La fine ingloriosa di Guillaume Faye

La fine ingloriosa di Guillaume Faye

LA NUOVA QUESTIONE EBRAICAO LA FINE DI GUILLAUME FAYE

Di Jürgen Graf (2007)[1]

Nella primavera del 2005 appresi che gli editori della rivista russa – di orientamento neo-pagano – Atenei, avevano invitato in Russia Guillaume Faye, uno dei principali pensatori della destra nazionalista francese, per partecipare a dei dibattiti su un’eventuale collaborazione futura nel quadro di un movimento nazionalista paneuropeo [“mouvement identitaire paneuropéen”]. La notizia mi fece molto piacere. Fino a quel momento avevo letto due libri di Faye, pubblicati da L’Aencre: Archeofuturismo, del 1998, e La colonizzazione dell’Europa, del 2000, che costituivano nel loro insieme uno studio magistrale sulle conseguenze catastrofiche dell’immigrazione di massa. Leggendo queste opere mi convinsi che l’autore era un importante analista politico e uno scrittore di talento. Così ero molto impaziente di incontrarlo.

Faye arrivò a Mosca nel Maggio del 2005, accompagnato da due connazionali. Come previsto, parlare con lui fu interessante, poiché ha una conoscenza enciclopedica della politica francese in generale, e dei vari filoni del pensiero nazionalista in particolare. Durante la sua visita fece due conferenze, a Mosca e a S. Pietroburgo, a cui sfortunatamente non potei assistere.

All’epoca, i russi che lo avevano invitato pensavano di nominarlo direttore di un’associazione internazionale di tendenza etno-nazionalista, ma capirono presto che i suoi seri difetti personali lo rendevano inadatto al ruolo – a cui egli stesso, tra l’altro, non aveva mai aspirato: è sempre rimasto appagato dal ruolo di “ideologo”.

Nel Giugno del 2006, Faye venne nuovamente a Mosca per prendere parte ad un convegno organizzato da Atenei, il cui argomento era: Il futuro del mondo dei bianchi. Il titolo della sua conferenza era: Dalla geopolitica all’etnopolitica.[2] Yann-Ber Tillenon, Pierre Krobs e Pierre Vial erano gli altri tre oratori francesi.

Nel frattempo, lo storico russo Anatoli Ivanov aveva tradotto due dei libri di Faye in russo, entrambi pubblicati da L’Aencre: Perché combattiamo, del 2001, e Il colpo di stato globale: saggio sul nuovo imperialismo americano, del 2004.

Nel Luglio del 2007, Faye visitò Mosca una terza volta, in occasione di un convegno sulla Russia e sul mondo dei bianchi. Durante uno dei nostri incontri, Faye mi fece sapere che il suo ultimo libro, La nuova questione ebraica, sarebbe stato presto pubblicato. Due mesi dopo il suo ritorno in Francia avevo il libro tra le mie mani.[3]

Se bisognava dar credito al risvolto di copertina, Faye aveva scritto un libro “sbalorditivo”, trattando le questioni discusse “in un modo disinibito e singolare”. Mi accorsi presto che non si trattava di nulla del genere. La nuova questione ebraica é un libro disonesto il cui motivo ispiratore sembra essere solo il desiderio di disinformare.

Si tratta di un’accusa seria ma facilmente dimostrabile, come vedremo tra breve. La mia disamina critica si concentrerà essenzialmente sul sesto capitolo dell’opera (Tramonto della Shoah), come pure sugli altri passaggi riguardanti sia la “Shoah” (seguendo l’esempio degli ebrei, Faye preferisce questa parola ebraica al termine “Olocausto”) che i revisionisti. Considerata la sua grande importanza, il modo in cui questo argomento viene trattato diventa la pietra angolare di tutti le indagini sul ruolo degli ebrei nella società occidentale dopo il 1945. Un libro che accetta la versione ufficiale dei fatti o che elude la questione può essere al massimo di valore assai limitato.

La mia tesi può essere contestata sostenendo che nessun autore francese può gettare dei dubbi sulla versione kosher dell’Olocausto senza cadere sotto i colpi della legge Fabius-Gayssot. Mi si potrebbe far notare che nessuno ha il diritto di aspettarsi che Faye o chiunque altro si metta a rischiare la galera o pesanti multe. La mia risposta è che Faye avrebbe potuto ricorrere alla strategia utilizzata da David Duke nei suoi libri, e cioè My Awakening [Il mio risveglio] e Jewish Supremacism [Suprematismo ebraico]: senza approvare esplicitamente le loro affermazioni, Duke cita diversi revisionisti, espone i loro argomenti, evidenzia le contraddizioni e le incoerenze della versione ufficiale della storia, e conclude che la verità potrebbe essere scoperta attraverso quel dibattito che gli ebrei rifiutano pervicacemente. Questo modo di procedere mi sembra assolutamente accettabile sia dal punto di vista intellettuale che da quello morale.

Una tale strategia non metterebbe però necessariamente al riparo il suo autore dalla legge Fabius-Gayssot, come è stato dimostrato dal caso di Bruno Gollnisch, che si è ritrovato obbligato a pagare una pesante ammenda semplicemente per aver espresso dei dubbi sulla realtà storica delle camere a gas. Un autore che non sia pronto a correre un tale rischio dovrebbe stare alla larga da ogni discussione sulla questione ebraica. In questo modo potrà evitare il rischio della prigione e delle multe, ma anche il rischio di macchiare il proprio onore avallando una menzogna storica mostruosa.

Il punto di partenza di Guillaume Faye

In un messaggio ai suoi lettori, Faye scrive:

Mentre per i “revisionisti”, o “negazionisti dell’Olocausto”, quale che sia il termine che si preferisce,, considero la loro battaglia una mania adolescenziale, totalmente inutile, inefficace, e controproducente, contaminata inoltre da serie pecche metodologiche e da pregiudizi ideologici. Il loro atteggiamento non mi sconcerta da un punto di vista morale ma è come se stessero guardando nello specchietto retrovisore”.

Così, le tesi revisioniste non sconcertano l’autore “moralmente”. In realtà sembra che, in ogni caso, non ci sia nulla che possa sconcertarlo moralmente, poiché afferma:

In questo saggio, come in tutti i miei altri scritti, io difendo una posizione amorale, ispirata dalle idee di Machiavelli e di Nietzsche (p. 18).

Così, tenete bene a mente che questo autore difende una posizione amorale. Chiunque conosca certi episodi equivoci della sua vita non stenterà a crederlo…

Naturalmente, ci piacerebbe sapere quali sono, esattamente, le “serie pecche metodologiche” e i “pregiudizi ideologici” di cui sono colpevoli i revisionisti, ma non lo sapremo mai, perché l’autore non menziona un solo argomento revisionista e non cita una sola opera di un solo scrittore o storico revisionista.

Da parte mia, quando accuserò Faye lo farò con argomenti, fatti e citazioni. Mentre lui, che lancia un’accusa contro i revisionisti il cui lavoro contiene presuntivamente “serie pecche metodologiche”, non riesce a produrre il minimo argomento a sostegno della propria affermazione. E’ perciò colpevole di diffamazione contro di loro. Ma cos’altro ci si può aspettare da un uomo che ammette liberamente di stare difendendo una posizione amorale?

Le qualifiche di G. Faye come giudice del revisionismo

Scrive l’autore:

Per quanto riguarda i revisionisti, si noterà una questione irrisolta: cosa stanno contestando? Solo le camere a gas di esecuzione, o anche le deportazioni? O gli stermini? O la politica ebraica del nazionalsocialismo? O i criteri di internamento nei campi di concentramento? Non l’ho mai capito. Leggere la loro letteratura dà l’impressione che essi passino da un soggetto all’altro confusamente. Negano l’intenzione di sterminare gli ebrei, o i mezzi tecnici per attuarla? O forse il numero esatto degli scomparsi? (pp. 191-192).

Nel capitolo intitolato Conclusione, e riassunto delle tesi, Faye si ripete sfrontatamente:

Che cosa contestano? Solo che i mezzi impiegati fossero camere a gas, o il processo stesso di tentato sterminio? La deportazione degli ebrei nei campi di concentramento? Cos’è che non è esistito? A quale livello semantico si trovava la menzogna di cui stanno parlando e dov’è, esattamente la linea divisoria tra la realtà e l’inganno? Si può davvero credere che non ci furono persecuzioni antiebraiche? (p. 264).

Ora, le tesi dei revisionisti, basate sulle loro ricerche, sono note: essi contestano che ci fosse un piano per sterminare fisicamente gli ebrei, che ci fossero camere a gas di esecuzione, e la cifra dei sei milioni. Nessun revisionista si è mai sognato di contestare che ci furono deportazioni, o che il nazionalsocialismo avesse una politica antiebraica, o la stessa persecuzione degli ebrei. Chiaramente, se i revisionisti sposassero delle contro-verità così ovvie, non ci sarebbe bisogno di leggi totalitarie per contrastarli. Per smascherare tali ciarlatani sarebbe sufficiente, nel corso di discussioni pubbliche, mostrare i documenti in grado di confutare le loro affermazioni. Sarebbe un gioco da ragazzi, considerato che vi sono decine di migliaia di documenti comprovanti che le deportazioni vi furono. D’altro lato, non esiste un solo documento che comprovi la realtà di un presunto piano per lo sterminio fisico degli ebrei o della realtà storica delle presunte camere a gas di esecuzione.

Se questo signore ci dice che “non ha mai capito, esattamente” quello che i revisionisti dicono, posso dedurre solo tre possibili spiegazioni:

1) Ha letto certi autori revisionisti ma è troppo stupido per comprenderli; possiamo eliminare questa possibilità perché, qualunque altra cosa si possa pensare di G. Faye, sicuramente non è uno stupido;
2) Non ha mai letto nessuna opera revisionista. Egli è tanto interessato alla questione ebraica da averle dedicato un libro intero; è consapevole del significato cruciale della “Shoah”; sa anche che chiunque sollevi questioni su di essa viene perseguitato, e a dispetto di tutto ciò non ha mai avuto la curiosità di conoscere gli argomenti dei revisionisti. Non ha letto le opere di Paul Rassinier, sopravvissuto ad un campo di concentramento e padre del revisionismo. Non ha letto nulla di Robert Faurisson, Serge Thion, Pierre Guillaume, Pierre Marais, Henri Roques, Jean Plantin, o di Vincent Reynouard. Non ha letto neppure il libro di Georges Theil (Un caso d’insubordinazione: come sono diventato revisionista, pubblicato con lo pseudonimo di Gilbert Dubreuil, 2002, 117 pagine), che ha provocato una condanna particolarmente dura dell’autore. Non ha letto Il mito di Auschwitz, di Wilhelm Stäglich, disponibile in traduzione francese da oltre venti anni (dal 1986). Nonostante la sua buona conoscenza dell’inglese, non ha mai letto né gli scritti di Arthur Butz e degli altri revisionisti americani, né le fondamentali opere revisioniste pubblicate in inglese da Germar Rudolf, come Dissecting the Holocaust [Esaminare l’Olocausto] o Lectures on the Holocaust [Conferenze sull’Olocausto], o gli studi di Carlo Mattogno, dei quali i più importanti sono stati pubblicati in inglese. Ma se quest’ipotesi è vera, e Faye non ha idea di cosa dicono i revisionisti, come può arrogarsi il diritto di dire che gli scritti revisionisti sono “contaminati da seri errori di metodo” e che egli si “dissocia completamente da quelli che negano la Shoah” (p. 171)?
3) Ultima possibilità: ha letto certe opere revisioniste e le ha capite perfettamente ma sostiene di non capirle, in modo da non dover rispondere agli argomenti in esse sollevati. Ma quest’ipotesi, che considero più probabile delle precedenti, non aiuta certo la causa di Faye, poiché lo rende semplicemente un mentitore.

Una nebbia in cui non si distingue nulla

Egli inoltre scrive:

In realtà, i revisionisti costruiscono le loro idee in una nebbia, in cui non si capisce più niente. Hanno screditato loro stessi dando l’impressione che il Terzo Reich non perseguitò realmente gli ebrei, che è come dire che Cesare non invase la Gallia” (p. 192).

Notiamo innanzitutto che Faye, che aveva appena finito di affermare di non aver mai capito davvero quello che i revisionisti dicono, alla fine dice di aver capito quello che dicono: essi “danno l’impressione che il Terzo Reich, in definitiva, non perseguitò gli ebrei”! Accusando i revisionisti – i cui scritti sono straordinariamente chiari – di “costruire le loro idee in una nebbia dove non si capisce più niente”, egli descrive il suo proprio modo di affrontare le questioni, seminando confusione per impedire al lettore di capire quello che i revisionisti dicono davvero.

Ci da poi un altro esempio di questo modo di fare quando scrive:

Diversi autori revisionisti non hanno mai negato le persecuzioni o le deportazioni, ma solo il metodo, le camere a gas” (p. 183).

Non specifica chi siano questi autori revisionisti che non hanno mai negato le persecuzioni o le deportazioni, e non c’è bisogno di dire che evita di fare i nomi degli altri che, al contrario, avrebbero negato le persecuzioni e le deportazioni. In realtà, non potrebbe nominarli, per la semplice ragione che non esistono, e Faye lo sa meglio di chiunque altro.

UnaShoahsenza camere a gas?

Faye definisce il termine “Shoah” nel modo seguente:

La Shoah – o Olocausto – si riferisce all’eliminazione da parte del Terzo Reich della maggior parte degli ebrei askenaziti, dalla Germania e dall’Europa occupata o controllata, ufficialmente circa sei milioni di vittime. Secondo gli ebrei questo genocidio industriale fu sistematico e fu il peggiore di tutti i tempi. (p. 169).

Successivamente, egli scrive:

Quello che scredita il revisionismo è il modo in cui ha cercato di formulare una contestazione di carattere tecnico sulle camere a gas di esecuzione che si è risolta in una contestazione indifendibile della stessa Shoah. (p. 195).

Ma se la “Shoah” è stato “un genocidio industriale e sistematico” vi deve essere stata certamente un’arma per attuarlo. La tesi è che l’arma che lo attuò era costituita dalle camere a gas. Contestare la loro esistenza implica perciò necessariamente contestare lo stesso genocidio “industriale e sistematico” – e così, criticare i revisionisti per aver cercato “di formulare una contestazione di carattere tecnico sulle camere a gas come una contestazione indifendibile della stessa Shoah” è incoerente – non ha senso. Inoltre, questa conseguenza non può essere sfuggita a Faye il quale, di nuovo, cerca di confondere il lettore.

Perché Faye è contrario alle leggimuseruola

G. Faye assicura di essere contrario alla criminalizzazione del revisionismo perché, egli dice,

Le leggi anti-revisioniste hanno molto danneggiato gli ebrei…(p. 182) Un’opinione punita come se fosse un crimine, anche se è falsa, finisce per sembrare vera. Le leggi contro la negazione dell’Olocausto hanno avuto un effetto esattamente contrario a quello desiderato: hanno dato pubblicità al revisionismo e hanno sollevato dubbi sulla Shoah […] Queste repressioni dei revisionisti li hanno, ironicamente, aiutati immensamente…(pp. 262-263).

Oh, finalmente qualche buona notizia per Germar Rudolf e Ernst Zündel, che stanno in prigione in Germania per il crimine di revisionismo, e per Wolfgang Frölich e Gerd Honsik, in prigione in Austria per lo stesso crimine! Questi uomini pensavano ingenuamente che le leggi anti-revisioniste li avessero danneggiati, loro e le loro famiglie, ma grazie a G. Faye adesso possono scoprire che queste leggi “li aiutano immensamente” e danneggiano solo gli ebrei!

L’opinione che le leggi anti-revisioniste fanno solo pubblicità al revisionismo è ovviamente infondata. Mentre i politici che vi stanno dietro sono sicuramente dei personaggi odiosi, certamente non sono sciocchi, e bisogna ammettere che queste leggi si sono dimostrate relativamente efficaci. Esse costituiscono una violazione di quei “diritti umani” di cui i nostri politici ci parlano in continuazione; in tal modo smascherano questi ultimi mostrandoli per quello che sono: degli ipocriti spudorati.

Inoltre, non dobbiamo pensare che è per noncuranza, che questi politici si sono sentiti obbligati a mostrare la loro ipocrisia davanti a tutti. Poiché hanno proibito la libertà di parola e di pensiero su un unico argomento, l’Olocausto, quella libertà di cui altrimenti si professano appassionati difensori, sono ben consapevoli di trovarsi in contraddizione e di danneggiare la propria immagine agli occhi di una parte significativa dei loro elettori. Ma per i nostri regimi democratici l’argomento dell’Olocausto è così importante – e le argomentazioni dei revisionisti appaiono loro, dobbiamo supporre, così convincenti – che i nostri politici non hanno avuto altra scelta che quella di agire contro i loro stessi interessi per salvaguardare a tutti i costi la chiave di volta della nostra epoca di menzogne.

Si capiranno così i molti passaggi del libro in cui l’autore ci vuol far credere che la battaglia revisionista è insignificante e passé e, per farla breve, di nessun interesse. In questo quadro ci si imbatte nel classico argomento di coloro che, ansiosi di mostrare un minimo di “buone maniere” sull’Olocausto, e di non attirarsi l’odio degli ebrei, si mostrano “moderni” e indifferenti verso le anticaglie del passato. Quelli che ostentano questa tipica affettazione di modernità, continuando a violare tabù che non sono veri tabù, stanno bene attenti che le loro sconvenienze rimangano, se non nei confini dello “storicamente corretto”, nei confini dello “storicamente accettabile”.

Come se la battaglia revisionista non fosse più importante e opportuna che mai, in un’epoca in cui l’establishment, attraverso i suoi media, raddoppia i suoi sforzi per indottrinarci con la versione ufficiale del genocidio ebraico, in cui la “memoria” e i pentimenti per l’Olocausto non sono mai stati così pervasivi, e in cui la repressione dei revisionisti non è stata mai così dura e brutale come oggi!

A questo riguardo, il revisionista francese Serge Thion ha scritto:

Gli effetti della legge Fabius-Gayssot sono stati tremendi: la libertà di espressione ha iniziato a scomparire. Libri già scritti non sono stati più pubblicati. Si è anche smesso di scriverli. Quel po’ di dibattito che c’era è scomparso del tutto. Si è diffuso ovunque una sorta di sacro terrore, specialmente nelle scuole dove i professori sono stati costretti a ripetere pedissequamente la storia ufficiale in forma di catechismo, a cui nessuno crede. I media tremebondi si sono zittiti. Una ferrea camicia di forza si è stretta a poco a poco.[4]

Il revisionismo: unerrore politicosecondo G. Faye

Diverse volte Faye denuncia il revisionismo come un “errore politico”. Considera la lotta dei revisionisti non solo passé, ma anche “totalmente inutile, inefficace e controproducente” (p. 20). Critica i revisionisti per il fatto di “sostenere teorie e opinioni irrilevanti che creano solo problemi” (p. 264) e si chiede: “qual è il senso della loro lotta?” (p. 192).

In quanto persona “amorale”, Faye è evidentemente incapace di capire che i revisionisti (o almeno la maggioranza di essi – ammetto che vi possano essere delle eccezioni) non sono, o sono guidati solo in via secondaria, da motivazioni politiche. Le loro motivazioni principali sono la curiosità intellettuale e l’orrore delle menzogne. Per quelli tra loro che sono religiosi, una mistificazione delle dimensioni del presunto Olocausto è come “sputare in faccia a Cristo” (devo questa felice definizione a Vincent Reynouard); per gli atei e gli agnostici, come Robert Faurisson o il defunto Arthur Vogt, questa mistificazione deve essere combattuta perché avvelena il mondo.

Per quanto mi riguarda, ricordo vividamente quella sera del 29 Aprile del 1991, quando lessi, in traduzione tedesca, il famoso articolo del corrispondente di guerra ebreo-sovietico Boris Polevoi, articolo che era apparso sulla Pravda del 2 Febbraio del 1945, una settimana dopo la liberazione di Auschwitz (Robert Faurisson lo aveva già scoperto nel 1979). In tale articolo, Polevoi parlava di un nastro trasportatore sul quale i prigionieri venivano uccisi mediante corrente elettrica, e situava le camere a gas nella zona orientale del campo, dove più nessuno sostiene che vi siano state. Leggendo questo articolo, capii improvvisamente che la versione ufficiale di Auschwitz (e di conseguenza di quell’Olocausto di cui Auschwitz è la pietra miliare) era fiction. La mia indignazione non conobbe confini, e non potei dormire per molte notti. Capii che dovevo scoprire le risposte a due questioni: 1) cosa era successo davvero? E 2) Qual’era la natura di una società che da decenni sostiene, tramite la propaganda e la censura, una menzogna di queste dimensioni?

Tenete presente, inoltre, che la menzogna della “Shoah” implica una diffamazione senza precedenti del popolo tedesco, la cui storia è stata perciò espropriata. Le devastazioni psicologiche che questa menzogna ha inflitto alla nazione tedesca sono un disastro e non vi sarà cura possibile per lo spirito tedesco fino a quando tale menzogna persisterà.

Secondo quanto è scritto nel suo libro, Faye è “uno dei principali autori del movimento nazionalista europeo per i bianchi”. Di questo passo, se questo “movimento nazionalista europeo per i bianchi” si aspetta davvero che un grande popolo europeo rinunci alla sua storia e si rassegni alla diffusione di una mostruosa calunnia [come quella dell’Olocausto] – e tutto ciò per evitare di infastidire i miti oscuri di una piccola minoranza non europea – allora non vale un soldo e l’Europa può farne sicuramente a meno.

Di nuovo Faye scrive:

Mi sono sempre chiesto se i revisionisti credono davvero a quello che dicono, e se sono consapevoli del fatto che mettere in discussione la Shoah richiede, per essere credibile, una simultanea e inequivocabile condanna dell’ideologia e degli obbiettivi dichiarati del Terzo Reich (p. 193).

La prima affermazione dimostra un tale livello d’impudenza da non meritare ulteriori considerazioni; per quanto riguarda la seconda affermazione, la mia risposta è la seguente: tra i revisionisti vi sono dei sostenitori del nazionalsocialismo, come il tedesco Ernst Zündel, lo spagnolo Enrique Aynat, il francese Vincent Reynouard, e lo svizzero Gaston-Armand Amaudruz. Essendo uomini coraggiosi e commendevoli, non negano le loro convinzioni per “essere credibili” – “credibili”, inoltre, agli occhi di chi? Agli occhi di un sistema corrotto la cui chiave di volta è una menzogna, e la cui meta è la distruzione delle tradizioni, delle culture e dei popoli d’Europa?

In ogni caso va notato che dichiarare di essere anti-nazisti non protegge in alcun modo un revisionista, come hanno potuto sperimentare il famoso Roger Garaudy e il mio compatriota, assai meno famoso, Andres Studer, entrambi puniti con multe e condannati dai media come “antisemiti” sebbene avessero imprecato contro Hitler molte volte.

Infine, vi sono revisionisti come Robert Faurisson, Pierre Guillaume, e Serge Thion che, come sa chiunque, non nutrono simpatie per l’ideologia del Terzo Reich ma si rifiutano di sputare sui morti e sugli sconfitti. Questo atteggiamento cavalleresco mostra l’abisso che esiste tra queste persone e il penoso Guillaume Faye.

I testimoni anonimi o scomparsi di G. Faye

Faye ritiene di “provare” la realtà della “Shoah” quando scrive:

Negli anni settanta e ottanta incontrai, nel corso di indagini giornalistiche, dei francesi, degli italiani e dei tedeschi (ora deceduti) che erano stati funzionari dell’apparato statale nazionalsocialista o combattenti in unità delle SS, che non avevano mai preso parte al duro trattamento dei civili non-combattenti ma che condividevano l’ideologia di quell’epoca. Tutti concordarono nell’affermare che la Shoah – il tentativo di sopprimere gli ebrei d’Europa – era stata davvero un evento reale, che essi l’approvavano e che non poteva essere seriamente negato, neppure nell’interesse della futura reputazione del nazionalsocialismo (p. 193).

Che peccato che questi “funzionari dell’apparato statale nazionalsocialista” e questi combattenti delle “unità delle SS”, che si sentivano onorati dall’essere intervistati da Guillaume Faye negli anni settanta e ottanta, siano nel frattempo tutti morti! E che peccato che l’autore si dimentichi di fornirci i loro nomi! Nessuno potrà mai perciò verificare se questi combattenti professassero davvero le opinioni loro attribuite.

Leggendo passaggi come questo, ci si chiede per chi prenda l’autore i suoi lettori.

L’impudenza di Guillaume Faye

In un altro punto, il nostro autore ha l’impudenza di scrivere:

Mi sono sempre sentito distante e ostile verso i revisionisti (o negazionisti della Shoah, qualunque sia il termine che si preferisce). Mentre l’Europa viene sottoposta ad un’invasione islamica e terzomondista, questa questione mi è sempre sembrata un tipico esempio di falso problema, una forma di evasione – un modo per rifugiarsi nel passato. Per vigliaccheria o per paura essi confondono deliberatamente il nemico. Per non parlare di come molto spesso i revisionisti guardano con tenerezza ai loro maestri musulmani e arabi. […] Il revisionismo è il tipico esempio di una masturbazione con la storia per dimenticare il presente e il futuro…(p. 171).

Non raggiunge qui Faye il culmine della sfrontatezza? Conosco personalmente venti persone che sono state, o sono tuttora, in prigione per reato di revisionismo.[5] Con la sola eccezione di David Irving, che ha disonorato sé stesso ritrattando le proprie affermazioni precedenti riguardanti la non-esistenza delle camere a gas di esecuzione di Auschwitz, tutti questi uomini hanno dimostrato un coraggio ammirevole, e non vedo come un individuo come Faye abbia il diritto di insultarli accusandoli di “vigliaccheria”.

Riguardo ai nostri presunti “maestri musulmani e arabi”, devo informare Faye che non abbiamo nessun “maestro”, sia musulmano che arabo, e non abbiamo mai ricevuto un soldo da nessun governo musulmano.

Mentre per la “masturbazione” da lui denunciata nell’ultima frase del passaggio citato, non ho difficoltà a capire che un uomo che ha recitato in film porno possa essere ossessionato da soggetti sessuali, ma direi comunque a Faye di tenersi per sé questo genere di pensieri.

In via di principio, la mia critica potrebbe finire qui. Come abbiamo notato nell’introduzione, il modo in cui si affrontano la cosiddetta “Shoah” e il revisionismo costituisce la pietra miliare di ogni indagine sul ruolo degli ebrei nella società contemporanea. Abbiamo appena visto come Faye affronta queste questioni: il suo libro è un groviglio di disinformazione, diffamazione e menzogne spudorate. Data la mancanza di onestà dell’autore, il lettore non può aspettarsi nulla di positivo dagli altri capitoli. Nondimeno, desidero esaminare il modo in cui Faye tratta due questioni-chiave: il potere degli ebrei in Occidente – che, secondo lui, è in forte declino – e il ruolo degli ebrei nella promozione dell’immigrazione extra-europea in Europa e negli Stati Uniti.

Il presunto declino dell’influenza ebraica negli Stati Uniti e in Europa

G. Faye scrive:

La mia opinione è la seguente: mentre è vero che per due secoli gli ebrei hanno avuto, dato il loro numero, un peso e un’influenza straordinari nell’Occidente europeo e americano (estremamente negativo per alcuni, positivo per altri), quest’influenza ebraica è oggi in forte declino. Le ragioni sono molte: la cattiva immagine pubblica d’Israele; la perdita della forza economica e finanziaria delle comunità ebraiche in Europa e negli Stati Uniti; l’islamizzazione galoppante dell’Europa; il riassestamento del mondo a vantaggio di un Estremo Oriente indifferente agli ebrei; e un numero di altri fattori. (pp. 147-148).

Ho sempre ritenuto che l’umorismo nero fosse una caratteristica peculiare degli oratori inglesi ma, a quanto pare, mi sbagliavo: la patria dell’umorismo nero è la Francia e il suo campione imbattibile è G. Faye che, oltre a molte altre professioni, esercita anche quella di intrattenitore di cabaret!

Il nostro folle osa, in realtà, parlare di declino dell’influenza ebraica in un’epoca in cui gli Stati Uniti, l’unica superpotenza rimasta sulla scena dopo la caduta dell’Unione Sovietica, sono guidati da un governo la cui politica estera è ispirata e condotta da una cricca di ultra-sionisti: i “neocon”. Nell’Aprile del 2003, dopo l’occupazione dell’Iraq, il pacifista israeliano Uri Avnery ha espresso una lucida analisi del movimento “neocon” e della sua influenza sull’amministrazione Bush. Dopo aver elencato i principali esponenti del movimento – William Kristol, Norman Podhoretz, Midge Decter, Robert Kagan, Richard Perle, David e Meyrav Wurmser, William Safire, Charles Krauthammer – Avnery ha esposto la sua conclusione: “Gli Stati Uniti controllano il mondo e gli ebrei controllano gli Stati Uniti. Mai prima d’ora gli ebrei hanno esercitato un’influenza così enorme sul centro della politica mondiale”.[6]

L’ebreo Avnery è decisamente più onesto del goy Faye!

Inoltre, gli stessi sionisti fanatici che hanno spinto gli Stati Uniti in guerra contro l’Iraq potrebbero presto istigare gli Stati Uniti a commettere un’altra aggressione: questa volta contro l’Iran. Gli Stati Uniti oggi sono un mostro tipo Frankenstein, con un corpo non ebreo e una testa ebrea, un mostro pronto a distruggere ogni paese considerato una minaccia per Israele. Secondo Faye, sarebbe questo il “declino” ebraico!

Ma guardiamo qual è la situazione in Francia, il paese di Faye. Dopo che il semi-ebreo Sarkozy, candidato della “destra”, ha vinto le elezioni presidenziali contro la candidata non ebrea di un partito socialista la cui classe dirigente è piena di ebrei, il detto Sarkozy ha subito nominato l’ebreo Bernard Kouchner al Ministero degli Esteri, un personaggio che ha colto immediatamente l’occasione per lanciare minacce funeste contro l’Iran! Ecco un altro esempio singolare del “declino dell’influenza ebraica” – giusto signor Faye?!

Ulteriori esempi di questo declino: la repressione che si aggrava sempre più contro i revisionisti; il numero crescente di paesi europei che hanno adottato leggi-museruola; la commemorazione del 60° anniversario della liberazione di Auschwitz (27 Gennaio 2005, con tutti i capi di stato europei riuniti ad Auschwitz ad inchinarsi davanti al nuovo cappello di Gessler) [Nota: quelli che conoscono la storia del patriota svizzero Guglielmo Tell ricorderanno che Gessler era il funzionario del Sacro Romano Impero che aveva innalzato un cappello nella piazza della città che rappresentava l’autorità dell’Imperatore, davanti al quale tutti i passanti si dovevano inchinare in segno di sottomissione, e fu il rifiuto di Guglielmo Tell a inchinarsi che lo mise nei guai con Gessler, che lo costrinse per punizione a colpire la mela sulla testa di suo figlio; Jürgen Graf è svizzero], e ancora, la morsa degli ebrei sul Vaticano, dove il signor Ratzinger, dopo aver ricevuto una delegazione del Congresso Mondiale Ebraico, si è immediatamente dichiarato molto preoccupato per il programma nucleare iraniano!

Detto questo, va riconosciuto che la potenza degli ebrei è in realtà vulnerabile. Richiede infatti la sopravvivenza del sistema globalizzatore dei regimi pseudo-democratici, in cui gli ebrei controllano il governo e l’opposizione nello stesso tempo (gli esempi classici sono l’Inghilterra, gli Stati Uniti e la Francia), un sistema che, nel caso di un crollo economico mondiale (inevitabile, nei prossimi dieci anni, secondo alcuni economisti), correrà seri pericoli. Per mantenere il loro controllo dell’Occidente, gli ebrei devono continuare a controllare gli Stati Uniti. Se oggi in Francia un governo nazionalista dovesse prendere il potere non è affatto impensabile che gli Stati Uniti bombarderebbero Parigi, esattamente come hanno bombardato Belgrado e Baghdad. Ma se gli ebrei perdessero gli Stati Uniti (un’ipotesi plausibile considerata la follia dei neocon e della loro marionetta Bush) rischierebbero di perdere tutto. La strada per la liberazione dell’Europa si riaprirebbe.

Gli ebrei e l’immigrazione

All’inizio del capitolo intitolato: Ebrei e immigrazione: una situazione in evoluzione, Faye riassume correttamente la posizione di molti nazionalisti americani ed europei:

Per una gran parte dei nazionalisti europei (non per tutti, va detto), come per molti dei loro omologhi americani, gli ebrei portano la responsabilità principale della massiccia immigrazione extraeuropea nelle nazioni di origine europea: prendete un gruppo etnico omogeneo giudicato minaccioso e annegatelo nella promiscuità, dopodichè dominate la massa imbastardita, il caos etnico spersonalizzato; distruggete la natura bio-culturale dei non ebrei, sradicate la loro identità per mezzo dell’odio ancestrale e di una strategia basata sulla vendetta e sulla forza bruta. Gli ebrei avranno perciò portato a termine il loro progetto di destabilizzazione e di putrefazione culturale – mentre applicano a sé stessi regole totalmente opposte: nazionalismo razziale e etnocentrismo. (pp. 215-216).

Il fatto che Faye consideri “sospetto” il quadro suddetto (p. 216) non cambia in nessun modo il fatto che tale descrizione sia basata sulla realtà storica. Per quanto concerne gli Stati Uniti, basta solo leggere il capitolo L’invasione guidata dagli ebrei del libro di David Duke Suprematismo ebraico per esserne convinti. Citando numerosi documenti, Duke mostra che le organizzazioni ebraiche americane hanno combattuto per decenni per abolire le leggi restrittive sull’immigrazione, che cercavano di preservare la composizione etnica della popolazione americana. Gli sforzi degli ebrei furono coronati dal successo nel 1965, ed hanno avuto come risultato che la popolazione di bianchi negli Stati Uniti, che era del 90% nel 1965, è arrivata nel 2006 al 63%. L’immigrazione non bianca ha raggiunto livelli record sotto Bill Clinton e George Bush, che sono anche i presidenti più favorevoli agli ebrei nella storia degli Stati Uniti. Se Faye considera questa una pura coincidenza, sono affari suoi.

Passiamo alla situazione in Francia. Faye continua a ripetere che gli ebrei francesi hanno totalmente ragione nel sentirsi minacciati dalla massiccia immigrazione nord-africana e musulmana, e che i leader ebrei si sono dati la zappa sui piedi sostenendo quest’invasione (cosa ovvia, in realtà). Egli conclude che un “compromesso storico” tra nazionalisti ed ebrei è auspicabile e in linea di principio possibile, ma si rammarica di dover dire che, fino ad oggi, tutti gli sforzi per raggiungere un tale compromesso sono falliti:

Chiaramente, si può ragionare nel modo seguente: dato che gli ebrei sono molto influenti sui media, sarebbe nell’interesse dei nazionalisti stringere con essi un’alleanza per combattere l’islamizzazione e l’immigrazione, eliminando in cambio ogni sentore di antisemitismo e ogni sostegno ai revisionisti dell’Olocausto. So che sono stati presi diversi contatti in base a questi indirizzi da parte dei massimi dirigenti di certi movimenti nazionalisti e etno-nazionalisti ma questi negoziati non hanno prodotto nessun risultato significativo. (p. 233-234).

Così, i negoziati non hanno prodotto “nessun risultato significativo”… Ma forse i movimenti “nazionalisti e etno-nazionalisti” menzionati da Faye sono quelli che controllano opportunisti come l’italiano Gianfranco Fini, uno che venderebbe anche sua madre per la carriera. Se fosse questo il caso, cesserebbero automaticamente di essere “nazionalisti e etno-nazionalisti”. Penso che con gli ebrei non sia possibile nessun compromesso, e per la ragione seguente: una lotta efficace contro l’immigrazione dentro l’attuale sistema politico è impossibile. Perciò, per fermare l’invasione il sistema attuale dovrebbe essere rovesciato, o con un’insurrezione o con un colpo di stato. Un governo nazionalista prodotto da un’insurrezione o da un colpo di stato dovrebbe avere necessariamente poteri dittatoriali, altrimenti non sarebbe in grado di prendere le drastiche misure necessarie a bloccare tutta l’immigrazione extraeuropea e ad iniziare il rimpatrio, almeno in parte, dei non europei già presenti sul suolo francese. In altre parole, il solo modo per arrestare l’invasione sarebbe quello di stabilire una dittatura nazionalista, un governo autoritario. Possono gli ebrei aspettarsi da un governo del genere che venga loro permesso di controllare i media, di diffondere le loro ideologie anticulturali e distruttive, e di utilizzare leggi totalitarie per soffocare ogni dibattito sulla “Shoah”? Gli ebrei, che sono intelligenti, sanno che la risposta è no. Senza bisogno di arrivare ad emulare il Terzo Reich, il cui obbiettivo era l’espulsione degli ebrei dall’Europa, un regime nazionalista dovrebbe prendere misure drastiche per limitare l’influenza ebraica. Gli ebrei diventerebbero in tal caso una minoranza tollerata senza nessuna influenza politica, economica o culturale, essendo negato loro l’accesso ai posti-chiave [Nota: questo è esattamente quello che viene fatto in Israele: nessun goy ha accesso ai posti-chiave della società e a nessun gruppo etnico non ebreo viene permesso di avere un’influenza politica, economica o culturale sulla nazione. Questo non accade per caso: Israele è governato esplicitamente in questo modo e nessuno si lamenta, a cominciare dagli stessi ebrei. Perché allora la Francia non dovrebbe essere governata in modo analogo?]. Non c’è bisogno di dire che per gli ebrei francesi una prospettiva del genere è totalmente inaccettabile.

A parte queste considerazioni che, dal punto di vista ebraico, escludono categoricamente ogni collaborazione con dei sinceri nazionalisti europei, è anche l’odio ancestrale ebraico a giocare un ruolo importante. La diffidenza verso le popolazioni che li ospitano, e l’odio della civiltà europea in generale e del cristianesimo in particolare sono così radicati nella psiche collettiva ebraica (anche se è vero che molti ebrei non nutrono sentimenti del genere), che in ogni società europea la comunità ebraica cercherà di continuare la sua opera distruttiva, anche se questo dovesse determinare un’islamizzazione che sarebbe un pericolo mortale per gli stessi ebrei! Questa situazione è come la favola dello scorpione e della rana: trasportato sul dorso della rana, lo scorpione la punge mentre stanno attraversando il fiume. La rana muore e lo scorpione annega. L’ha punta perché deve pungere. E’ la sua natura.

Queste sono le ragioni per cui il “compromesso storico” raccomandato da Faye rimarrà un sogno impossibile. Faye dovrebbe saperlo: come riferisce a p. 36, “l’ipocrita LICRA, controllata dagli ebrei”, ha svolto il ruolo di pubblico accusatore contro di lui in un processo in Francia per un suo libro contro l’islamizzazione della Francia!

Ma che ci si può fare? La LICRA è come lo scorpione: deve imperversare contro quelli che sono stati definiti come i suoi nemici, anche se essi si comportano in un modo che la LICRA dovrebbe approvare alla luce degli interessi della comunità ebraica!

Conclusione: Si tacuisses, philosophus mansisses[7]

Ogni critica del potere degli ebrei o del mito della “Shoah” nelle società occidentali contemporanee è molto pericolosa. Quelli che sono sufficientemente coraggiosi a sfidare il potere formidabile delle organizzazioni ebraiche sono pienamente consapevoli dei rischi che corrono. Non pensano di avere il diritto di chiedere ad altri di seguirli nel loro percorso. Sanno che non tutti sono come un Robert Faurisson, un Vincent Reynouard, un Ernst Zündel, un Germar Rudolf, un Horst Mahler, o un David Duke. Si astengono dal giudicare un uomo onesto ma debole come Bruno Gollnisch che, per paura dei tribunali francesi, ha ritrattato le proprie convinzioni revisioniste sperando di alleggerire la propria posizione. D’altro lato, essi non mostrano indulgenza per un David Irving che, senza la minima prova materiale o documentaria, accusa i tedeschi di avere ucciso 2.4 milioni di ebrei nei campi di Belzec, Sobibor e Treblinka (oggi la letteratura ufficiale dell’Olocausto ritiene che in questi campi vi siano stati solo 1.7 milioni di morti). Ed essi non avranno certo indulgenza per Guillaume Faye.

Nessuno ha chiesto a Faye di scrivere un libro sulla questione ebraica. Poteva stare zitto. Invece ha scritto un libro esecrabile. Senza essere spinto da motivi cogenti, approva la menzogna della “Shoah” e insulta sfacciatamente quelli che combattono contro tale menzogna. Si è messo dalla parte dei tiranni contro le loro vittime. Usa argomenti patetici per cercare di dimostrare che l’influenza ebraica sta scomparendo velocemente, quando i fatti dimostrano esattamente l’opposto. Nega l’evidenza, assolvendo le organizzazioni ebraiche da ogni responsabilità per l’invasione dell’Europa e dell’America da parte degli allogeni, e auspicando un’alleanza tra gli ebrei e gli euro-nazionalisti contro l’immigrazione islamica, un’alleanza che sa bene essere impossibile, prendendo i suoi lettori per dei babbei.

In chiusura permettetemi di notare che il confronto tra la detta opera, La nuova questione ebraica, con le opere precedenti di Faye mostra un peggioramento del suo pensiero che è evidente persino nello stile del libro. Faye utilizza liberamente i peggiori luoghi comuni in uno stile torbido ripreso dalla propaganda americano-sionista. Così per lui il presidente dell’Iran Mahmud Ahmadinejad non è nient’altro che un “fanatico patologico” (p. 188), mentre, in un’altra pagina, “il regime islamico fanatico dei mullah iraniani” è rimarchevole per il suo “dispotismo oscurantista” e il presidente venezuelano Hugo Chavez è un “tiranno neocomunista” (p. 244). Il linguaggio duro e insultante che l’autore usa per definire gli avversari del Nuovo Ordine Mondiale mostra, in ogni caso, a chi vanno le sue simpatie: ai potenti dell’ora presente.

Prima dell’uscita di questo libro certamente non era facile ammirare Faye a livello personale, ma si poteva almeno stimarlo come politologo. Dopo questo libro non è più possibile. Faye sa benissimo di essersi messo da sé in una situazione da cui potrà uscire difficilmente. Gli ebrei, lungi dall’essergli grati per la sua lealtà e per le sue profferte di collaborazione, lo disprezzeranno come disprezzano un Gianfranco Fini o un David Irving. In più, nei circoli nazionalisti ed etno-nazionalisti meritevoli di questo nome, Faye ora è screditato. Per sempre.

Come uno degli scrittori russi che lo avevano invitato a Mosca mi ha detto, Faye ha perso i suoi vecchi amici senza guadagnarne di nuovi.

Si tacuisses, philosophus mansisses.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo in inglese è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/viewpoints/vpfaye.html
[2] Guillaume Faye, “De la Géopolitique à l’Ethnopolitique: Le Noveau Concept d’Eurosibérie. Le Rôle Historique Majeur de la Russie”, in The White World’s Future. International Conference, Moscow, June 8-9, 2006, Athenaum, P. O. Box 11, 109462, Mosca.
[3] Guillaume Faye, La Nouvelle Questione Juive, Les Editions du Lore, 2007.
[4] Serge Thion, “Brève Histoire du Révisionnisme”. In rete all’indirizzo: http://www.vho.org/aaargh/fran/livres7/TEHERAN/STBrevehistoire.pdf
[5] Gaston-Armand Amaudruz, René-Louis Berclaz, Philippe Brennenstuhl, Günter Deckert, Wolfgang Frölich, Gerd Honsik, Ernst Indlekofer, David Irving, Erhard Kempner, Horst Mahler, Vincent Reynouard, Manfred Roeder, Germar Rudolf, Hans Schmidt, Pedro Varela, Sigfried Verbeke, Max Wahl, Udo Walendy, Hans-Jürgen Witsch, Ernst Zündel. – Il mio amico Ahmed Rami, che ha anch’esso mostrato grande coraggio, è stato messo in prigione per aver criticato il giudaismo ma era ovviamente il suo revisionismo a essere preso di mira.
[6] www.gush.shalom.org/archives/article242.html
[7] “Se fossi rimasto zitto, saresti rimasto un filosofo”.

5 Comments
    • Anonimo
    • 26 luglio 2008

    credo che l’articolo debba esser letto con attenzione almeno 3 volte !

    Daltanius

    Rispondi
    • Anonimo
    • 1 agosto 2008

    Mio caro Signor Carancini voi conoscete che nel linguaggio italiano come in quello francese c’è una differenza sostanziale tra la parola amorale e quella immorale?
    E voi conoscete cosa intendeva per amorale il suo importante compatriota?

    Saluti da un suo lettore

    Rispondi
    • Anonimo
    • 9 aprile 2009

    caro Carancini…probabilmente lei quando scrisse questo articolo aveva bisogno di rileggere che vuol dire amorale per Nietzsche.

    Rispondi
    • Anonimo
    • 30 dicembre 2009

    Splendido articolo di illuminazione in questo "kali yuga" dominato dalla razza ebraica!
    argos

    Rispondi
    • mda
    • 7 ottobre 2016

    faye è la nuova destra: quella del sionista olandese volante e della sua amichetta marina di francia. Che è alleata di Sion.
    Non capisco cosa ci sia da stupirsi.

    Rispondi

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