Michael Hoffman: Il film “Joker”: malattia mentale e sventura nell’America degli anni ’70

IL FILM “JOKER”: MALATTIA MENTALE E SVENTURA NELL’AMERICA DEGLI ANNI ‘70[1]

Di Michael Hoffman, 7 ottobre 2019

(Avvertenza: questo articolo rivela alcuni aspetti [anticipazioni] del film “Joker” che gli spettatori intenzionati a vederlo potrebbero non desiderare di leggere).

Forse l’affermazione più deprimente di ‘Joker’ è quella più difficile da confutare: che il mondo orribile che (il Joker) abita, e per estensione il nostro, è quello che ci meritiamo” – John Wenzel.

All’inizio di quest’anno mi era stato chiesto di scrivere un’introduzione ad un nuovo libro che esaminava il simbolismo occulto in America. Rifiutai. A mio giudizio l’autore scambiava fenomeni banali per una cospirazione occulta. Non riusciva a vedere che se tutto è occulto allora niente lo è.

L’incapacità di operare questa distinzione si riflette nell’accoglienza che il film “Joker” ha ricevuto da parte di molti ricercatori che cercano di studiare l’intersezione dell’arcano e del Deep State nei media popolari. Questi ricercatori, insieme a certi celebri critici cinematografici, hanno deciso che Warner Brothers e Village Roadshow avevano, con il loro film “Joker” del 2019, creato un seguito del personaggio totalmente malvagio del Joker impersonato da Heath Ledger nel film del 2008 di Christopher Nolan “Il cavaliere oscuro”, e nell’episodio successivo, “Il cavaliere oscuro – Il ritorno”, che contiene presuntivamente riferimenti esoterici ai massacri di Sandy Hook e di Aurora (che tuttavia non erano ancora avvenuti quando il film uscì). Senza aver visto il film “Joker”, all’inizio scrivemmo in un tweet che sembrava fosse un altro ignobile veicolo di reclutamento per ispirare ulteriori cecchini sterminatori bianchi e “pazzi solitari”.

Queste cose accadono. Il personaggio del “Joker” di Heath Ledger ha ispirato almeno un massacro da parte di Jerad e Amanda Miller di LaFayette, nell’Indiana. Costoro uccisero due poliziotti in una pizzeria di Las Vegas (“CiCi’s”), e quindi continuarono la loro sparatoria in un locale supermercato, dove uccisero un buon samaritano armato che aveva cercato di fermare la loro carneficina. Jerad era conosciuto per vestirsi come il “Joker”. La personalità in rete dei Miller era quella di patrioti militanti ma si comportarono più come individui posseduti da demoni.

All’età di 28 anni l’attore Ledger morì per un’overdose di droga nell’anno in cui uscì il “cavaliere oscuro”. Il personaggio del Joker da lui impersonato è totalmente spietato e sadico, uno che uccide i suoi stessi compari e partner. La sua violenza non ha un fondamento logico. È puramente demoniaca, la personificazione di quella che William Butler Yeats definì la “marea rosso sangue” che annega la “cerimonia dell’innocenza”.

Molti dei massacri della vita reale in America, che siano stati ispirati da Hollywood oppure no, sono stati in linea con la violenza del Joker nel “cavaliere oscuro” – quella di mega-atrocità anarchiche e a sangue freddo contro persone innocenti inclusi scolari, mostrando un disprezzo diabolicamente nefando per la vita umana.

Il film “Joker” dell’ottobre 2019, è qualcosa di totalmente diverso. È disingannatore e contro l’occulto (con una possibile eccezione notata sotto). Se esso “ispirasse” violenza non sarebbe più colpevole di Alfred Hitchcock per aver raffigurato un maniaco omicida afflitto da travestitismo in “Psycho”.

Il protagonista in “Joker” è Arthur Fleck, impersonato da Joaquim Phoenix, un uomo mentalmente malato del quale ogni atto benigno viene equivocato. Egli cerca di superare la sua afflizione ma le circostanze della sua vita e l’occupazione da lui scelta (impersonare un clown e personaggi da sit-com) congiurano a ostacolare le sue intenzioni.

Non vi sono raffigurazioni di massacri a casaccio in questo film. La sola volta in cui più persone vengono uccise è in una scena dove Arthur viene malignamente aggredito da tre dirigenti subalterni ubriachi in giacca e cravatta in metropolitana. Il pestaggio cui lo sottopongono è brutale al punto da paralizzarlo o ucciderlo, se fosse continuato. Non continua perché Arthur salva la propria vita estraendo il suo revolver e uccidendo tutti e tre i suoi assalitori. Solo perché egli è truccato da clown (è il suo lavoro), i media sfruttano l’incidente e sensazionalizzano lo sparatore come un clown-killer che ha ucciso tre passanti innocenti.

Mentre alcuni stragisti scrivono in modo sospetto eloquenti “manifesti” programmati precisamente per essere diffusi in rete, o poco prima o durante l’esecuzione dei loro crimini, Arthur viaggia con un malconcio taccuino pieno di note scarabocchiate e frammenti di frasi barrati e a malapena leggibili che egli legge a voce alta in una tavernetta che ospita una serata a microfoni aperti. È come se gli autori del film si facessero beffe della cooperazione dei media con i surreali resoconti, da parte della Criptocrazia, della vita reale degli stragisti; una situazione che ci induce a chiederci qual è il film e qual è la realtà.

Non posso riferire i dettagli di un cruciale tradimento scoperto da Arthur senza rovinare una sorpresa fondamentale. Posso dire che Arthur apprende che nel suo passato venne ripetutamente brutalizzato con la connivenza di qualcuno di cui egli si fidava senza riserve. Man mano che le sue condizioni peggiorano, peggiora anche quello che rimane del suo autocontrollo.

È interessante notare che la pistola che egli possiede gli era stata imposta da un collega. In una scena chiave, egli si vendica del collega risparmiando nel contempo la vita di un altro con le parole “”Tu sei il solo che è stato buono con me”. Se questo fosse un patologico film su Batman, Arthur andrebbe avanti e ucciderebbe la persona che era stata buona con lui. La misericordia che dispensa è un segnale significativo che lo separa dagli uomini armati che hanno fatto notizia con massacri di angosciante frequenza.

“Murray Franklin”, il conduttore televisivo serale sul tipo di Johnny Carson nel film, è impersonato da Robert De Niro. Franklin indossa la maschera della rispettabilità della cultura pop degli anni ’70, e tuttavia sfrutta Arthur per cinico amore di audience, come Hop Frog veniva sfruttato nella storia di vendetta di Edgar Allan Poe che porta quel titolo. E come Hop Frog, Arthur si vendica, e lo fa sulla televisione nazionale. È in questo frangente che vediamo il regista del film “Joker” Todd Phillips uscire dal genere del clown-killer occulto e volgere uno specchio sulla nostra corrotta società, come Oliver Stone fece in “Natural Born Killers”, un film che ritraeva i media di regime come complici della violenza della ferale coppia di assassini al centro dell’azione.

Arthur Fleck e Antonin Artaud

Joaquin Phoenix impersona Arthur – che si tramuterà nel “Joker” verso la fine del film – come un malato mentale emaciato e fumatore incallito (stranamente rassomigliante nell’aspetto al poeta maledetto francese e teorico del teatro della crudeltà Antonin Artaud). Arthur, nonostante la sua malattia, sta cercando di recuperare la sua umanità nel mezzo di un’inumana mise en scene. C’è poco di occulto qui. Arthur Fleck è uno che Artaud avrebbe definito “L’uomo suicidato dalla società”. Questo non è per negare le responsabilità di ognuno delle sue azioni, o per accordare una prerogativa omicida al malato mentale. La vita nella grande città americana “Gotham” negli anni ’70, e ancora di più oggi, era ed è un’esperienza disumanizzante e degradante, in particolare per i poveri e gli svantaggiati, alcuni dei quali migliorano la propria situazione e diventano utili cittadini, mentre altri affondano più profondamente nella disperazione e nelle fissazioni.

Alla conclusione del film, una folla prodotta da una cultura giovanile urbana malata che Arthur Fleck non ha creato, ha fatto di lui un anti-eroe, “il Joker”. In queste scene il personaggio di Joaquin Phoenix diventa marcatamente più giovanile sotto l’abbigliamento da clown ora in giacca e cravatta di buon taglio e un trucco applicato con perizia. Gran parte dell’angoscia è scomparsa nel suo viso ora più giovanile. Il sangue che ha versato e la notorietà che ha raggiunto sembrano rimuovere anni di vecchiaia e di dolore mentre danza una coreografia che celebra la sua trasformazione da uomo tormentato che lotta per fare il bene ed essere capito, in una figura di forza quasi sovrumana, essendo riuscito ad “avere successo” conquistando l’accesso nel circo delle celebrità della demente cultura pop della società, i cui clown dominanti, come il personaggio di Robert De Niro, sono più malvagi del Joker.

Il film finisce con un bizzarro e vagamente inquietante inseguimento chapliniano nelle stanze di un ospedale psichiatrico – come a dire: tutto aiuta nel mulino dell’intrattenimento.

Il livello della produzione è alto. La cinematografia, la recitazione, le scene e i costumi sono tutti professionali e bene allestiti. La colonna sonora del compositore islandese Hildur Guðnadóttir cattura gli spettatori con una malinconia incessantemente propulsiva e inquietante.

A differenza dei due episodi finali dei due film occultisti su Batman di Christopher Nolan, “Joker” non è un film volto a peggiorare la nostra salute mentale collettiva, o a immergerci nel linguaggio vago e crepuscolare della subliminale Criptocrazia. Piuttosto, è un rapporto tossicologico sugli effetti della fermentazione nella perniciosa acqua salmastra qual è la “vita nella grande città americana”.

È arte e ha validità solo su questa base, senza possedere un messaggio che conduce a un rimedio. È un documento cinematico su una persona rifiutata e oppressa dal passato della nostra nazione, una sorta di uomo qualunque che potrebbe essere ognuno di noi se fossimo così sfortunati, e necessariamente prefigura il nostro futuro, se l’America dovesse scegliere di continuare sul suo sentiero, grossolanamente materialistico, fantasticamente crudele, abortista di massa e privo di Cristo.

Se non fosse per la seguente rivelazione, vorremmo dire che confondere questa riflessione che induce a pensare sullo stato decaduto della nostra nazione, con un crittogramma dallo Stato profondo, sarebbe un significativo fallimento di percezione, intuizione e rilevazione. Tuttavia…

Gary Glitter e l’”Hey Song” nella colonna sonora di “Joker”

Gary Glitter e Sir Jimmy Savile

Una scena iconica del film mostra Arthur Fleck pienamente trasformato nel Joker mentre danza su una serie di gradini all’aperto, su una canzone del musicista rock inglese Paul Gadd, il cui nome d’arte è “Gary Glitter”. La canzone di Gadd/Glitter “Rock and Roll (Part 2)” fu un successo del 1972 che venne poi trasmesso negli stadi sportivi come un inno (popolarmente conosciuto come “The Hey! Song”). In seguito venne anche inserito nella colonna sonora di almeno due film di Hollywood, “Le riserve” e “Mi presenti i tuoi?” (con Robert De Niro).

Nell’ottobre 2012, in Inghilterra emersero le prove che Glitter aveva fatto parte della cerchia di pedofili di Sir James “Jimmy” Savile. Glitter, oggi settantacinquenne è attualmente in prigione a scontare una pena di 16 anni dopo la condanna per quattro capi d’imputazione per libidine violenta e un capo d’imputazione per aver fatto sesso con una bambina con meno di 13 anni di età. Tutti i crimini vennero commessi negli anni ’70 e ’80. Egli venne incarcerato dapprima nel 1999 quando ammise di possedere materiale pedopornografico. Egli è stato accusato di dozzine di atti di molestie avvenuti in paesi asiatici. Nel 2008 Glitter finì di scontare una pena di circa tre anni in una prigione vietnamita per aver molestato due bambini (New York Times, Aug. 21, 2008, p. E5).

Savile (1926-2011) fu un satanista. La regina d’Inghilterra lo insignì dell’Ordine dell’Impero Inglese nel 1971. Costei nominò cavaliere questo demonio nel 1990. Savile forniva bambini ai membri dell’elite della società inglese a scopo di sfruttamento sessuale. Egli era conosciuto per aver compiuto atti di necrofilia su cadaveri e per aver indossato una collana con un occhio di vetro asportato da un cadavere.

Nel 1984 Savile venne accettato come membro dell’Athenaeum, un club di appartenenti all’alta società londinese, dopo essere stato proposto dal cardinale della Chiesa cattolica Basil Hume. Un altro membro clericale della cerchia di pederasti di Savile fu il Vescovo anglicano di Gloucester, il reverendissimo Peter Bell, che era profondamente legato alla famiglia reale inclusi la regina Elisabetta e il principe Carlo, erede del trono inglese.

I garanti di Savile: la regina Elisabetta e il principe Carlo

Sir James Savile aveva rapporti con il principe Carlo a causa di “mutui interessi caritatevoli”. Si dice che il principe abbia fatto avere dei doni a Savile per il suo 80° compleanno, insieme ad un’annotazione enigmatica che recitava: “Nessuno saprà mai quello che tu hai fatto per questo paese, Jimmy. Questo serve a ringraziarti per quello”.

Savile era un intimo amico del primo ministro inglese “conservatore” Margaret Thatcher: “La corrispondenza che mostra la profondità dell’amicizia tra Sir Jimmy Savile e l’ex primo ministro Margaret Thatcher viene oggi svelata in un documento segreto di Downing Street che è stato pesantemente censurato da funzionari in seguito alle rivelazioni sugli abusi sessuali compiuti dal defunto intrattenitore”. Il dossier di 21 pagine messo in circolazione in base alla regola dei 30 anni dai National Archives mostra le straordinarie entrature di Savile ai livelli più alti della società inglese”.

“Thatcher e Savile si incontravano molto spesso…Alcuni fogli e sezioni del documento governativo sulle relazioni di Thatcher con Savile rimarranno nascosti alla fruizione pubblica per ulteriori 10 anni”.

Il primo ministro Thatcher è sospettata di aver occultato una cerchia di stupratori di bambini che operava tra gli altri dirigenti del governo inglese”.

Nel corso della sua carriera di violentatore di circa 500 giovani (!), a partire dal 1955, Savile ha goduto di una totale immunità dagli arresti della polizia, dalle incriminazioni penali e dalle pene di prigione. Egli è morto come un multimilionario, rispettato e onorato.

Nel 2009, in un’intervista registrata con il suo biografo, Savile difese Gary Glitter, condannato nel 1999 per possesso di materiale pedopornografico, che egli descrisse come una celebrità diffamata per aver guardato “film scabrosi…Erano per la sua soddisfazione. Che fosse giusto o sbagliato dipende da lui come persona… loro [chi guarda] non hanno fatto nulla di sbagliato ma poi vengono demonizzati”. L’intervista all’epoca non venne pubblicata, e la registrazione non venne diffusa prima della morte di Savile”. Cf. “Jimmy Savile claimed paedophile Gary Glitter ‘did nothing wrong” (Daily Telegraph [UK], Oct. 1, 2012).

Inoltre, le molestie perpetrate sui minori sono un enorme problema anche a Hollywood.

Questo è il punto: è questo il caso di un indifferente regista di Hollywood che usa in modo irresponsabile la canzone di Glitter nel film “Joker” senza preoccuparsi né del passato di molestatore di Glitter, né della certezza di uno scandalo che scoppierebbe quando si scoprisse che Glitter riceveva una percentuale dei diritti d’autore generati dalla canzone? Gli autori avrebbero dovuto sapere che il loro utilizzo della canzone avrebbe generato pubblicità per Glitter, un pederasta condannato.

O questo è un atto arrogante di sfida alla moralità convenzionale, o è qualcosa di totalmente differente: l’impressione del sottoscritto (e questo è tutto a questo punto), è che – in linea con la nostra valutazione del “Joker” come un film che documenta la malvagità e la corruzione degli anni ’70, e per estensione del nostro più pervertito 21° secolo – l’inclusione della canzone di Glitter del 1972 è un ulteriore specchio – un segnaposto deliberatamente collocato nel film per indicare l’esistenza di una straordinaria malizia e malvagità nei piani alti del potere. Le cerchie dei molestatori dei minori che operano ai livelli di elite del governo e dello spettacolo sono capi d’imputazione esplosivi che possono (e dovrebbero) demolire la fede del popolo per i suoi capi.

È ingenuo prendere in considerazione la possibilità che gli autori volessero far esplodere questa dinamite? Forse sì. Ma dall’alfa all’omega, “Joker” dimostra che i “rispettabili” non lo sono. Ogni esame prolungato della vita di Gary Glitter fa apparire il nome di Sir James Savile.  Da lì, uno rovescia una roccia dopo l’altra nascondendo serpenti velenosi che la nostra civiltà venera come le persone più degne e rispettabili tra noi: monarchi, primi ministri, pop star e, di conseguenza, magnati di Hollywood.

Il clamore sulle cerchie di pederasti guidate da persone ancora al potere in Inghilterra e in America è svanito. In parte questo è dovuto al fatto che la Criptocrazia introduce false storie nei circoli della destra mescolate con mezze verità, in modo che gli utili idioti dei teorici del complotto gridino al lupo screditando l’esistenza delle operazioni effettive.

In altri casi, è un fatto delle nostre vite bombardate dai media che noi si soffra spesso di un deficit di attenzione, come pure di una stanchezza da compassione, e ciò che ci allarmava ieri è, tragicamente, in gran parte dimenticato oggi, nonostante le spaventose conseguenze di tale oblio.

Gli autori di “Joker” hanno incluso deliberatamente la canzone “Rock and Roll (Part 2)” come un segnavia sul sentiero per rinfrescare la nostra memoria degli orrori della satanica depravazione collegata a Jimmy Savile che è incistata nei centri del potere del mondo occidentale? O lo hanno fatto come parte dello stesso processo satanico di incistamento?

 

 

 

 

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: https://revisionistreview.blogspot.com/2019/10/joker-movie-mental-illness-and.html

One Comment
    • Gengè
    • 11 Dicembre 2019

    «Gli autori di “Joker” hanno incluso deliberatamente la canzone “Rock and Roll (Part 2)” come un segnavia sul sentiero per rinfrescare la nostra memoria degli orrori della satanica depravazione collegata a Jimmy Savile che è incistata nei centri del potere del mondo occidentale? O lo hanno fatto come parte dello stesso processo satanico di incistamento?»
    Per quanto è un film che mai vedrò credo che il senso di tutte le riflessioni è in quest’ultima domanda.
    Io per esempio, anche considerando che si è in Italia e non in un paese anglofono e/o direttamente in Inghilterra, non sapevo né di Gadd/Glitter “Rock and Roll (Part 2)” (forse avrò ascoltato la canzone) né di Saville (di cui se è morto rispettato e onorato, nessuno ne ha mai saputo, almeno non a livello di media). Può però essere che in Inghilterra e in tutti i paesi in cui tale film pompato farà “cassetta”?
    Personalmente credo (vorrei dire sono certo) «lo hanno fatto come parte dello stesso processo satanico di incistamento». Basta considerare: queste informazioni non sono da TG (e quindi fruibili da tutti); se quanti sanno hanno poi la reminiscenza per collegare i fatti; per ultimo, come io pure ho scritto e certamente pure tu, lo stesso autore scrive «In altri casi, è un fatto delle nostre vite bombardate dai media che noi si soffra spesso di un deficit di attenzione, come pure di una stanchezza da compassione, e ciò che ci allarmava ieri è, tragicamente, in gran parte dimenticato oggi, nonostante le spaventose conseguenze di tale oblio».
    Epstein, che è certamente caso più notorio, non potrà diventare – per le fatiche della vita di tutti, o di una parte, i componenti della collettività – oblio?
    Del resto la cinematografia, e la televisione, è ottimo strumento di lavaggio mentale… bastano tre ore al giorno. D. Estulin nel suo “Istituto Tavistock” riporta che esse sono risultate, per l’Istituto medesimo, il metodo più semplice di lavaggio di cervello.
    Il Potere farà di tutto per mantenere questo Status Quo.
    Forse in una ideale e liberatoria situazione Fantozziana (v. la corazzata Kotiomkin) potrà «rinfrescare la nostra memoria degli orrori della satanica depravazione collegata a Jimmy Savile che è incistata nei centri del potere del mondo occidentale» … ma Fantozzi era il passato mentre noi si è ancora lontani dal definire o progettare dibattiti che non sia su youtube (e/o ciò che rappresenta).

    Un saluto

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