mi disse che questi erano in Alsazia anche peggiori che in Toscana. Egli avrebbe voluto conservare l’originale. Ma io glie lo rifiutai, riservandomi di mandarlo al Papa: siccome feci; pregandolo di fare prendere sopra il signor Simonini le informazioni convenienti per saper il grado di fiducia che la sua lettera meritava.
«Alcuni mesi dopo Sua Santità mi fece scrivere dall’abate Tetta suo segretario che tutto faceva credere alla veracità e probità di colui che mi aveva rivelato tutto quello di cui diceva essere stato testimonio. Nel seguito, le circostanze non permettendomi di comunicare col signor Simonini, credetti dover conservare sopra l’oggetto della sua lettera un profondo silenzio: ben sicuro che, se mi si prestava fede, io poteva essere occasione di un macello di ebrei; e, se non mi si prestava fede, tanto e meglio valeva il non avere detto niente.
«Nota bene 2°. All’arrivo del Re (Luigi XVIII) io gli feci pervenire copia della lettera. Per intendere questo odio degli ebrei per i Re di Francia bisogna risalire fino a Filippo il Bello, che nel 1306 aveva cacciati di Francia gli ebrei e si era impadronito di tutti i loro beni. Quinci poi la causa comune coi Templari; origine del grado di kadosch.
«Nota bene 3°. Io seppi da un Frammassone iniziato ai grandi misteri della setta che vi erano molti ebrei specialmente negli alti gradi».
Le informazioni particolari in nostro possesso ci permettono di affermare che questo documento non è un’invenzione dello stesso padre Barruel. La Civiltà Cattolica lo ha pubblicato nel n. del 21 Ottobre 1882, e sostiene che l’originale della lettera di Simonini, come pure quella inviata dal padre Barruel al Papa, si trovano negli Archivi vaticani. Le tre note poste alla fine sono molto interessanti e indicano la conclusione che il padre Barruel traeva dalla comunicazione che aveva ricevuto, ma anche dal complesso dei fatti politici che aveva osservato.
Quanto alla comunicazione di Simonini, le indicazioni riportate sono molto verosimili. Essa farebbe risalire di fatto ai primi anni del XIX secolo il primo nucleo di quella Alta Vendita, nella quale gli ebrei avevano tanta influenza, e di cui il cardinale Consalvi segnalava l’attività fin dal 1818 (Cfr. Les Sociétés secrètes et la société, Libro I, cap. VII, § 6).
Considerate ancora la viva simpatia che gli ebrei manifestavano per il governo di Napoleone 1° e per la distruzione dei principati ecclesiastici e del governo temporale che effettuò (Libro II, cap. VII, § 6).
In Germania, dice Janssen, lo acclamavano come il Messia, cioè come il distruttore della Chiesa.
Già in Inghilterra al momento della riforma erano accorsi sotto il regno di Edoardo VI, poi sotto quello di Elisabetta, ed avevano circondato l’uno e l’altra con le loro lusinghe[7]. Poco dopo allacciarono una stretta alleanza con Cromwell, che li mise sotto la sua speciale protezione e li stabilì definitivamente in Inghilterra[8].
Nel 1806 le circostanze sembravano loro ancor più favorevoli. È a quel tempo che si riunì a Parigi il Gran Sinedrio, in seguito al quale gli ebrei penetrarono come pari dei cristiani nella società moderna e furono ammessi per la prima volta alla pienezza dei diritti civili e politici.
Infine, quasi nello stesso periodo, nel 1811, Joseph De Maistre scriveva al re di Sardegna:
«Ho letto una carta segretissima e importantissima sul ruolo che gli ebrei giuocano nella rivoluzione attuale e sulla loro alleanza con gli Illuminati per la distruzione capitale del Papa e della casa Borbone. È un testo oltremodo curioso, ma di cui non ho più il tempo di intrattenere in dettaglio Vostra Maestà»[9].
Nel 1816, in una memoria indirizzata all’imperatore Alessandro, De Maistre ritornava sullo stesso argomento:
«Esistono con tutta certezza, e ve ne sono ancora, secondo ogni apparenza, delle società propriamente dette organizzate per la distruzione di tutti i corpi della nobiltà, di tutte le istituzioni nobili, di tutti i troni e di tutti gli altari d’Europa. La setta, che si serve di tutto, sembra in questo momento trarre un gran partito dagli ebrei, da cui bisogna tenersi molto alla larga»[10].
Tutte queste indicazioni si corroborano l’un l’altra, e crediamo che la lettera di Simonini possa essere inserita fra i documenti che illuminano l’azione delle Società segrete nell’opera della Rivoluzione.
[1] Questo articolo è tratto da un nuovo lavoro di Claudio Jannet, che formerà il tomo III dell’opera le Sociétés secrètes et la Société del defunto P. Deschamps, e che apparirà nel corso di questo mese ad Avignone, presso Séguin, e a Parigi, presso Oudin.
[2] Fra le opere che rispondono a questa preoccupazione dobbiamo in particolar modo segnalare il volume intitolato: Francs-maçons et Juifs, sixième âge de l’Eglise d’après l’Apocalypse, di C.C. de St-André, Paris, 1881. Il titolo indica a sufficienza il punto di vista nel quale s’è posto l’autore.
[3] Trois années de l’histoire du socialisme, Paris, 1882.
[4] Cfr. R.-A.-C. Von Wedell, Vorurtheil oder berechtiger Hass, Berlin, 1880.
[5] Chaine d’union, maggio-giugno1880.
[6] Cfr. tra le altre l’opera di un israelita, Benloew, già decano della Facoltà di lettere di Digione, Les lois de l’histoire, Germer-Baillère, 1881.
[7] Cfr. The history of the Jews in Great Britain del rev. Moses Margoliouth, London, 1881, pp. 303 sgg. Un riformatore, Hugh Broughton, sotto Elisabetta si fece protettore degli ebrei e trasmise loro diverse lettere più o meno veritiere di un rabbino di Costantinopoli, Abraham Reuben.
[8] Gli ebrei si sentivano talmente padroni sotto Cromwell che gli chiesero di comperare la chiesa di S. Paolo per farne una sinagoga! Cfr. Margoliouth, t. II, pp. 1-20; Tovey, Anglia Judaica, Oxford, 1738; Burnett, Révolution d’Angleterre (ed. Lattage), p. 75; Macaulay, History of England, 1859, t. I, cap. I, p. 82.
[9] Correspondance diplomatique, pubblicata a cura di Albert Blanc, t. I, p. 27.
[10] Quatre chapitres inédits sur la Russie, IV.
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