Il giudizio di Carlo Mattogno sulla giudeo-massoneria

Il giudizio di Carlo Mattogno sulla giudeo-massoneria

CONTROSTORIA O ANTISTORIA?[1]

Di Carlo Mattogno, 1987

Nei nostri articoli precedenti abbiamo costantemente insistito sull’importanza fondamentale della metodologia scientifica storiografica. Le nostre esortazioni, per il loro carattere puramente teorico, avranno forse annoiato più di un lettore.
Nel presente articolo esporremo perciò un caso specifico di totale dispregio della suddetta metodologia tratto dalle pagine di questa rivista: l’articolo di Maurizio Lattanzio “Il ‘Mondialismo’” (ORION, n. 15, pp. 43-48).
Con ciò non vogliamo alimentare una polemica che si è rivelata sterile e inconcludente già in partenza, ma dimostrare concretamente a quali fantasie storiografiche conducano l’acriticità e il dilettantismo.
Ci sembra infatti doveroso stroncare proprio sulle pagine di questa rivista tali fantasie, che continuano a essere riproposte (ORION, n. 26, p. 33) e rischiano di trovare credito presso i lettori più giovani.
La nostra analisi è strettamente “positiva”, vertendo esclusivamente sulla documentazione. In uno studio successivo presenteremo la confutazione completa della tesi della genesi della questione ebraica propugnata nell’articolo in questione.

***

1) “Nel 1773, a Francoforte di Baviera, l’ebreo Mayer Amschel Rothschild – fondatore della casa bancaria omonima – riunisce nella sua casa d’affari 12 alti esponenti del mondo bancario finanziario e industriale per presentare loro lo schema di fondo di un piano di dominio mondiale. Rothschild affiderà al consanguineo Adam Weishaupt il compito di fornire un decisivo contributo al raggiungimento di questo obbiettivo” (p. 46).
FALSO. Anzitutto Weishaupt non era ebreo. La storia di una sua pretesa origine ebraica, messa in circolazione da Edouard Drumont senza alcuna prova[2], è assolutamente infondata[3].
In secondo luogo, la pretesa riunione del 1773 è completamente ignorata da storici autorevoli della casa Rothschild e dell’Illuminismo di Baviera quali Egon Corti[4] e l’abate Barruel[5].

2) “Nel 1776 nasce l’Ordine degli Illuminati di Baviera oGesellschaft der Perfectibilisten’, associazione di indirizzo gnosticorazionalista alla cui fondazioneoltre a Weishauptconcorreranno gli ebrei Wessely, Moses Mendelssohn, unitamente ai tre banchieri, parimenti giudei, Itzig, Friedlander e Meyer” (p. 46).
FALSO. Uno dei più autorevoli studiosi della rivoluzione mondiale, Nesta H. Webster (Mrs. Arthur Webster) scrive al riguardo: “Né Weishaupt, né Knigge né alcuno dei fondatori apparenti dell’Illuminismo erano ebrei; d’altronde, come abbiamo visto, gli Ebrei erano esclusi dall’associazione a meno che non avessero un permesso speciale. Nessuno dei principali rivoluzionari di Francia era ebreo, né lo erano i membri della cospirazione di Babeuf”.
In nota Nesta Webster segnala un articolo apparso nella rivista francese “La Vieille France” (numero del 31 marzo-6 aprile 1921) secondo il quale “cinque ebrei furono implicati nell’organizzazione e ispirazione degli Illuminati – Wessely, Moses Mendelssohn e i banchieri Itzig, Friedlander e Meyer. Ma la fonte contemporanea di tale affermazione non è addotta”[6].
In un’opera successiva, Nesta Webster ribadisce: “Si è frequentemente insinuato che i suoi (di Weishaupt: C. M.) veri ispiratori furono ebrei e lo scrittore ebreo Bernard Lazare dichiara in modo preciso che ‘ci furono Ebrei, Ebrei cabbalisti, intorno a Weishaupt’[7]. Uno scrittore in ‘La Vieille France’ giunge al punto di indicare questi Ebrei come Moses Mendelssohn e i banchieri Itzig, Friedlander e Meyer. Ma a sostegno di queste affermazioni non è mai stata prodotta alcuna prova documentaria”[8].
Gottfried zur Beek riferisce che nell’opera Lessing und die Juden Adolf Bartels riporta un giudizio di Ludwig Geiger del 1772 sul filosofo Henning nel quale sono menzionate relazioni tra Lessing e Wessely, Itzig e Friedlander. Wessely, che fu in contatto con Moses Mendelssohn, era al vertice dei “maskilim”, cioè dei dotti Ebrei “Illuminati” (Erleuchtete)[9]. Ora, “singolare coincidenza” (merkwürdige Zusammentreffen), rileva Gottfried zur Beek, Weishaupt chiamò parimenti il suo ordine “Illuminati” (erleuchtete)[10].
Qui troviamo raccolti gli elementi fondamentali del mito dell’origine ebraica dell’Illuminismo di Baviera e non è da escludere che qualche polemista fantasioso li abbia fusi nella storia riferita dal Lattanzio.

3) “Il programma degli Illuminati contiene riferimenti teorici che costituiranno i cardini del pensiero radicaldemocratico successivo, specie marxista, e dell’ideologia che alimenterà i Protocolli dei Savi di Sion e il Patto Sinarchico (su cui ci soffermeremo in altra occasione).
In questo programma si afferma la necessità dell’abolizione della proprietà privata e del diritto ereditario, del capovolgimento dell’ordine politico e sociale, della lotta contro le religioni, di rivoluzione permanente internazionale.
Inoltre nel punto 20 si descrivono i lineamenti di un Unico Governo Mondiale, la cui direzione politica, nel punto 23, è riservata ad una classe dirigente tecnocratica (finanzieri, industriali, scienziati, economisti)” (p. 46).
FALSO. Anzitutto non esiste un “programma” degli Illuminati di Baviera come protocollo articolato in “punti”[11].
In secondo luogo, gli scopi che il Lattanzio attribuisce agli Illuminati sono diametralmente opposti a quelli reali: non “Unico Governo Mondiale” tecnocratico, ma anarchia universale: “Lo scopo ultimo degli Illuminati non era niente di meno, a conti fatti, dell’Anarchia nel senso filosofico della parola”[12].

4) “Nel 1782, al congresso massonico di Wilhelmsbad, l’Ordine degli Illuminati confluirà nella Massoneria che, di lì a pochi anni, ricoprirà un ruolo centrale nel sussulto sovversivo del 1789, mentre nei secoli seguenti porterà a termine l’attacco decisivo all’ordine aristocratico europeo.
Infatti l’attacco coordinato all’Europa aristocratica sarà messo a punto nel corso del Congresso Massonico internazionale di Strasburgo tenutosi nel 1847. L’anno seguente – il “1848” delle barricate tanto care all’oleografia risorgimentale – l’Europa vacillerà sotto i colpi della sovversione giudeo-massonica (…)” (p. 46).
FALSO. Anzitutto al congresso di Wilhelmsbad non già l’Illuminismo confluì nella Massoneria, ma la Massoneria nell’Illuminismo: “Fu questo il momento degli Illuminati. La loro opera di proselitismo ebbe enorme successo. Perfino il ‘Magnus Superior Ordinis’ e il principe Carlo d’Assia e molti esponenti della Stretta Osservanza aderirono all’Ordine di Weishaupt, sia per la solita curiosità di conoscere i vari sistemi, sia per la segreta speranza di poterne controllare la direzione. Naturalmente, quando scoppiò lo scandalo degli Illuminati e si conobbero le finalità sociali affermate negli ultimi gradi, la maggior parte dei ‘gros bonnets’ se ne allontanarono sdegnati, a cominciare dallo stesso Goethe”[13].
In secondo luogo, il congresso massonico di Strasburgo, che fu provinciale e non internazionale, e si tenne nel 1846 (dal 15 al 18 agosto) e non nel 1847, non ha nessuna relazione con la rivoluzione del 1848[14].
Il congresso di Strasburgo si occupò tra l’altro “della questione della intolleranza manifestata dalle tre Grandi Logge tedesche riguardo agli Israeliti tedeschi”[15].
Ciò rende ancora più inconsistente l’affermazione del Lattanzio secondo cui, nel 1848, “L’Europa vacillerà sotto i colpi della sovversione GIUDEO-massonica”.
Diciamo a ragion veduta “ancora più inconsistente” perché la tesi propugnata dal Lattanzio della massoneria STRUMENTO dell’ebraismo[16] è storicamente priva di fondamento[17].

5) Citazione talmudiche.
“Senz’altro interessante la considerazione di alcuni passi del Talmud:
a) ‘Il Messia darà agli Ebrei il dominio del mondo, al quale serviranno e saranno sottoposti tutti i popoli’ (Tal. Bab. Trat. Schalb., fol. 120, c.1)’” (p. 47).

La fonte, non indicata dal Lattanzio, è: J. Evola, L’autenticità deiProtocolliprovata dalla tradizione ebraica, in: I Protocolli dei Savi Anziani di Sion, Edizioni di Ar, Padova 1971, p. 188. Citazione inventata[18].

b) “Il Santissimo parò così agli Israeliti: Voi mi avete riconosciuto come unico dominatore del mondo, e perciò io vi farò gli unici dominatori del mondo ( Chenga, fo. 3,3)” (p. 47).

Fonte: J. Evola, op. cit., p. 188. Citazione abbastanza corretta[19]. Il nome del trattato talmudico appare storpiato (al pari di quelli menzionati nella citazione precedente). Riferimento esatto: Hagiga, 3a-b.

c) “Tutti i popoli verranno al monte del Signore e al Dio di Giacobbe e saranno soggiogati dagli Israeliti (Commento ad Isaia, fol. 4, c. 2)” (p. 47).

Fonte: J. Evola, op. cit., p. 190. Non sappiamo se la citazione è esatta. Quel che è certo, è che Evola la presenta come citazione del “Commento ad Isaia, fol. 4, col. 2” del “filosofo Isacco Abravanel (1437-1508)” (op. cit., p. 190), dunque non può assolutamente trattarsi di un testo TALMUDICO.

6) Altre citazioni.
La maggior parte delle citazioni addotte dal Lattanzio sono di seconda o terza mano:
a) I. Epstein (p. 47): da C. Mutti, Ebraicità ed Ebraismo, in: I Protocolli dei Savi di Sion, Edizioni di Ar, Padova 1976, p. 17.
b) Cinque citazioni a p. 48 (L. Brandeis, J. Morris, M. Hess, L’Ebreo americano. La rivolta del popolo) sono tratte dal libello Il potere occulto di Carlo Alberto Roncioni (Sentinella d’Italia, 1974), pagg. (nell’ordine): 47, 48, 48, 49, 43, il quale ha tratto le prime quattro – senza riferimento alla fonte – dall’opera L’Ebreo internazionale di H. Ford (Edizioni di Ar, Padova 1971), pagg. (nell’ordine): 182, 182, 183, 167.

Queste citazioni, o prive di qualunque riferimento o di indicazione di edizione e pagine, sono prive di valore.

c) J. Izoulet (p. 48): da Y. Moncomble, La Trilatérale et les secrets du mondialisme, Paris 1980, p. 13.
d) Graetz (p. 47): da G. Batault, Aspetti della questione ebraica, Edizioni di Ar, Padova 1984, p. 39.

Lasciamo al lettore il giudizio circa la serietà della protesta di qualificazione e di rigore scientifico avanzata dal Lattanzio alla fine del suo articolo:
“La battaglia culturale del sodalizio-comunità nel quale radichiamo la nostra identità sovraindividuale, potrà essere condivisa o respinta, ma, ciò che è certo e che più conta, ad essa non potrà essere disconosciuta una inoppugnabile qualificazione culturale ed un indubbio rigore scientifico” (p. 48)[20].
[1] Da Orion, Febbraio 1987, pp. 163-165. Il testo di Lattanzio confutato da Mattogno è disponibile all’indirizzo:
http://radioislam.org/islam/italiano/potere/mond.htm . Nota di Andrea Carancini. Le restanti note sono quelle originali.
[2] Edouard Drumont, La France Juive. Essai d’histoire contemporaine. Paris, C. Marpon et E. Flammarion Editeurs, 1885, t. I, p. 265.
[3] Karl Funk, Französische Revolution und Freimaurerei in Deutschland bis 1849, in: Nationalsozialistische Monatshefte, Heft 149, August 1942, p. 498.
[4] Egon Corti, I Rothschild, Dall’Oglio editore, 1963. Nessuna traccia neppure in: Walter Brewitz, Die Familie Rothschild, W. Kohlhammer Verlag, Stuttgart und Berlin 1941, né in: Jean Bouvier, I Rothschild, Editori Laterza, Bari 1968.
[5] Abbé Barruel, Mémoires pour servir à l’histoire du Jacobinisme, Diffusion de la Pensée Française, Chiré-en-Montreuil 1973, t. II. Nessuna traccia neppure in Leopold Engel, Geschichte des IlluminatenOrdens, Berlin 1906.
[6] Nesta H. Webster, World Revolution. The plot against civilization, London, Constable and Company Ltd., 1921, p. 306.
[7] La citazione esatta è: “Il y eut des Juifs autour de Weishaupt” (ci furono degli Ebrei intorno a Weishaupt): B. Lazare, L’antisémitisme. Son histoire et ses causes. A Paris, Editions Jean Crès, 1934, t. II, p. 196. L’accenno agli “Ebrei cabbalisti”, fatto dal Lazare qualche riga prima, si riferisce alla massoneria.
[8] Nesta H. Webster, Secret Societies and Subversive Movements, 1924, rist. an. Christian Book Club of America, s. d., p. 228.
[9] Il termine ebraico “maskil” significa “intelligente, istruito, colto, che ha successo, illuminista”. Esso deriva dal verbo “sâkhal”, che all’hiph’il significa “essere intelligente” (M. E. Artom, Vocabolario ebraicoitaliano, Roma, Fondazione per la Gioventù Ebraica, 5725-1965, voci indicate).
[10] Die Geheimnisse der Weisen von Zion. Herausgegeben von Gottfried zur Beek, Verlag “Auf Vorposten” in Charlottenburg, 1922, p. 13.
[11] Abbé Barruel, op. cit., t. II, pp. 11-17. Vedi anche: Henry Coston, La conjuration des Illuminés, Publication Henry Coston, Paris 1979.
[12] Serge Hutin, Le società segrete, Garzanti, Milano 1960, p. 81. Vedi anche H. Coston, op. cit., p. XXXI.
[13] Carlo Francovich, Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla rivoluzione francese, La Nuova Italia, Firenze 1975, p. 347.
[14] Pierre Chevallier, Histoire de la FrancMaçonnerie Française, Fayard 1974, t. II, pp. 283-284.
[15] J. G. Findel, Histoire de la FrancMaçonnerie depuis son origine jusqu’à nos jours, Paris 1866 (rist. an. Arnaldo Forni Editore, 1976), t. II, p. 284.
[16] “Nel corso della storia l’ebraismo si infiltrerà massicciamente nelle logge massoniche, fino a farne sostanzialmente un suo strumento – per altro conforme – di cui servirsi per l’attuazione dell’aspirazione ebraica all’egemonia mondiale” (p. 46).
[17] Gustave Gautherot, articolo “Franc-Maçonnerie” in: Dictionnaire Apologétique de la Foi Catholique, IV Ed. a cura di A. D’Alès, Paris 1915, t. II, col. 98-99.
A sostegno della tesi della direzione ebraica della massoneria, i polemisti più noti del nostro secolo adducono argomentazioni esigue e irrilevanti. Vedi ad es.: Léon de Poncins, Les forces secrètes de la Révolution, Editions Bossard, Paris 1929, pp. 140-145; Idem, La F.. M.. d’après ses documents secrets, Diffusion de la Pensée Française, Chiré-en-Montreuil 1972, pp. 265-274. H. de Vries de Heekelingen, Israele Il suo passato Il suo avvenire, Tumminelli e C. Editori, Roma-Milano 1937, pp. 115-117. Friedrich Wichtl – Robert Schneider, Weltfreimaurerei Weltrevolution Weltrepublik, J. F. Lehmanns-Verlag, München-Berlin 1936, pp. 82-86.
[18] Nel n. 22 di ORION (p. 171) abbiamo asserito che il saggio di J. Evola summenzionato è superficiale e inaccurato. Un’analisi critica più approfondita, di cui pubblicheremo prossimamente i risultati, ha dimostrato che il nostro giudizio era fin troppo benevolo.
[19] Vedi ORION, n. 25, p. 17.
[20] Corsivo nostro.

One Comment
    • Anonimo
    • 9 Gennaio 2012

    Ammiro molto il prof Mattogno, ma mi stupisce che un ricercatore acuto come lui ignori che un programma per punti degli Illuminati esisteva e fu anche pubblicato. Scartabellando tra gli antiquari, si trovano cose interessanti. Per esempio questo testo a stampa del 1787, 1ma edizione, in cui per punti si descrive il piano programmatico degli Illuminati. Stampato sulla base di fogli manoscritti sequestrati all' Ordine.

    http://www.wierus.com/catalog/illuminati/

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