
Gian Pio Mattogno
PERLE RABBINICHE: IL NON-EBREO E LO STUDIO DEL TALMUD
Una corrispondente del sito ebraico cheela.org, la quale si dichiara non ebrea, chiede chiarimenti circa la proibizione rabbinica ad un ebreo di insegnare la Torah ai non-ebrei.
Dice di aver fatto qualche ricerca in rete e di aver appreso che, contrariamente a quanto si potrebbe credere, il Talmud permette ai non-ebrei di leggere e studiare la Torah e di osservarne i comandamenti (Conversation 83876. Un non-juif peut étudier la Torah ?!, cheela.org).
Cita in particolare Aboda Zara 3a, dove è scritto che un non-ebreo che studia la Torah è addirittura simile ad un Sommo Sacerdote.
Di conseguenza, gli ebrei non solo non dovrebbero indignarsi se un non-ebreo studia la Torah e si sforza di rispettarne i comandamenti, ma non dovrebbero neppure frapporre ostacoli per impedire al non-ebreo di studiare la Torah.
Eppure, aggiunge, ha sentito un rabbino in un video affermare che se un non-ebreo studia la Torah è passibile di morte (spirituale) [cioè decretata da Dio] ed inoltre ha letto che secondo Maimonide (Mishneh Torah, Leggi dei re, 9, 9-10) ad un non-ebreo è proibito di studiare la Torah se è sua intenzione di usarla a vantaggio della propria fede (come ad es. fanno i cristiani).
Il rabbino Samuel Elikan risponde che tutto ciò sembra corretto, ma che necessita di essere “ricontestualizzato”.
Egli ricorda che il popolo ebraico ha una Legge scritta, costituita in particolare dal Pentateuco, ma anche, più in generale, dai 24 libri della Bibbia, che i cristiani chiamano “Primo Testamento”, ed una Legge orale, trasmessa oralmente di generazione in generazione a partire dall’evento del Sinai, cioè dal dono della Torah a Mosè, che poi è stata raccolta in un codice (Mishnah e Talmud), e il cui scopo è di fornire la maniera giusta di interpretare il testo biblico, in modo da poterne trarre la legge ebraica, chiamata halacha.
Successivamente, importanti “decisori” come Maimonide (sec. XII) e Yosef Caro (sec. XVI) hanno dato una sistemazione giuridica alla complessità del Talmud rispettivamente nel Mishneh Torah e nello Shulhan Aruch.
Ora, sottolinea il rabbino Elikan, mentre la Torah scritta, tradotta praticamente in ogni lingua, è accessibile a tutti, la Legge orale (cioè il Talmud) «costituisce un “Patto” riservato a coloro che ne sono vincolati, vale a dire il popolo d’Israele, il popolo ebraico».
Se lo studio nasce da un sincero interesse o da semplice curiosità, non vi è alcuna “violazione” del Patto, e pertanto non siamo di fronte ad una “infrazione”, punibile con la morte spirituale.
L’idea di “morte” come punizione per un’infrazione, aggiunge il rabbino Elikan serve a dissuadere «lo studio opportunistico di un non-ebreo, il quale potrebbe voler usare questa conoscenza per mettere in discussione l’Alleanza esistente tra Dio e il popolo ebraico».
Come se, spiega, qualcuno si presentasse senza preavviso a casa di una giovane coppia di sposi. Ciò non è né appropriato, né opportuno, e «in un certo senso può corrispondere, metaforicamente, ad uno stato di morte spirituale, ad una perdita di vitalità concreta».
Dunque, il rabbino Elikan, che qui si fa interprete della tradizione ortodossa rabbinico-talmudica, ammette tranquillamente che ai cristiani è proibito studiare la Torah, poiché questi la interpretano al loro modo, violando il Patto stabilito fra Dio e il popolo ebraico, e meritano di conseguenza la morte spirituale, inflitta loro da Dio stesso.
Quel che il rabbino Elikan ha dimenticato di dire alla sua corrispondente è che il testo talmudico citato che equipara il non-ebreo che studia la Torah al Sommo Sacerdote in realtà non si riferisce affatto al goy in generale, per natura idolatra, empio e perverso, ma unicamente al noachide, cioè al non-ebreo giudaizzante e giudaizzato che accetta la sovranità del Dio giudaico e di Israele.
Solo in un caso, sostiene Maimonide in un responsum, è permesso ad un cristiano di studiare la Torah, con l’intento di attirarlo alla fede giudaica: il cristiano deve rigettare l’interpretazione della Chiesa ed attenersi esclusivamente all’esegesi rabbinica della Torah.
(Cfr. Sorgente di morte. L’omicidio del non-ebreo nel Talmud e nella tradizione rabbinica, Effepi, Genova, 2919, pp. 40 sgg.).
Ma soprattutto il rabbino Elikan ha dimenticato di dire alla sua corrispondente per quale ragione l’ebreo che studia il Talmud si dondola di qua e di là, mentre il non-ebreo rimane immobile: perché, come afferma lo Zohar (III, 218b), l’anima dell’ebreo è come una fiammella divina accesa dalla Torah celeste che non si calma neppure un istante, mentre le anime dei non-ebrei sono come quelle degli animali dei campi che vivono senza ragionare.
(Cfr. Perle zohariche: guarda come dondolo, andreacarancini.it).
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