Sue Parker Gerson: Jebamoth 57b e le spose bambine

SUE PARKER GERSON: JEBAMOTH 57b E LE SPOSE BAMBINE

(Jevamot 57. Child brides by Sue Parker Gerson, MY JEWISH LEARNING, myjewishlearning.com. Sue Parker Gerson, ebrea, è Program Director presso la divisione centrale dell’ADL. Ha conseguito un master in storia ebraica presso il Jewish Theological Seminary of America ed è coautrice di Teaching Jewish History, Behrman House, 2006).

Il brano odierno del Daf contiene uno di quei passi che pongono delle sfide significative al lettore moderno: i rapporti sessuali coi minori.

Ieri, la Gemara ha presentato diverse situazioni nelle quali ad una donna sposata con un sacerdote potrebbe non essere permesso di prendere parte alla terumah (cibo sacrificale), incluso il caso in cui il matrimonio fosse per un qualche ragione non valido.

Nella pagina odierna uno degli esempi riportati è quello di una sposa bambina.

«Shmuel disse: E Abba (cioè Rav, il cui nome era Abba) riconosce, riguardo ad una bambina di età inferiore a tre anni e un giorno, che, dal momento che non vi è (alcuna valenza legale) nel rapporto sessuale con lei, non vi è neppure (alcuna valenza legale) nell’entrare con lei nel talamo nuziale.

«Rava disse: Impariamo anche noi: una bambina di tre anni e un giorno può essere promessa sposa tramite rapporto sessuale; e se il suo sposo ha avuto rapporti sessuali con lei, con ciò stesso l’ha acquisita; e (un uomo che ha rapporti sessuali con lei mentre è sposata con qualcun altro) è personalmente responsabile a causa del divieto di rapporti sessuali con una donna sposata» [Jebamoth 57b].

Mettiamo per un attimo da parte l’orribile idea di un uomo che ha rapporti sessuali con una bambina di tre anni (torneremo su questo punto) e soffermiamoci un attimo sul contesto nel quale vengono pronunciate queste parole.

Innanzitutto dobbiamo comprendere che la differenza fra l’età di tre anni e quella di tre anni e un giorno rappresenta il limite legale dell’età in cui una ragazza può sposarsi, col consenso del padre (per i ragazzi l’età è di nove anni).

Dobbiamo inoltre sapere che la cerimonia nuziale, come apprenderemo in modo più dettagliato nei trattati Kiddushin e Ketubot, è divisa in due fasi: il fidanzamento (erusin) e il rito nuziale (nissuin).

Il matrimonio stesso può essere celebrato in tre modi diversi: con una ketubah (contratto matrimoniale), con un pagamento (ovverosia con la donazione di qualcosa che ha un valore monetario) oppure con un rapporto sessuale.

Per molte ragioni, e non ultima la bassa aspettativa di vita, nel mondo antico era cosa comune che i genitori promettessero in matrimonio i propri figli in tenera età.

All’epoca dei rabbini, l’aspettativa di vita media era di soli 25 anni. Senza la medicina moderna, le persone morivano giovani a causa di malattie e, fra le donne, di parto. Perciò i genitori erano motivati nell’affidare i propri figli a un’altra famiglia per garantire loro cure e stabilità nel caso in cui essi venissero a mancare.

Questo accadeva in modo particolare nelle comunità prese di mira da atti violenti di antisemitismo. Talvolta i genitori portavano i figli piccoli al talamo nuziale e poi li riportavano a casa in attesa che raggiungessero la pubertà. Questa è la ragione per cui i rituali di erusin e nissuin sono separati. A volte si svolgevano a distanza di mesi o addirittura di anni.

[Quindi, secondo il Talmud, lo stupro (che di altro non si tratta) di una bambina di tre anni e un giorno era giuridicamente lecito … in relazione all’età media dell’epoca !!! (n.d.r.) ].

Ma questo passo non parla solo di fidanzamento. I rabbini parlano in modo piuttosto distaccato di un vero e proprio rapporto sessuale tra un uomo e una bambina di appena tre anni. O anche meno: la Gemara la descrive col termine di tinoket, letteralmente una neonata. La Gemara comunque stabilisce che se una bambina ha meno di tre anni il matrimonio non è valido, mentre se ha più di tre anni, anche di un solo giorno, il matrimonio è valido.

Che cosa dobbiamo dedurre da tutto ciò?

Mentre il nostro daf mostra che i primi rabbini erano a conoscenza di tali matrimoni, altri testi dimostrano che non li approvavano. Sanhedrin 76b cita Rav, il quale sostiene che i genitori dovrebbero aspettare fino all’età della pubertà per far sposare i loro figli, e proibisce assolutamente il matrimonio infantile:

«È vietato ad una persona promettere in sposa la propria figlia ad un uomo quando lei è minorenne, finché non cresca e dica: “Voglio sposare Tizio”» (Kiddishin 41a).

Una ragazza che viene data in sposa da bambina può rifiutare il marito una volta raggiunta la maggiore età.

Come leggeremo su Jebamoth 107a, Beit Hillel dichiara che una minorenne può rifiutare il pretendente scelto dai genitori.

Mi piace pensare che i rabbini, se proprio non sono inorriditi come me leggendo questo passo, ne siano quanto meno disgustati, almeno a tal punto da auspicare l’emanazione di nuove sentenze per scoraggiarlo (e infine proibirlo).

___________________

Cfr. Moralità giudaiche. Pedofilia, zoofilia e necrofilia nel Talmud, Edizioni della Lanterna, 2013.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts
Sponsor