La professoressa sospesa per aver criticato Liliana Segre: il meccanismo della delazione

È, relativamente all’Italia, la notizia più grave di questo mese: la professoressa di Firenze che avrebbe detto (il condizionale è d’obbligo) “Liliana Segre non la sopporto”, è stata sospesa dall’insegnamento.

A sospenderla è stato il preside.

A scanso di equivoci, per me non è grave che la professoressa si sia espressa in quel modo (ammesso che lo abbia fatto davvero) ma che sia stata punita (e per giunta con un provvedimento così pesante) solo per aver espresso un suo personale sentimento. Una sua opinione.

La cosa più grave però è un’altra: è che il provvedimento disciplinare sia stato richiesto da ben 78 (!) colleghi della professoressa in questione.

“Liliana Segre non la sopporto”. Ammesso che la professoressa abbia davvero fatto l’affermazione che le è stata attribuita, dove sta lo scandalo? Qui non si arriva nemmeno all’odio (che pure, come sentimento soggettivo, dovrebbe essere libero e immune da sanzioni legali, come ha più volte argomentato Massimo Fini): qui c’è solo l’espressione di una (generica) antipatia. Liliana Segre non sta simpatica alla professoressa in questione, e allora? Le deve – ci deve – essere simpatica per forza?

La professoressa avrebbe anche detto (sempre riferita alla senatrice Segre): “Questi personaggi cercano solo pubblicità”.

E allora? Che cosa c’è di ignominioso ad aver espresso questo retro-pensiero? Davvero il preside e i 78 colleghi della professoressa sono così certi che non vi sia (anche) una componente di vanità personale nelle esternazioni della senatrice Segre (e di altri sopravvissuti della deportazione ebraica)?

Non è forse vero che la senatrice Segre ha ricevuto fama e successo (e pubblicità) dai libri che ha scritto e dalle conferenze che ha tenuto (e che continua a tenere)?

Ma il punto non è questo. Giusta o sbagliata che sia, la professoressa fiorentina ha espresso una critica. Il problema è che criticare certi personaggi oggi viene percepito dal comune sentire come un delitto di lesa maestà. Questo è il punto.

Quindi, cerchiamo di capire: la professoressa si trova a parlare con i ragazzi. Fidandosi (incautamente) di loro, esprime una sua personale considerazione. I ragazzi, evidentemente indottrinati a dovere da anni di “Giorni della Memoria” si lamentano con i genitori. Che parlano tra loro (in chat) e si rivolgono agli altri docenti. Che vanno a denunciare la collega al preside. Che sospende la docente.

Ecco come funziona il circuito della delazione, negli istituti scolastici italiani. Un meccanismo ormai oliato a dovere. E che ormai colpisce puntualmente qualunque malcapitato (docente o alunno) si azzardi a parlare fuori dal coro. Come nelle più efficienti dittature.

È così: la scuola, che dovrebbe essere una palestra di libertà e di addestramento al pensiero critico, è diventata il luogo della delazione e dell’intimidazione. A quanto pare, gli articoli 21 e 33 della Costituzione italiana sono diventati carta straccia nelle aule scolastiche.

Questi sono gli effetti perversi dell’istituzione del Giorno della Memoria, la cui legge istitutiva è stata approvata in parlamento 20 anni orsono, primo firmatario il sionista Furio Colombo.

Furio Colombo

L’unica voce che su questo gravissimo caso di intolleranza (e di intimidazione, verso qualunque docente che non si senta di aderire alla sacra e intoccabile religione della Shoah) ha espresso la sua opinione contraria è stata l’ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori), il cui comunicato è leggibile qui.

Il comunicato dell’ADUC depreca, giustamente l’esistenza, nel nostro ordinamento, dei reati d’opinione, tra i quali il reato di apologia (apologia del fascismo, ma non solo): un’impostazione che “vede l’uso del termine fascista applicato a qualunque comportamento che si riferisce ad un autoritarismo opprimente delle persone e delle istituzioni”.

Orbene, non ci troviamo, per il meccanismo in cui è incappata la professoressa di Firenze, e per il clima generale della scuola italiana in cui si trovano a dover operare ormai i docenti, proprio davanti ad un “autoritarismo opprimente delle persone e delle istituzioni”?

Non è un autoritarismo opprimente quello del sindaco di Firenze, Nardella, che ha giudicato “gravissimo” il fatto che la professoressa abbia espresso una sua opinione, tanto personale quanto legittima?

Nardella, proprio lui, il sindaco dello scandalo continuo, il quale, riferendosi alla malcapitata professoressa, ha così concluso:

“Se queste parole così gravi venissero confermate, allora dobbiamo seriamente preoccuparci sullo stato di alcune delle nostre scuole e dobbiamo lavorare per aiutare la scuola ad essere un luogo di formazione civica, ha fatto bene il viceministro Anna Ascani ad annunciare seri provvedimenti”.

Quindi, non è difficile immaginarsi in cosa questi “seri provvedimenti” si tradurranno: ancora più propaganda, lavaggio del cervello, intimidazione e delazione. Per i docenti e per gli studenti che si dovessero avventurare a pensare con la loro testa.

Anna Ascani e Dario Nardella

Il predetto comunicato dell’ADUC è del 2 febbraio. Il 4 febbraio (due giorni dopo) l’ADUC è tornato sulla questione con un altro comunicato, significativamente intitolato, Professoressa anti-Segre a Firenze. Siamo al delirio?

Di questo secondo comunicato riporto l’ultimo capoverso, perché mi sembra espresso con parole di puro buon senso, di contro al cupo fanatismo in cui sono precipitate le istituzioni (e, in particolare, l’istituzione scolastica):

“Abbiamo titolato: Siamo al delirio? Lo diciamo noi che, contrari a tutti i reati d’opinione, abbiamo individuato anche in questo caso un tentativo (anche ben riuscito al momento, sembra) di tagliare la lingua a chi esprime un’opinione diversa da quella diffusa. E in questo caso non ci si limita a dire che vengono dette cose non vere e, magari, impegnarsi per dimostrare il contrario con un confronto tra le parti in causa proprio nella stessa scuola in cui sarebbe stato commesso il reato d’opinione. No. Si dice che il reo è gobbo e si cerca anche di levargli il pane di bocca (il lavoro), così se muore di fame la giustizia sarebbe ancor più giusta. Non è questo un delirio?”.

Purtroppo, l’Italia è una colonia. Se non fosse una colonia (con un centinaio di basi militari americane dislocate dal Trentino alla Sicilia) il Presidente della Repubblica non avrebbe nominato senatrice a vita Liliana Segre. Avrebbe invece nominato senatore a vita il revisionista Carlo Mattogno.

In Iran, che purtroppo per gli Stati Uniti non è una colonia degli Stati Uniti, a suo tempo il Presidente Ahmadinejad premiò il revisionista Robert Faurisson. Questo è il privilegio della libertà: premiare chi rema contro corrente (come ha remato contro corrente per tutta la vita il prof. Faurisson).

Il Presidente dell’Iran Ahmadinejad premia il prof. Faurisson

Oltre al caso della professoressa fiorentina, ci sono due aggiornamenti di cui oggi devo ragguagliare i miei lettori. Uno cattivo e uno buono.

Quello cattivo è che la Baseball Major League, la lega americana del baseball, non promuoverà più i concerti di Roger Waters negli Stati Uniti. E questo, dopo le rimostranze dei massoni del B’nai B’rith, che avevano preso di mira Waters per il suo impegno in favore dei palestinesi. Preciso che il ‘B’nai B’rith è un ordine massonico vero e proprio, e non semplicemente un’”associazione” (come è stato genericamente definito dal sito italiano che ha riportato la notizia).

Per i dirigenti del B’nai B’rith degli Stati Uniti, le prese di posizione di Waters nei confronti di Israele “superano di gran lunga i confini del discorso civile”. Sparare ai bambini palestinesi invece, per costoro, non supera i confini del discorso civile.

Come scrive Gideon Levy (tradotto dal sito lantidiplomatico.it),

“I soldati israeliani sparano ai bambini. A volte li feriscono e a volte li uccidono. A volte i bambini finiscono in morte cerebrale, a volte disabili. A volte i bambini lanciano pietre contro i soldati, a volte Molotov. A volte per caso finiscono nel mezzo di uno scontro. Quasi mai mettono in pericolo la vita dei soldati…I soldati israeliani sono autorizzati a sparare ai bambini. Nessuno li punisce per aver sparato ai bambini”.

L’aggiornamento positivo riguarda invece il database delle aziende coinvolte negli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata: le Nazioni Unite finalmente lo hanno pubblicato.

La diffusione del database arriva dopo anni di inspiegati ritardi, che avevano indotto le associazioni dei diritti umani a esprimere la preoccupazione che le Nazioni Unite stessero soccombendo alle pressioni politiche per censurare le informazioni.

Come ricorda l’articolo di electronicintifada.net, gli insediamenti coloniali israeliani nelle terre occupate sono illegali in base al diritto internazionale e il pubblico ministero della Corte penale internazionale ha deciso di indagare sulla loro costruzione come un crimine di guerra.

Il rapporto, diffuso dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, elenca 112 aziende coinvolte in certe attività negli insediamenti, incluse la fornitura di attrezzature e di materiali per costruzioni o demolizioni, sorveglianza e sicurezza, trasporto e manutenzione, inquinamento e scarico, e uso delle risorse naturali, compresa l’acqua e la terra.

Israele ha reagito alla pubblicazione dell’elenco con furore. Gilad Erdan, il ministro israeliano degli affari strategici, ha sostenuto che “esso prova ancora una volta il coerente antisemitismo e l’odio per Israele delle Nazioni Unite”.

Gilad Erdan

In questo contesto, in cui l’immagine di Israele accusa qualche colpo, subito sono giunte Germania e Repubblica Ceca in soccorso dello stato ebraico, sostenendo che la Corte penale internazionale non ha giurisdizione sul conflitto israelo-palestinese (per scongiurare la paventata inchiesta sui crimini di guerra israeliani).

Quindi, la Germania non si accontenta di finanziare (col denaro dei contribuenti) l’arsenale nucleare israeliano: dà anche giuridicamente manforte ai crimini di guerra dello stato ebraico.

Il rappresentante tedesco è arrivato a sostenere che “L’ambito della giurisdizione territoriale della Corte ai sensi dell’Articolo 12 dello Statuto di Roma non si estende ai territori palestinesi occupati.  L’articolo 12 dello Statuto di Roma presuppone che esista uno “Stato” che ha la capacità ai sensi del diritto internazionale di delegare la competenza territoriale alla Corte in relazione ai casi pertinenti”.

La cosa più disgustosa è che anche l’Ungheria del (presunto) sovranista Orban si è associata alla Germania e alla Repubblica Ceca nel sostegno a Israele in questa battaglia di fronte alla Corte penale internazionale. Il che rende Orban in tutto e per tutto degno del suo compare Salvini. Quest’ultima mossa dell’Ungheria fa capire quanto si fosse sbagliato a suo tempo il revisionista tedesco Horst Mahler nel chiedere asilo politico allo stato magiaro, confidando appunto nella buona fede delle posizioni sovraniste di Orban.

Quindi, come si vede, in mezzo a qualche buona notizia ce ne sono tante, troppe, cattive. Ma, come diceva Vittorio Arrigoni, restiamo umani (e teniamoci aggiornati).

Angela Merkel e Benjamin Netanyahu

2 Comments
    • pippo
    • 16 Febbraio 2020

    è una maestra e non una professoressa.
    il resto va bene

    Rispondi

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