Giovannino Guareschi, o la patria degli onesti

Giovannino Guareschi, o la patria degli onesti

Segno di contraddizione. Se Gesù è il segno di contraddizione per eccellenza, può non esserlo, almeno un po’, uno scrittore cristiano? Ad esempio, rivelando, facendo emergere, anche involontariamente, la differenza tra il giornalismo superficiale e quello approfondito e documentato. Il giornalismo superficiale, ad esempio, di un Piero Ottone. Intendiamoci, non considero Ottone un cattivo soggetto: nella rubrica che tiene sul Venerdì di “Repubblica”, ha tra l’altro scritto, nel pezzo del 25 marzo (quello che citerò più avanti), che “se fossimo stati neutrali, nel 1915 e nel 1940, sarebbe stato meglio per tutti. Non parliamo delle avventure coloniali”. In questi tempi di bellicismo spinto, si apprezza anche questo, specie da un giornalista famoso. Per giornalismo superficiale intendo precisamente l’encomio che Ottone fa subito dopo di un personaggio come Alcide De Gasperi, “statista” di uno Stato che nei primissimi anni del dopoguerra aveva già il profilo ipocrita e feroce del Doppio Stato che gli italiani hanno imparato a conoscere con la strategia della tensione: non dimentichiamo che la prima strage di Stato, quella di Portella della Ginestra, è del 1947[1]. Lo scrittore che nell’Italietta euforica di De Gasperi, rivelò – a sue spese – il volto feroce di quest’ultimo (facendo emergere, di conseguenza, la differenza tra il giornalismo mediocre e quello di qualità) fu indubbiamente Giovannino Guareschi. Per capirlo, sia pure sommariamente, confronta il detto pezzo di Piero Ottone con le pagine dedicate al caso Guareschi dalla giornalista Stefania Limiti nel suo L’Anello della Repubblica[2]. I grassetti nel testo sono miei.

Piero Ottone: “Gli anni di De Gasperi: ecco il periodo più bello della nostra storia secondo gli stranieri che ci vogliono bene. Mi dichiaro d’accordo. Abbiamo vissuto anche noi i nostri anni virtuosi: sotto la guida dell’uomo più modesto, più onesto, più grigio. L’amor di patria di De Gasperi fu un amore sofferto. Alla conferenza della pace, dopo quella sciagurata guerra, pronunciò il discorso più triste e più nobile. Alla fine, nel silenzio dell’aula, Byrne, ministro degli Esteri americano, si alzò dal suo posto e gli strinse la mano. Sapeva di stringere la mano di un uomo serio”.

Stefania Limiti: “Siamo nel gennaio del 1954 e Giovannino Guareschi pubblica sul «Candido» — giornale di cui sentiremo ancora parlare, diretto poi dal missino Giorgio Pisanò – le copie fotografiche di due lettere firmate da De Gasperi dal contenuto «esplosivo»: la prima, dattiloscritta, è del 19 gennaio 1944 e invita il comando inglese di Salerno a rifornire d’armi i partigiani e a effettuare bombardamenti aerei sugli obbiettivi militari della periferia di Roma allo scopo di «infrangere l’ultima resistenza morale» della popolazione contro l’occupante; la seconda, scritta interamente a mano il 26 gennaio 1944, avverte un non meglio identificato capo partigiano che gli aiuti sarebbero giunti presto e che «da Salerno» si attendeva «il colpo di grazia». L’ardita scelta di pubblicare materiale così sconvolgente verrà pagata cara da Guareschi, che subì una condanna per diffamazione e 14 mesi di carcere: la prova della loro falsità non fu mai raggiunta e lo scrittore, che contestava la Dc da destra e combatteva l’ambiguità dei suoi leader, suoi compagni di strada durante la campagna elettorale del ’48, non fece mai marcia indietro, forte della perizia dell’esperto calligrafo del Tribunale di Milano – dove veniva discussa la causa di diffamazione contro lo scrittore sotto i riflettori della grande stampa – che aveva accertato l’autenticità delle firme di tutti i personaggi coinvolti in quel burrascoso scambio di missive. I giudici non vollero sentir parlare di evidenze calligrafiche perché, è scritto nella sentenza, «una semplice affermazione del perito non avrebbe potuto far diventare credibile e certo ciò che obbiettivamente è risultato impossibile e inverosimile». Insomma, per loro bastava la parola di De Gasperi e il resto erano chiacchiere. (…) La detenzione di Giovannino Guareschi pose fine alla controversia, ma quei documenti avevano dato un gran da fare al governo italiano, che inviò i suoi emissari per trattare l’acquisto della carte, evidentemente ritenute autentiche: padre Zucca[3] venne spedito in Svizzera con una borsa piena di soldi, pare cinquanta milioni di lire, proprio come avrebbe fatto parecchi anni dopo alla fine dei giorni di Aldo Moro. La circostanza non venne affatto negata dallo stesso Zucca: in una lettera al Tribunale di Milano, Zucca confermò il suo coinvolgimento e lo stesso De Gasperi – come ricorda il Tribunale nella sua sentenza – non negò che padre Zucca e gli altri si fossero recati in Svizzera « per esaminare l’intero carteggio». La delegazione con cui il frate si recò oltralpe, lo ricordiamo, non era esattamente di tipo religioso: con lui, oltre al citato Palumbo, c’erano «alti funzionari del Sifar», i quali «pregarono [De Toma][4] di ricevere padre Zucca come intermediario per sistemare la cosa». La proposta fu: cartelle con i documenti De Gasperi contro concessioni terriere in Argentina o Brasile”.

Nota bene: nella lettera in questione, De Gasperi esortava a bombardare non solo “gli obbiettivi militari”, come si limita a dire Stefania Limiti ma, innanzitutto, “la zona periferica della città”, appunto “per infrangere l’ultima resistenza morale della popolazione”. 

Insomma, pare proprio che anche per gli anni di De Gasperi, “il periodo più bello della nostra storia”, vale il proverbio “se la canaglia impera, la patria degli onesti è la galera”!

    

[2] Edito nel 2009 da CHIARELETTERE, Milano. L’episodio in questione è narrato alla pagine 77-79. Vedi la scheda del libro nel sito della casa editrice: http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/lanello-della-repubblica.php
[3] Padre Enrico Zucca era uno dei componenti del servizio supersegreto L’Anello, delle cui vicende tratta appunto il libro della Limiti.
[4] Enrico De Toma era l’ex repubblichino che aveva consegnato al «Candido» le lettere.
2 Comments
  1. No, niente Appello. Qui non si tratta di riformare una sentenza ma un costume”
    Guareschi

    Giovannino Guareschi, con la sua penna leggera e acuminata di umorista e galantuomo, è una di quelle figure che danno ristoro e indicano la via “se la canaglia impera”. Il suo caso mostra quanto sia sottovalutato il costume delle nostre classi dirigenti di vendere l’Italia e gli italiani a interessi esteri:

    http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/21/c’e-la-parola-compradora/

    E quali sentimenti omicidi possano nutrire i preti e i loro agenti verso la gente che vogliono dominare:

    http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/21/i-preti-sciamani-furbi/

    Vorrei accostare a Guareschi Domenico Marotta, già direttore dell’Istituto superiore di sanità; un italiano di valore che stava rendendo grandi servigi all’Italia quando fu messo in galera dai DC e dai magistrati a beneficio dei padroni esteri. Guareschi rifiutò di ricorrere in appello e di chiedere la grazia; Marotta, alto burocrate, rifiutò di presentarsi ai giudici. Di recente c’è stato un altro caso di disconoscimento a proprie spese del potere giudiziario con Parmaliana. Quando impera la canaglia, bisogna difendersi non davanti ai magistrati, ma difendere sé stessi e la società dai magistrati.

    Qui tam pro domino rege http://menici60d15.wordpress.com/2010/03/27/qui/

    http://menici60d15.wordpress.com/2010/04/30/il-ladro-e-il-viandante/

    Rispondi
    • Anonimo
    • 31 Marzo 2011

    e non solo De Gasperi…

    …Ugo La Malfa (uno dei fondatori del Partito d'Azione), durante una riunione di esponenti antifascisti, "propose, e la proposta fu accettata con una risicata maggioranza, di rivolgere agli Alleati il consiglio urgente di sbloccare la situazione […] con intensi bombardamenti sulle principali città italiane […] Questi ebbero come deliberato
    obbiettivo i centri cittadini. Furono cioè chiaramente bombardamenti politici […] Il numero dei morti, mai acclarato completamente, soltanto a Milano superò i 10.000". (da 'J.V.Borghese e la X MAS', pag.116)

    Valfred

    Rispondi

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