Gian Pio Mattogno: In ricordo di Umberto Bossi

Gian Pio Mattogno

 

IN RICORDO DI UMBERTO BOSSI

 

 

Il 19 marzo scorso è morto Umberto Bossi.

Conosciamo più o meno tutti la parabola politica del senatur e della Lega.

Personalmente ricordo che la primissima Lega e il primissimo Bossi – come del resto il primissimo Grillo – lasciavano trasparire contenuti politici controcorrente rispetto al piattume allora dominante.

Alle elezioni, nella mia città Umberto Bossi ottenne un voto. Quello del sottoscritto.

A questo ripensavo quando ho recuperato un vecchio e bilioso articolo del «Giornale» (26 febbraio 1999), a firma Massimo Teodori, che si apriva con queste parole:

«È ben strano che la grande stampa si interessi così poco alle nuove smargiassate di Umberto Bossi. Eppure le parole brandite come colpi di scimitarra dall’indomito duce della Lega negli ultimi tempi non sono meno clamorose, e meno ridicole, di quelle che in passato hanno meritato le prime pagine dei giornali e le vigorose proteste dell’establishment».

Quali sarebbero le presunte nuove «smargiassate»?

L’antiamericanismo («la nuova ossessione del demone americano») e l’antiliberalismo, espressioni della «weltanschauung del leader leghista», che «non è proprio nuova e originale». (Signor professore, “weltanschauung” è un sostantivo tedesco che si scrive con la maiuscola).

«Le idee portanti del nuovo Bossi-pensiero – continua Teodori – sono poche ma decise. L’America, che cerca di recuperare l’egemonia economica, organizza l’immigrazione selvaggia del Terzo Mondo verso l’Europa per distruggere l’identità prima e l’economia poi; le banche internazionali sono tutte proiettate a promuovere la globalizzazione attraverso la rete tentacolare della massoneria; e chi muove le file del complotto mondiale sono le associazioni più o meno segrete ed esoteriche, tra cui i Soroptimist, i Lions e i Rotary. Così il regime della globalizzazione, che è peggio del nazismo e del comunismo, con la scusa di battere i nazionalismi, vuole cancellare i popoli e le culture».

Secondo Bossi, gli americani vogliono importare in Europa 20 milioni di extra-comunitari, vogliono distruggere l’idea stessa di Europa, garantendo i propri interessi attraverso l’economia mondialista dei banchieri ebrei e attraverso la società multirazziale.

Questa, chiosa Teodori, non è la parodia del complotto demo-pluto-giudaico di buona memoria, ma un compendio della propaganda del leader di un partito che raccoglie nel Paese il dieci per cento del consenso popolare, e in alcune zone del Nord è perfino maggioritario.

La cosa strana, aggiunge Teodori, è che, diversamente da altre occasioni, nelle quali l’establishment ha reagito alle sparate di Bossi, ora nessuno protesta dinanzi alla parodia del complotto demo-pluto-giudaico, che può mettere in moto una spirale di violenza, e conclude: «Forse perché Umberto Bossi può divenire un alleato prezioso».

La storia politica italiana degli ultimi decenni ha dato una risposta a questi interrogativi.

Gli attuali eredi di Bossi, come del resto i grillini e i “sovranisti” nostrani, com’era prevedibile, non hanno perso tempo ad allinearsi agli interessi interni e internazionali liberal-atlantisti.

Della serie: quelli che vogliono rivoluzionare la politica «dal di dentro», e che invece vengono puntualmente fagocitati dal sistema dominante, fino a diventarne gli agenti più solerti.

 

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts

San Tommaso e la questione ebraica

SAN TOMMASO E LA QUESTIONE EBRAICA   (S. Deploige, Saint Thomas et la question juive, Louvain, Institut supérieur de Philosophie, «Revue thomiste», 4, Septembre 1897, pp. 579-580).   L’autore è Simon Deploige, ...

Read More
Sponsor