Il Noto Servizio: la recensione di Vincenzo Vinciguerra dell’ultimo libro di Giannuli

Il Noto Servizio: la recensione di Vincenzo Vinciguerra dell’ultimo libro di Giannuli



ILNOTO SERVIZIO
Di Vincenzo Vinciguerra
Su questo servizio  segreto “noto” agli atti e a pochi privilegiati, lo storico Aldo Giannuli ha scritto un libro, (“Il Noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro” – Tropea editore – Milano –
2011), che abbiamo letto con piacere.
Abbiamo riconosciuto, in passato, a questo storico così lontano da noi, ideologicamente parlando, quell’onestà intellettuale che neghiamo alla quasi totalità dei suoi colleghi.
Ci sono divergenze e dissensi sui giudizi che esprime su singoli individui e sulla lettura di certi episodi, come quello riferito, per fare un esempio, a Stefano Delle Chiaie che si sarebbe fatto arrestare proprio il 23 marzo 1987, quando a Venezia iniziava il processo per l’attentato di Peteano di Sagrado.
Delle Chiaie in una foto d’epoca con Enzo Biagi

Una “coincidenza” che avvalora la verità dell’ammiraglio Fulvio Martini che ha rivendicato a sé stesso l’ordine di arrestarlo: Delle Chiaie, infatti, doveva assolvere il compito di smentire quanto affermavamo noi.

I ricattati non hanno scelta: dopo aver tentato di tergiversare per alcuni mesi, Delle Chiaie ha fatto fronte comune con i Rauti, i Signorelli, i Maggi e i neofascisti di servizio segreto di cui è stato parte integrante.

Ma è riuscito a smentire solo sé stesso.
Divergenze a parte, non abbiamo difficoltà a riconoscere al libro di Aldo Giannuli il merito ed il coraggio di insegnare ai suoi colleghi come si scrive la Storia.
Perchè, finalmente, possiamo sperare che anche in questo nostro Paese altri vogliano seguire l’esempio di Aldo Giannuli e di smettere di fare propaganda politica, spesso ad infimo livello, per raccontare la storia italiana del dopoguerra per quella che essa è stata, e non per come pretendono di rappresentarla gli uffici preposti alla disinformazione.
Non abbiamo letto, finalmente, di orde nazifasciste colluse con ufficiali “infedeli” e protette da mai identificati “servizi deviati” lanciate all’attacco della democrazia, ma giustamente della confluenza in un unico apparato, negli anni dell’immediato dopoguerra , degli uomini dei servizi segreti della Repubblica sociale italiana e di quelli del Regno del sud e delle varie formazioni partigiane liberali, monarchiche, democristiane, tutte decisamente anti comuniste.
Bonomi (al centro), con Orlando e Nitti.
Il “noto servizio” s’identifica con quello costituito da Ivanoe Bonomi nel giugno del 1944 e posto agli ordini dell’allora capitano dei carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Ferruccio Parri, divenuto presidente del Consiglio il 21 giugno 1945, lo affida al comando del questore Luca Osteria, già capo della “Squadra azzurra” a Milano che conduceva il doppio gioco ai danni dei tedeschi con i quali fingeva di collaborare.
Dal 10 dicembre 1945, giorno in cui si costituisce il governo presieduto dal democristiano Alcide De Gasperi, il servizio si inabissa e su di esso cala il più rigoroso silenzio.
Non può destare sorpresa che il referente del servizio informativo della presidenza del Consiglio sia stato Giulio Andreotti, sottosegretario e uomo di fiducia di Alcide De Gasperi.
La pretesa, storicamente falsa, che all’epoca sia esistita una Italia “liberata” e ”cobelligerante” con gli alleati, ha indotto molti a ritenere che gli organismi politici e militari del Regno del sud abbiano potuto disporre liberamente di propri servizi informativi, mentre in realtà quella porzione d’Italia era militarmente occupata da un nemico invasore che, per prima cosa, si era preoccupato di farsi consegnare gli archivi dei servizi segreti e di mettere quello che restava di questi ultimi sotto il più stretto controllo.
Non può essere sfuggito a questo dominio il servizio segreto della presidenza del Consiglio.
Mario Roatta
Alla sua ricostituzione ed al suo funzionamento possono benissimo aver contribuito sia il generale Mario Roatta, se non direttamente perchè in stato di detenzione, attraverso uomini fidati, sia esperti stranieri che, in quel periodo, contavano certamente molto di più degli italiani.
Può essere stato per un certo periodo di tempo, il “noto servizio”, qualcosa di diverso da un apparato informativo della presidenza del Consiglio?
Non lo escludiamo.
Certo è che con la stabilizzazione della situazione italiana, anche l’apparato segreto della presidenza del Consiglio torna alle sue funzioni che non sono semplicemente informative ma devono necessariamente essere anche operative.
Quante strutture segrete hanno operato in Italia dal 1945 al 1949?
Tante quante erano i partiti politici, tutti dotati di una struttura parallela a quella ufficiale con compiti militari ed informativi; quelle della Chiesa cattolica, dalla “Pro Deo” al servizio segreto dei gesuiti a quello del Maci e così via; quelle dei reduci della Rsi che collaboravano con gli americani ed i sionisti; quelle create dai servizi segreti militari italiani e del ministero degli Interni che dovevano aggirare, in qualche modo, il controllo esercitato nei loro confronti dagli alleati.
Non si saprà forse mai nulla di preciso su questa Italia segreta che è stata alla base della Repubblica fin dal suo sorgere, e che l’ha accompagnata lungo tutta la sua storia miseranda e miserabile fino ad oggi, come un’ombra che s’intravede ma non si riesce ad illuminare.
Il “noto servizio” fa parte della storia di queste tante ombre, rimasto ufficialmente operante, seppur in forma segreta, fino a quando il servizio segreto militare è stato agli ordini dello Stato maggiore della difesa e, poi, emarginato quando questo è stato posto alle dipendenze della presidenza del Consiglio.
Gli uomini del “noto servizio” non sono stati mandati in pensione, ma sono rimasti a disposizione del Sismi che li ha utilizzati per operazioni inconfessabili come l’evasione di Kappler e le trattative per la liberazione di Ciro Cirillo.
L’Ora dell’Azione, il giornale della PRO DEO

Aldo Giannuli ne rileva la presenza, a volte con certezza altre con il beneficio del dubbio, in quasi tutte le vicende oscure italiane ma questa caratteristica è comune a tanti uomini che hanno fatto parte delle strutture segrete e clandestine della Repubblica perchè, come sappiamo, il regime ha creato un apparato bellico in funzione anticomunista e di difesa propria che è rimasto integro ed operante per almeno mezzo secolo, nel quale si sono mossi i servizi segreti ufficiali con le sotto-strutture che hanno, via via, costituito e moltiplicato, quelli ufficiosi come il “noto servizio”, quelli creati dal complesso industriale, quelli delle tre Armi, quello dell’Arma dei carabinieri e così via, tutti con compiti politico-informativo-operativi.

La storia dell’antifascismo italiano, dallo sfacelo morale e materiale dell’8 settembre 1943 a quello del “buga-buga” odierno, è intessuta di segreti e di menzogne come si addice ad una democrazia che ha creato una oligarchia dei peggiori fingendo di essere stata eletta dal popolo sovrano.
In realtà, il regime attuale che vede al governo buona parte degli uomini che hanno contribuito ad insanguinare l’Italia, dall’una e dall’altra parte della barricata, si regge solo perchè è riuscito, fino ad oggi, a coprire i suoi segreti inconfessabili perché ignobili.
Compito degli storici, di quelli almeno che in coscienza si ritengono tali, è di svelare questi segreti nella misura in cui ciò rientra nelle loro possibilità e capacità per raccontare al popolo la verità che non è fascista né antifascista, che non giova a questa parte politica o danneggia l’opposta, ma che rende gli italiani liberi di scegliere se mantenere al potere i ricattati ed i ricattabili, i prigionieri di un passato di ignominia, o finalmente eleggere uomini sui quali non si riflettono le ombre del passato.
Il libro di Aldo Giannuli, rappresenta un primo passo in questa riscoperta della verità senza aggettivi, verso l’informazione che rifiuta la deformazione dei fatti e la disinformazione a fini di difesa del sistema o di questa o quella parte politica, che fa piazza pulita delle leggende per lasciare il posto alla narrazione della realtà.
La Storia e gli storici possono, senza venire mero alla loro volontà di essere obiettivi (se mai è possibile), influire sui destini dei popoli, raccontando i fatti per come essi si sono verificati e permettendo ai lettori di farsi un loro giudizio che, nel caso della Repubblica delle banane e del buga-buga, non potrà che essere di condanna.
Perché non è solo una storia di banane e ballerine, di nani e di escort, ma di tradimenti, di lutti e di sangue.
La Storia non giudicherà, fra mezzo secolo od un secolo, chi ha vissuto questo terribile periodo repubblicano dalla sua posizione ideologica o politica, se è stato fascista od antifascista, comunista od anticomunista, ma se è stato dalla parte della verità o contro di essa.
E chi ha rispetto per sé stesso, può stare da una parte sola, quella che ora condanna alla solitudine ed all’isolamento, ma che, unica, consente di riconoscersi come uomini: dalla parte della verità.

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