Blondet e l’Anticristo

BLONDET E L’ANTICRISTO

Maurizio Blondet ha scritto l’ennesimo articolo sull’Anticristo (http://www.effedieffe.com/content/view/2772/176/): a quanto pare, secondo il giornalista milanese, la fine del mondo potrebbe essere vicina e i tempi attuali, quelli che ci riguardano in prima persona, appartengono proprio a lui, a questo mitico personaggio della letteratura cristiana antica.
Egli trae questa convinzione da una lettura di tipo escatologico di opere quali la seconda lettera ai Tessalonicesi di San Paolo e l’Apocalisse di San Giovanni.
Ma questa lettura è corretta?
Io ho qualche dubbio in proposito, che provo ad esporre, sia pure sommariamente.
Come prima pietra per la sua lettura dei testi appena citati Blondet pone addirittura il profeta Daniele (che a suo dire sarebbe stato il primo a profetizzare “l’estrema rivolta” dell’Anticristo).
In realtà i due esegeti italiani più autorevoli del novecento – padre Giuseppe Ricciotti e Mons. Francesco Spadafora – non sono d’accordo con Blondet.
Leggiamo cosa scrive padre Ricciotti nella presentazione del libro di Daniele acclusa all’edizione della Bibbia da lui curata per l’editore Salani (p. 1199 dell’edizione del 1991): “Il libro nella prima parte (capp. 1-6) narra le vicende di Daniele alla corte di Babilonia fin dopo l’avvento dei Persiani; nella seconda (capp. 7-12) adombra, per mezzo di visioni simboliche, i futuri regni che si succederanno sulla terra fino ai tempi di Antioco IV Epifane e dei contemporanei Lagidi, e vi è inclusa la profezia delle settanta settimane …relativa al futuro Messia”.
Nella stessa opera, a p. 1214 (nota 8), Ricciotti precisa che il “corno piccolo” (che secondo Blondet adombra la figura dell’Anticristo) simboleggia in realtà il re seleucide Antioco IV Epifane (175-164 avanti Cristo), grande persecutore dei giudei.
E’ vero che i Padri della chiesa, come scrive Mons. Spadafora nel suo Dizionario Biblico (p. 35) vedono in Antioco il tipo più esatto dell’Anticristo ma questo non autorizza Blondet a trascurare il significato letterale delle Scritture in favore del solo significato “tipico”.
Tanto più che quando Daniele parla della “fine dei giorni” (capitolo 12, versetto 13) Mons. Spadafora precisa (Dizionario Biblico, p. 150) che l’espressione non si riferisce alla fine del mondo ma all’era messianica.
Blondet passa poi a parlare delle due bestie dell’Apocalisse di San Giovanni.
Ma è sicuro che almeno una di tali bestie si riferisca all’Anticristo?
Cominciamo col dire una cosa: il termine Anticristo (come scrive sempre Mons. Spadafora, Dizionario Biblico, p. 32), in tutta la letteratura canonica e apocrifa, ricorre solo nelle lettere di San Giovanni.
Questo vorrà pur dire qualcosa.
E infatti in queste lettere il termine in questione ha un significato non escatologico (non è riferito a un personaggio che dovrà apparire alla fine del mondo) bensì ecclesiologico: “Chi è il mentitore, se non chi nega che Gesù è il Cristo? Egli è l’anticristo, che nega il Padre e il Figliuolo” (Prima lettera di San Giovanni, 2, 22).
Gli anticristi dell’epoca di San Giovanni, in sostanza, sono gli ebrei.
E’ ad essi che anche San Paolo si riferisce quando parla nella seconda lettera ai Tessalonicesi del “mistero d’iniquità”: si tratta del giudaismo persecutore dei cristiani.
Ma è sicuro Blondet, tanto per rimanere in argomento, che il famoso “catechon”, l’ostacolo che trattiene provvisoriamente il “mistero dell’iniquità” dallo scatenarsi, sia solo ed esclusivamente l’imperatore Tiberio in persona, e questo in relazione all’episodio del “senatoconsulto”?
Come fa a dirlo?

In realtà in questo caso sono proprio i Padri della chiesa invocati da Blondet a dire che il “catechon” è costituito non da Tiberio in particolare ma dall’Impero Romano e dal suo rappresentante in Giudea, che viene biblicamente “messo da parte” nel 66 dopo Cristo con la fuga del procuratore Gessio Floro e la sconfitta del legato di Siria Cestio Gallo (Spadafora, op. cit., p. 33).
Blondet è un giornalista molto bravo, che di solito procede nelle proprie inchieste sulla base di fatti indiscutibili, per quanto trascurati dalla grande stampa.
In una materia come questa invece, che richiederebbe – specie da parte di un profano – grande circospezione, procede per suggestioni, senza una solida base esegetica.
Egli afferma di basarsi sui detti Padri della chiesa, la cui interpretazione della Bibbia, lui dice, è “infallibile”.
In realtà dire, da parte di un cattolico, che i Padri della chiesa sono infallibili sic et simpliciter è senz’altro un’esagerazione.

E’ vero infatti che non sempre i Padri della chiesa concordano tra loro e l’Apocalisse è proprio uno di questi casi.
Tanto è vero che il suddetto padre Ricciotti scriveva nella sua presentazione dell’Apocalisse (op. cit. p. 1761) che “Di questo misterioso libro alcuni tratti si possono interpretare con approssimativa precisione e certezza; ma la serie generale, e specialmente i riferimenti cronologici, rimangono arcani ancora oggi come per i Padri e gli antichi scrittori cristiani, che li hanno interpretati in maniere diverse”.
Stesso discorso per la seconda lettera ai Tessalonicesi di San Paolo.
Ecco cosa scrive Ricciotti nel suo libro “Le lettere di San Paolo tradotte e commentate, Roma, 1958, pp. 24-25): “Tolto di mezzo questo ostacolo, avverranno le due parusie: prima quella dell’iniquo, poi quella di Gesù che distruggerà la prima e trionferà con i suoi fedeli. L’identificazione dei vari attori di questo dramma ha affaticato fin dall’antichità gli studiosi, i quali hanno espresso le più divergenti opinioni o anche (come S. Agostino) hanno confessato apertamente la propria ignoranza in proposito”.
Per tornare all’Apocalisse, esiste un’interpretazione, detta “ricapitolativa” (di cui Blondet non parla mai) che dovrebbe far venire seri dubbi sulla fondatezza della lettura fornita dal giornalista milanese.
Ecco cosa scrive in proposito Mons. Spadafora (Dizionario Biblico, p. 34):
“Infine l’Apocalisse svolge il quadro profetico della lotta tra Cristo e le potenze del male (Satana= il Dragone, con i suoi satelliti). La profezia di Gesù (Matteo, 24) sostanzialmente afferma: nella lotta violenta, sanguinosa e senza quartiere che il giudaismo condurrà contro la Chiesa nascente, non questa soccomberà ma il primo. Quello era però un episodio; l’Apocalisse con lo sguardo nell’indefinito futuro, afferma che la persecuzione accompagnerà sempre la Chiesa, che ne uscirà sempre vincitrice e purificata. Non parla pertanto né di un anticristo individuo o collettività umana determinati, né di una sua azione da localizzarsi ad un dato momento, o alla fine del mondo…Appare pertanto non fondato sui testi biblici il tema dell’anticristo escatologico, cioè di un individuo o di un insieme di persone, che deve precedere immediatamente il ritorno fisico di Gesù alla fine del mondo.”
Un’ultima cosa: nel suo articolo Blondet sfodera varie citazioni di Padri della chiesa.

E’ troppo chiedere di conoscere la fonte di queste citazioni?

Da quale pubblicazione le ha tratte?
In certi argomenti bisogna essere precisi.

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