La Chiesa cattolica oggi: un semplice supporto della società borghese?

Sette anni fa, precisamente il 13 marzo 2013, veniva eletto al Soglio Pontificio Papa Francesco.

Nei giorni del conclave mi trovavo a Roma e percepivo un’atmosfera strana. Le dimissioni di Papa Ratzinger, fatto inaudito per un pontefice e per la Chiesa tutta, avevano creato i presupposti per una sorta di realtà romanzesca. Pensateci bene: un Papa che si dimette. Che cosa ne sarebbe stato della Chiesa?

Per trovare un precedente a questa gravissima decisione bisognava tornare a tempi immemorabili: al precedente di Papa Celestino V, in pieno medioevo. Al 1294, addirittura.

Che cosa aveva indotto Papa Ratzinger a questa clamorosa decisione? Non si è mai saputo con certezza, fatto sta che tale rinuncia aveva creato a Roma un clima davvero surreale: era una Roma piovosa e immota, quella di quei giorni, e questa sensazione di straniamento veniva prolungata e amplificata dalla scelta del nome del nuovo Pontefice, anch’esso senza precedenti. Papa Francesco.

Mi sembrava di vivere una situazione da romanzo distopico, e precisamente di un romanzo distopico: Roma senza Papa, il famoso romanzo di Guido Morselli.

Quello scritto nel 1967 ma che descrive il futuro della Chiesa cattolica alla fine del secolo 20°. Quello che descrive Roma immersa in una quieta, tragicomica, apocalisse: il Concilio Vaticano II è arrivato alle sue estreme conseguenze, a Roma il Papa non c’è più. Se ne è andato a Zagarolo, a convivere con una teosofa di Bangalore.

A me, in quei giorni romani del 2013 sembrava di vivere proprio quell’atmosfera: una Roma senza Papa, e questo, paradossalmente, proprio nei giorni in cui un nuovo Papa era appena stato eletto.

Era come se Roma fosse finita in una sorta di sedevacantismo di fatto, una sensazione poi confermata da episodi (apparentemente) minori, come la decisione del nuovo Pontefice di rinunciare ad abitare nel tradizionale appartamento papale al terzo piano del palazzo apostolico e quella di non mettere più piede a Castel Gandolfo, la tradizionale residenza estiva dei Papi.

Ovviamente, la novità inaudita di questo passaggio Papa Ratzinger-Papa Francesco non si riduceva ad una mera questione di appartamenti: il nuovo Pontefice non è andato a convivere con una teosofa di Bangalore ma qualcosa di clamoroso l’ha fatto: le sue prese di posizione, nei mesi e negli anni successivi del suo pontificato hanno sconcertato – e talvolta scandalizzato – innumerevoli cattolici.

Penso ad esempio alla sua decisione di ammettere alla comunione i divorziati risposati, sia pure valutando caso per caso, o a quella sua dichiarazione del 2016, in cui additava  “tra i grandi dell’Italia di oggidue esponenti della laicità post-moderna come Emma Bonino e Giorgio Napolitano.

Risultato immagini per papa francesco emma bonino

Post-moderno: forse è questo il termine giusto per definire un pontificato come quello di Papa Francesco. Se infatti i suoi predecessori, a partire dal Concilio Vaticano II, hanno cercato di conciliare il cattolicesimo con la modernità e vanno quindi considerati come modernisti, e quindi non più compiutamente cattolici, almeno per come si intendeva il cattolicesimo prima degli “aggiornamenti” conciliari, un Papa come Francesco va oltre.

È andato oltre. Come quando disse: “Chi sono io per giudicare un gay?”.

Nessun pontefice prima di lui aveva mai detto una frase del genere. Ricordo che quando lessi questa sua uscita, pensai: “Ma come chi sei?! Sei il Romano Pontefice e il compito di un pontefice è quello non solo di promuovere la virtù ma anche di stigmatizzare il vizio!”.

Ho detto che sulle dimissioni di Papa Ratzinger è sempre rimasto un alone di mistero. Su questo mistero è filtrata qualche anno fa una luce inattesa.

Nel settembre 2015, il blog “Saura Plesio” pubblicò un articolo, intitolato Giallo Vaticano, in cui si sosteneva che nei giorni precedenti alle dimissioni di Papa Ratzinger, il Vaticano era stato escluso dal sistema SWIFT, vale a dire la rete bancaria dei paesi occidentali, cui aderiscono 10.500 banche di 215 paesi in tutto il mondo.

In pratica, tutte le transazioni bancarie del Vaticano erano state bloccate: la Santa Sede non poteva più ricevere né erogare soldi. Ma poi, all’annuncio delle dimissioni di Papa Ratzinger, e prima ancora dell’elezione di Papa Francesco, il sistema SWIFT venne sbloccato.

La notizia venne ripresa dal giornalista Maurizio Blondet, che a proposito dello SWIFT ebbe a esprimere la seguente considerazione:

“Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro, il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono. La banca centrale dell’Iran ad esempio, per volontà giudaica, è stata esclusa dalla rete SWIFT per ritorsione contro il preteso programma nucleare”.

In sostanza, secondo la ricostruzione del blog “Saura Plesio” e di Maurizio Blondet, il governo americano avrebbe sottoposto la Santa Sede ad un vero e proprio embargo finanziario, sia pure per pochi giorni, e questo per ottenere dal Vaticano un ammorbidimento delle sue posizioni in materia di morale sessuale e l’uscita di scena di Papa Ratzinger, il cui cattolicesimo era ancora troppo tradizionale per i gusti dell’amministrazione Obama.

Quindi il Vaticano si sarebbe piegato ad un indicibile ricatto.

Questa versione dei fatti ha suscitato il dissenso rispettoso del noto vaticanista Aldo Maria Valli e il dissenso irrispettoso del sito BUTAC (un sito di cosiddetti “debunker”).

Valli ha riproposto la versione “tradizionale” delle dimissioni di Papa Ratzinger: Benedetto XVI si dimise a causa di un calo di forze della propria salute, e quindi per evitare alla Chiesa lo strazio degli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II, in cui la malattia aveva reso il pontefice progressivamente irriconoscibile.

Il sito BUTAC, denigrando come di consueto chi si azzarda a fornire una versione dei fatti diversa da quella ufficiale, ha fornito una versione minimizzante di quanto successe nel periodo febbraio-marzo 2013: l’unico problema, secondo BUTAC, fu un blocco temporaneo dei bancomat vaticani, dovuto ad un’inchiesta della Procura di Roma.

La spiegazione di BUTAC dimostra quanto siano spesso superficiali questi debunker, che rimangono avvinghiati alla superficie delle spiegazioni “ufficiali” ed evitano accuratamente eventuali approfondimenti.

Nel marzo del 2017, ad avvalorare la ricostruzione di Blondet, sono infatti giunte dapprima le dichiarazioni dell’ex arcivescovo di Ferrara Luigi Negri e poi quelle di Ettore Gotti Tedeschi, già banchiere dello IOR dal 2009 al 2012.

Mons. Negri, tra l’altro, ebbe a dichiarare:

“Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d’inchiesta per indagare se l’amministrazione di Barack Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto (…)”.

Mons. Luigi Negri

Da parte sua, Gotti Tedeschi non solo non negò l’esistenza di un complotto americano ai danni di Papa Ratzinger ma, nell’intervista in questione, rimarcò la totale incompatibilità tra l’etica cristiana del Papa e il relativismo morale incarnato dal Presidente Obama e dai massimi dirigenti delle Nazioni Unite (favorevoli all’aborto senza restrizioni e all’eutanasia) e attribuì proprio a questi avversari della fede cattolica un’”attenzione” tutt’altro che amichevole nei confronti di Papa Ratzinger.

Ettore Gotti Tedeschi

Quindi, tornando a noi, l’atmosfera da romanzo di Morselli in cui mi trovai immerso nel mio soggiorno romano del 2013 forse non era solo una sensazione soggettiva: quello che percepivo era un passaggio epocale, da una Chiesa ancora, almeno in parte, cristiana, ad una Chiesa ormai totalmente compatibile con l’ordine mondano e “borghese” della società.

Ho ripensato a tutto questo pochi giorni fa, quando ho letto sul Giornale un’intervista al prof. Roberto De Mattei: “Ecco perché le chiese non dovevano essere chiuse”.

Di questa intervista mi ha colpito soprattutto il passaggio relativo alla chiusura, a causa della paura del Coronavirus, delle piscine di Lourdes. Afferma il prof. De Mattei:

“Quello è il provvedimento più paradossale e contraddittorio tra quelli adottati dalle autorità ecclesiastiche. Se c’è un luogo che, per antonomasia, guarisce i corpi e le anime quello è proprio Lourdes. Ci si immerge nelle piscine proprio perché queste ultime hanno una caratteristica miracolosa: nonostante le patologie dei pellegrini, spesso contagiose, nessuno, in 160 anni, è mai stato infettato”.

Mi domando: ma le autorità cattoliche credono ancora in Dio? Sembrerebbe di no.

Questi sono tempi tristi, tempi di contagio. Per i cattolici, però, questi sono tempi in cui sarebbero più che mai necessarie le Messe e le processioni. Invece niente, proibite anche queste. Eppure, come ricorda De Mattei, durante la peste (la peste, non il Coronavirus!) del 1576, in città si svolsero tre grandi processioni, grazie alla tenacia di San Carlo Borromeo.

Cambiamo per un momento scenario. Il signore di cui vi mostro la fotografia è Nicholas Kollerstrom:

Nick Kollerstrom

Su questo blog mi sono più volte occupato di lui. È uno studioso, uno storico della scienza. Qualche anno fa il suo caso finì sui giornali inglesi per un motivo clamoroso: costui aveva aderito al revisionismo dell’Olocausto, firmando, insieme al noto revisionista Germar Rudolf, un articolo sui residui di cianuro nelle “camere a gas” di Auschwitz.

A causa di quell’articolo, Kollerstrom venne licenziato dall’Università in cui insegnava, una nota Università di Londra. Eppure, nonostante questo traumatico provvedimento, Nick, come lo chiamano gli amici, non si è mai arreso alle pressioni subite, non si è mai scusato, non ha mai rinnegato le proprie convinzioni.

Tempo fa, ha fondato Keep Talking, che a quanto ne so è un’associazione in cui un gruppo di persone, di diverso orientamento ideologico e politico, si riuniscono per parlare, senza inibizioni o censure, di argomenti scomodi per il potere: argomenti come la Israel lobby, i palestinesi, la politica inglese e anche, perché no, il revisionismo dell’Olocausto.

Questo gruppo è entrato subito nel mirino della polizia del pensiero britannica.

Uno degli organi più noti, e più influenti, della predetta polizia è il Board of Deputies of British Jews (Consiglio dei delegati degli ebrei inglesi): la pretesa di quest’organizzazione di rappresentare gli ebrei inglesi è stata peraltro più volte contestata (tra gli altri, da Gilad Atzmon) ma tant’è, si fanno chiamare così e pretendono di parlare a nome degli ebrei inglesi.

Qualche mese fa, il Board, insieme ad altri noti organi della polizia del pensiero (come “Hope Not Hate” e il Community Security Trust) ha preso di mira la chiesa cattolica di St Anne, a Soho. Quest’ultima aveva infatti fornito il locale che aveva ospitato una conferenza organizzata da Keep Talking: la conferenza si intitolava “Journey of an Israeli in Palestine” (Viaggio di un israeliano in Palestina) e il suo relatore era Miko Peled, un ebreo israeliano antisionista.

Miko Peled

Quello che dobbiamo notare qui è che i responsabili della chiesa di St. Anne, una volta finiti nel mirino delle tre predette organizzazioni, si sono subito prosternati in una pubblica dichiarazione di scuse.

E non si sono limitati alle scuse: hanno promesso di cambiare la procedura di prenotazione dei propri locali e hanno persino deciso di donare i soldi della tariffa pagata dagli organizzatori della conferenza al Community Security Trust!

Quanto alle scuse, una vera e propria espressione di pentimento, è utile leggerne il testo. Eccolo:

“Purtroppo, quest’evento, che era interamente distinto dalla chiesa, può non aver riflesso in modo preciso i nostri valori o quelli della nostra comunità. La chiesa non ha né organizzato né promosso l’evento, e non è apparso in nessuna delle nostre pubblicità. Tuttavia, mi rammarico di aver fornito inavvertitamente una tribuna, per quanto piccola, a qualcuno le cui parole o la cui reputazione avessero la capacità di causare offesa. Questa non era la nostra intenzione. St. Anne si oppone risolutamente a ogni forma di odio: che sia il razzismo, l’omofobia o l’antisemitismo. Ci scusiamo per l’offesa che è stata causata ai membri della comunità ebraica e doneremo la quota del noleggio del locale al Community Security Trust. Questa è la prima volta si verifica una situazione del genere, ma di conseguenza modificheremo parimenti la nostra procedura di prenotazione allo scopo di assicurare che questo non accada di nuovo”.

Ora, se c’è un esempio che rende l’idea di una Chiesa totalmente genuflessa a quelli che una volta erano considerati i nemici di Cristo sono proprio queste scuse.

La conferenza di Miko Peled riguardava, a quanto pare, i misfatti dello stato ebraico nei confronti dei palestinesi. Quei misfatti di cui non si deve parlare, in Inghilterra, come negli altri paesi dell’occidente, nel modo più assoluto. Evidentemente, parlare del martirio del popolo palestinese, come di altri argomenti che non piacciono alla Israel lobby inglese, non rientra nei “valori” della chiesa (una volta) cattolica di St. Anne.

La chiesa di St. Anne a Soho, Londra

Come non rientra nei “valori” dell’attuale Pontefice Francesco. Sempre pronto a esprimere solidarietà ai suoi amici migranti e ai suoi amici ebrei, quegli ebrei di cui paventa un’(inesistente) persecuzione. Ma che non parla mai, neppure per sbaglio, dei palestinesi feriti e mutilati a decine dai cecchini dell’esercito israeliano: “Cecchini israeliani si vantano di aver colpito decine di palestinesi alle ginocchia”, titolava 4 giorni fa l’agenzia InfoPal.

A quanto pare, invece, tra i valori del Pontefice attualmente regnante c’è l’amicizia verso le associazioni Lgbt: un anno fa, nell’aprile 2019, una delegazione di associazioni Lgbt è stata ricevuta in Vaticano dal sottosegretario di Stato, il cardinale Parolin.

Sei mesi dopo, nel settembre 2019, Papa Francesco ha concesso udienza al gesuita americano James Martin, noto per le sue “tesi aperturiste” verso i gay e il mondo Lgbt. Il gesuita in questione ha detto che l’udienza che gli è stata concessa è un chiaro segnale di attenzione della Chiesa verso il mondo gay.

Papa Francesco con il gesuita James Martin

Papa Ratzinger non aveva concesso le predette “aperture”. Anche in questo, Papa Francesco sembra essere andato oltre, rispetto ai suoi predecessori.

Tutto ciò mi fa venire ancora in mente Maurizio Blondet. In particolare, mi fa venire in mente uno dei suoi libri più belli: Gli Adelphi della dissoluzione[1].

Quel libro, scritto nel 1994, si apriva con un’inquietante intervista al filosofo Massimo Cacciari. “Il Papa deve smettere di fare il katéchon”, ammoniva Cacciari. Il katéchon (San Paolo, Seconda Lettera ai Tessalonicesi) è colui-che-trattiene: “Ciò che trattiene l’Anticristo dal manifestarsi pienamente”[2].

L’Anticristo, il Nemico finale, nella visione di Cacciari riferita da Blondet, è il Capitalismo sopravvissuto al crollo del Comunismo, è il Capitalismo internazionalista, del Nuovo Ordine Mondiale tecnocratico (quel Nuovo Ordine Mondiale menzionato da Gotti Tedeschi nell’intervista citata in precedenza).

È lo “spirito borghese” con la sua “etica laica” totalmente secolarizzata: apparentemente “tollerante” ma che non tollera di essere messo in discussione da altre concezioni della vita. A cominciare dalla concezione della vita cattolica. Aggiungeva Cacciari: “Non si faccia illusioni: anche contro la Chiesa [il sistema borghese-liberale] non esiterà a usare la più inaudita violenza, se la Chiesa si rifiuta di diventare un semplice supporto della società borghese”[3].

Massimo Cacciari

Ebbene, i predecessori “conciliari” di Papa Francesco avevano smesso di fare il katéchon per quanto riguarda i rapporti con le altre religioni, in particolare nei rapporti con gli ebrei (“i nostri fratelli maggiori”) e le organizzazioni sioniste.

Papa Francesco ha smesso di fare il katéchon anche per quanto riguarda l’etica laica (o laicista) e la morale sessuale.

Oggi sembra davvero che la Chiesa sia diventata “un semplice supporto della società borghese”.     

 

 

[1] Maurizio Blondet, Gli «Adelphi» della dissoluzione – Strategie culturali del potere iniziatico, Edizioni Ares, Milano 1996.

[2] Ivi, p. 5.

[3] Ivi, p. 13.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts
Sponsor