
Gian Pio Mattogno
“DEMOCRAZIA” E PLUTOCRAZIA AMERICANA
Ho scritto che chi studia la storia degli Stati Uniti d’America dalle origini sino ai nostri giorni su testi non governativi sa benissimo che, contrariamente alle narrazioni propinateci dalla vulgata liberal-borghese dominante, questa è una storia fatta sistematicamente di soprusi, sopraffazione, sfruttamento, schiavismo, imperialismo spietato, da parte di una ristretta oligarchia giudeo-massonico-plutocratica criminale e guerrafondaia.
Ho ricordato altresì una eccellente brossura di Henry Coston (con lo pseudonimo di George Virebeau), dal titolo: Mais qui gouverne l’Amerique?, nella quale l’autore, prendendo in considerazione alcuni spaccati della storia americana più o meno recente, mostra con dovizia di documenti quali sono i veri padroni della “democrazia” yankee (Cfr. Come si studia il sistema giudeo-massonico-plutocratico americano. Una ricerca esemplare di Henry Coston, andreacarancini.it).
Naturalmente Coston non era il primo a denunciare che praticamente tutti i presidenti degli U.S.A. sono stati invariabilmente, e lo sono tuttora, dei docili strumenti nelle mani dell’oligarchia plutocratica statunitense che li ha issati sullo scranno della Casa Bianca e che detiene di fatto il vero potere politico ed economico. E questo vale anche per i deputati e i senatori, al governo o all’opposizione.
A tale riguardo è interessante ricordare quanto scriveva all’inizio del XX secolo lo storico e politologo canadese William Bennet Munro, docente alla Harvard University e al California Institute of Technology, in un articolo apparso nel 1927 sul potere del denaro nella politica americana (The Money Power in Politics, «The Atlantic Monthly», April 1927, pp. 447-454).
Il governo americano, osservava Munro, è un “governo invisibile”, controllato da forze che operano sotto la superficie e che la maggioranza dei governati non riesce a vedere.
Questo vale per ogni ramo del governo nazionale, statale o locale.
Tutti i governi, ovunque e in qualunque modo operino, sono soggetti alla pressione di influenze invisibili ai più, e tale pressione viene esercitata allo stesso modo su governanti e tribunali, oltre che sugli stessi elettori.
Solo una piccola parte della politica di ciò che chiamiamo governo è condotta alla luce del sole e diventa di dominio pubblico. I nostri legislatori si limitano a dare l’ultimo ritocco alle leggi decise da gruppi esterni di pressione, come fa il rilegatore coi libri.
Il fattore determinante è il denaro.
I firmatari della Dichiarazione d’indipendenza, così come quelli che hanno elaborato e ratificato la Costituzione degli Stati Uniti, sottolinea Munro, erano grandi proprietari terrieri, capitalisti e detentori di titoli di Stato (e schiavisti, aggiungiamo noi), che avevano un diretto interesse finanziario nel redigere una siffatta carta costituzionale.
I Padri fondatori erano ricchi capitalisti e il loro movente era quello di salvaguardare ed accrescere le loro ricchezze.
Non solo la Dichiarazione d’indipendenza e la Costituzione, conclude Munro, ma la maggior parte delle pietre miliari della legislazione dell’ultimo secolo e mezzo sono opera di uomini affiliati alle grandi imprese.
Dopo Munro, altri, come ad esempio Ferdinand Lundberg (America’s 60 Families, New York, 1937) e, più recentemente, Vince Copeland (Market Elections. How Democracy Serves the Rich, New York, 2000) hanno mostrato come il sistema politico degli Stati Uniti, che si vanta di essere il più democratico del mondo, in realtà non sia che una plutocrazia dominata da una ristretta cerchia di milionari, tra cui non pochi capitalisti ebrei, e come il sistema elettorale venga concepito in modo tale che ad uscire vittorioso e a dettare la linea politica interna ed estera al paese sia sempre il grande capitale, che finanzia invariabilmente sia i democratici che i repubblicani.
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Cfr. Le origini giudeo-massoniche e plutocratiche dell’imperialismo americano, Editrice Thule Italia, Roma, 2026.
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