
Gian Pio Mattogno
LA «GUERRA DI GAZA» E LA PRESUNTA STRUMENTALIZZAZIONE
DI PASSI TALMUDICI «FALSIFICATI O MISINTERPRETATI».
Come quella proverbiale degli imbecilli, anche la madre degli apologeti mentitori giudei è sempre incinta.
Da più parti sono state denunciate le radici rabbinico-talmudiche della carneficina di Gaza messa in atto dal criminale macellaio Netanyahu col supporto determinante della giudeo-pedo-plutocrazia americana (Sistema Epstein) (Cfr. Le radici rabbinico-talmudiche della politica genocida a Gaza e dell’aggressione imperialistica israelo-americana all’Iran, andreacarancini.it, ed altri scritti sullo stesso sito).
Immediatamente la Sinagoga ha mobilitato le sue truppe cammellate.
Il risultato è a dir poco penoso, come risulta anche dalle esternazioni della professoressa ebrea Katrin Kogman-Appel, docente di studi ebraici all’Università di Münster.
Un articolo apparso sul sito tedesco filogiudeo e filosionista tagesschau.de ci spiega come verrebbero usati «impropriamente i presunti passi talmudici».
Nel sottotitolo ci si assicura che la «guerra di Gaza» ‒ la “guerra”, non la carneficina di Gaza – ha intensificato enormemente la propaganda contro Israele e contro gli ebrei, e a tal fine «vengono sempre di nuovo strumentalizzati passi talmudici falsificati o misinterpretati» (Wie angebliche Talmudstelle missbraucht werden, 28.02.2024. tagssschau.de).
I passi talmudici in questione tra gli altri sarebbero i seguenti:
«Anche i migliori tra i non-ebrei dovrebbero essere uccisi»;
«Un ebreo può avere rapporti sessuali con un bambino, purché quest’ultimo abbia meno di nove anni»;
«Gli ebrei sono esseri umani. I non-ebrei sono animali e non esseri umani».
Queste «presunte» citazioni, che circolano da decenni, verrebbero diffuse per screditare Israele in relazione alla guerra di Gaza.
Esse sarebbero state ripetutamente smascherate come falsificazioni o interpretazioni errate.
La professoressa ebrea Katrin Kogman-Appel, interpellata sull’argomento, afferma che il Talmud è una raccolta di discussioni, non un libro di leggi, per cui citazioni come «anche i migliori tra i Goyim (non-ebrei) dovrebbero essere uccisi» debbono essere interpretate nel loro contesto.
La professoressa spiega che «questo è uno dei pochi passi, spesso strumentalizzato a fini propagandistici, che in realtà compare nel Talmud».
Ora, in primo luogo è vero che il Talmud è una raccolta di discussioni, ma molte di queste hanno forza di legge, ed in ogni caso sono tutte emblematiche di un certo modo rabbinico di pensare il rapporto coi non-ebrei; in secondo luogo, è altrettanto vero che esso si riferisce ad un episodio particolare dell’esodo dall’Egitto, ma non si tratta affatto, come dice, «di un consiglio di autodifesa in caso di conflitto».
In realtà, al di là del contesto di questo singolo passo, “il migliore tra i goyim” merita la morte per la sola ed unica ragione che è un impuro idolatra (Cfr. Sorgente di morte. L’omicidio del non-ebreo nel Talmud e nella tradizione rabbinica, Effepi, Genova, 2019, in particolare pp. 27-32).
Secondo la professoressa ebrea anche la «presunta» citazione di Baba Mezia 114b (“Gli ebrei sono esseri umani, mentre le nazioni del mondo non sono esseri umani, ma animali”) sarebbe stata «falsificata e travisata».
E questa è l’incredibile spiegazione:
«L’espressione “ma animali” non è affatto presente, e nella prima parte non si dice “sono esseri umani” o “non sono esseri umani”, ma “vengono definiti esseri umani” o “non vengono definiti esseri umani”».
Tralascio quest’ultima “spiegazione” che sa tanto di ciarpame dialettico rabbinico ed è un insulto all’intelligenza.
Quanto all’espressione “ma animali”, come ho già mostrato (Uno sprovveduto chierico della Sinagoga e due “false citazioni talmudiche”, andreacarancini.it), essa compare nell’edizione del Talmud a cura del rabbino Lazarus Goldschmidt (testo ebraico e traduzione tedesca), basata sul ms. di Monaco, dove in Baba Mezia 114b leggiamo appunto che i popoli del mondo non sono chiamati uomini, ma bestie (aber Tiere).
Ricordavo anche che è bensì vero che nella seconda edizione, senza il testo ebraico, lo stesso Goldschmidt tende a precisare in nota che l’espressione “ma bestie” è probabilmente una glossa, ma ciò non cambia assolutamente nulla, in quanto in tal caso il glossatore (del resto egli stesso ebreo) non avrebbe fatto altro che rendere esplicito ciò che in questo come in diversi altri passi è solo implicito (cfr. La non-umanità dei gojim nel Talmud e nella letteratura rabbinica, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma, 2011).
La nostra professoressa di studi ebraici all’Università di Münster ci assicura infine che l’affermazione secondo cui un ebreo può avere rapporti sessuali con un bambino, purché quest’ultimo abbia meno di nove anni, non compare nel Talmud.
Indubbiamente nei suoi studi si dev’essere un po’ distratta, perché il Talmud e la letteratura rabbinica contengono effettivamente questa ed altre espressioni di depravazione sessuale (Cfr. Moralità giudaiche. Pedofilia, zoofilia e necrofilia nel Talmud, Edizioni della Lanterna, 2013).
A dispetto delle acrobazie esegetiche truffaldine degli apologeti mobilitati dalla Sinagoga alla bisogna, la carneficina degli “empi” goyim palestinesi a Gaza è la logica conseguenza di un secolare odio giudaico contro i popoli del mondo che ha le sue radici esattamente nel Talmud e nella tradizione rabbinica.
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