Omaggio a Fred Leuchter, presunto millantatore e vero engineer

OMAGGIO A FRED LEUCHTER, PRESUNTO MILLANTATORE E VERO ENGINEER 

Questo anno 2018 segna il 30° anniversario del Rapporto Leuchter, l’expertise realizzata da Fred Leuchter sui locali di Auschwitz, Birkenau e Majdanek designati comunemente come “camere a gas”. In questo contributo non entrerò nel merito del Rapporto, su cui sono stati versati fiumi d’inchiostro: da questo punto di vista, mi limito a segnalare a tutti gli interessati l’edizione critica curata a suo tempo da Germar Rudolf. Quello che mi propongo invece è di esaminare le qualifiche professionali di Leuchter, su cui sono state dette molte falsità nel tentativo di svalutare e screditare il predetto Rapporto.

La genesi del Rapporto Leuchter

Tutto inizia dai processi intentati negli anni ’80 contro il revisionista canadese (di origine tedesca) Ernst Zündel. Zündel – che è morto pochi mesi fa, nell’agosto del 2017 – aveva diffuso nel 1981 l’opuscolo revisionista di Richard Harwood: Did Six Million Really Die? (Ne sono morti davvero sei milioni?). In un primo processo, nel 1985, Zündel era stato condannato a quindici mesi di prigione. Il processo venne annullato nel 1987. Un nuovo processo iniziò nel gennaio del 1988. Zündel incaricò l’avvocato Barbara Kulaszka di mettersi in contatto con i guardiani-capo di alcuni penitenziari americani per convincerli a venire in tribunale a spiegare il funzionamento di una camera a gas omicida. Bill Armontrout, guardiano-capo del penitenziario di Jefferson City (Missouri) accettò di venire a testimoniare e segnalò che nessuno negli Stati Uniti conosceva il funzionamento delle camere a gas meglio di un tecnico di Boston: Fred Leuchter. Si recò quindi a far visita a Leuchter il prof. Robert Faurisson, che all’epoca era consulente della difesa di Zündel. Leuchter accettò di venire a Toronto per esaminare la documentazione sulle “camere a gas” raccolta da Zündel e da Faurisson. Poi, come scrive Faurisson, “a spese di Zündel, partì per la Polonia con una segretaria (sua moglie), il suo disegnatore, un cameraman e un interprete. Ne fece ritorno per compilare un rapporto di 192 pagine (annessi compresi) con 32 campioni prelevati, da una parte, nei crematori di Auschwitz e di Birkenau, sui luoghi delle «gasazioni» omicide, e, dall’altra, in una camera a gas di disinfezione di Birkenau. La sua conclusione era netta: non vi era stata nessuna «gasazione» omicida né ad Auschwitz, né a Birkenau, né d’altronde a Majdanek. Il 20 e 21 aprile del 1988, F. Leuchter depose alla sbarra del tribunale di Toronto. Fece il racconto della sua inchiesta e sviluppò la sua conclusione”[1].

Fred Leuchter secondo Wikipedia

Alcune falsità su conto di Fred Leuchter si possono trovare nell’omonima voce di Wikipedia. Prima di esaminarle è bene però fare una premessa. Nel testo di Wikipedia ricorrono espressioni quali “practicing engineering” e “professional engineer”: prima di tradurle bisogna tenere presente che nella lingua inglese il termine engineer non vuol dire solo “ingegnere” ma, come scrisse a suo tempo Mario Soldati, vuol dire, anche e soprattutto, tecnico, qualunque tecnico[2].

Vediamo allora cosa scrive Wikipedia nel paragrafo “Education and career” (i grassetti sono miei):

“Leuchter ha ricevuto una laurea in storia [Bachelor of Arts degree] dall’Università di Boston nel 1964. Egli detiene brevetti per uno strumento geodetico e per un sestante elettronico. Nel 1991 Leuchter dovette rispondere alle accuse di aver praticato la professione di tecnico senza licenza lanciate dal Consiglio di Registrazione dei tecnici professionisti e dei geometri [Board of Registration of Professional Engineers and of Land Surveyors], che regola i tecnici professionisti, una violazione della legge del Massachusetts. In conseguenza di queste accuse, Leuchter ha firmato un accordo con il consiglio, in cui egli ha dichiarato che lui non era e non era mai stato registrato come tecnico professionista, nonostante il fatto che avesse presentato sé stesso come tale. Egli si è accordato con i pubblici ministeri per scontare due anni di libertà vigilata e ha acconsentito a cessare di diffondere documenti nei quali presenta sé stesso come tecnico, incluso il Rapporto Leuchter. In una conferenza tenuta l’anno successivo, Leuchter ha sostenuto che

una falsa denuncia penale è stata sporta contro di me in Massachusetts con l’intento di distruggere la mia reputazione mettendomi in prigione per tre mesi. A dire la verità, in Massachusetts, o in qualunque altro stato, non è richiesta una licenza, a meno che il tecnico sia coinvolto nella costruzione di edifici o stia certificando la conformità alle norme … Come conferma della natura falsa di quest’accusa, va notato che vi sono più di cinquantamila tecnici praticanti in Massachusetts, dei quali solo cinquemila sono provvisti di licenza. Sebbene la legge sulle licenze dello stato sia in vigore dal 1940, non vi è traccia di nessuna incriminazione per questo reato”.

Su tutto questo, ho contattato – via Facebook – lo stesso Leuchter, ed ecco cosa mi ha risposto:

“Io venni accusato illegalmente di praticare come tecnico provvisto di licenza. Tu non hai bisogno di avere una licenza per essere un tecnico. Non mi sono mai presentato come provvisto di licenza. Vi fu un accordo tra me, il DA[3] e il consiglio dei tecnici. Non sono mai stato in libertà vigilata. L’accordo impedì al DA e alle organizzazioni ebraiche di perseguitarmi. Io acconsentii a non dire mai di essere provvisto di licenza a meno che me ne fosse conferita una. Al Consiglio venne richiesto di accettare la mia domanda e di conferirmi la detta licenza in base al mio curriculum, se ne avessi fatto domanda. Io non volevo essere provvisto di licenza, allora o adesso (interferenza dello Stato)[4].

Fin qui, Leuchter. Da parte mia osservo che quello firmato a suo tempo da Leuchter era un Consent decree[5], un accordo cioè che non prevede da parte del diretto interessato un’ammissione di colpa. Quindi, mi sembra improbabile che gli sia stata inflitta la libertà vigilata, che invece presuppone proprio la colpa (e la condanna).

Le calunnie di Francesco Rotondi

Nel novembre 2005, Francesco Rotondi, cardiologo presso l’Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, pubblicò un libro intitolato Luna di miele ad Auschwitz – Riflessioni sul negazionismo della Shoah: un libello pieno non solo di falsità ma anche di vere e proprie calunnie nei confronti dei revisionisti. All’epoca, a questo libro rispose da par suo Carlo Mattogno. La risposta di Mattogno, però, per quanto esaustiva, concerneva quasi esclusivamente le obiezioni portate contro il suo lavoro e non prese in considerazione i velenosi attacchi ad hominem portati da Rotondi contro Zündel e Leuchter. Provo a rispondergli io, nonostante il tempo trascorso, primo perché il libro di Rotondi è stato favorevolmente accolto in ambito universitario (prima di essere pubblicato dalle Edizioni Scientifiche Italiane è stato presentato come tesi di laurea) e secondo perché ritengo sia sempre utile mostrare la faziosità dei detrattori del revisionismo.

I due paragrafi del libro di Rotondi che ci interessano qui sono due:

  1. Il Rapporto Leuchter ovvero la luna di miele ad Auschwitz di un sedicente ingegnere (pp. 67-70) e
  2. La credibilità di Leuchter (pp. 70-73).

Rotondi esordisce così (i grassetti sono miei):

“È al noto revisionista francese, l’accademico Robert Faurisson, che viene l’idea di dimostrare scientificamente l’inesistenza delle camere a gas, argomento al quale lavorava da tempo. Sceglie come «esperto» l’americano Fred A. Leuchter, che si firmava ingegnere capo, pur non essendosi mai laureato in ingegneria, e che si presentava come «specialista nella progettazione e nella fabbricazione» di camere a gas destinate all’esecuzione della pena capitale negli USA. Nel febbraio del 1988, grazie a una cospicua somma elargita dal neonazista Ernst Zündel, viene mandato in Polonia. Alla spedizione, di cui incredibilmente parla come della sua Luna di miele, partecipano anche la fresca sposa Carolyn, un disegnatore industriale, un interprete e un cameraman, amico di Zündel”.

Nella relativa nota a piè di pagina Rotondi definisce l’accordo tra Leuchter e il Board degli Engineers come “patteggiamento giudiziario”.

Quella secondo la quale Leuchter avrebbe millantato una laurea in ingegneria è la prima calunnia del capitolo di cui ci stiamo occupando. Dal testo dell’accordo risulta chiaro che la controversia non verteva su una laurea millantata ma sulla mancata registrazione al Board degli Engineers. Se Leuchter avesse millantato non ci sarebbe stato nessun accordo e sarebbe finito dritto in galera. Da questo punto di vista risulta tendenzioso anche l’aver definito il predetto “Consent decree” come “patteggiamento giudiziario”, che invece presuppone sia l’ammissione di colpa che la conseguente condanna.

Presumo, dalla scelta delle fonti sulle quali ha basato il suo studio, che Rotondi conosca la lingua inglese: e allora, dovrebbe sapere che il termine inglese “engineer” corrisponde solo in parte al nostro “ingegnere”. Che il termine “engineer” significhi anche “tecnico specializzato” sta su tutti i dizionari. Quindi Rotondi non ha scuse di sorta. Quanto al fatto che Leuchter abbia definito la spedizione in Polonia come la sua Luna di miele bisogna fare una precisazione: la fonte di Rotondi è evidentemente il film Mr. Death: The Rise and Fall of Fred A. Leuchter Jr., di Errol Morris, un documentario che ha proprio Leuchter come protagonista. Ebbene, Rotondi omette di riferire la frase integrale espressa da Leuchter: “Eravamo sposati da meno di un mese. Anche se non le piace sentirlo dire [si riferisce alla moglie] è stata la sua luna di miele. Certo, la Polonia non è il miglior posto per andare in luna di miele”.

Quando si tratta di mettere in cattiva luce un revisionista evidentemente ci si attacca a tutto. Rotondi prosegue poi prendendo di mira il committente del Rapporto Leuchter:

“Ernst Zündel è un folcloristico e chiassoso neonazista tedesco fuggito in Canada, all’epoca sotto processo per aver diffuso il libercolo negazionista di Harwood, Did six million really die? un omaccione che ama esibirsi in pubblico agghindato in varie fogge carnevalesche e che protesta, circondato da altrettanto ridicoli guardaspalle, sfilando con la croce sulle spalle o indossando addirittura la tenuta degli ebrei nei lager, con il numero di telefono sul berretto da minatore”.

Per completare la sua denigrazione di Zündel, nella relativa nota a piè di pagina Rotondi aggiunge che “Zündel è fra l’altro autore di 2 curiosi volumi: UFO’s: Nazi Secret Weapons, e The Hitler we loved and why, i cui titoli si commentano da soli”.

Innanzitutto, Zündel non è “fuggito” in Canada ma è emigrato (dalla Germania). Questa è una notizia che Rotondi avrebbe potuto comodamente trovare su Wikipedia: in effetti, mi sembra improbabile che non l’abbia consultata ma, come diceva Francesco Bacone, “calunniate, calunniate, qualcosa resterà”. Per misurare la meschinità dei rilievi polemici di Rotondi bisogna però spendere due parole sulla vita di Zündel. Ernst Zündel è stato un grafico di talento (e di successo) che avrebbe potuto comodamente godersi i frutti (anche finanziari) della propria professione ma che a causa della propria generosità intellettuale è finito perseguitato e sotto processo per buona parte della propria vita. Nel 1984, in Canada, Sabina Citron, un’ebrea responsabile di un’associazione per il ricordo dell’Olocausto, provocò violente manifestazioni contro di lui. Come ha scritto il prof. Faurisson, “L’amministrazione postale canadese, assimilando la letteratura revisionista a quella pornografica, gli aveva rifiutato ogni invio e ogni ricezione di corrispondenza ed egli non poté riavere i suoi diritti postali se non al termine di un anno di procedure giudiziarie. Su istigazione di Sabina Citron, il procuratore generale dell’Ontario presentò una denuncia contro di lui per «diffusione di false notizie». L’accusa si basava sul seguente ragionamento: l’accusato aveva abusato del suo diritto alla libertà di espressione e, diffondendo l’opuscolo di R. Harwood, propagava un’asserzione che sapeva falsa; infatti egli non poteva ignorare che il «genocidio degli ebrei» e le «camere a gas» sono un fatto assodato”[6].

Rotondi parla di comportamenti chiassosi e di esibizioni “carnevalesche” ma bisogna capire che all’epoca Zündel combatteva per la propria vita. Egli sopravvisse ad almeno tre attentati contro la propria persona, incluso un incendio devastante contro la propria abitazione. È vero che sfilò con una croce sulle spalle (come si può vedere nel predetto film di Morris) ma Rotondi “dimentica” di menzionare un particolare significativo: sulla croce portata da Zündel c’era un cartiglio con scritto “Freedom of Speech”, Libertà di Parola, quella libertà di parola che le organizzazioni ebraiche volevano e vogliono negare contro chiunque osi sfidare il loro potere. I guardaspalle di Zündel erano quindi tutt’altro che ridicoli, visto che ogni volta che entrava in tribunale Zündel rischiava l’aggressione fisica. Non mi risulta invece che egli abbia indossato la tenuta degli ebrei nei lager: nel film di Morris non ve n’è traccia. Quanto ai due volumi che secondo Rotondi “si commentano da soli”, il primo, quello sugli UFO, per Zündel era solo un prodotto di fiction per fare pubblicità alla sua casa editrice e per essere invitato negli show radiofonici e televisivi dove poter parlare degli argomenti che gli stavano più a cuore, come riporta Wikipedia (inglese), mentre riguardo all’opuscolo su Hitler sempre Wikipedia (italiana) riferisce che Zündel ne ha disconosciuto la paternità. Non è facile essere più faziosi di Wikipedia, quando si tratta di revisionismo, ma Rotondi mi sembra che ci sia riuscito.

Torniamo a Leuchter. Scrive Rotondi (p. 69):

“La «perizia» di Leuchter non basterà a risparmiargli [a Zündel] la condanna a 9 mesi di reclusione anche perché verrà rigettata dai giudici del Tribunale di Toronto con la seguente motivazione: He hasn’t any expertise (non ha alcuna competenza)”.

Nella relativa nota a piè di pagina Rotondi riporta: “Trascrizione ufficiale del processo Zündel, p. 9052”.

A questo proposito ho contattato – via Facebook – proprio Rotondi e gli ho chiesto di mandarmi la scansione della predetta pagina processuale ma Rotondi ha creduto bene di non rispondere. Forse, perché si tratta di una citazione scopiazzata da altra fonte senza una dovuta verifica? In ogni caso, leggendo il libro di Barbara Kulaszka ‘Did Six Million Really Die?’ (da non confondere con il libro di Harwood), che è uno scrupoloso e amplissimo resoconto di quel processo la realtà sembra essere un po’ diversa. Per quanto riguarda la testimonianza di Fred Leuchter vi sono tre capoversi che meritano di essere tradotti integralmente (il numero di pagina è il 733):

“[il giudice] Thomas ha giudicato che Leuchter poteva fornire prove orali ma che il rapporto non sarebbe stato messo agli atti. (32-9032) Egli ha giudicato che Leuchter non è un chimico o un tossicologo. (32-9034) Egli ha inoltre giudicato che Leuchter è un engineer perché egli aveva fatto di sé stesso un engineer in un ambito molto limitato. (32-9048)

“Thomas ha affermato che l’opinione di Leuchter nel rapporto è che non vi sono mai state gasazioni o stermini attuati nelle installazioni. Egli ha giudicato che Leuchter non è qualificato per fornire questa opinione. (32-9049) Né è qualificato per testimoniare riguardo ai risultati delle analisi dei campioni. La sua testimonianza è stata ristretta al parlare dei campioni e a chi egli li ha consegnati. (32-9047, 9048) A Leuchter è stato permesso di testimoniare rispetto al proprio lavoro, alle sue osservazioni dei campi e alle informazioni che egli ha raccolto riguardo alle installazioni, e se le installazioni erano fattibili come camere a gas. (32-9054) All’avvocato difensore è stato ordinato di non riferirsi al Rapporto Leuchter durante l’interrogatorio. Thomas ha giudicato che Leuchter non ha alcuna competenza riguardo ai crematori e ha proibito qualunque testimonianza relativa ai crematori. (32-9052, 9054)

“Fred A. Leuchter è stato qualificato come esperto nella progettazione, costruzione, manutenzione e operatività delle camere a gas di esecuzione. Gli è stato permesso di fornire opinioni peritali sull’operatività delle camere a gas e sull’idoneità delle installazioni che egli ha ispezionato in Polonia per operare come camere a gas. (32-9062, 9063)”

“Thomas ha giudicato che Leuchter non ha alcuna competenza riguardo ai crematori”: questa è la frase intera che Rotondi ha speciosamente troncato a metà. Inoltre, lo stesso Thomas, pur tutt’altro che ben disposto nei confronti della difesa, ha riconosciuto a Leuchter la qualifica di engineer e di esperto di camere a gas. E non si può dire che Rotondi non conosca il libro della Kulaszka, visto che lo cita in nota a p. 68!

Non basta. Per quanto riguarda la qualifica di engineer, Leuchter precisò nel corso del contro-interrogatorio condotto dal pubblico ministero (p. 743) che furono proprio il Commonwealth del Massachusetts e la Drug Enforcement Administration a riconoscergliela rilasciandogli due licenze mediche e la Marina degli Stati Uniti, permettendogli di lavorare con essa agli strumenti di navigazione.

Proseguiamo. Nel paragrafo La credibilità di Leuchter, a p. 71, troviamo un’altra calunnia ai danni dell’engineer americano. Eccola:

Anche la semplice qualifica, che si auto-attribuisce, di «esperto specializzato in progettazione e fabbricazione di tecnologie per esecuzioni capitali», soprattutto mediante camera a gas, è da includere tra le fandonie”.

Abbiamo appena visto come la qualifica in questione sia stata riconosciuta a Leuchter proprio dal giudice Thomas. Ma, sempre nel processo di Toronto, c’è anche un altro elemento tenuto nascosto da Rotondi ai suoi lettori: la testimonianza di Bill M. Armontrout, direttore del penitenziario di stato di Jefferson City, nel Missouri. Armontrout testimoniò infatti che “c’era solo un esperto negli Stati Uniti a sua conoscenza nella progettazione, operatività e manutenzione delle camere a gas. Quell’esperto era Fred Leuchter. (32-8896) (Kulaszka, p. 729). Persino il New York Times riconobbe, in un articolo del 1991, che Leuchter “è stato un tempo uno dei principali consulenti nell’esecuzione di condanne capitali”. Il problema, per Leuchter è che, come aggiungeva subito dopo l’articolista, “egli ha fatto infuriare i sopravvissuti dell’Olocausto con articoli in cui sosteneva che gli storici hanno gonfiato il numero delle vittime dei nazisti”.

Insiste Rotondi (p. 71): “Nel suo Rapporto e successivamente nella sua testimonianza nel Processo Zündel aveva dichiarato, dinanzi alla Corte, di aver lavorato, in virtù delle sue competenze, come consulente per il Missouri, la California e il North Carolina. Il direttore di St. Quentin (California), Vasquez, citato da Leuchter, affermerà invece che il suo carcere non aveva mai avuto alcun rapporto con lui e Gary T. Dixon, direttore della prigione del North Carolina, sosterrà che anche il suo penitenziario non si era mai avvalso della collaborazione di Leuchter”.

Cominciamo col dire che, nel suo Rapporto, Leuchter non nomina nessuno dei penitenziari citati da Rotondi. Afferma solo di aver progettato hardware negli Stati Uniti usati nell’esecuzione di condannati mediante gas di cianuro di idrogeno. Per quanto riguarda la sua testimonianza al Processo Zündel, Leuchter testimoniò (p. 734) di essere un consulente degli stati del Sud Carolina e del Missouri e di essere “attualmente sotto contratto con lo stato del Missouri per ricostruire completamente la loro camera a gas”. Nel resoconto di Barbara Kulaszka non c’è traccia né della testimonianza di Vasquez, né di quella di Dixon. Rotondi si basa sulla versione dei fatti fornita dal sito anti-revisionista Nizkor, che parla genericamente di “resoconti testuali” ma senza citare il numero di pagina. Piuttosto c’è da ricordare che all’epoca i dirigenti dei penitenziari con cui Leuchter lavorava vennero diffidati e minacciati dalle organizzazioni ebraiche: “Sono stato diffamato sia privatamente che pubblicamente in tutti i modi. I miei clienti sono stati blanditi e minacciati di non avere a che fare con me … su iniziativa di Klarsfeld … hanno iniziato a minacciare i direttori dei penitenziari di conseguenze politiche se avessero avuto a che fare con me”. “Permettere a Leuchter di continuare a lavorare per lo stato”, dichiarò il rappresentante dell’Illinois Ellis Levin (D[7]-Chicago), “sarebbe un affronto alla comunità ebraica” (Chicago Daily Law Bulletin, 17 agosto 1990).

Di tutto ciò, nel libro di Rotondi non c’è traccia. Si parla invece (pp. 71-72) del fatto che “Leuchter è uno strano tipo, ha una vocina gracchiante e ridacchia di continuo senza motivo, mostrando i dentoni ingialliti dalla nicotina … Si fa fotografare senza ritegno col cappio al collo e legato su una sedia elettrica, millanta rapporti di lavoro, consulenze, lauree senza preoccuparsi minimamente di poter essere facilmente sbugiardato”. Quella di Rotondi non è una critica ma una vera e propria character assassination. Eppure, chi non si preoccupa minimamente di poter essere facilmente sbugiardato in questo caso è proprio Rotondi. Anche qui, le bugie non mancano. Chi ha visto infatti il film di Errol Morris, avrà potuto notare che la voce di Leuchter è assolutamente normale e che non è affatto vero che ride di continuo senza motivo (e non mi risulta che Leuchter si sia fatto fotografare col cappio al collo).

Per concludere, mi permetto di dubitare che Faurisson, in un articolo su Rivarol, abbia parlato di Leuchter come di un “genio” (p. 72). Rotondi non fornisce né il numero né la pagina della rivista. Un’altra citazione scopiazzata senza verifica?

Le calunnie di Rotondi reiterate dal prof. Aldo Giannuli

Lo storico contemporaneista Aldo Giannuli ha pubblicato nel 2009 un libro intitolato L’abuso pubblico della storia – Come e perché il potere politico falsifica il passato[8]. Il prof. Giannuli, come leggiamo dalla terza di copertina, è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. È stato consulente delle Procure di Bari, Milano (strage di piazza Fontana), Pavia, Brescia (strage di piazza della Loggia), Roma e Palermo. Dal 1994 al 2001 ha collaborato con la Commissione Stragi.

Dunque, non è un “dilettante” (come si è auto-definito Rotondi) ma uno studioso di chiara fama. Sfortunatamente, però, il livello del suo approccio al revisionismo (e, in particolare, nei confronti di Leuchter) è identico a quello di Rotondi, e anzi, proprio da costui sembra prendere le mosse. Nel suo libro, il capitolo dedicato alla (pretesa) confutazione del revisionismo è il terzo, intitolato La tribunalizzazione della storia. Giannuli si dedica al Rapporto Leuchter alle pagine 115-117, da cui traiamo la seguente citazione (i grassetti sono miei):

“All’esame di merito, di quel rapporto non restò pietra su pietra. Inoltre, Leuchter ammise di non essere ingegnere ma laureato in filosofia, di essersi documentato solo sulle opere di Robert Faurisson, che l’editore Zundel era il committente e finanziatore del suo viaggio in Polonia. Insomma, Leuchter era solo un conclamato cialtrone. Tuttavia, il suo rapporto restò ugualmente uno dei testi base dei negazionisti. Le affermazioni di Leuchter suscitarono la comprensibile indignazione dei reduci dei lager, per di più la sua falsa specializzazione attirò i riflettori dei mass media, mettendo relativamente in ombra le questioni di merito. D’altra parte questo è nella logica dei mass media: per dire che un tale è un truffatore che millanta titoli che non ha, basta un titolo di due righe, ma per dire che nelle camere a gas di Auschwitz potevano entrarci cinque volte le persone conteggiate da Leuchter, un titolo non basta”.

Una sola considerazione: qui, se c’è qualcuno che è cialtrone e truffatore, sicuramente non è Leuchter. Oltretutto, non è vero che Leuchter si sia documentato “solo sulle opere di Robert Faurisson”. Di Rapporti, Leuchter ne ha prodotti ben quattro e il suo quarto Rapporto (pp. 226-244) è dedicato ad una valutazione tecnica dell’opus magnum di JeanClaude Pressac, Technique and Operation of the Gas Chambers.  

Per concludere, se un titolo non basta a esaurire la problematica sollevata dal (primo) Rapporto Leuchter, non bastano neppure le tre striminzite – e miserande – paginette ad esso dedicate da Giannuli. Come non bastano le altre tre paginette dedicate da Giannuli al revisionismo in generale (pp. 112-114) a fronte della monumentale opera storiografica e scientifica portata avanti in questi anni da autori come Carlo Mattogno e  Germar Rudolf.

Piuttosto c’è da chiedersi: come mai, quando si tratta di revisionismo, anche autori come Giannuli (ma penso anche a Giovanni Fasanella) abituati a “volare alto”, finiscono per sprofondare sotto il livello del mare?

Sulle competenze di Leuchter

Fred Leuchter non è solo un engineer ma anche un inventore, che detiene la paternità di diversi brevetti. Ho trovato su di lui delle notizie interessanti nell’articolo di Mark Weber intitolato Fred Leuchter: Courageous Defender of Historical Truth (Fred Leuchter: coraggioso difensore della verità storica), di cui traduco a seguire alcuni capoversi:

“Innanzitutto, Leuchter ha compiuto studi post-laurea in meccanica celeste all’Osservatorio astrofisico Harvard-Smithsonian di Cambridge, in Massachusetts.

“Dal 1965, ha lavorato come engineer a progetti che hanno a che fare con problemi elettrici, ottici, meccanici, navigatori e di misurazione topografica. Egli detiene brevetti nel campo dell’ottica, della navigazione, della codifica, della misurazione geodetica, e della strumentazione della misurazione topografica, inclusi brevetti sui sestanti, sugli strumenti della misurazione topografica e sui codificatori ottici.

“Dal 1965 al 1970, è stato il direttore tecnico di una azienda di Boston dove si è specializzato in attrezzature di aviotrasporti, ottica elettronica e ricognizione fotografica. Egli ha progettato il primo sistema di visione stereo in uso negli elicotteri, che è diventato uno standard degli aviotrasporti.

“Nel 1970, ha formato un’azienda di consulenze indipendente. Durante il suo periodo con quest’azienda, ha progettato e costruito il primo sestante elettronico e ha sviluppato un codificatore ottico compatto, leggero e economico per la misurazione topografica e per gli strumenti di misurazione. Egli ha anche costruito il primo sestante elettronico per la Marina degli Stati Uniti. Ha progettato i sensori stellari utilizzati nel sistema di guida dei missili ICBM.

“Grazie al suo lavoro sugli strumenti per la navigazione ha maturato un’esperienza sul campo con gli strumenti di rilievo topografico e geodetico e una conoscenza approfondita della lettura delle mappe e della cartografia. Egli è addestrato nella lettura e nell’interpretazione delle foto aeree. Ha progettato un tacheometro computerizzato per la misurazione topografica, e diversi anni fa ha sviluppato il primo monitor telefonico personale a basso costo”.

Conclusione

Da quando è stato scritto, il Rapporto Leuchter è stato oggetto di moltissime critiche: a volte oneste, spesso disoneste. Certo, presenta dei difetti, rilevati dagli stessi revisionisti, ma questo era inevitabile, trattandosi di un lavoro pionieristico. Quello che mi premeva far notare però è che si tratta pur sempre del lavoro di un esperto, che aveva tutto il diritto di esprimere il proprio spassionato parere, diritto che invece le organizzazioni ebraiche e la società tutta hanno cercato spietatamente di conculcargli, ad ammonimento di tutti coloro, esperti o non esperti, che osassero parlare liberamente e sinceramente del più grande tabù del nostro tempo.

 

[1] Cesare Saletta, Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet, Genova 1993, p. 108.

[2] Mario Soldati, La sposa americana, Milano 1980, p. 55.

[3] DA sta per “District Attorney”: il pubblico ministero.

[4] Leuchter mi ha anche detto che il predetto accordo e i dettagli del medesimo non avrebbero mai dovuto essere resi pubblici per ordine del tribunale e che le parti – Leuchter, il pubblico ministero, le organizzazioni ebraiche e il consiglio dei tecnici – non avrebbero mai dovuto discutere pubblicamente l’accordo o i suoi contenuti. Ma alcuni giorni dopo la formalizzazione dell’accordo le organizzazioni ebraiche diffusero alcuni dei contenuti e aggiunsero menzogne sul resto con l’approvazione del pubblico ministero.

[5] https://en.wikipedia.org/wiki/Consent_decree

[6] Cesare Saletta, op. cit., p. 97.

[7] “D” sta per democratico.

[8] Aldo Giannuli, L’abuso pubblico della storia – Come e perché il potere politico falsifica il passato, Parma 2009.

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