Kurt Gerstein 1943: l’inizio del delirio

Kurt Gerstein 1943: l’inizio del delirio

LA FROTTOLA DI KURT GERSTEIN DEL 1943NIENTE DIESEL!!

Di Friedrich Paul Berg, 14 Febbraio 2010[1]

Sul blog Holocaust Controversies[2] è apparso il seguente testo:

Gerstein riuscì persino a trasmettere l’informazione sulle gasazioni al suo contatto nella resistenza olandese, J. H. Hubbink. Hubbink comunicò l’informazione a Cornelis van der Hooft, che la mise per iscritto nel 1943. Ecco il documento pubblicato da L. de Jong in Een sterfgeval te Auswitz nel 1967, scansionato e tradotto da Pieter Kuiper: http://w3.msi.vxu.se/~pku/Historia/Gerstein/

Grazie a certe conversazioni avute con ufficiali tedeschi di stanza in Polonia e in Russia, sono venuto a conoscenza delle più incredibili storie di orrore. Quando, dopo tutto ciò, appresi la notizia della morte improvvisa di mia cognata, malata di mente, decisi di non aver pace fino a che non avessi scoperto cosa c’era di vero in tutte queste storie di orrore e di uccisione dei malati di mente. Tutti i miei sforzi sono stati rivolti a prendere contatto con importanti ufficiali delle SS in Polonia e a ottenere completamente la loro fiducia. Dopo alcuni mesi, sono riuscito quindi a visitare due cosiddetti Tötungsanstalten [centri di uccisione]. Il primo che ho visitato si trovava a Belsjek sulla strada Lemberg-Lublin; il secondo a Treblinka a circa 80 chilometri a nord di Varsavia. Ve ne sono altri due, in Polonia, ma non sono riuscito ad entrarvi.

I due Anstalten suddetti sono ubicati in foreste e lande scarsamente popolate. Dall’esterno, non sembrano differenti dai normali campi di concentramento. Un cancello di legno con qualche iscrizione terminante in “-heim” non dà ai visitatori nessuna ragione di sospettare un covo omicida.

I treni con le vittime arrivano da tutti i territori occupati d’Europa. I treni sono composti da vagoni per bestiame, le cui aperture sono chiuse con filo spinato. Ogni vagone contiene 120 persone. In condizioni atmosferiche normali il 90% arriva vivo a destinazione, sebbene la scorsa estate è accaduto che il 50% sia morto per mancanza d’acqua. Quando i vagoni giungono al campo, le persone vengono sospinte fuori a colpi di frustino, quindi portate in baracche nelle vicinanze e infine rinchiuse. Il giorno dopo, o pochi giorni dopo – dipende dal numero di persone disponibili – vengono radunate 700-800 persone in un cortile. Viene quindi loro ordinato di spogliarsi completamente, i vestiti devono essere messi in pile ordinate, mentre le scarpe devono essere messe in file. Completamente nudi, gli uomini, le donne e i bambini vengono ora condotti in un corridoio recintato con il filo spinato. Gli aguzzini ucraini cominciano quindi a tagliare e radere i capelli delle donne e dei bambini, i capelli vengono scrupolosamente raccolti per poi venire utilizzati come “Dichtungen” (guarnizione) per sottomarini. Per molte ore questi poveretti vengono costretti a stare al freddo intenso o al caldo bruciante. Quando qualcuno crolla sfinito per il caldo o per il freddo, i bruti sferzano con i loro frustini i corpi nudi di questi poveretti. Le sofferenze sperimentate in questi corridoi sono indescrivibili. Le madri cercano di scaldare i propri bambini nudi con il proprio corpo nudo. Quasi nessuno parla, solo gli occhi esprimono un dolore indescrivibile e e un’opaca rassegnazione.

Il corridoio finisce sulla porta di ferro di un edificio di mattoni. La porta viene aperta e 700-800 persone predestinate alla morte vengono sbattute dentro col frustino finché, come sardine in scatola, non si possono più muovere. Un bambino di tre anni che cercava di scappare ha assaggiato il frustino ed è stato riportato dentro. Dopo di che, le porte sono state chiuse ermeticamente. Fuori dell’edificio, viene messo in moto un grande trattore, il cui tubo di scappamento entra nell’edificio.

Mi viene ora permesso di osservare dall’esterno, da una piccola finestra di vetro, l’effetto di ciò che accade dentro. Stipati, i poveretti aspettavano la loro fine. Non c’era panico, né urla, fuori si sentiva solo un debole borbottio, come se una sola preghiera salisse al cielo. Nel giro di un’ora, erano tutti morti. Da fuori, vennero alzate delle finestre a ghigliottina, in modo che il monossido di carbonio potesse uscire. Dopo mezzora, è arrivato un certo numero di ebrei – dovevano le loro vite all’opera macabra che inizia ora. Aprono la porta posteriore, e devono tirare fuori i cadaveri dei gasati. Prima di portarli nelle fosse di calce predisposte, devono togliere gli anelli dalle dita, aprire le bocche ed estrarre i denti d’oro, se ve ne sono.

In ogni Anstalt vengono tenute le statistiche del numero delle Tötungen [uccisioni di massa]. Ogni giorno, vale a dire ogni 24 ore, vengono eseguite tre o quattro Tötungen. Per i quattro Anstalten presi insieme, tutto ciò equivale a 8-9.000 al giorno. In totale, sono stati già uccise in questo modo 6 milioni e mezzo di persone, di cui 4 milioni di ebrei e 2 milioni e mezzo di malati di mente e di cosiddetti Deutschfeindlichen [tedeschi ostili]. Il programma include 16 milioni e mezzo di persone, tutti gli ebrei dei territori occupati e tutti gli intellettuali polacchi e cechi. Dall’alto, vengono fatte pressioni per fare in fretta e viene presa in considerazione la possibilità di trovare un mezzo di uccisione più efficiente. È stato proposto il gas di cianuro, ma non sembra che finora sia stato usato, così che le uccisioni avvengono nel modo cinico qui descritto”.

Ho appena iniziato a esaminare questa “dichiarazione” del 1943 di Gerstein, ma già un certo numero di cose mi colpiscono come alquanto differenti dalle cinque “dichiarazioni” di Gerstein del 1945. Non viene fatta NESSUNA menzione di un motore diesel, o di cadaveri “blu”, o del professor Wilhelm Pfannenstiel, o del cronometro presuntamente usato da Gerstein per misurare l’intero processo (32 minuti), o del lungo ritardo di quasi tre ore (2 ore e 49 minuti) perché il diesel non partiva. Queste notizie gli dovevano essere già ben note nel 1943 all’epoca di questa prima “dichiarazione” e tuttavia vennero aggiunte solo in seguito. Chiaramente, la “dichiarazione” del 1943 era ancora un “work-in-progress” con ancora molte revisioni a venire.

E presuntamente, il gas mortale usciva da un grande trattore ubicato “fuori dell’edificio”, il che significa che il motore girava al minimo, forse ad alta velocità, ma in ogni caso senza nessun carico. Se in quel trattore ci fosse stato un motore diesel, il tubo di scarico sarebbe stato praticamente inoffensivo. Possiamo ora vedere con qualche particolare in più come la deliberata fandonia di Gerstein si è evoluta.

Un altro elemento notevole della dichiarazione del 1943 è l’affermazione che, dopo che 700-800 persone (lo stesso numero delle dichiarazioni successive) erano state stipate nella camera a gas, “le porte vennero chiuse ermeticamente”. Presuntamente, per la camera a gas, c’era una “porta di ferro di un edificio di mattoni”. Ebbene, tutte queste persone sarebbero sicuramente morte prima che il diesel fosse stato azionato, in base all’ultima affermazione di Gerstein che c’era stato un ritardo di 2 ore e 49 minuti prima che il tubo di scappamento venisse introdotto nella camera a gas.

Friedrich Paul Berg
http://www.nazigassings.com/
[1] http://forum.codoh.com/viewtopic.php?t=5938
[2] http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2006/08/ugly-analysis.html

One Comment
    • Anonimo
    • 17 Febbraio 2010

    Perche' non organizzare un premio letterario per coloro che scrivono testimonianze avute in momenti di trance oppure a seguito di incontri extraterrestri?
    Insomma un premio letterario della fantascienza su un immaginario reich millennario.
    Vuoi vedere che scriveranno che li hanno uccisi con le risate?

    Rispondi

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