Il (vile) assassinio del generale Soleimani: da tempo era nel mirino

A proposito dell’assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani.

È una ben triste notizia (e foriera di nefasti sviluppi verso quella guerra contro l’Iran tanto voluta da Israele) ma non è una sorpresa: da almeno due anni il generale era nel mirino degli Stati Uniti e di Israele.

“Gli Stati Uniti danno a Israele luce verde per assassinare il generale iraniano Soleimani”, titolava il 1 gennaio del 2018 il quotidiano israeliano Haaretz. “C’è un accordo americano-israeliano” per il quale Soleimani è una “minaccia per gli interessi dei due paesi nella regione”. Secondo Haaretz, tale accordo si è concretizzato tre anni dopo che Israele (nel 2015) era stato sul punto di uccidere il generale: in quel caso però l’amministrazione americana (a guida Obama) aveva avvertito la dirigenza iraniana, facendo fallire il piano.

Segnalo anche che i razzi lanciati il 27 dicembre contro la base di Kirkuk, che Trump ha utilizzato come giustificazione per l’assassinio di Soleimani, secondo il sito syrianews.cc sono una false flag degli stessi americani per giustificare l’escalation: “Gli Usa avevano continuamente detto in modo spudorato in precedenza di non volere nessuna forza irachena vicino ai confini con la Siria, in un chiaro segnale di permettere all’ISIS di tornare a galla nella vitale direttrice Teheran-Baghdad-Damasco”.

Un’altra notizia che mi sembra sia passata inosservata sui media nazionali: lo scorso mese di novembre, il presidente dell’Iran Hassan Rouhani aveva annunciato la scoperta di un nuovo giacimento petrolifero che aumenterà le riserve petrolifere iraniane di circa un terzo. Il giacimento in questione contiene 53 miliardi di barili di greggio. Gli introiti petroliferi iraniani aumenteranno di 32 miliardi di dollari “se il tasso di estrazione dal giacimento petrolifero aumentasse solo dell1%”, ha aggiunto Rouhani. Il nuovo giacimento potrebbe diventare il secondo in ordine di grandezza dopo quello di Ahvaz, che contiene 65 miliardi di barili.

È possibile che ci sia una relazione tra questa scoperta e la decisione di Trump di aggredire l’Iran?

Il Presidente iraniano mentre annuncia la scoperta del nuovo giacimento

One Comment
    • MDA
    • 5 Gennaio 2020

    Notizia interessante la scoperta del giacimento. Se reale e non frutto della propaganda del regime, giustifica l’azione americana. Teniamo presente che il prezzo è tenuto artificiosamente basso, dai 140$ 2009 oggi siamo solo a 60$ e al netto dei vaneggiamenti gretinisti il mondo non è pronto per stare senza petrolio. La produzione è nelle mani di paesi che non a caso sono nemici dell’Impero. Tutto torna insomma.

    Rispondi

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts

Neal Ascherson e la miccia di piazza Fontana

Neal Ascherson Ho deciso di ripubblicare qui lo storico articolo dell’”Observer” del 14 dicembre 1969. Si trova anch’esso infatti, come allegato, alla fine del libro già menzionato di Vincenzo Nardella “Noi accusiamo! ...

Read More
Sponsor