1970-1975: la guerra di sterminio degli Stati Uniti contro la Cambogia

1970-1975: la guerra di sterminio degli Stati Uniti contro la Cambogia

QUELLO CHE I SERVIZI GIORNALISTICI AMERICANI NON DICONO SULLA CAMBOGIA[1]
Di Deirdre Griswold, 17 luglio 1997
La Cambogia è di nuovo all’attenzione dei media con la rivelazione di un governo di coalizione costituito nel 1993 in larga parte sotto la tutela degli Stati Uniti. E così i media capitalisti fingono di informare l’opinione pubblica sulla storia della Cambogia.
Ma nelle varie “ricostruzioni” che circolano nei notiziari, c’è un’enorme omissione. Neanche una parola viene detta sul periodo 1970-75, il periodo in cui la CIA comandava in Cambogia tramite il suo agente Lon Nol. Fu questo il periodo decisivo della moderna storia cambogiana. Esso determinò tutte le forze che sono ancora in lotta lì. Prima del colpo di stato di Lon Nol nel marzo 1970, il leader cambogiano King Sihanouk era rimasto neutrale e teneva il suo paese fuori dalla guerra che stava infuriando in Vietnam.
Questo non piaceva a Washington.
Gli Stati Uniti volevano usare la Cambogia come base da cui attaccare le forze vietnamite di liberazione, che stavano guadagnando terreno nonostante la guerra senza risparmio che il Pentagono conduceva contro di esse. Così, la CIA cospirò con Lon Nol, il capo di stato maggiore dell’esercito cambogiano, per prendere il potere.
Secondo il capitano dei Berretti Verdi Robert F. Marasco, citato dall’International Herald Tribune del 3 giugno 1970, durante il colpo di stato operavano a Phnom Penh mercenari cambogiani sotto il suo comando.
Il colpo di stato scatenò, durante tutto il mese di marzo, dimostrazioni di massa in 17 delle 19 province della Cambogia. Ma l’esercito di Lon Nol, avendo dietro la potenza statunitense, rispose con una brutale repressione – uccidendo centinaia di progressisti cambogiani mediante decapitazione.
Mentre accadeva tutto ciò, Lon Nol veniva acclamato sui media occidentali come un amico del “mondo libero”.
Il 24 e il 25 aprile [di quell’anno] i rappresentanti del Fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam del Sud, della Repubblica Democratica del Vietnam, del Pathet Lao e delle forze di liberazione cambogiane si incontrarono in uno storico summit dei popoli indocinesi. Essi annunciarono la loro unità di fronte all’aggressione imperialista.
A quel punto, i leader del colpo di stato messo in atto dalla CIA vennero accolti cordialmente negli Stati Uniti che, il 30 aprile del 1970 scatenarono una massiccia invasione della Cambogia.
Quell’invasione suscitò la reazione internazionale. Negli Stati Uniti, le truppe della Guardia Nazionale fecero fuoco e uccisero gli studenti che protestavano nelle università statali di Kent, in Ohio, e di Jackson, in Missouri.
Nei cinque anni successivi, il popolo cambogiano organizzò la propria resistenza all’occupazione americana. Nel frattempo l’elite dell’esercito e una parte dei mercanti [di armi] diventarono ricche a causa della guerra e della corruzione.
Il New York Times del 16 marzo 1975 così descrisse Phnom Penh: “I ministri del gabinetto vanno e vengono in Mercedes con autista dalle loro ville munite di aria condizionata…[mentre] i profughi, schiacciati dai prezzi degli alimentari che sono aumantati di più del 1.000 %…rimestano nella spazzatura per strada in cerca di cibo commestibile”.
Mentre la fame e la guerra si estendevano nelle campagne, i profittatori di guerra si incontravano con i loro contatti americani e francesi – la Francia aveva in precedenza colonizzato tutto il sudest asiatico – nelle piscine degli alberghi a cinque stelle di Phnom Penh.
Prima del colpo di stato, in Cambogia c’era un movimento di sinistra relativamente piccolo. Ma il colpo di stato e l’invasione americana imposero una guerra a coloro che erano sopravvissuti alle esecuzioni. E alla fine della guerra, la resistenza – conosciuta come i Khmer Rossi – si ritrovò al potere con il compito di cercare di rimettere la Cambogia di nuovo a posto.
Durante i cinque anni della guerra, almeno un milione di cambogiani – su una popolazione di soli 7 milioni – rimasero uccisi e feriti. Altri morirono di fame nei mesi finali della guerra.
Ogni volta che appariva chiaro che i Khmer Rossi stavano per vincere, gli Stati Uniti versavano centinaia di milioni di dollari – meritevoli di migliore destinazione – in materiali da guerra e denaro per puntellare il regime di Lon Nol.
I bombardamenti a tappeto delle campagne, con i B-52 e i Phantom, diventarono routine. Come pure i bombardamenti al napalm.
La politica americana era quella di lasciare la Cambogia nella massima devastazione possibile.
Il regime di Lon Nol si sgretolò alla metà di aprile del 1975. Mentre i Khmer Rossi entravano a Phnom Penh, le strade erano fiancheggiate di migliaia di persone che li accoglievano come liberatori. Ma meno di un mese dopo, gli Stati Uniti attaccarono di nuovo.
Una nave da guerra americana, la Mayaguez, entrò nelle acque territoriali cambogiane e venne trattenuta dalle autorità cambogiane. Gli Stati Uniti allora scatenarono un attacco massiccio.
I bombardieri da combattimento A-7, lanciati dalla portaerei Coral Sea, bombardarono le città cambogiane e affondarono navi nel Golfo della Thailandia. I Marine, accompagnati da un flottiglia di 12 navi, invasero l’isola Koh Tang.
Fu dopo questo incidente, che sembrava minacciare una ripresa della guerra, che i Khmer Rossi iniziarono a evacuare le principali città della zona – una decisione che finì in una sanguinaria epurazione.
I media statunitensi hanno dedicato enorme attenzione a quest’ultimo periodo, che hanno soprannominato i “campi delle uccisioni”. Ma hanno sorvolato sugli anni di dolore e di sofferenze che portarono la lotta cambogiana a quel punto.
Soprattutto, essi hanno cercato di sradicare dalla consapevolezza pubblica di questo paese e del mondo intero l’orrenda guerra del Pentagono contro le popolazioni del Vietnam, della Cambogia e del Laos. Gli effetti di quella guerra permangono tuttora in ogni ambito della vita. 

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://thegreatervietnamwar.blogspot.com/2007/05/what-us-news-reports-dont-say-about.html

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts

Un articolo del prof. Faurisson su Angela Merkel e Elie Wiesel

Robert FAURISSON                                                                  25 mars 2017   Angela Merkel va-t-elle cautionner les mensonges d’Elie Wiesel et, notamment, son mensonge de l’extermination des juifs, à Auschwitz, par le feu et non par le ...

Read More
Sponsor