Un’altra lettera di Paul Grubach

Un’altra lettera di Paul Grubach

SECONDA LETTERA APERTA DI PAUL GRUBACH ALL’AMBASCIATORE DI FRANCIA NEGLI STATI UNITI, 8 FEBBRAIO 2008[1]

Ambasciatore Pierre Vimont – Ambasciata di Francia negli Stati Uniti, 4101 Reservoir Road, NW Washington, D. C. 20007

Gentile Ambasciatore Vimont,

Come lei ormai indubbiamente sa, lo studioso revisionista dell’Olocausto dr. Robert Faurisson verrà probabilmente messo sotto processo per le valutazioni da lui espresse al convegno iraniano sull’Olocausto del Dicembre del 2006. Presuntamente, egli ha violato la legge Gayssot, un provvedimento approvato nel 1990 che proibisce ogni dubbio, espresso pubblicamente, sul presunto Olocausto ebraico.

C’è un nuovo sviluppo di questa vicenda attualmente in corso che vorrei portare alla sua attenzione.

Il 24 Gennaio scorso, il dr. Faurisson è stato interrogato dalla polizia ed è stata effettuata una perquisizione nella sua abitazione. Nella mia ultima lettera aperta indirizzata a lei del 15 Gennaio, evidenziavo l’ipocrita doppio metro di valutazione del governo francese.

Nel Settembre del 2006, l’insegnante di liceo Robert Redeker fece un aspro attacco al profeta Maometto e alla religione islamica sul quotidiano di centro-destra Le Figaro. A causa delle minacce di morte ricevute, è stato costretto a rendersi irreperibile.

Il governo francese è accorso immediatamente in sua difesa, offrendogli la protezione della polizia e una pubblica dichiarazione di solidarietà. In riferimento al caso Redeker, l’ex Primo Ministro Dominique de Villepin definì le minacce di morte “inaccettabili” e aggiunse: “Stiamo in democrazia. Chiunque ha il diritto di esprimere le proprie opinioni liberamente, nel rispetto degli altri, ovviamente.” (Vedi il New York Times del 30 Settembre 2006).

Che questa dichiarazione sia un’oltraggiosa menzogna è dimostrato dai guai del dr. Faurisson. Nel 1991, la “democrazia” francese pretese la rimozione del dr. Faurisson dalla cattedra universitaria. Nel Luglio del 2006, la “democrazia” francese violò nuovamente il suo diritto inalienabile alla libertà di parola e di ricerca. Egli venne condannato per “negazione dell’Olocausto” da un tribunale parigino in base alle dichiarazioni da lui rese alla televisione iraniana, e venne condannato ad una pena – sospesa – di tre mesi di prigione e al pagamento di 18.000 euro.

Chiaramente, come i casi di Redeker e Faurisson dimostrano, uno ha il diritto di attaccare e profanare i dogmi dei musulmani ma non ha il diritto – in alcun modo – di contestare e rifiutare la dottrina dell’Olocausto, una delle più sacre convinzioni del sionismo. I dogmi e i tabù degli ebrei in Francia sono protetti dalla legge. Se tu contesti l’Olocausto, sei perseguito e condannato.

Tuttavia, i dogmi dei musulmani non sono protetti dalla legge. Se tu attacchi i dogmi dei musulmani, questo viene dipinto come un’espressione di “libertà di parola”. Una volta di più, questa è la prova di un ipocrita doppio metro di giudizio. Farò un altro esempio che rafforza ulteriormente il mio punto di vista.

Lei conosce il nome dello scrittore ebreo francese, Marek Halter? Egli ha fondato il cosiddetto gruppo “anti-razzista” SOSRacisme. C’è una sua intervista nel numero dell’11 Febbraio del 2005 dell’edizione inglese dell’International Jerusalem Post (pp. 9-11).

Halter afferma che la crescita impetuosa in Francia della popolazione islamica è incompatibile con la democrazia. Mi permetta di citare due delle sue dirette affermazioni. Halter afferma: “All’improvviso ci rendiamo conto che essi [i musulmani] non sono più una piccola minoranza e che il modo con cui la maggior parte di essi praticano la loro religione non è compatibile con i principi della democrazia francese.” Egli ha anche affermato: “I musulmani minacciano di indebolire una democrazia francese che non sa più come imporre le proprie regole senza sembrare oppressiva.”

Nell’Aprile del 2007 l’Unione Europea ha sanzionato come crimini il razzismo e la xenofobia nei suoi 27 stati in una legge-quadro. Anche prima dell’Aprile del 2007, quando Halter rese queste dichiarazioni, il razzismo e la xenofobia in Francia erano proibiti.

Vale a dire che Halter rese queste dichiarazioni quando tali leggi contro il razzismo e la xenofobia erano già operative. Un magistrato francese avrebbe potuto sostenere a ragion veduta che le affermazioni di Halter incitano all’odio e alla xenofobia contro i musulmani, e di conseguenza incriminarlo. Dopo tutto, egli ha affermato che i musulmani come tali minacciano di indebolire e persino di distruggere la “democrazia” francese.

Quest’affermazione indurrà la gente a odiare i musulmani. La vostra cosiddetta “democrazia” francese gli permette però di fare delle dichiarazioni anti-musulmane. Tuttavia, Robert Faurisson è messo sotto processo da questa stessa “democrazia” francese per aver fatto delle dichiarazioni che contestano e smontano l’ortodossia dell’Olocausto.

Capisce il mio punto di vista, ambasciatore Vimont? La Francia garantisce “libertà di parola” agli ebrei come Marek Halter, che criticano e attaccano i musulmani. Tuttavia, la “democratica” Francia nega la libertà di parola ai non ebrei come Faurisson che mettono in discussione e smontano la versione ortodossa dell’Olocausto.

Se la Francia fosse davvero una democrazia – come l’ex Primo Ministro de Villepin afferma – difenderebbe il diritto del dr. Faurisson alla libertà di ricerca sull’Olocausto. Vale a dire, non ci sarebbero limiti o conclusioni prefissate per la ricerca sull’Olocausto.

Dopo tutto, la Francia garantisce libertà di parola per gli atei e altri che negano l’esistenza di Dio o attaccano le religioni islamica e cristiana.

Se il governo francese condannerà e imprigionerà il dr. Faurisson per le sue opinioni revisioniste, ciò dimostrerà soltanto – al mondo intero – la verità dei suoi argomenti. Il governo francese non può confutare il revisionismo dell’Olocausto mediante la ragione e la scienza ma deve ricorrere a leggi oppressive e a sentenze penali nel suo tentativo di mettere a tacere la verità.

Sinceramente,

Paul Grubach

[1] Traduzione di Andrea Carancini

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