Il campo di concentramento di Stutthof e la giustizia secondo le “Iene”

Da qualche anno in Germania ha preso piede un comportamento ripugnante: la magistratura dà la caccia e trascina in tribunale anziani ultra-novantenni per (presunte) colpe commesse durante l’era nazista. Il caso più noto è quello di John Demjanjuk, lungamente perseguitato dal governo degli Stati Uniti, prima di essere deportato in Germania. Adesso è la volta di Johann R. (nome di fantasia, come scrive Repubblica). Quest’ultimo è accusato di aver prestato servizio come guardia nel campo di concentramento di Stutthof. Riferisce Repubblica che a Stutthof i prigionieri inabili al lavoro venivano soppressi in vari modi, sia con iniezioni di fenolo che gasati con Zyklon B. La tesi dell’accusa è che Johann R. sia corresponsabile di tutti questi crimini anche senza esserne direttamente coinvolto: è colpevole, semplicemente, perché lavorava lì. Una tesi aberrante, che si è imposta nelle aule di tribunale tedesche proprio con il caso Demjanjuk. Prima infatti la procedura giudiziaria era vincolata alla dimostrazione che l’imputato fosse direttamente coinvolto in fatti specifici. Per quanto riguarda il campo di Stutthof, rimando i lettori desiderosi di un approfondimento al libro, scritto da Carlo Mattogno e Jürgen Graf, intitolato Il campo di concentramento di Stutthof e la sua funzione nella politica ebraica nazionalsocialista, la cui versione in inglese è disponibile qui.

L’articolo di Repubblica è stato ripreso sul sito delle “Iene”, dove mi ha colpito il seguente passaggio:

“Si calcola che nel campo di Stutthof, liberato definitivamente il 9 maggio 1945 dai sovietici, siano transitate oltre 115mila persone. E che quasi 65mila di questi non siano mai più tornati a casa dalle proprie famiglie. Morti atroci, documentate dai pochi sopravvissuti e dalle loro famiglie: ad alcuni bambini le SS iniettarono benzina direttamente nel cuore mentre nelle docce venivano gasate migliaia di persone. E a controllare che tutto si svolgesse regolarmente, impegnato di guardia, il 94enne ora alla sbarra, di cui non è stato divulgato il nome”.

Le “Iene” non citano la fonte delle proprie valutazioni ma una cosa è certa: nelle “docce” non venivano gasate migliaia di persone. E questo per la semplice ragione che la camera a gas (di disinfestazione, è bene precisarlo) di Stutthof non ha mai avuto docce, come si può vedere da questa fotografia:

Insomma, si prende un ultra-novantenne, gli si attribuiscono (presunti) crimini a cui lui comunque non prese parte, e lo si condanna semplicemente perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato: tutto ciò, ai giornalisti italiani non solo non sembra assurdo ma viene ritenuto conforme a giustizia! Ma cosa è diventata la professione del giornalista?!

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