Gian Pio Mattogno: Elia Benamozegh su Talmud e cristianesimo: allusioni “non spregevoli”

Gian Pio Mattogno 

 ELIA BENAMOZEGH SU TALMUD E CRISTIANESIMO: ALLUSIONI «NON SPREGEVOLI»

Come è largamente noto, ancora oggi certa apologetica talmudista truffaldina si affanna a minimizzare o addirittura a negare che nel Talmud compaiano attacchi anche blasfemi contro Gesù, Maria e i cristiani, e tutto ciò nonostante altri apologeti – più onesti, o più semplicemente più impudenti ‒ non solo lo ammettono tranquillamente, ma se ne fanno addirittura un vanto.

(Si vedano diversi esempi su questo stesso sito, a partire da: Felice Momigliano: La personalità di Gesù nel Talmud; Alcune fonti talmudiche su Gesù in una compilazione del rabbino Shaanan Scherer, andreacarancini.it).

Ora, già nel XIX secolo, voci autorevoli all’interno della comunità ebraica italiana avevano sostenuto che sia il Talmud che i Midrashim contengono precise allusioni a Gesù e ai cristiani, nonché al modo in cui questi furono accolti dai giudei.

Ma, così ci viene assicurato, queste allusioni erano «non spregevoli»!

È esattamente questo il caso del rabbino Elia Benamozegh (1823-1900), uno dei più importanti maestri dell’ebraismo sefardita italiano, che fu al tempo stesso biblista, talmudista, cabbalista e filosofo della religione, considerato fra i precursori del “dialogo ebraico-cristiano”.

(Cfr. A Guetta, Elia Benamozegh: bibliografia, «La Rassegna Mensile di Israel», 53 (1897), pp. 67-81. La stessa rivista ha pubblicato negli anni diversi contributi su Benamozegh).

Un distinto professore di Livorno prega Benamozegh di ricercare quale fondamento possa avere negli antichi scrittori l’opinione di Celso, secondo cui gli ebrei potrebbero essere d’origine egiziana.

Benamozegh risponde con una lettera apparsa sul «Vessillo Israelitico», «Rivista mensile per la storia, la scienza e lo spirito del giudaismo» (Se gli Ebrei siano di origine egiziana. Lettera di E. Benamozegh, «Il Vessillo Israelitico», Anno XXVII – 1879, pp. 289-293).

Egli propende per il no, anche se è dell’avviso che la religione egizia è la più prossima alla religione ebraica.

Nel contesto della discussione, Benamozegh cita il Pelagaud, autore di uno studio su Celso, il quale ‒ scrive ‒ quanto all’idea che del primo cristianesimo si fecero gli ebrei, dimentica che, sebbene il Talmud e i Midrashim siano posteriori a Gesù rispettivamente di due, e tre-quattro secoli, «contengono cionostante documenti che indubbiamente risalgono non solo al nascere del cristianesimo ma anche a tempi assai più antichi e che non rade, e non spregevoli [sic!] sono le allusioni, che vi si fanno al Cristianesimo nascente e al suo autore».

Benamozegh sottolinea che non mancano (sebbene non abbondino) elementi di fonte ebraica per conoscere il modo in cui fu accolto il cristianesimo dagli ebrei nei primi secoli dell’E.V.

Così come non mancano manoscritti in quasi tutte le biblioteche d’Europa, nonostante la censura ecclesiastica si sia accanita contro i manoscritti talmudici.

Dunque, per il buon rabbino Benamozegh le allusioni rabbiniche a Gesù come ad un essere folle, stolto, eretico e idolatra, istigatore all’eresia e all’idolatria, bestemmiatore, mago/stregone e impostore, figlio adulterino di una meretrice di nome Mirjam (Maria) e di Pandera, seduttore del popolo che trascinò Israele all’apostasia e che per i suoi peccati fu giustiziato la vigilia di Pasqua, ed ora è condannato nel Gehinnom fra gli escrementi bollenti, nonché le allusioni alle maledizioni e alla distruzione e perdizione invocate contro i cristiani nella Birkat ha-minim sono tutte allusioni «non spregevoli».

Miracoli del “dialogo ebraico-cristiano”!

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