Lo sfregio di Maurizio Murelli alla memoria di John Kleeves

Due anni fa è stato ristampato per i tipi di AGA (Cusano Milanino) il libro di John Kleeves Un paese pericoloso. Le radici storiche di uno stato criminale: gli USA.

Su questa ristampa vorrei fare qualche considerazione. Il nome di John Kleeves (pseudonimo di Stefano Anelli) probabilmente non dirà molto ai più giovani eppure è importante per svariate ragioni. La prima è il valore dei suoi libri: negli anni ’90 Kleeves pubblicò quattro libri che sono ancora oggi attualissimi per capire la vera natura degli Stati Uniti. I libri in questione sono Vecchi trucchi e Sacrifici umani, pubblicati con Il Cerchio Editore, Divi di Stato, pubblicato con le edizioni Il Settimo Sigillo e, appunto, Un paese pericoloso, pubblicato nel 1999 con la Società Editrice Barbarossa.

Si tratta di case editrici che fanno parte del piccolo mondo della cosiddetta “destra radicale”. Questo vuol dire che Kleeves era fascista (o, almeno, di destra)? Niente affatto. Pubblicò con costoro perché nessun altro editore era (ed è) disponibile a pubblicare i suoi libri. Apprendiamo da Wikipedia che alla fine del 1990 Kleeves propose quello che sarebbe poi diventato il suo primo libro alla Manifestolibri, che però rifiutò (un rifiuto che è emblematico delle miserie della cosiddetta “sinistra”, miserie giunte, 30 anni dopo, allo stadio terminale: uno sfascio che oggi è sotto gli occhi di tutti).

Kleeves però rimase profondamente insoddisfatto e deluso da questa sua esperienza editoriale. Insoddisfatto, certo, per la condizione di marginalità in cui era confinato (che gli impediva di far giungere le proprie analisi al grande pubblico) ma soprattutto deluso, in modo specifico, dai predetti editori che, a quanto pare, non fecero nulla per promuovere e per far conoscere i libri che pure avevano pubblicato.

A questo riguardo, diamo la parola proprio a Kleeves. Ecco cosa scrisse all’epoca:

“L’Italia è una colonia di fatto degli Usa: essa viene tenuta sotto con la repressione di fatto e con la censura di fatto. Qui un autore d’opposizione come me basta lasciarlo agli “editori” mediatici del luogo: quelli di massa (che rappresentano il regime, certo) per forza lo ignorano, quelli “alternativi” lo stampano, ma mai quel tanto che servirebbe per farlo uscire dalla ristretta e impotente cerchia degli “intellettuali”, mai quel tanto in breve che renderebbe la sua attività efficace.

[…]

“Per quanto riguarda i miei editori non uno di loro (ne ho tre) ha mai organizzato una presentazione dei miei libri da loro stessi pubblicati, non una. Addirittura con uno di loro, la Società Editrice Barbarossa, sono attualmente in causa presso il Giudice di Pace di Milano per la riscossione dei diritti d’Autore che mi spettano in base al contratto scritto”.

Il testo in questione è del 2005: quasi 15 anni fa, dunque. Poi che fine fece Kleeves?

Fece una bruttissima fine, nel senso che nel 2010 morì in circostanze tanto oscure quanto sinistre: secondo la versione ufficiale si suicidò dopo aver ucciso la nipote Monica Anelli. All’epoca, scrissi un post che invito a rileggere.

Agenti della polizia al lavoro all’esterno della vettura con il corpo senza vita di Stefano Anelli.

Poi, anni di silenzio, fino alla ripubblicazione, nel 2017, del predetto libro. A proposito della quale occorre fare la seguente considerazione: le edizioni AGA sembrano essere sorte sulle ceneri della vecchia Società Editrice Barbarossa (alcuni dei titoli ristampati sono gli stessi del vecchio catalogo). Il responsabile è lo stesso: si tratta del neofascista milanese Maurizio Murelli. Proprio quello con cui Kleeves era finito in causa qualche lustro fa. Kleeves adesso è morto e non può dire la sua ma non credo proprio che gli avrebbe fatto piacere vedersi ripubblicato da Murelli. Tutto ciò si configura come uno sfregio alla memoria dello scrittore.

Per concludere, un consiglio a chi fosse interessato a questa singolare figura di studioso: alcuni dei suoi vecchi libri si trovano su internet. Leggeteli.

 

 

 

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