La censura dei social media raggiunge nuove altezze mentre Twitter proibisce il dissenso in modo permanente

LA CENSURA DEI SOCIAL MEDIA RAGGIUNGE NUOVE ALTEZZE MENTRE TWITTER PROBISCE IL DISSENSO IN MODO PERMANENTE[1]

Di Mnar Muhawesh, 14 novembre 2019

È un segreto alla luce del sole. Il “deep state” lavora fianco a fianco con i giganti dei social media della Silicon Valley come Twitter, Facebook e Google per controllare il flusso delle informazioni. Questo include la soppressione, la censura e qualche volta l’epurazione totale delle voci dissenzienti – tutto sotto la parvenza della lotta alle fake news e alla propaganda russa.

Recentemente, è stato rivelato che il responsabile editoriale di Twitter per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa è un ufficiale operativo della 77a Brigata dell’Esercito inglese, un’unità dedita alla guerra in rete e alle operazioni psicologiche.

In altre parole: egli è specializzato nel disseminare propaganda.

La notizia ha indotto molti a chiedersi come un membro delle forze armate inglesi si sia assicurato un lavoro così influente sui media.

La notizia bomba che uno dei social network più influenti del mondo è in parte controllato da un operativo della guerra psicologica non è stata coperta affatto dal New York Times, CNN, CNBC, MSNBC, o Fox News, che sembrano aver trovato la notizia insignificante.

Ma per gli osservatori attenti e per coloro che seguono l’ampia copertura di ‘MintPress News’ della censura sui social media, questa rivelazione è stata solo un altro esempio della crescente vicinanza tra il “deep state” e il quarto potere.

Il proprietario di Amazon, e uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos è stato pagato 600 milioni di dollari dalla CIA per sviluppare software e media per l’agenzia, che è più del doppio della cifra spesa da Bezos per acquistare il Washington Post, ed una mossa che i critici dei media avvertono significa la fine dell’indipendenza giornalistica per il Post.

Nel frattempo, Google ha una relazione molto stretta con il Dipartimento di Stato: il libro del suo ex amministratore delegato Eric Schmidt sull’imperialismo tecnologico è stato caldamente approvato dai guerrafondai del “deep state” come Henry Kissinger, Hillary Clinton e Tony Blair.

Nel loro libro intitolato The New Digital Age: Reshaping the Future of People, Nations and Business, Eric Schmidt e il suo collega dirigente di Google Jared Cohen hanno scritto:

Quello che Lockheed Martin è stata per il ventesimo secolo…le compagnie di tecnologia e cyber-security [come Google] saranno per il ventunesimo”.

Un altro gigante dei social media che collabora con il complesso militare industriale è Facebook. La compagnia californiana ha annunciato l’anno scorso che sta lavorando strettamente con il think tank neoconservatore The Atlantic Council, che è largamente finanziato dall’Arabia Saudita, da Israele e da fabbricanti di armi per presuntivamente combattere le “fake news” straniere.

L’Atlantic Council è una diramazione della NATO e il suo consiglio di amministrazione si legge come una galleria di guerrafondai, inclusi il famigerato Henry Kissinger, falchi dell’era-Bush come Condoleezza Rice, Colin Powell, James Baker, l’ex Segretario della Sicurezza Interna e autore del Patriot Act, Michael Chertoff, un certo numero di ex generali dell’esercito inclusi David Petraeus e Wesley Clark e gli ex capi della CIA Michael Hayden, Leon Panetta e Michael Morell.

Il 39% degli americani, e numeri analoghi di persone in altri paesi, ricevono le loro notizie da Facebook, così quando un’organizzazione come l’Atlantic Council controlla quello che il mondo vede nelle proprie fonti di notizie su Facebook, esso può essere solo descritto come censura di stato ad un livello globale.

Dopo aver iniziato a lavorare con il Council, Facebook ha subito iniziato a bannare e a rimuovere account collegati a media di stati ufficialmente nemici come Iran, Russia e Venezuela, assicurando che il mondo non sarebbe stato esposto a idee antagoniste e epurando voci dissenzienti sotto la parvenza della lotta alle “fake news” e ai “nemici russi”.

Nel frattempo, la piattaforma social media collabora con i governi statunitense e israeliano a zittire le voci palestinesi che mostrano la realtà della vita sotto l’apartheid e l’occupazione di Israele. Il Ministro della giustizia israeliano ha rivelato orgogliosamente che Facebook ha accettato il 95% delle richieste del governo israeliano di cancellare pagine palestinesi. Nello stesso tempo, Google ha cancellato dozzine di account di Youtube e di blog presuntivamente connessi con il governo dell’Iran.

Solo nell’ultima settimana, Twitter ha epurato diverse pagine palestinesi di news, inclusa Quds News Network – senza avvertimenti o spiegazioni.

Il co-fondatore di Electronic Intifada, Ali Abunimah ha scritto:

Questo allarmante atto di censura è un’altra indicazione della complicità dei principali social media con gli sforzi di Israele di sopprimere notizie e informazioni sui suoi abusi dei diritti dei palestinesi”.

Le voci alternative non sono gradite

Editori come Julian Assange e whistleblower come Chelsea Manning sono tenuti ancora in isolamento in condizioni che enti internazionali e gruppi per i diritti umani definiscono come tortura, per il loro crimine di aver rivelato l’estensione della rete di sorveglianza globale e il controllo sui media che i governi occidentali hanno costruito.

Mentre i tentativi per rafforzare la morsa statale e mediatica sopra i nostri mezzi di comunicazione crescono, i media alternativi di alta qualità vengono colpiti al massimo, poiché i cambiamenti dell’algoritmo dai monoliti mediatici hanno de-indicizzato, retrocesso, cancellato e disincentivato gli organi che mettono in discussione le narrazioni ufficiali, conducendo a enormi cali di traffico e di guadagni.

Il messaggio dai giganti dei social media è chiaro: le voci indipendenti e alternative non sono gradite.

Una vittima in questa guerra di propaganda è Daniel McAdams, direttore del Ron Paul Institute for Peace and Prosperity, un pubblico gruppo di pressione che sostiene che una politica estera non interventista è cruciale per assicurare una società prospera in patria. McAdams è stato il consigliere per gli affari esteri del senatore Paul tra il 2001 e il 2012. Prima di questo, era stato un giornalista e redattore del Budapest Sun e un controllore dei diritti umani nell’Europa Orientale.

McAdams, che ha trascorso molto del suo tempo su Twitter sfidando la macchina da guerra sostenuta da entrambi i partiti, è stato recentemente bannato in modo permanente dalla piattaforma per una cosiddetta “condotta di odio”. Il suo crimine? Aver sfidato il conduttore di Fox News Sean Hannity per il suo segmento di un’ora in cui aveva sostenuto di essere contro il “deep state” mentre simultaneamente indossava un distintivo della CIA. Nello scambio di opinioni, McAdams aveva chiamato Hannity “ritardato”, sostenendo che stava diventando più stupido ogni volta che lo guardava.

Sì, nonostante che la parola e i suoi derivati fossero stati usati su Twitter oltre dieci volte nel minuto precedente, e spesso in modo molto più aggressivo di come McAdams l’aveva usata – solo McAdams è caduto vittima della messa al bando di Twitter. Qualcosa non ha senso in questo bando. Basta solo leggere le repliche ad ognuno dei tweet del Presidente Trump per vedere discorsi molto più carichi di odio di quello espresso da McAdams per sospettare un imbroglio.

Ho parlato con McAdams sul bando e ho iniziato chiedendogli se egli accetta la premessa del bando, o se egli crede che fosse in corso qualcos’altro.

[Per leggere le risposte di McAdams, guardare il video inserito nel testo originale].


Daniel McAdams

 

 

 

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: https://www.mintpressnews.com/social-media-censorship-twitter-permanently-bans-dissent/262807/

One Comment
    • Gengè
    • 21 Novembre 2019

    premetto che non uso ne faceboock né nessun altro social e che non è da oggi che la censura è la morte della cd “democrazia”…
    Quando uno riceve, per quello che scrive, da parte di un “guardiano della Legge” “you are permanently rejected” ha detto tutto della censura… e della violazione dei diritti.
    Tuttavia quest’uno ha pure capito che tale arroganza è sintomo di debolezza:
    la paura dello SVERGOGNAMENTO.
    Come il potere dei poteri (quello delle banche) è tutto nel monopolio di “fabbricare” carta moneta e nella assoluta fiducia che il 99% della popolazione accetta tale meccanismo come “naturale”… Assoluta e naturale è la fiducia anche in questa tecnologia aliena alla coscienza dell’UOMO…
    la censura dei social è tutta se si gioca il loro gioco come cosa naturale (come non hai la pagina di faceboock? non usi whatsapp? etc).
    Bene, dunque, lo svergognamento dei “social” fabbricatori del pensiero unico…
    Forse bisogna attrezzarsi a ricreare i luoghi dove le persone potranno incontrarsi… cosa che non eliminerebbe i “social” ma li ridimensionerebbe a fattore secondario per la cd “socialità” fino all’alternativa che o il social è veicolo di notizie genuine o muoia il “social”.
    Più semplice non socialità virtuale ma socialità reale (cosa che stanno sempre più cancellando ed qui è la prima censura comunicativa, quella che poi rimanda ai “social”).
    saluti

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