Documenti per lo studio della “Mit brennender Sorge”: la Nota diplomatica del Cardinal Pacelli del 30 Aprile 1937

Documenti per lo studio della “Mit brennender Sorge”: la Nota diplomatica del Cardinal Pacelli del 30 Aprile 1937

Nel suo ultimo articolo[1], Don Curzio Nitoglia è arrivato a scrivere che “I primi rapporti tra Chiesa cattolica e nazionalsocialismo furono buoni. Si guastarono dopo il 1935 e soprattutto nel 1937 quando fu promulgata l’Enciclica Mit brennender Sorge[2] di Pio XI, la quale però va letta alla luce della nota del cardinal Eugenio Pacelli…che distingueva tra elementi estremisti e neopagani del partito (Rosenberg e Goebbels) e l’ala più equilibrata, che aveva in Hitler il suo moderatore”.

Per far davvero capire a chi non lo conoscesse il contesto storico, troppo spesso ignorato – e non sempre per ignoranza incolpevole – dell’Enciclica in questione, ho ritenuto utile riprodurre qui la detta Nota (più citata che letta) del 30 Aprile 1937. La traggo dal volume, tanto importante quanto obliato, di Michele Maccarrone IL NAZIONALSOCIALISMO E LA SANTA SEDE[3], da cui – per una migliore comprensione degli eventi – trascrivo innanzitutto la descrizione delle prime reazioni del regime nazista alla diffusione dell’Enciclica nonché, alla fine del testo vero e proprio della Nota, un breve ragguaglio sulle ulteriori reazioni del regime (compresa quella di Hitler)[4]. Ho sottolineato in grassetto i passaggi a mio avviso più significativi.

La Santa Sede provvide a far pervenire nel modo più sicuro l’Enciclica ai Vescovi della Germania, e ordinò che fosse portata a conoscenza dei fedeli. I Vescovi eseguirono con sollecitudine questo incarico, e il documento papale fu letto in tutte le Chiese della Germania il 21 Marzo 1937, domenica della Palme.

Larga e profonda fu l’impressione suscitata dall’alto messaggio nel clero e nel popolo tedesco. Come scrisse poco dopo il Card. Bertram, « i cattolici tedeschi aspettavano con desiderio urgente la parola del Santo Padre, come una specie di resoconto sulla protezione dei loro vitali interessi ». I Vescovi curarono nello stesso tempo anche la stampa dell’Enciclica, e questa si diffuse con grande rapidità in tutta la Germania: nella diocesi di Warmia, per esempio, ne vennero distribuite 30.000 copie, in quella di Münster 120.000.

Ben diversa fu l’accoglienza fatta all’Enciclica dal governo nazionalsocialista, che vi lesse la sua solenne e definitiva condanna, e cercò perciò di impedirne la lettura e la diffusione in Germania.

Appena avutane notizia, la Polizia sequestrò in una tipografia di Monaco 4.000 copie proprio alla vigilia della lettura nelle chiese: già però erano state distribuite nella stessa città 35.000 copie. Poi, dopo che la lettera papale venne fatta conoscere al popolo, severe Ordinanze di Polizia ne proibirono rigorosamente la diffusione, e vennero seuquestrati i Bollettini ecclesiastici che la riportavano. L’Enciclica si proibiva perché essa – come scriveva alla Curia di Hildesheim la locale Polizia segreta di Stato – « con le sue espressioni che danno prova di mancanza di comprensione per lo Stato nazionalsocialista, contiene attacchi alla Direzione dello Stato nazionalsocialista, ed è tale da turbare quella tranquillità e quell’ordine che sono stati garantiti fin qui dallo Stato del Reich germanico ».

Obbedendo a questi ordini, la Polizia sequestrò presso le singole diocesi le copie dell’Enciclica che potè trovare ed in parecchi luoghi ordinò la chiusura a tempo indeterminato delle tipografie che l’avevano stampata; a Hildeshiem, Münster e Treviri si sospesero per tre mesi i Bollettini diocesani, perché avevano pubblicato il documento.

A questi provvedimenti polizieschi si aggiunse il divieto ufficiale di stampare e diffondere l’Enciclica, che fu dato ai Vescovi tedeschi dal Ministro per gli Affari Ecclesiastici Kerrl. Il Card. Bertram, a cui il divieto fu comunicato il 23 Marzo come Presidente delle Conferenze Episcopali di Fulda, protestò immediatamente il 26 Marzo, con una forte lettera al Ministro Kerrl.

A nome della Santa Sede, protestò il 5 Aprile anche il Nunzio presso il Ministro degli Esteri. Egli presentò un Pro-memoria, dove erano elencati i seguenti soprusi, sino allora compiuti contro l’Enciclica:

« 1. Il sequestro di esemplari dell’Enciclica, anche di quelli che stavano a disposizione nei locali ufficiali delle Curie;
2. Il monito rigoroso a tutti i Vescovi tedeschi di non distribuire nessun esemplare di questa Enciclica ai fedeli;
3. La chiusura immediata di quelle tipografie che avevano stampato l’Enciclica, e cioè a Münster (Regensbergsche Druckerei), nell’Ermland (Druckerei und Verlagsbetrieb der Ermländischen Zeitungs-und Verlagsdruckerei in Brannsberg), a Monaco (Druckerei Höfling, Dott. Valentino Meyer, prop.). Da notizie pervenute a questa Nunziatura Apostolica, anche nelle diocesi di Bamberga e di Augsburg si sarebbe proceduto analogamente contro le tipografie che avevano avuto parte alla diffusione dell’Enciclica;
4. Il sequestro dei Bollettini ufficiali vescovili che avevano pubblicato, com’era loro dovere, l’Enciclica papale, così a Münster e ad Hildesheim;
5. Il divieto di stampa e pubblicazione per la durata di tre mesi dei Bollettini vescovili nelle diocesi di Münster ed Hildesheim;
6. La proibizione della pubblicazione dell’Enciclica nei Bollettini vescovili di Friburgo, in Brisgovia e a Berlino;
7. L’invasione della polizia, sotto il pretesto di sequestrare l’Enciclica nell’interno delle chiese, come nella chiesa di San Benno ad Hannover-Linden, nel Duomo di Frauenburg (Prussia orientale) e nella chiesa parrocchiale di quella stessa città;
8. La sottrazione violenta dell’Enciclica papale dalle mani dei parroci, in atto di leggerla, sul pulpito, e questo da parte del Capo di Polizia presente nella chiesa parrocchiale di Hauenhorst in Westfalia ».

Il Governo tedesco rispose il 7 Aprile alla protesta del Card. Bertram, con una lettera del Ministro Kerrl. Pochi giorni dopo, il 12 Aprile, rispose alla Santa Sede presentando una Nota al Cardinale Segretario di Stato.

La Nota di Berlino affermava che l’Enciclica era « un documento politico », anzi un tentativo « di sollevare il mondo contro la nuova Germania ». Secondo il Governo tedesco « passando al di sopra delle Autorità competenti per la composizione di divergenze di idee, si era rivolta immediatamente ai cittadini cattolici, sollevandoli contro il proprio Governo ».

Dopo altre accuse dello stesso genere, la Nota giungeva ad affermare che « lo Stato nazionalsocialista non aveva da temere in nessun modo il confronto con altri Stati, anche totalmente cattolici, per il suo contegno di fronte alla Chiesa cattolica e per le sue prestazioni alla stessa Chiesa », e deplorava quindi assai vivamente la incomprensione della forma mentis nazionalsocialista, dimostrata sia dalla Santa Sede che da tutto il clero tedesco.

A tante affermazioni, così illegittime e ingiuste, la Santa Sede rispose con una Nota presentata all’Ambasciatore di Germania il 30 Aprile, documento particolarmente importante per la chiarezza delle risposte date al Governo di Berlino e le conferme che porta alla grave persecuzione nazista:

« 1. La nota citata – esordisce il documento della Santa Sede – parte evidentemente dalla premessa mai dimostrata e mai dimostrabile, che la Santa Sede, nel suo passato contegno, e specialmente nella pubblicazione dell’Enciclica Mit brennender Sorge, si sia lasciata guidare o influenzare da sentimenti di ostilità contro il popolo tedesco o lo Stato Germanico. La Santa Sede deve, per la propria dignità, respingere energicamente simili interpretazioni.
Ogni passo del popolo tedesco sul cammino del vero benessere, ogni aspirazione e ogni azione del suo Governo, che serva a questo scopo, possono contare sull’approvazione sentita e sull’appoggio morale della Santa Sede.

Chi si lascia pienamente compenetrare dalle parole del Santo Padre, dettate da vera sollecitudine, troverà, anche in quei punti che precisano lo sviluppo degli odierni inconvenienti e la portata della crisi, soltanto l’inevitabile diagnosi di una malattia, diagnosi che non ha altro scopo se non quello di una rapida, radicale e sicura guarigione. La franca constatazione di simili mali non esclude il riconoscimento di quanto si è fatto per il benessere del popolo tedesco. Proprio il Governo Germanico, che a proposito della demarcazione tra la sfera religiosa e la sfera politica ha le sue particolari idee, non potrà dar torto alla Santa Sede, se essa si impone una certa riserva nel pronunziare apprezzamenti politici, non richiesti da necessità religiose.

2. Se l’Enciclica papale è stata indirizzata, oltre che agli Arcivescovi e Vescovi, anche “ agli altri Ordinari che vivono in pace e comunione colla Sede Apostolica “, questa formula corrisponde a quella usata per le Encicliche dirette a singole Nazioni.

I collaboratori tecnici canonisti della Nota del 12 m. c. hanno dimenticato che in Germania, oltre agli Arcivescovi e Vescovi, sono Ordinari, a’ sensi del can. 198 § 1 C. I. C. anche il Praelatus nullius di Schneidemühl, i Vicari generali arcivescovili di Katscher e di Glatz, l’Amministratore Apostolico interinale per la cura d’anime dei militari, ed altri ancora. Giudicare in base quella formula l’Enciclica come un “documento politico” o dedurne addirittura la conclusione: “si fa dunque il tentativo di mobilitare il mondo contro la nuova Germania”, è altrettanto errato, quanto significativo della mentalità, colla quale gli uffici responsabili per questa parte della Nota si sono dedicati all’esame dell’Enciclica. Del resto il Governo Germanico e il partito che lo sostiene, non hanno mai posto limiti geografici alla loro propaganda, nemmeno nelle questioni ideologiche. Riesce dunque doppiamente incomprensibile, come essi possano sentirsi offesi da un’esposizione e da una difesa da parte della Chiesa.

3. Continuando nell’accennata argomentazione errata, la Nota del 12 corrente afferma:

“Gli avversari politici del Reich, e precisamente anche quelli che sono al tempo stesso avversari della Chiesa cattolica, hanno perciò effettivamente compreso questo appello, lo hanno salutato con piacere e ne hanno ricevuto una nuova spinta nella loro lotta politica contro il Reich”.

Di fronte a questa affermazione, la Santa Sede crede di poter risolutamente affermare, che per ognuno che esamini attentamente e senza prevenzioni l’Enciclica, rusulta indubitabile e chiara la sua intenzione religiosa, lontana da ogni tendenza politica.

Molte voci dall’estero hanno rilevato espressamente questo fatto.

A tale riguardo nulla possono mutare le interpretazioni false e tendenziose di altre fonti. Che la Santa Sede non possa purtroppo impedire le abusive interpretazioni politicanti delle sue notificazioni ed azioni ufficiali, è dimostrato continuamente dalla stampa germanica, che pur stando sotto la vigilanza e direzione ministeriale si rende nondimeno colpevole di penose alterazioni. La Santa Sede non ha l’abitudine, né la volontà di lasciarsi guidare nelle sue enunciazioni di magistero se non da scopi ispirati dalla necessità della cura delle anime.

Così facendo, essa non ha altri alleati che la verità. La sua mira è stata, anche in questo caso, ben lontana da un qualsiasi danneggiamento, sia diretto sia indiretto, del popolo tedesco. La sua intenzione è stata ed è l’estirpazione dei danni e l’eliminazione dei perturbamenti che nella Germania odierna sorgono dal fatto, che i poteri pubblici e il movimento che sostiene lo Stato furono coinvolti in un legame sempre crescente d’idee, forze, correnti, e gruppi ideologici che hanno come meta confessata o effettiva l’asservimento della Chiesa e la distruzione della fede cristiana. Dal fatto che funzionari del potere statale e rappresentanti dirigenti del movimento politico che sostiene lo Stato, non hanno potuto decidersi fino ad oggi, a troncare la fatale simbiosi, che li vincola e li fa servire alle accennate correnti anticristiane, ha avuto origine la situazione tragica, che – dopo lunga attesa – ha richiesto con imprescindibile necessità una parola chiarificatrice e orientatrice della suprema autorità della Chiesa.

Se la Nota del 12 corrente avesse voluto tener conto dei commenti della stampa non tedesca sull’Enciclica, nella loro totalità, non le sarebbero sfuggite quelle dichiarazioni, che, oltre alla chiarezza delle constatazioni relative alla storia del Concordato e delle spiegazioni dottrinarie dell’Enciclica, hanno riconociuto e apprezzato anche la sua ispirazione generale, volutamente diretta alla pace e alla conciliazione.

4. La Nota di Vostra Eccellenza del 12 corrente afferma che l’Enciclica Mit brennender Sorge avrebbe annullato in particolare l’effetto dell’Enciclica papale poco prima pubblicata contro il comunismo, ed avrebbe dato un grave colpo al fronte di difesa contro il pericolo mondiale del bolscevismo, tanto desiderabile proprio per la Chiesa cattolica. Anche questa argomentazione rappresenta un deplorevole errore di giudizio. La Santa Sede non misconosce la grande importanza che spetta alla formazione di fronti politici di difesa, intrinsecamente sani e vitali, contro il pericolo del bolscevismo ateo. Le sue premure dirette a superare questi errori, determinate da motivi pastorali operanti con mezzi spirituali, hanno le proprie leggi e loro proprie vie. Essa sa però che, contro le aperte ed occulte macchinazioni della ribellione basate sull’uso illegale della forza, spetta un compito e una missione essenziale alle forze statali che si schierano dalla parte dell’ordine e alla loro sistematica unione per l’uso di mezzi di forza anche esteriore contro il pericolo bolscevico. Come la Santa Sede, in un tempo, quando certi odierni avversari molto clamorosi del bolscevismo ne erano consapevolmente o inconsapevolmente i suoi battistrada, ha coraggiosamente smascherato con indefessa energia i pericoli non solo religiosi, ma anche culturali e sociali di questo sistema, così essa, fino agli ultimi giorni non ha mai tralasciato nessuna occasione di consolidare e di perfezionare il fronte di difesa spirituale contro il bolscevismo ateo. La dignità e la doverosa imparzialità del supremo magistero pastorale richiedono però dal Santo Padre che, nel condannare il sistema di follia e di sconvolgimento del bolscevismo, Egli non chiuda gli occhi davanti ad errori, che cominciano ad annidarsi e a pretendere il dominio in altre correnti politiche e ideologiche.

Il fatto che simili errori si trovano anche nelle file dei fronti politici di difesa, che dimostrano una tendenza generale antibolscevica, non può costituire un lasciapassare per la tolleranza o la non curanza da parte del supremo magistero ecclesiastico. Una simile parzialità, ingiustificabile per la coscienza cristiana, avrebbe in ultima analisi conseguenze dannose anche per coloro che oggi – come si fa nella Nota germanica – con corta visione e autoillusione pretendono dalla Chiesa un tale contegno, e nella cui negazione credono di riscontrare un atto di ostilità antitedesca.

Per la consistenza interna ed esterna, e per una vitalità durevole, resistente anche a gravi pressioni, di un fronte di difesa contro il pericolo mondiale del comunismo ateo, nulla sarebbe più fatale della erronea supposizione, che questa difesa possa essere fondata unicamente sulla forza esteriore, e che in essa si possa negare alle forze spirituali la posizione che loro compete.

Nulla è più errato del tentativo di limitare, nella serie delle forze spirituali, proprio al cristianesimo e ai suoi valori di verità e di vita le possibilità di lavorare, impedendo alla Chiesa di porre interamente in opera per la salute dei popoli le forze a lei proprie, sempre pronte all’azione per la vittoria spirituale sugli errori e le false vie del bolscevismo. Appunto in questo errore e nel conseguente errato contegno sono caduti in misura impressionante i circoli dirigenti dell’odierna Germania.

Non soltanto si ostacolano sempre più le libere possibilità d’azione del cristianesimo, ma oltrecciò si conduce, sotto gli occhi e coll’indulgenza e l’assistenza di enti ufficiali, da parte di certi scrittori, di un giornalismo favorito, di un’organizzazione multiforme, una campagna sistematica contro il cristianesimo e la Chiesa, che ricorda nella disposizione e nel metodo, nella odiosità e malvagità certi esempi appartenenti proprio a quel campo, che si dice di combattere. Poiché il Governo Germanico ha coordinato il giornalismo, la stampa e l’organizzazione in una concentrazione mai prima conosciuta e di conseguenza deve conoscere, per quotidiana esperienza d’ufficio, i dettagli di questo fosco quadro molto meglio della Santa Sede, che pure dispone di una voluminosa documentazione, possiamo qui rinunciare a esposizioni più diffuse.

Una constatazione però non può essere omessa per l’onore della verità: fra le dichiarazioni programmatiche ufficiali del fronte di difesa antibolscevico e la pratica sopra descritta sussistono dei contrasti, che sono altrettanto eloquenti, quanto penosi. Se il Capo della Chiesa cattolica ha posto la mano su questa ferita aperta e, sinceramente preoccupato dei pericoli che da questa parte minacciano al benessere del popolo tedesco, ha alzato la sua voce, l’unica e doverosa sua mira non fu la denuncia e l’accusa ma la guarigione e la salvezza.

Esaminata in questa luce, l’affermazione della Nota tedesca, che l’Enciclica Mit brennender Sorge avrebbe “dato un colpo pericoloso al fronte di difesa contro il pericolo mondiale del bolscevismo”, significa un misconoscere la realtà e un illudersi. Al qual proposito, nell’interesse del popolo tedesco, non si può far altro che desiderare che quanto prima si ceda il posto a una valutazione giusta e spassionata.

5. La Nota di Vostra Eccellenza dichiara “inaccettabile che il contraente ecclesiastico del Concordato, contrariamente a tutte le consuetudini diplomatiche, e mentre sono in corso delle discussioni su una serie di difficili questioni concordatarie, si rivolga direttamente, sorpassando le autorità competenti per la trattazione dei punti controversi, ai cittadini cattolici dello Stato, e li mobiliti contro il loro proprio Governo”. Questa affermazione e il rimprovero in essa contenuto è spiegabile soltanto, se proviene dalla bocca di un rappresentante dello Stato, che o non conosce la cronaca delle trattative interne tra la Santa Sede e il Governo Germanico, oppure lascia da parte con sorprendente disinvoltura quanto eventualmente conosce. La Santa Sede crede di poter giudicare, al pari di qualunque altra autorità, i doveri e i riguardi, che risultano dalle consuetudini diplomatiche. Sarebbe per essa facile dimostrare coi documenti, come nei quattro anni succeduti al Concordato abbia cercato, con una diligenza instancabile e con una pazienza che da molti fu ritenuta eccessiva, di approfittare di ogni vera possibilità per una conveniente intesa, anche quando i metodi e le pratiche usate nelle trattative da parte dei delegati statali le rendevano, più di una volta, difficile questa attesa e la ricambiavano con una negativa.

Di fronte al fatto che si sono volute ignorare delle intere serie di richiami e di rimostranze, individuali e collettive dell’Episcopato;
Di fronte ai risultati negativi che ricadono sulla responsabilità statale, di numerosi contatti personali tra rappresentanti della Chiesa e dello Stato in Germania;
Di fronte al fatto che “contrariamente a tutte le consuetudini diplomatiche”, nella corrispondenza d’affari con Terzo Reich è andata sviluppandosi l’usanza di omettere una qualsiasi risposta alle Note della Santa Sede; omissioni che già prima d’adesso raggiunsero un numero mai verificatosi nei rapporti diplomatici con altre Potenze, e che negli ultimissimi tempi, a proposito di importantissimi affari scolastici, raggiunsero cifre che mostrano una deliberata scortesia;
Di fronte ai ripetuti inutili richiami fatti dalla Santa Sede all’articolo 33 previsto dal Concordato e perciò obbligatorio per i contraenti;
Di fronte ai ritardiche si potrebbero provare erano voluti per sistemadelle trattative e delle conversazioni destinate a questioni concordatarie di primo ordine, ritardi e dilazioni usate tanto in confronto del Nunzio Apostolico, quanto anche in confronto dei delegati dell’Episcopato:

è un procedimento singolare e diplomaticamente inammissibile quello di definire l’Enciclica, sorta da questa situazione generale, come un atteggiamento della Santa Sede contrario al Concordato, ispirato da scopi politici o almeno influenzato da tali scopi, e di fare l’inutile tentativo di qualificarlo come tale davanti al mondo.

Quando la Nota di Vostra Eccellenza ama parlare di violazione di consuetudini diplomatiche e di “trattative ancora in corso”, essa dimentica che siffatto giudizio si potrebbe con più esattezza applicare al contegno delle autorità statali. A questo proposito si impone la domanda: corrispondono forse alle “consuetudini diplomatiche” e al rispetto delle “trattative in corso” i fatti seguenti: — il contraente statalequantunque conoscesse ufficialmente l’opinione contraria del contraente ecclesiastico del Concordato – restringe con misure unilaterali, legali e amministrative, la sfera di diritto della Chiesa contrattualmente circoscritta; col mezzo comodo, ma anticoncordatario dei fatti compiuti, viola lo stato di diritto e di fatto della Chiesa cattolica; nelle questioni capitali dell’educazione cristiana e della scuola confessionale, non tiene conto dei diritti di libera scelta dei genitori credenti, sopprimendoli mediante intimidazioni ed altre azioni peggiori, che possono essere provate condocumenti, e poi detto contraente pretende dalla Chiesa che essa riconosca nei risultati fittizi, creati con mezzi così impossibili e con metodi così riprovevoli, delle circostanze di fatto, che in base al diritto concordatario non possono essere contestate?

Porre la domanda, significa darvi una risposta; significa però anche constatare, che le accuse rivolte contro la Santa Sede sono prive di ogni fondamento oggettivo.

6. La Nota germanica del 12 corrente vuole riscontrare “una trasgressione dei più elementari principii del Concordato” nel contegno della Santa Sede relativo alla compilazione, pubblicazione e lettura dell’Enciclica Mit brennender Sorge.

La Nota non si fa scrupolo nemmeno di giungere alla seguente strana conclusione: “il fatto che la stampa e la divulgazione dell’Enciclica avvennero colla massima segretezza dimostra che gli enti ecclesiastici responsabili della compilazione e della divulgazione erano ben consapevoli della illegittimità del loro procedere e della violazione dei loro doveri di cittadini dello Stato”. La Santa Sede respinge con energia questa insinuazione. Essa protesta contro l’imputazione di agire illegalmente. Essa non conosce nessun articolo del Concordato, che prescriva la pubblicità del procedimento per la compilazione delle Encicliche. Per quanto riguarda la “segretezza” della stampa e della divulgazione, censurata dalla Nota, non esiste nel materiale in possesso della Santa Sede nessun indizio che si sia violata una qualsiasi prescrizione della legge sulla stampa. La medesima polizia di Stato, che tollera e favorisce in larghissima misura pubblicazioni ostili alla Chiesa, aveva adottata da lungo tempo nel trattamento delle Pastorali dei vescovi tedeschi un metodo che era equivalente alla negazione dei diritti protetti dal Concordato. Di fronte a questi continuati abusi di una pratica poliziesca insidiosa e evidentemente partigiana, si può trarre dal contegno degli Eccmi Vescovi della Germania soltanto la deduzione che essi si adoperavano per risparmiare alla parola del Papa, — parola illuminatrice, orientatrice e benevola nonostante la sua franchezza –, quella sorte, che era stata ingiustamente serbata a molte loro Lettere pastorali. Se la polizia segreta dello Stato non ne ha impedito la lettura nelle Chiese, ciò avvenne di certo anche perché, da principio essa non ha potuto riscontrare inesattezze di fatto nel testo dell’Enciclica papale. Riesce incomprensibile alla Santa Sede come il Governo Germanico voglia, in un secondo tempo, sostenere il rimprovero che l’Enciclica papale rappresenti “nella sua intonazione e nel suo contenuto una così aperta dichiarazione di guerra contro il regime statale tedesco, contro l’amministrazione della giustizia, contro la politica scolastica e di stampa, che il Governo Germanico ritiene inconciliabile colla sua dignità e sovranità, entrare nei particolari dell’Enciclica”.

Formulando così la sua dichiarazione, il Governo Germanico si facilita la risposta o piuttosto sfugge all’onere di una risposta e confutazione dell’Enciclica; ma con ciò priva anche di qualsiasi valore probatorio la sua affermazione. Si continua così il metodo usato anche in passato, in casi senza numero, di schivare la discussione oggettiva, metodo che ha contribuito notevolmente a irrigidire i rapporti tra la Chiesa e lo Stato. La Santa Sede si rifiuta di credere che il governo tedesco, la giustizia, la scuola e la stampa tedesca possano avere un interesse di identificarsi colle evidenti deviazioni ed abusi che sono stati accennati nell’Enciclica. Finché il Governo non lo faccia, esso non ha nessun motivo di ritenere diretti contro di sé le manifestazioni concrete di quegli abusi. La forma di queste dichiarazioni contenute nell’Enciclica e le precauzioni usate dalla Santa Sede di non addebitare in via definitiva allo Stato come tale, al movimento che sostiene lo Stato, i fatti irregolari da essa doverosamente censurati – precauzioni che altri riconobbero – avrebbero dovuto indurre ogni persona, che giudicasse l’Enciclica nel suo insieme e volesse ponderare spassionatamente i suggerimenti positivi in essa contenuti o additati, ad esaminare senza pregiudizi e senza inopportuna suscettibilità, in qual modo si potesse trovare una via d’uscita dalle confusioni del prossimo passato e dalla preoccupante situazione stazionaria dell’ora presente.

In tal modo si sarebbe reso alle intenzioni di Sua Santità il Papa ed anche al benessere, alla pace e al progresso del popolo e dello Stato Germanico, un servizio, servizio migliore di quello che si è reso colle false appassionate interpretazioni ispirate unicamente alla negazione e perciò necessariamente campate in aria e senza veruna consistenza che formano la caratteristica della Nota del 12 corrente.

7. All’accenno dell’Enciclica papale relativo alle “macchinazioni che fin da principio non ebbero altro scopo che quello di una lotta di annientamento della Chiesa cattolica”, il Governo Germanico risponde con una serie di constatazioni particolari, che vorrebbero dimostrare il suo atteggiamento favorevole verso la Chiesa. Un’esatta lettura del testo dell’Enciclica potrà convincere il Governo, che si constatava semplicemente l’esistenza di tali macchinazioni, senza identificare con esse l’attività dello Stato in quanto tale. Basta conoscere gli scritti e la retorica di certe personalità e di certi organi dirigenti del movimento nazionalsocialista e dei gruppi dottrinari da esso favoriti, per fare la dolorosa constatazione che la dichiarazione dell’Enciclica corrisponde esattamente alla realtà. Sta in facoltà del Governo di abolire questo disordine, come lo dimostrano le dichiarazioni fatte a dignitari ecclesiastici da personalità molto altolocate del Regime statale. Esso però non ha fatto ancora nessun uso di tale facoltà.

A dimostrare l’atteggiamento favorevole verso la Chiesa, la Nota si serve “del richiamo al fatto riconosciuto anche dalla Santa Sede, che la Chiesa cattolica in Germania è stata salvata dal caos bolscevico per opera del nazionalsocialismo”.

La Santa Sede non misconosce che l’attuale Governo Germanico ha eliminato con successo il comunismo come organizzazione pubblica. La questione di fatto in quale misura, cioè, il comunismo tedesco, al momento della conquista del potere da parte del nazionalsocialismo rappresentasse un immediato pericolo che non era possibile vincere con altri mezzi, è di natura tale, che non spetta alla Santa Sede di decidere da parte sua. Comunque, essa apprezza qualsiasi onesta premura a favore dell’ordine e della pace.

La Nota del 12 corrente accenna al “grande favore dimostrato a voce e in iscritto dal Governo Germanico verso la Chiesa cattolica nello stabilire disposizioni d’ordine materiale concordatarie”. A questo proposito sarà lecito ricordare che il Concordato del Reich, concluso dall’attuale Governo non contiene nessuna nuova disposizione finanziaria e lascia solamente sussistere ciò che i precedenti governi avevano stipulato. Il Governo del Reich sa pure che altrettanto vale anche per altre prestazioni estranee al Concordato, in base a leggi precedenti, come per la esazione delle tasse ecclessiastiche, per la costituzione di nuove parrocchie e così via. Così pure esso non potrà negare che sono state decretate delle rilevanti riduzioni. Di più va notato che una serie di provvedimenti legislativi e amministrativi hanno causato alle istituzioni e associazioni ecclesiastiche dei danni gravissimi nel patrimonio e negli introiti, che ci riserviamo di registrare statisticamente.

Del resto la Santa Sede crede di poter rilevare a questo proposito, senza tema di errate interpretazioni, che per essa le questioni qui poste in prima linea dal Governo del Reich, non sono questioni di interesse, ma questioni di diritto, e che non si può esattamente comprendere la sistemazione di queste questioni ora vigenti in Germania senza risalire ai titoli di diritto provenienti dalla secolarizzazione e da altri fatti.

Non sarà poi necessario ricordare che la Chiesa pone al primo posto la sua libertà nell’adempimento della sua missione salutare, e che nessuna specie di interessi materiali la possono trattenere dal chiedere da ogni Stato, qualunque sia in concreto la sua forma costituzionale, questa libertà, non già come elemosina, ma, come suo diritto divino, contribuendo anche all’interesse dello Stato e del popolo stesso.

8. Se la nota del 12 Aprile di quest’anno crede di dover far presente alla Santa Sede che “lo Stato autoritario germanico, in tutti i campi della vita pubblica, della direzione dello Stato, della amministrazione giudiziaria, della politica scolastica e giornalistica, ha definitivamente infranto i concetti e i metodi della democrazia parlamentare liberalistica”, essa misconosce enormemente le intenzioni dell’Enciclica papale. Non stanno qui le vere e possibili fonti di conflitto tra la Chiesa cattolica e lo Stato germanico. La Santa Sede che mantiene rapporti amichevoli, corretti o per lo meno tollerabili con Stati dell’una e dell’altra forma e tendenza costituzionale, non si intrometterà mai nella questione che riguarda la forma concreta di Stato che un determinato popolo voglia considerare come la più conveniente alla sua natura e ai suoi bisogni. A questo principio essa è rimasta fedele anche nei rapporti colla Germania ed intende rimanervi fedele anche in seguito. L’Enciclica papale ha enunciato solamente l’assioma che qualunque norma di diritto pubblico è soggetta alla legge di Dio. Se il regime statale in Germania ammette in via di massima questo principio e lo applica nella pratica, restano esclusi i conflitti tra il dovere e la coscienza del cristiano e il dovere di fedeltà del cittadino. Se invece un governo statale volesse, in teoria o in pratica, sottrarsi a questa fondamentale esigenza di ogni morale ordine giuridico e sociale, esso creerebbe, scientemente o inconsciamente, delle tensioni e dei contrasti, che renderebbero impossibile lo sviluppo di quella coscienza collettiva che esso vuole raggiungere e che anche la Chiesa favorisce con tutti i leciti mezzi.

9. Riassumendo, la Santa Sede constata come fatto capitale: La Nota del 12 corrente non ha oggettivamente confutato nessuna delle constatazioni contenute nella Enciclica Mit brennender Sorge. Con contorte interpretazioni d’ordine politico sia del contenuto dell’Enciclica, sia delle intenzioni di Sua Santità il Papa, essa ha tentato di nascondere le violazioni del Concordato che sono avvenute ed avvengono in Germania, affermando che la detta Enciclica rappresenterebbe una violazione del Concordato. Difficilmente si potrebbe concepire un rovesciamento più sbalorditivo di tutti i concetti fondamentali del diritto contrattuale, di quello tentato in detto documento diplomatico. Dopo quattro lunghi anni di inutili richiami al corretto adempimento del Concordato; dopo ripetute comunicazioni confidenziali che la Santa Sede, qualora continuasse la tattica usata da parte del Governo, sarebbe costretta a prendere posizione in pubblico; dopo numerosi tentativi di sostituire al Progetto di un Concordato peggiorato, tentato da parte statale nel Giugno 1934, una soluzione accettabile per ambe le parti nella questione delle associazioni cattoliche; dopo ripetute premure, tendenti a eliminare con contatti personali tra Rappresentanti dell’Episcopato e Personaggi dello Stato, la stazionaria situazione creatasi; dopo frequenti inutili ricorsi per venire ad un’intesa secondo il previsto dell’art. 33; di fronte alle unilaterali misure governative che si susseguivano nel campo del diritto scolastico e in diverse altre importanti materie. Sua Santità il Papa ha pronunciato la sua parola di Supremo Pastore, come era suo dovere d’ufficio e suo diritto di alta parte contraente. Per l’alto incarico da Lui ricevuto, io ho il dovere di respingere l’ingiusta interpretazione data dalla Nota del 12 corrente alla sua Enciclica, nonché la forma di questa interpretazione. Quanto alla sostanza, si deve osservare – come conclusione – che il fondamentale errore che ha determinato tutto il modo di giudicare del Governo Germanico sta nel ritenere che l’origine dei conflitti esistenti sia da ricercarsi nel campo politico e in correnti e aspirazioni politiche da parte della Chiesa in Germania. Quanto prima e quanto più radicalmente il Governo del Reich Germanico potrà decidersi ad escludere questo elemento di polemica giornalistica dalle considerazioni ufficiali e dalle trattative con la Santa Sede, tanto più presto potrà formarsi l’atmosfera, nella quale – com’è detto nella Nota del 12 corrente, — “entrambe le parti, lo Stato e la Chiesa, possono lavorare per il bene del popolo tedesco, dello Stato e della Chiesa”.

La condizione prima ed essenziale per il raggiungimento di questa mèta desiderabile nel reciproco interesse è di staccare la direzione dello Stato e il suo centro propulsore dalla penetrazione e dal sempre crescente avvolgimento di quelle correnti ideologiche e anticristiane, che si alimentano della lotta contro la Chiesa e che vogliono fare di questa lotta contro la Chiesa una legge e una condizione di vita per lo Stato tedesco improntato alle loro idee e al loro spirito. Non è la prima volta che si espone al Governo tedesco questa diagnosi dello stato del conflitto. La si ripete soltanto con al implorante insistenza, avvalorata dalla esperienza.

Spetta allo Stato Germanico e a coloro che lo dirigono, di prendere ora almeno quelle decisioni che fin ad oggi sono state sempre schivate.

Non è, quindi, la Santa Sede, ma lo Stato che deve decidere sul modo con cui in avvenire dovranno regolarsi i rapporti tra Chiesa e Stato ».

Mentre la Santa Sede rispondeva con tanta risolutezza ai capziosi argomenti del Governo tedesco, continuava in Germania una violenta ed organizzata propaganda di stampa contro l’Enciclica del Papa, con lo scopo evidente di reagire al profondo consenso che il documento aveva suscitato in tutto il mondo. Dopo il silenzio dei primi giorni (rotto soltanto da un secco e tendenzioso comunicato del Völkischer Beobachter), si scatenò nei giornali una volgare campagna che approfittava dei processi contro il clero, proprio allora volutamente riaperti, per coinvolgere nella diffamazione tutto il clero ed anche il Papa, che avrebbe difeso i colpevoli nell’Enciclica. Anche la condanna del Rossaint, per un preteso filocomunismo, avvenuta il 28 Aprile, fu nuova occasione per inveire contro l’Enciclica: il Völkischer Beobachter, per esempio, pubblicava a commento della condanna un articolo dal titolo: « Lettere pastorali e alto tradimento ».

Nella polemica astiosa e violenta intervenne lo stesso Hitler, che attaccò l’Enciclica nel suo discorso del 1° Maggio al « Lustgarten » di Berlino. Il Cancelliere, dopo aver ricordato gli sforzi compiuti dal Nazionalsocialismo per unificare la Germania e dare autorità allo Stato, aggiunse le seguenti parole:

« Noi non possiamo sopportare che quest’autorità, che è l’autorità del popolo tedesco, venga attaccata da chicchessia.
Questo vale anche per tutte le chiese. Fino a tanto che esse si occupano dei loro problemi religiosi, lo Stato non si occupa di esse. Ma quando esse tentano, attraverso misure di ogni genere, con scritti, encicliche ecc., di attribuirsi dei diritti che competono esclusivamente allo Stato, noi le reprimeremo entro i confini dell’attività spirituale di cura d’anime che loro spetta. E non è neppur giusto che da tale parte si elevi la critica contro la morale di uno Stato, proprio quando esse avrebbero motivi più che sufficienti di occuparsi della propria moralità. Alla moralità dello Stato e del popolo tedesco provvederanno i dirigenti dello Stato germanico. Di questo possiamo assicurare tutti coloro che hanno preoccupazioni, tanto entro quanto fuori i confini della Germania.

Poiché questo popolo deve rimanere sano. Con la sua sanità sta o cade anche la nostra propria esistenza. Noi viviamo per le generazioni che crescono; ad esse pensiamo noi, e le proteggeremo e difenderemo contro chiunque. A taluno potrà rincrescere che la nostra gioventù non sia più lacerata come una volta; che alcuno non può più dividerla in organizzazioni di classe oppure anche in confessioni ecc., ma quei tempi ormai sono passati! Noi avremo cura che la nostra giovane generazione divenga una forte assertrice dell’avvenire tedesco»”.

[1] http://www.doncurzionitoglia.com/catastrofe_kasper_shoah.htm
[2] http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_14031937_mit-brennender-sorge_it.html
[3] Editrice Studium, Roma, 1947.
[4] In totale, si tratta delle pp. 163-176.

One Comment
  1. Volevo sapere se è possibile contattarla in qualche modo email o telefono. Sperando che legga il commento attendo risposte. Cordiali saluti.

    Paolo Urizzi (paolo.urizzi@gmail.com)

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