Documenti per lo studio della “Mit brennender Sorge”: la Nota del Cardinal Pacelli del 24 Giugno 1937

Documenti per lo studio della “Mit brennender Sorge”: la Nota del Cardinal Pacelli del 24 Giugno 1937

Per introdurre questo significativo documento, riprendo la narrazione dalle reazioni del governo tedesco all’Enciclica Mit Brennender Sorge, così come sono state registrate dal già citato libro di Mons. Michele Maccarrone[1]:

“Continuavano, intanto, le repressioni e le pene contro tutti coloro che avevano contribuito alla pubblicazione dell’Enciclica in Germania. Né a Monaco né a Treviri fu revocata la sospensione inflitta ai Bollettini ufficiali diocesani; anzi, a Treviri si proibirono anche i fogli poligrafati che supplivano il Bollettino e venne sequestrata la macchina usata a questo scopo. Si giunse perfino ad intercettare 850 lettere, spedite regolarmente per posta, con le quali il Vescovo impartiva alle sue 850 parrocchie disposizioni riguardanti la cura d’anime. A Münster, come abbiamo visto dalla protesta del Nunzio, venne chiusa la celebre tipografia « Regensbergische Druckerei », che aveva stampata l’Enciclica per incarico del Vescovo, e fu poi riaperta a fine Aprile sotto la direzione di un fiduciario governativo: al proprietario e direttore, dr. Bernardo Lucas, si comunicò da parte della Polizia che la tipografia e l’annessa casa editrice venivano espropriate a favore dello Stato senza alcun risarcimento di danni, considerandosi la pubblicazione dell’Enciclica papale un alto tradimento dello Stato. La protesta del Vescovo di Münster, e quella del Nunzio, non ottennero la revoca del provvedimento, ed il dr. Lucas (la cui famiglia per più di tre secoli era stata proprietaria della tipografia) fu gettato nella miseria. Né fu l’unico caso; anche altre tipografie e case editrici subirono pene per aver pubblicato l’Enciclica, tanto che il Card. Bertram, a nome dell’Episcopato, mandò l’11 Luglio una protesta al Ministro degli Interni per tutte queste vessazioni.

La reazione del Governo nazionalsocialista contro la parola del Papa si estese anche all’estero, dove fu condotta una intensa e abile propaganda, nutrita di accuse di carattere politico (come se la Santa Sede intendesse ricostituire in Germania il Partito del Centro) e di calunnie e di travisamenti contro la Chiesa.

Contro simile propaganda, insorse in America il Card. Mundelein, Arcivescovo di Chicago, in un discorso diretto al suo clero il 18 Maggio.

Il discorso, nonostante il suo carattere privato, fu subito conosciuto e diffuso dalla radio in America, producendo una profonda impressione dovunque. Molti dei principali giornali degli Stati Uniti lo annunziarono in prima pagina con titoli e caratteri cubitali e non pochi « editorials » espressero il plauso della stampa americana per la posizione assunta dal Cardinale Arcivescovo di Chicago.

Anche la stampa tedesca diede rilievo al discorso, naturalmente con commenti violenti ed ingiuriosi, ma ciò non fece che contribuire alla sua diffusione” (pp. 177-178).

Il Governo tedesco cercò di fare pressione sulla Santa Sede per ottenere una sconfessione del discorso del Cardinal Mundelein. Il 29 Maggio, come scrive Maccarrone, “in luogo dell’Ambasciatore partito per il suo congedo, l’Incaricato d’Affari interino, signor Fritz Menshausen, rimetteva al Cardinale Segretario di Stato [Pacelli] una Nota minacciosa verso la Santa Sede”.

Eccone il testo integrale:

« Signor Cardinale Segretario di Stato,

L’Ambasciata di Germania presso la Santa Sede ha presentato di recente a Vostra Eminenza delle rimostranze contro il fatto che il Cardinale Mundelein ha parlato, alla presenza di oltre 500 sacerdoti dell’Arcidiocesi di Chicago, sul Capo dello Stato germanico, su membri del Governo del Reich e su certi avvenimenti politico-ecclesiastici in Germania, in una forma incredibilmente offensiva. In particolare l’Ambasciatore di Germania esprimeva la sua più alta sorpresa per il fatto che un Principe della Chiesa del rango del Cardinale Mundelein si sia lasciato trascinare a insulti inqualificabili contro il Capo dello Stato germanico.

Vostra Eminenza ha dato a questo proposito all’Ambasciatore germanico presso la Santa Sede una risposta orale, più tardi confermata per iscritto, alla quale per ordine del mio Governo rispondo come segue:

Il Governo germanico, ordinando al suo Ambasciatore, nell’interesse delle relazioni tra la Germania e il Vaticano, il passo che l’Ambasciatore stesso ha in questo senhso eseguito, era partito dalla supposizione che a nessuno più che alla Santa Sede stessa dovrebbe stare a cuore di scongiurare i danni che, per i rapporti tra la Germania e la Curia, dovevano derivare dai bassi attacchi del Cardinale contro il Capo dello Stato germanico. Il Governo germanico aveva ritenuto naturale che la Santa Sede si sarebbe tosto distanziata dalle dichiarazioni del Cardinale venute a conoscenza di tutto il mondo, le avrebbe corrette e avrebbe espresso il suo rincrescimento come è sempre stata buona consuetudine nelle relazioni internazionali. Con sua vivissima sorpresa e con suo profondo stupore, la Santa Sede ha creduto invece opportuno di cercare, – con osservazioni generiche, prive di contenuto ed inesatte, ma perciò tanto più aggressive, secondo le quali il Cardinale avrebbe tutt’al più reso pan per focaccia -, un pretesto per mettere da parte, senza risposta, le rimostranze dell’Ambasciatore germanico.

Il Governo germanico è costretto perciò a constatare che la Santa Sede lascia sussistere senza correggerli quegli attacchi pubblici inqualificabili di uno dei suoi più alti dignitari contro la Persona del Capo dello Stato germanico e con ciò li copre di fatto davanti agli occhi del mondo.

La Santa Sede comprenderà chiaramente che il suo inaspettato e incomprensibile contegno in questa questione, finché non vi si ponga rimedio, ha eliminato la premessa per un assetto normale delle relazioni tra il Governo germanico e la Curia. Di questa conseguenza ricade soltanto sulla Curia la piena responsabilità » (pp. 181-182).

Chiosa Mons. Maccarrone:

“Questa Nota venne pubblicata dal D. N. B. [Deutsches Nachrichten Bureau, Ufficio Tedesco dell’Informazione] il 1° Giugno senza alcun preavviso alla Santa Sede. Inoltre, per esercitare una maggiore pressione, erano state diffuse voci nei circoli del Ministero della Propaganda, secondo cui il Governo tedesco, « se Roma non dovesse cedere nel caso Mundelein », avrebbe posto in atto alcune misure contro la Chiesa, come il divieto di tutte le pubblicazioni cattoliche, la censura preventiva per i Bollettini diocesani, il placet tutte le Lettere pastorali ed Encicliche, e una votazione popolare per decidere sulla ulteriore esistenza delle case religiose.

A queste minacce si aggiunse un violentissimo discorso del Ministro Göbbels, pronunziato la sera del 28 maggio nella « Deutschlandshalle » di Berlino e trasmesso da tutte le radio tedesche.

Il Ministro intendeva « dare una risposta chiara e precisa » al Cardinale Mundelein: però, di fronte alle sicure accuse e alle testimonianze dell’Arcivescovo di Chicago, parlò unicamente ed in modo proprio nauseante, dei nefasti processi contro il clero. Göbbels giunse a dire, falsificando pienamente la verità dei fatti, che « i delitti contro natura erano ormai praticati in massa nei conventi » e che « un numero enorme di membri del clero cattolico era sotto processo » (p. 182)

Alla Nota tedesca del 29 Maggio rispose il Cardinal Pacelli che, il 24 Giugno, consegnò all’Incaricato d’Affari di Germania una Nota della Santa Sede. Ecco la parte centrale del documento, che a noi interessa (sottolineo in grassetto i passi più significativi):

« Le relazioni tra la Santa Sede e il Governo germanico che, secondo il preambolo del Concordato col Reich, dovrebbero essere amichevoli, quali le ha desiderate e le desidera tuttora la Santa Sede medesima, contro questi abussi sono da tempo seriamente aggravate per il fatto che il Capo della Chiesa Cattolica, le Istituzioni ecclesiastiche, i Dignitari ecclesiastici, le convenzioni e pratiche religiose sono stati esposti ai più offensivi oltraggi e disprezzi, senza che si sia mai potuto ottenere che da parte delle Autorità statali competenti si procedesse contro questi abusi.

a) Nel pro-memoria n. 1544/34 del 14 Maggio 1934, la Santa Sede lamentava che in corsi ufficiali di perfezionamento l’oratore incaricato dal Governo aveva affermato: “Il Papa attuale è un mezzo ebreo, uno della Loggia”. Questa falsità e ingiuria contro il Capo della Chiesa non ha mai indotto il Governo germanico a dare neppure una risposta.
b) Il mito del secolo ventesimo, di Rosenberg, prescritto come opera fondamentale nei corsi ufficiali d’istruzione, fra innumerevoli altre offese contro il Capo della Chiesa Cattolica contiene anche per lui le qualifiche distregoneearuspice etrusco”. Alle rimostranze della Santa Sede, per esempio nel pro-memoria n. 322/34 del 31 Gennaio 1934, contro la ufficiale diffusione del libro e il suo uso come base dell’insegnamento scolastico, si rispose facendo osservare che si trattava di un “lavoro privato”.
c) In un pro-memoria dell’intero Episcopato e in una lettera di accompagno di Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo von Faulhaber del 25 Agosto 1935, veniva richiamata l’attenzione della suprema autorità dello Stato sui “sempre crescenti dileggi contro il Papa, i Vescovi e tutto ciò che è cattolico”, tra cui le accuse lanciate dall’organo ufficiale del Partito su segrete intese tra la Santa Sede e Mosca. Fino ad oggi i Cardinali ed i Vescovi della Germania sono ancora senza risposta.
d) Nel corso dell’anno 1936 sono rimaste del pari senza alcun risultato numerose istanze (fra le altre quelle in data 13 Gennaio, 25 Febbraio, 13 Marzo, 2 Aprile), come pure rimostranze verbali contro i continuati dileggi, ai quali venivano sottoposti Dignitari e Istituzioni ecclesiastiche.

Di fronte a queste esperienze e di fronte al fatto che negli ultimi due anni questi oltraggi specialmente nel Das Schwarze Korps, nel Durchbruch, nelle pubblicazioni della Casa Editrice Ludendorff, ecc. sono cresciuti in numero così grande che solo possono paragonarsi colle pubblicazioni del Bolscevismo, la Santa Sede, continuando i suoi sforzi rimasti finora vani, ha profittato del passo del Signor Ambasciatore di Germania per indurre il Governo germanico, in occasione di questo caso particolare, a riconoscere e a risolvere il problema nella sua interezza. La controdomanda della Santa Sede, che cosa cioè pensa di fare almeno in futuro il Governo germanico di fronte a questo stato di cose, non significava già che la Santa Sede rifiutasse di occuparsi del caso presente, ma soltanto chiedeva l’assicurazione che per tutelare l’onore del Capo dello Stato germanico e della Autorità statali di Germania non valessero principii e pratiche diverse da quelle che da parte statale si usano verso il Capo della Chiesa e le altre Autorità ecclesiastiche. La magnanimità con la quale la Santa Sede, pur facendo un esame critico del passato, ha voluto accentuare come punto decisivo la sistemazione del futuro[2], non è stata evidentemente apprezzata dal Governo germanico. Il quale, però, dopo un più accurato esame dell’intera situazione, non vorrà negare che la tutela dell’onore che essa reclama, ha come essenziale presupposto l’assicurazione di una reale reciprocità.

Senza lasciare alla Santa Sede il tempo di avere le sue informazioni subito da essa richieste, si è sollevata in Germania, contro le dichiarazioni del Cardinale Mundelein, una campagna che per la durezza del tono e l’indisciplinatezza delle manifestazioni non ha servito né ai ben compresi interessi tedeschi, né al normale ulteriore sviluppo di passi diplomatici. La eccessività di questa difesa ha dato al caso, che altrimenti non avrebbe avuto se non una ripercussione del tutto locale, una eco mondiale che ha meravigliato lo stesso oratore. I meriti del Cardinale, rievocati in questa circostanza, a favore del popolo tedesco nel grave periodo postbellico lasciano molti perplessi all’estero, perché non vedono quale interesse possa avere il Governo germanico nel permettere che si contesti con una violenta campagna giornalistica, che da nulla rifugge, ogni buona fede e qualsiasi veridicità ad un Personaggio che era già annoverato fra i benefattori del popolo germanico. Se ora tale campagna giornalistica suscita da parte americana un’eco non giovevole agli interessi tedeschi, la Santa Sede non è in grado di impedire simili conseguenze di cui non può essere fatta responsabile.

Tanto più che alcune parti delle dichiarazioni del signor Cardinale Mundelein, concernenti la divulgazione a fini propagandistici di alcuni processi d’immoralità, riguardano fatti che sono sostanzialmente inconfutabili. Non si può infatti pur troppo mettere più in dubbio come tali processi siano trattati in maniera diversa dal Ministero della Propaganda e della Giustizia, a seconda che gli imputati sono ecclesiastici oppure appartenenti al Partito nazionalsocialista o alle organizzazioni ad esso aderenti. Sarebbe invero sommamente desiderabile che simili processi si svolgessero tutti senza alcuna pubblicità. Un’amministrazione della giustizia e una informazione giudiziaria, però, che di una categoria di processi fanno un pubblico spettacolo e obbligano i giornali a riportare ampi resoconti, mentre trattano altri processi quasi fossero una specie di segreto di Stato, sono esse stesse colpevoli se questa doppia misura, conosciuta fuori di Germania, conduce ad apprezzamenti critici talora anche vivaci, e a lungo andare, a qualifiche che suonano sgradite a coloro che sono ufficialmente responsabili di tale diverso trattamento, anche se non lo siano personalmente in tutti i singoli casi. L’acuirsi di un certo tono volgare nelle discussioni giornalistiche ed oratorie dei nostri giorni è un fatto, di cui la Santa Sede si è spesso lamentata e per il quale, nel desiderio di migliorarlo, ha reclamato moltissime volte, a voce e in iscritto, presso il Governo germanico. Non è stata, però, mai ascoltata. Se il Governo germanico si volesse dare la pena di esaminare con acume critico la propria stampa, ufficialmente controllata, e le dedicasse anche una parte sola dell’attenzione che rivolge ai bollettini religiosi e alle comunicazioni delle Autorità ecclesiastiche, troverebbe subito i mezzi a cui si dovrebbe innanzi tutto por mano per imprimere alle pubbliche discussioni un tono normale e svelenito. Ma nel presente caso particolare la prima premessa indispensabile per calmare gli animi e per far cessare le critiche straniere circa la giustizia germanica sarebbe il ritorno ad una pratica giudiziaria, la quale, nella procedura e nei resoconti della stampa, assicurasse lealmente l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, mettendo definitivamente un termine all’attuale penosa differenza di trattamento. Tale propaganda, benché si faccia paladina di moralità pubblica, arreca essa stessa come inevitabile conseguenza un danno incomparabilmente maggiore alla moralità di tutto un popolo, e specialmente della gioventù, speranza della Nazione; diffamando la Chiesa e la religione in genere, indebolisce il più grande fattore di ordine e di lotta contro il Bolscevismo; e getta dinanzi al mondo sul grande popolo tedesco, un’ombra, quale non può desiderare nessuno, che veramente lo ami.

Il Signor Cardinale Arcivescovo di Chicago ha tenuto il suo discorso – come è stato osservato – senza nessuna intenzione di pubblicarlo, ma esclusivamente per illuminare i suoi sacerdoti sulla propaganda unilaterale e falsa, concernente i processi per moralità. Egli si assume personalmente la piena responsabilità per tutto quello che ha detto. Come Vescovo egli è sottoposto bensì all’autorità della Santa Sede, ma non ne è un funzionario, come lo sono i Nunzi e i Delegati Apostolici. Una prova evidente della cura che sono abituati a mettere la Santa Sede e i suoi Rappresentanti ufficiali nel conservare i dovuti limiti a seconda che siano in discussione fatti o persone, sono anche le loro manifestazioni proprio su questioni riguardanti la Germania. Coscientemente e per principio la Santa Sede quindi rinuncia sempre a dare “pan per focaccia”. Essa lascia perciò, senza rammarico, alla polemica degli avversari l’offesa, pur troppo assai frequente, delle norme di tatto e di dignità. Prova recentissima del suo desiderio di veder seguita questa linea di condotta anche dalle altre Autorità ecclesiastiche è appunto l’Enciclica Mit brennender Sorge. In conformità con tali norme anche Sua Eminenza il Signor cardinale Arcivescovo di Chicago ha dichiarato che avrebbe certamente omesso alcune osservazioni personali se avesse destinato il suo discorso alla pubblicità. Come cittadino americano, poi, egli si riserva il diritto, specialmente di fronte agli eccessi della propaganda tedesca contro la Chiesa e alle aspre critiche di altri gruppi politici contro le istituzioni del suo Paese, di fare egli pure dal canto suo i suoi apprezzamenti e di indicare ai suoi concittadini le peculiarità di sistemi governativi con altre tendenze » (pp. 183-186).

[1] https://www.andreacarancini.it/2010/07/documenti-per-lo-studio-della-mi/ . I numeri di pagina tra parentesi nel testo sono quelli del libro di Mons. Maccarrone.
[2] Qui il Cardinal Pacelli si riferisce proprio all’Enciclica Mit brennender Sorge

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