Un articolo de “Il Divin Salvatore” del 27 agosto 1892

MITEZZA CRISTIANA VERSO GLI EBREI. ODIO FEROCE EBRAICO CONTRO I NON-EBREI

(«Il Divin Salvatore». Settimana religiosa di Roma, Anno XXVIII, N. 89, 27 agosto 1892, pp. 1417-1421. Nel sommario è stampato erroneamente: Mitezza Crispiniana Verso gli Ebrei).

Scrive L’Osservatore Cattolico:

Abbiamo ieri visto con quanta malafede ebrei e liberali trattano di questioni importanti come questa dell’assassinio rituale.

Ci dicono fanatici, medievali, agitatori. Come abbiamo sbarazzato il cammino da alcuni ostacoli alla chiara posizione della questione e alla ordinata discussione, vogliamo ora vedere se sia vero che i cattolici abbiano nel medio evo seguito delle passioni cieche a riguardo degli ebrei, o se non siano gli ebrei che si mostrarono odiatori satanici dei cristiani.

I.‒ I cattolici si informano sulle dottrine e la condotta del loro Capo e loro rappresentante. Vedemmo ieri stesso Innocenzo IV che difende gli ebrei della calunnia che mangiassero a Pasqua il cuore di fanciulli cristiani uccisi da loro. Vedemmo la carità di Gregorio IX verso gli ebrei. Ogni volta che qua o là insorsero le plebi contro gli ebrei stancati dalla intromettenza di costoro, i Papi si mossero a proteggere gli ebrei dagli eccessi che accompagnano le sommosse popolari.

Non mai si mostrarono gli ebrei di queste premure pontificie, le quali riducevano a mitezza i costumi; gli ebrei si sono sempre diportati in modo da meritarsi le severe lezioni che furono loro inflitte, verso i varii popoli. Ma tra le vessazioni, usurpazioni, crudeltà ebraiche, e la legittima reazione cristiana, i Papi tennero il posto che ad essi assegna la sicurezza di possedere la verità, la dignità e il ministero divino, la longanimità della carità che aspetta e mira a persuadere e convertire, non a distruggere e perdere.

Ci sono dunque i delitti ebraici a danno dei cristiani; la difesa dei cristiani; la parola mite e amorosa dei Papi. Questa parola è conservata negli atti solenni e visibili della Santa Sede. Noi ne daremo qui la prova la più accessibile a tutte le intelligenze, per non metterci a trascrivere bolle papali che sarebbero interminabili e incompatibili in un giornale. Le bolle, al caso, verranno studiate nella disquisizione dalla quale non vorrà, speriamo, ritirarsi il professore Strack.

La prova facile la abbiamo dalla condotta diremo personale dei Papi verso gli Ebrei; una condotta così deferente che poneva la vita stessa dei Papi in mani ebree, tanto da averseli medici, amministratori, famigliari.

Non mancarono infatti anche dei Papi che ebbero degli ebrei per medici e per famigliari, secondo che si può leggere nella dottissima opera Degli Archiatrii Pontificii del celebre Monsignore Gaetano Marini edita in Roma dal Pagliarini nel 1874. E così, il primo di Luglio del 1392, Angelo di Manuele Giudeo del Rione di Trastevere può essere annoverato tra i medici e famigliari del Papa Bonifazio IX e della Santa Sede con Bolla così indirizzata (V. App. di documenti: Vol. 2 degli Archiatri pag. 48):

Bonifatius etc. dilecto figlio Angelo Manueli Iudaei de Regione in Trastiberim de Urbe, nato Iudaeo, medico et famigliari nostro salutem.  E dice che: Te in nostrum et Apostolicae sedis medicum et Famigliarem, et sub Beatorum Petri et Pauli. Apostolorum ac Nostra ac Sedis praedictae protectione tenore praesentium recipimus.

A Paolo III fu pure medico Giacomo Mantini ebreo di Spagna. Il quale è probabilmente quel Giacomo ebreo, che sotto Paolo III insegnava medicina alla Sapienza di Roma nel 1539.

Di Giulio III fu medico Giovanni Rodriguez di Castelbianco, ebreo noto sotto il nome di Amato Lusitano. Volle farsi cristiano, ma ritornò al vomito: e pare che morì nel Ghetto dei Salonicchi.

Dello stesso Giulio III furono medici gli ebrei Vitale Alatino da Spoleto zio del Rabbino dei Pomi, e Teodoro dei Sacerdoti, a cui scrisse il 7 di Giugno del 1550, chiamandolo Medico Nostro ed assegnandogli l’annuo salari di Archiatre ordinario.

Di Martino V e di Eugenio IV fu medico l’ebreo maestro Elia. Di Giulio II fu medico il rabbino Spagnuolo Samuele Sarfadi. Del quale narra il Bucardo nel suo diario che più di tutti parlò nel Possesso che il Papa prese il 5 Dicembre 1503:

Iudaei fecerunt longum sermonem in angulo Turris rotundae Arci Sancti Angelis iuxta murum lungum a porta venientem; Rabbi Samuele Hispano, medico Papae, prae omnibus loquente.

A questo medico ebreo gran parlatore fu dal papa anche permesso, come pure a Giuseppe suo figliuolo, che si potessero addottorare. Al qual proposito Davide dei Pomi giudeo, nell’opera che scrisse de Medico Hebraeo, dopo narrato di questo Samuele dice a pag. 20 che: subsequentes etiam Summi Pontifices (maximo ex parte) Iudaeum medicum in eorum curatione vocantur. Leo X et Clemens VII, Paulus III praesertim, qui Iacobi Mantini praesentia usus omni fere temporis fuit.

Nel diario poi dell’Infessura (presso il Muratori negli scrittori Rerum Italicarum) si legge che ad Innocenzo VIII moribondo un impudentissimo e superstizioso medico ebreo propose la guarigione (non accettata) con un bagno di sangue umano.

Né solo i Papi nominati ed altri, che si possono leggere nella citata opera del Marini, si servirono di ebrei per loro medici, ma Martino V, ad istanza dei re dei Romani Sigismondo, confermò prima di tutti ed estese a tutti gli ebrei i privilegi conceduti prima a quelli di Germania e di Savoia, e poi anche permise agli ebrei di Spagna e a loro successori quod medere possent christianis impune e tolse le pene che contro i medici ebrei avea prescritto l’antipapa Benedetto XIII.

E nell’itinerario del famoso viaggiatore Rabbi Beniamino (Vedi il Marini pag. 109) si legge che nel Pontificato di Alessandro III (1159-1181) egli trovò in Roma circa dugento ebrei viri onorati, nemini tributo pendentes, inter quos suos habet ministros Papa Alexander. Ibidem invenientur viri … et Rabbi Dehiel Papae Minister, qui in aula Papae conversatur, utpote aulae omnium ipsius facultatum administrator. E vuol dire che Rabbi Dehiel era il maestro di casa di Papa Alessandro III. E dee essere stato (dice il Marini) persona ben onorata e dabbene questo ebreo, se, ad esclusione dei cristiani, fu assunto dal Pontefice a tale impiego.

Dove per ogni buon fine giova l’osservare che tutti questi esempi finora citati ed altri assai che si potrebbero citare, nulla provano contro le savie e santi leggi generali della Chiesa, alle quali per privata autorità niuno può derogare. Non soltanto, infatti molte antiche costituzioni e decreti di Concilii e di Papi vietarono a’ cristiani di servirsi di medici ebrei: ma esse vennero rinnovate e confermate da Paolo IV, da San Pio V e da Gregorio XIII, secondo che ognuno può leggere nel Bollario.

Le quali costituzioni furono poi per lo Stato ecclesiastico limitate da Sisto V il 22 Ottobre del 1586 al numero undecimo della sua Concessio privilegiorum hebraeis in statu ecclesiastico commorantibus, permettente che: «Ogni medico ebreo, che da noi e dalla sede Apostolica avrà licenza, possa medicare cristiani liberamente senza scrupolo di cristiani, conforme alle licenze et assensi dei Pontefici».

Quando dunque i fogli liberali come ad esempio, il Pungolo ci ascrivono idee medievali, dobbiamo dire, che usano una frase priva di senso per esprimere una cosa vana. Ecco lì come i papi trattavano gli ebrei. Se ad onta di questa deferenza dei Pontefici, vi furono repressioni da parte dei cristiani fu per necessaria difesa contro la indomabile perfidia ebraica. Ma non è sulle storielle popolari basate sulla ferocia vera e storica degli ebrei che noi fondiamo le ragioni a dimostrare l’uso del sangue cristiano negli Azzimi, bensì, su fatti positivi e dimostrati.

II ‒ C’è qualche cosa di ben tristo nel Medio Evo, ma non è da parte dei cristiani, bensì da parte degli ebrei. Per comporre questa tristizia ebraica colla condotta benevola dei Papi, è da osservarsi la distinzione che noi abbiamo fatta tra ebrei mosaisti e ebrei talmudisti e kabalisti.

I primi seguono una legge nota a tutti, la legge che fu perfezionata da Cristo e che anche nella sua originaria crudezza non crea dei seguaci ladri e assassini. Diversa è la legge che si sono fatta i talmudisti. Nessun Papa ha mai difeso il Talmud e i talmudisti. Ed è lo spirito del Talmud che muta gli ebrei in assassini e li rende esosi e ingiusti in mezzo ai cristiani.

Prima di tutto che cosa è il Talmud, in quale considerazione lo hanno gli ebrei, e qual fede meritano gli ebrei che parlano del Talmud. Rispondiamo:

Il Talmud è la raccolta delle chiose adunate dal IV al XV secolo [la datazione è imprecisa (n.d.c.)] dai Rabbini. L’insieme di queste chiose, annotazioni, leggende, tradizioni mostruose, forma il vero Talmud di Babilonia. Esso è il vero oceano, di cui il letto primamente scavato dalla tradizione farisaica o continuamente allargato ha ricevuto come rivelazioni sacre tutto ciò che i rabbini d’oriente e d’occidente hanno potuto sognare sotto la pressione dell’odio per 11 secoli di ignominia.

Samuele Cahen, rabbino, direttore degli Archives Israélites scriveva nel Dicembre 1858 all’Univers di Parigi: «Il Talmud contiene inezie e bizzarie. Esso da lungo tempo, credetemelo non esercita più nessuna influenza sul carattere de’ miei correligionari». Lo stesso Samuele Cahen approvava però un’opera ove del Talmud è detto: «Questo libro è il vero contesto del nostro culto; i teologi lo invocano costantemente; esso regola la vita religiosa degli ebrei».

A conferma di che Isidoro Cahen, figlio di Samuele e redattore degli Archives Israélites scrive: «nel Talmud è consegnata la legge orale ossia la tradizione degli ebrei».

Mosè Maimonide che fu dagli ebrei denominato la Grande Aquila ed è riverito come il primo dei loro Dottori dopo la dispersione, ha detto del Talmud:

«Tutto ciò che si trova nel Talmud di Babilonia è obbligatorio per tutta la nazione israelitica. Ogni città ed ogni paese è tenuto a conformarsi ai costumi stabiliti dai savii Talmudisti, a rispettarne i decreti, a seguirne le istruzioni, perché il corpo intero delle dottrine del Talmud è stato approvato dal popolo israelita e i savi che l’hanno redatto hanno ricevuto per tradizione i fondamenti di tutta la legge, e ciò da bocca in bocca dal tempo di Mosè nostro dottore di felice memoria». Tanto che il Talmud era il testo del pubblico insegnamento nel Medio Evo e la Sinagoga e  la nazione ebrea non aveva altri libri (V. vol. V. della 2 serie delle Mélanges di L. Veuillot).

Ora, come si spiega la contraddizione di Samuele Cahen con sé stesso e col proprio figlio Isidoro e colla Grande Aquila e coi fatti pubblici, nel giudicare del Talmud?

La si spiega dal fatto che il Talmud è una collezione in cui la malizia, l’astuzia, l’equivoco formano il substrato. Un ebreo è tanto più fedele talmudista, quanto più energicamente, se l’interesse lo esige, sa negare e contraffare il Talmud.

Il Talmud stesso insegna che è lecito, che è raccomandato di indurre il cristiano – questo essere spregevole – in errore, ogni volta si spera trarne vantaggio. È per questo che gli ebrei, ora negano la importanza del Talmud ora la ammettono: per questo ne hanno fatto edizioni monche per i profani, e ne lo vengono interpretando nelle maniere le più svariate e contraddittorie.

Attualmente non pochi ebrei inciviliti e divenuti scettici, dichiarano di non tener conto del Talmud; non lo si può credere, appunto perché sono pregati dal Talmud a mentire in faccia ai cristiani; ma, comunque sia, è certo che per lunghe generazioni, per secoli e secoli è il Talmud che ha formato la educazione degli ebrei, e l’influenza di tale educazione non può essere svanita. Quanto agli ebrei che assassinano fanciulli per godere il sangue nel rito pasquale, sono talmudisti puro sangue.

Abbiamo dunque risposto ai tre quesiti: che cosa è il Talmud, quale importanza gli attribuiscono gli ebrei, e quale attendibilità negli ebrei che parlano del Talmud. Diamo ora qualche breve cenno che ci faccia conoscere lo spirito del Talmud.

Commentando il racconto biblico dell’accoglienza fatta da Labano a Giobbe, il Talmud mostra ciò che pensa della effusione di famiglia e della loro utilità: «Labano, dice il Talmud, corse incontro a Giacobbe figlio di sua sorella, lo abbracciò e lo baciò, non per l’affezione che gli inspirava la stretta parentela che esisteva fra loro, ma gli corse incontro per vedere se recava ricchezze; lo abbracciò per assicurarsi se tenesse dell’oro in tasca; lo baciò perché sospettava che potesse aver delle perle in bocca».

Ridicolo di apparenza questo commento include la norma che devono seguire i giudei nel loro giudicare degli atti più innocenti dei non ebrei.

Il Talmud in cento luoghi considera i non ebrei come semplici animali, sono goi, plurale goim; nochri, plurale nochrim; cuthi, plurale cuthim akkoum, cioè, gli stranieri, gli altri, le nazioni del mondo. Esempi:

Le altre nazioni provengono dall’albero del bene e del male, del permesso e della proibizione; per questo sono della natura del bruto.

Gli akkoum dei quali l’anima proviene dallo spirito immondo, sono chiamati porci. Per conseguenza la persona dell’akkoum è il corpo e lo spirito di un porco.

La nazione eletta (Israele) ottiene la vita eterna; voglio dire che quelli che vi appartengono non muoiono interamente, l’anima col corpo come il cavallo, il mulo e le altre bestie come le altre nazioni le quali sono assimilate all’asino …

I non-ebrei, e particolarmente i cristiani, essendo bestie, asini e porci, ne deriva che l’ebreo ha diritto di trarre il maggior utile possibile da questi esseri inferiori. Può opprimerli, derubarli, ucciderli. Il Talmud non solo lo autorizza ma lo consiglia, e anche in certi casi, lo comanda. Leggete il Talmud:

Egli è scritto (Deuteronomio XXXIII): Non foenerabis fratri tuo. Non ti prenderai l’usura sul tuo fratello. Questo è dunque proibito verso il tuo fratello, dice il Talmud; ma non è proibito verso gli altri del mondo. Ecco dunque l’usura permessa agli ebrei quando prestano ai cristiani. Ma nel timore che gli ebrei non approfittassero di questo permesso e fossero più onesti della loro legge e dei legislatori, il permesso fu mutato in comando. Infatti le decisioni addizionali dottrinali del trattato Avoda Zora [Zara] contengono questo precetto: È assolutamente proibito di prestare a loro senza usura.

Rubare a un cristiano è perfettamente legittimo; è compiere un’opera pia. Rabbi Samuel ha per massima: «L’errore del goi è permesso». E il rabbino illustra la sua massima dicendo che è lecito comprare da un goi un pezzo d’oro quando il goi creda di vendere un pezzo di ferro e pagarlo come ferro mentre non è ferro ma oro, anzi è lecito pagare tre fiorini in luogo dei quattro pattuiti.

In un altro passo del Talmud si trova questa frase: È permesso di derubare un non-ebreo perché le parole della Bibbia recano (Levitico XIX, 13): non opprimes socium tuumneque rapies. Dicono socium tuum e non goi; un goi non è socius tuus.

L’ebreo può quindi opprimere e derubare il non-giudeo; ma vi ha di più lo può uccidere.

Prima di tutto, non sarebbe che anticipare l’opera di Dio, perché il Talmud dice: Se Dio non ha impedito ai popoli non ebrei di adorare gli idoli, ma solamente gli ebrei, è perché conta di distruggere i primi e conservare i secondi.

E ancora: È proibito di salvare dalla morte un akkoum o un non-ebreo. Perché liberare dalla morte un akkoum o un non-ebreo è aumentarne il numero.

Ma è ben poco. La sentenza di Simeon ben Yohhai, venerato come un gran dottore in Israele e soprannominato il luminare santo fu consegnata in parecchi libri sacri dei giudei e specialmente nel Talmud trattato Sopherim, capitolo XV. Ecco la bella e pia sentenza: Il migliore dei goim, uccidilo: il migliore dei serpenti, schiacciagli la testa.

E non vogliamo dilungarci di troppo; ma basta il fin qui detto a conoscere lo spirito del Talmud, l’abbominevole rapsodia di tutte le infamità che sono verminate nelle teste fanatiche dei maggiorenti d’Israele.

Ora, se il tribunale sequestra un nostro articolo innocente e ci fa pagare migliaia di lire, perché con uno scritto fuggevole potremmo distruggere la monarchia; se il governo francese ottiene si sopprimano le istruzioni catechistiche sulle lezioni politiche, perché gli elettori voterebbero secondo i criterii dell’onestà cattolica a danno dell’improbità massonica ‒ si può ben farsi idea del male che per secoli e secoli questi insegnamenti del Talmud hanno prodotto nella mente e nel cuore degli ebrei.

Contenga o no il Talmud le prescrizioni rituali del sangue, lo decideranno i dotti col professore Strack. A noi basta dimostrare che il Talmud incita a opprimere, derubare, uccidere i cristiani; questo codice infame che è la norma del culto israelitico è dunque responsabile se la tradizione sanguinaria del rito pasquale è mantenuta dagli ebrei e se lo scannare fanciulli cristiani per inaffiarne col sangue gli azimi non li commuove.

[Sulla a lungo discussa questione dell’omicidio rituale si veda Félix Vernet, La Chiesa e la polemica antigiudaica, andreacarancini.it, e, da ultimo, il volume di Ariel Toaff sulle Pasque di sangue (n.d.c.)].

E per concludere.

I giornali liberali che blaterano di cose e questioni da Medio Evo, vedano alle prove che nel Medio Evo i Papi hanno protetto gli ebrei, e se non li avessero protetti la loro razza sarebbe ben scarsa oggi; mentre i Papi proteggevano gli ebrei questi andavano cucendo insieme nel Talmud le loro scellerate leggende e le loro leggi delittuose e si preparavano ad estendere fino ai tempi nostri i loro mostruosi sacrificii, i loro odii insensati.

I liberali italiani hanno i loro più fedeli emissari, nel perseguitare i cattolici italiani, tra gli ebrei. Crispi era servito da ebrei; leggete gli ebrei della Riforma e della Tribuna; il G.M. della massoneria è ebreo. Non è fanatismo da Medio Evo il far conoscere quali persone il liberalismo sguinzaglia contro i cittadini italiani, e di quali tipi si servano i monarchici per insultarci e rovinarci.

Nel Corriere Toscano, intorno alla vertenza ebraica, leggiamo:

«Da un’altra parte la questione oramai si riduce, non già nel sapere se questo e quell’ebreo abbiano, per fanatismo religioso, versato il sangue dei fanciulli cristiani; fatto ormai constatato luminosamente nella storia come abbiamo già detto altre volte: sibbene nel sapere se questi delitti siano prescritti come rito dai Libri sacri giudaici.

«A noi, uomini rispettabilissimi, cattolici, competenti in materia – non semplici orientalisti, ma versati specialmente nella interpretazione dei libri Sacri ebraici – hanno assicurato che né coi testi ebraici potrebbesi dimostrare la prescrizione rituale del delitto. Altri invece, come sostiene l’Osservatore Cattolico di Milano, assicurano che è precisamente dai libri sacri ebraici che risulta la prescrizione del sanguinoso rito. Ciò per la verità a schiarimento della questione».

È giusto che il Corriere Toscano ammetta la veridicità dell’assassinio rituale ebraico, ma non è ben posta la questione che abbiamo tra mano. A voce al redattore dell’Italia del Popolo e in iscritto all’Osservatore, abbiamo dichiarato che la questione è doppia: «se il Talmud e la Kabala prescrivono l’assassinio rituale – se l’assassinio è storicamente dimostrato».

Inoltre distinguevamo tra ebrei mosaisti, talmudisti  e scettici. Su tutto ciò verte la discussione. E naturalmente non preveniamo il momento in cui, se il prof. Strack si rifarà vivo, sarà fatta. Sta bene che la questione sia messa con chiarezza. L’Osservatore non ha detto che il Talmud prescriva direttamente il rito del sangue. Diremo poi.

La Nazione di Firenze, moderata e letta colà da preti e frati e cattolici di ogni ordine e sesso in omaggio alla Chiesa cattolica e al Papa, commenta il succo del discorso dato dal Corriere Toscano e detto dal Parroco di San Gaetano in occasione del battesimo di due giovani israelite. Il commento è empio e volgarmente ignorante e indica di quale fango si pascono quei preti e frati e cattolici che hanno in cuore la Nazione.

Una cosa notiamo. La Nazione mette in dubbio che la Chiesa cattolica abbia difeso gli ebrei, mette in dubbio che la Chiesa disapprova l’antisemitismo.

La Chiesa fu ed è benignissima cogli ebrei; li ha spesso salvati da false accuse e dal furore che nei cristiani gli ebrei stessi eccitano colla loro odiosa condotta. Ieri stesso pubblicammo un documento molto grave in proposito e ne potremmo pubblicare centinaia. Vedasi il Baronio non solo, ma il Bollario alla parola Iudaei negl’indici dei singoli volumi.

Quanto all’antisemitismo la Chiesa non ammette l’antisemitismo tumultuario, appassionato e cieco, e, infatti, i cattolici non hanno che fare colle persecuzioni contro gli ebrei; ma la Chiesa tiene alta la verità contro l’errore ebraico e lo sforzo ebraico di corrompere le masse cristiane.

La Chiesa si difende contro l’ebraismo e noi ci difendiamo.

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