John Pilger: lo Zio Sam e Pol Pot

John Pilger: lo Zio Sam e Pol Pot

Traduco volentieri questo storico articolo di John Pilger sulle relazioni inconfessabili tra gli Stati Uniti e Pol Pot. Potrebbe essere un occasione, anche, per rileggere la storia dell’anticomunismo italiano alla luce di quello d’oltreoceano, scrutando il vero volto di entrambi. Il sostegno del governo americano al regime dei Khmer Rossi è uno degli eventi cruciali del secondo dopoguerra.

JOHN PILGER: UNCLE SAM AND POL POT [John Pilger: lo Zio Sam e Pol Pot]
Di John Pilger[1]
Covert Action Quarterly Fall [Trimestrale Covert Action, “Azione Segreta”] autunno1997

Gli Stati Uniti non solo hanno contribuito a creare le condizioni che portarono nel 1975 i Khmer Rossi cambogiani al potere, ma hanno attivamente sostenuto la violenza genocida, politicamente e finanziariamente. Dal gennaio del 1980, gli Stati Uniti hanno segretamente finanziato le forze esiliate di Pol Pot al confine thailandese. L’ampiezza di questo sostegno – 85 milioni di dollari dal 1980 al 1986 – venne rivelata sei anni dopo dalla corrispondenza tra il consulente legale del Congresso Jonathan Winer, allora consigliere del senatore John Kerry (D-MA)[2], membro della Senate Foreign Relations Committee[3] e della Vietnam Veterans of America Foundation[4]. Winer disse che l’informazione era venuta dal Congressional Research Service (CRS)[5]. Quando circolarono copie della sua lettera, l’amministrazione Reagan divenne furiosa. Allora, senza spiegare in modo adeguato il perché, Winer ripudiò le statistiche, senza però contestare il fatto che erano venute dal CRS. In una seconda lettera a Noam Chomsky, tuttavia, Winer ripetè l’accusa iniziale, che, lo ha confermato a me, era “assolutamente esatta”. Washington appoggiò i Khmer Rossi anche tramite le Nazioni Unite, che fornirono a Pol Pot i mezzi per ritornare. Sebbene il governo dei Khmer Rossi cessò di esistere nel gennaio del 1979, quando l’esercito vietnamita lo scacciò, i suoi rappresentanti continuarono a occupare il settore della Cambogia di pertinenza delle Nazioni Unite. Il loro diritto ad agire in tal modo venne difeso e promosso da Washington come un prolungamento della Guerra Fredda, come un meccanismo della vendetta americana contro il Vietnam, e come parte della sua nuova alleanza con la Cina (principale finanzaiatore di Pol Pot e vecchio nemico del Vietnam). Nel 1981, il consigliere per la sicurezza nazionale del Presidente Carter, Zbigniew Brzezinski, disse: “Ho incoraggiato i cinesi a sostenere Pol Pot”. Gli Stati Uniti, aggiunse, “hanno pubblicamente chiuso un occhio” quando la Cina inviava armi ai Khmer Rossi dalla Thailandia.

Come copertura per la sua guerra segreta contro la Cambogia, Washington costituì il Kampuchean Emergency Group (KEG) nell’ambasciata americana a Bangkok e sul confine thailandese-cambogiano. Il compito del KEG era di “monitorare” la distribuzione degli aiuti umanitari occidentali inviati nei campi profughi della Thailandia e di assicurare che le basi dei Khmer Rossi venissero rifornite di cibo. Operando tramite la “Task Force 80” dell’esercito thailandese, che aveva ufficiali di collegamento con i Khmer Rossi, gli americani assicurarono un flusso costante di rifornimenti delle Nazioni Unite. Due operatori americani di aiuti  umanitari, Linda Mason e Roger Brown, in seguito scrissero: “Il governo americano ha voluto che i Khmer Rossi venissero nutriti…gli Stati Uniti vollero che l’operazione Khmer Rossi godesse della credibilità di un’operazione di soccorso internazionalmente conosciuta”.

Nel 1980, a causa delle pressioni americane, il World Food Program consegnò cibo per un valore di 12 milioni di dollari all’esercito thailandese affinchè lo passasse ai Khmer Rossi. Secondo l’ex vice-Segretario di Stato Richard Holbrooke, “ne beneficiarono da 20.000 a 40.000 guerriglieri di Pol Pot”. Questi aiuti contribuirono a ricostituire i Khmer Rossi come forza di combattimento, con sede in Thailandia, da cui essa destabilizzò la Cambogia per più di un decennio.

Sebbene fosse in apparenza un’operazione del Dipartimento di Stato, i capi del KEG erano ufficiali dei servizi segreti con una lunga esperienza in Indocina. Nei primi anni ’80, era guidato da Michael Eiland, la cui carriera sottolinea la continuità dell’intervento americano in Indocina. Nel 1969-70, era un dirigente operativo di un gruppo clandestino di forze speciali dal nome in codice di “Daniel Boone”, che era responsabile della ricognizione dei bombardamenti americani in Cambogia. Dal 1980, il colonnello Eiland guidò il KEG dall’ambasciata americana di Bangkok, dove veniva descritto come un’organizzazione “umanitaria”. Responsabile dell’analisi delle foto di sorveglianza satellitare della Cambogia, Eiland divenne una fonte apprezzata per i giornalisti occidentali inviati a Bangkok, che nei loro rapporti si riferivano a lui come un “analista occidentale”. I compiti “umanitari” di Eiland gli fecero conseguire la nomina di capo della Defense Intelligence Agency (DIA) per la regione dell’Asia sudorientale, una delle postazioni più importanti per lo spionaggio americano.
La CIA ti ama…

Nel novembre del 1980, l’amministrazione Reagan appena eletta e i Khmer Rossi ebbero un contatto diretto, quando il dr. Ray Kline, un ex vice-direttore della CIA, visitò in segreto una centrale operativa dei Khmer Rossi all’nterno della Cambogia. Cline era allora uno dei consiglieri di politica estera del gruppo di transizione del Presidente eletto Reagan. Nel giro di un anno, secondo fonti di Washington, 50 agenti della CIA conducevano dalla Thailandia l’operazione Cambogia di Washington. La linea di separazione tra l’operazione di aiuti umanitari internazionali e la guerra americana divenne sempre più confusa. Ad esempio, un colonnello della Defense Intelligence Agency venne nominato “ufficiale di collegamento della sicurezza” tra la United Nations Border Relief Operation[6] (UNBRO) e la Displaced Persons Protection Unit[7] (DPPU). A Washington, delle fonti lo hanno svelato come un legame tra il governo americano e i Khmer Rossi.  

   

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://thegreatervietnamwar.blogspot.com/2007/05/john-pilger-uncle-sam-and-pol-pot.html
[2] Acronimo che sta per Democratico del Massachusets
[3] Commissione per i rapporti con l’estero del Senato.
[4] Fondazione dei veterani americani della guerra in Vietnam.
[5] Servizio delle ricerche congressuali.
[6] Operazione di soccorso di confine delle Nazioni Unite
[7] Unità di protezione delle persone rifugiate.
One Comment
    • Anonimo
    • 12 aprile 2011

    In questo caso è preferibile tradurre “winked publicly” non con “hanno pubblicamente fatto l’occhiolino”, ma con “hanno chiuso un occhio”.

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