Simboli dell’America giudeo-massonica: la statua della libertà

SIMBOLI DELL’AMERICA GIUDEO-MASSONICA: LA STATUA DELLA LIBERTÀ

(J. De Boistel, La statue de la liberté, «Les Documents Maçonniques», Novembre 1942, N. 2, pp. 33-35)

All’ingresso della rada di New York si innalza la Statua della Libertà che illumina il mondo.

La storia di questa statua è stata ricostruita dal suo autore, il massone Bartholdi, nel corso di due conferenze tenute il 13 novembre 1884 e il 10 marzo 1887 – prima e dopo l’inaugurazione del monumento – presso la Loggia Alsaice-Lorraine di cui era membro. E questa Loggia ne ha pubblicato degli estratti in una raccolta stampata a proprie spese, a Parigi, nel 1891 (pp. 83 sgg.).

È all’epoca dell’anniversario del Centenario dell’Indipendenza degli Stati Uniti che il massone Bartholdi, il quale aveva appena terminato una statua del massone La Fayette per la città di New York, concepì l’idea della sua opera, destinata a simboleggiare la potenza della Massoneria.

Lasciamolo parlare[1]:

«Un grande anniversario s’approssimava: quello del centenario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, anniversario che doveva essere tanto caro alla Francia quanto alla stessa America, poiché i due paesi avevano combattuto insieme per la libertà: lotta comune che non era che il preludio di eventi memorabili donde prese vita la nuova Francia.

«Questa grande idea (“La libertà che illumina il mondo”) simboleggiava il movimento dei tempi moderni: bisognava realizzarla con una statua di proporzioni colossali che superasse tutto ciò che è mai esistito dai tempi più antichi».

Il massone Bartholdi diceva il vero quando ricordava che la Dichiarazione d’Indipendenza, espressione dei princìpi massonici, è servita da preludio della Grande Rivoluzione massonica francese del 1789, e da modello della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

Bernard Fay ha dimostrato l’influenza preponderante della Massoneria nella Rivoluzione americana[2].

Sotto il titolo di: “La Frammassoneria dà fuoco alle polveri”, egli ha scritto:

« … Il punto dove il conflitto politico e sociale aveva raggiunto il suo apice era Boston. Città prospera, città intellettuale, città dotta, molto pia e al tempo stesso molto massonica, fin dal 1773 Boston si nutriva di fervore rivoluzionario … Il centro del movimento rivoluzionario era la Loggia di S. Andrea, diretta dal grande chirurgo Joseph Warren, amico intimo di Franklin, uno degli intellettuali più in vista d’America, ed uno dei politici più attivi, poiché era al tempo stesso il maestro della Loggia di S. Andrea e l’animatore del club radicale (North and Caucus) … Questa si riuniva nei pressi del porto, alla taverna del “Drago Verde e dell’Arsenale della Frammassoneria”, che era di sua proprietà, dove il club locale teneva anche le sue sedute

«Il giorno di giovedì 16 dicembre 1773 la Loggia di S. Andrea si riunì alla taverna del “Drago Verde”; ma, come è constatato dall’ordine del giorno, non poté tenere seduta. Mentre era occupata a non tenere seduta (vi era riunito anche il club politico), un gruppo di Indiani rossi e variopinti, che non erano stati visti entrare nella taverna, ne uscirono tumultuosamente, si precipitarono sulla banchina, presero delle scialuppe e fecero irruzione sui tre navigli inglesi dove, in poco tempo, organizzarono un saccheggio sistematico e completo.

«Buttarono a mare trecentoquarantadue casse di tè, senza che gli equipaggi potessero fare resistenza e senza che le forze inglesi avessero il tempo di intervenire. Poi ripresero le scialuppe, riguadagnarono la banchina e li si vide rientrare nella taverna.

«Dovevano essere degli Indiani magici, poiché la polizia inglese non riuscì mai né a catturarli né a punirli. Si videro uscire dalla taverna solamente i membri della Loggia di S. Andrea che s’erano riuniti per non tenere seduta, come indica il processo-verbale[3].

« … La giornata del thè è la prima grande giornata rivoluzionaria d’America, ed è una giornata massonica. La massoneria americana non può declinare l’onore di avere dato fuoco alle polveri. Non può neppure negare che i vari “Congressi continentali” dove i delegati delle colonie si riunirono per elaborare una politica comune ed organizzare la loro difesa abbiano compreso un numero considerevoli di massoni, soprattutto fra i leader. Questi congressi rivelarono un puro spirito massonico nei loro svariati atti pubblici, e segnatamente nella redazione della famosa Dichiarazione d’Indipendenza … Da bravi massoni devoti al parlamentarismo, essi redassero un manifesto che, senza corrispondere alla realtà politica, corrispondeva alle idee, ai desideri, all’attesa dell’opinione filosofica e massonica di cui avevano bisogno nella loro lotta. E vi riuscirono. La Dichiarazione d’Indipendenza divenne il vangelo della libertà politica per i massoni d’Europa e i loro amici[4].

«Poi la Rivoluzione americana seguì il suo corso sotto l’égida della Frammassoneria … In America l’unità nazionale si fece attorno ad un massone. In Europa la propaganda nazionale fu fatta da un massone. Washington, Franklin sono le due colonne senza le quali il tempio della libertà americana sarebbe immediatamente crollato, e Washington e Franklin sono due eminenti massoni che non cessarono, durante tutto questo lungo conflitto, di praticare la Massoneria e di trarne profitto …».

A questi due massoni doveva ben presto associarsi il massone La Fayette, la cui carriera fu assicurata dalla Massoneria, cosa di cui glie ne sarà grato facendosi suo strumento nel corso di tre Rivoluzioni.

E Bernard Fay ha precisato[5]:

« … Oltre all’intervento militare della Francia, che costituì un vero colpo da maestro, in quanto poté procurare all’America la propria indipendenza, Franklin riuscì a lanciare dall’Europa l’idea – o piuttosto “il mito” – della rivoluzione virtuosa. Fino ad allora le rivoluzioni erano apparse come dei crimini sociali. D’ora innanzi invece si sarebbe visto in esse il compimento di una delle più alte funzioni sociali. La formula “la rivoluzione contro la tirannia è il più sacro dei doveri” data dalla Rivoluzione francese ed è frutto della propaganda di Franklin. Washington, l’eroe massone che si ribellava suo malgrado, serviva a provare la santità di questa ribellione …»[6].

È così che la Rivoluzione americana servì d’esempio alla Rivoluzione massonica francese.

Si comprende dunque perché la Massoneria abbia voluto festeggiare un centenario così importante per lei e perpetuare il ricordo della prima vittoria che segna l’inizio della sua dittatura mondiale.

Ed immaginiamo con quale orgoglio il massone Bartholdi tenesse ad indicare le dimensioni di questo colossale monumento commemorativo.

«La Statua della Libertà – così ebbe a dire – è l’opera del genere più colossale che sia stata mai realizzata. Essa misura 46 m. 08. Il famoso Colosso di Rodi secondo la tradizione non misurava che 41 m. 60. La statua di Arminio, in Westfalia, misura 23 m. 80. S. Carlo Borromeo, ad Arona, sul Lago Maggiore, 22 m. La Vergine di Puy, 16 m. Infine, la Bavaria, 15 m. 70, e la colonna Vendôme, a Parigi, non più di 44 m»[7].

In Francia, dopo una propaganda massonica ben orchestrata, 180 municipalità, 40 consigli generali, numerose società e migliaia di privati raccolsero per la statua 3.500.000 franchi. Ma l’impresa più difficile fu di trovare i fondi necessari alla costruzione del basamento e alla messa in posa della statua.

Il popolo americano appariva restìo, e «le popolazioni dell’interno, gli Stati e le grandi città sostenevano che, dovendo quasi esclusivamente New York trarre profitto dai vantaggi morali e materiali inerenti alla statua, essa sola doveva fare i sacrifici necessari»[8].

A stento dunque il Comitato, grazie a forti sovvenzioni massoniche, poté raccogliere i 330.000 dollari che erano indispensabili[9].

L’inaugurazione fu fissata per il giorno 28 Ottobre 1886. La delegazione francese designata per assistere ad un così grande evento fu ovviamente composta di massoni notori. Fra gli altri: «L’Ammiraglio Jaurès; Desmons, membro del Consiglio dell’Ordine e vice-presidente del Senato; Deschamps, consigliere municipale di Parigi; il senatore Spuller; Meunier, Bigot, Halphen etc[10].

Presiedeva la cerimonia il presidente degli Stati Uniti, il massone Cleveland. La Loggia Alsace-Lorraine ce ne ha lasciato il seguente resoconto[11]:

«Un colpo di cannone annuncia la cerimonia e chiede di far silenzio ai vaporetti che sibilavano da tutte le direzioni. Si alza de Lesseps e pronuncia il primo discorso. Subito dopo come per magìa viene improvvisamente tolto il drappo tricolore che avvolge la testa del colosso, e non c’è più nulla da vedere o da capire. Il cannone spara a più riprese. Dai quattro punti cardinali tutti i sibili mescolano le loro note stridule agli sforzi dei polmoni e delle grosse casse ai quali si abbandona l’orchestra di Gilmore per far sentire la Marsigliese. Ma per una decina di minuti imperversa una vera assordante tempesta di rumori, mentre nell’atmosfera si leva un vapore sulfureo che intercetta la luce, si diffonde sulla rada e fa del cielo, delle acque e dell’orizzonte una massa oscura, attraversata solamente dai lampi dell’artiglieria»[12].

Che bell’esempio di pathos massonico!

Ma il cielo s’imbronciò. Si mise a piovere ininterrottamente e fu sotto questa doccia che i delegati dovettero subire i discorsi.

Altre “planche d’architecture” furono sciorinate la sera, durante il banchetto, soprattutto dal Gr. M. William Brodie e dal deputato Gr. M. Lawrence. La Loggia Alsace-Lorraine ne ha riservata una per la posterità, quella del massone Coudert. Noi non resistiamo al desiderio di citarne qualche passo significativo[13]:

« … Ciò che tuttavia è incorporato nella sua maestosa individualità (quella della statua) ed è il privilegio la cui privazione sarebbe stata crudele al suo sesso, è il dono della parola. Giacché, a parte il tono scherzoso, posso dire che, nel suo linguaggio muto, essa potrà sin d’ora e nei secoli a venire predicare un sermone eternamente uguale, ma in pari tempo eternamente nuovo. Ed in effetti, non è solo per celebrare l’esito felice di un trionfo dello spirito sulla materia che abbiamo attraversato l’Oceano. Se non vi fossero che tali elementi nella festa di oggi, questo senza dubbio sarebbe già molto, ma per il pensatore sarebbe poco. È il Verbo che ci tocca. Tanto lo scettico più freddo quanto il credente più acceso possono trovarvi un insegnamento profondo e una lezione sublime.

«Oserei dirvi, signori, che dal “Discorso della montagna”, dove è stata insegnata all’uomo la dottrina divina della fratellanza, non conoscevo sermone simile a quello cui sto facendo allusione … Ma io affermo che questa statua senza spada, con la fiaccola ben in alto, perché tutti possano vederla, simboleggia ciò che vi è di più eclatante nell’insegnamento morale e religioso» (sic).

«Non c’è neppure bisogno di sapere che questa mano che tiene la fiaccola appartiene alla dea della Libertà, poiché essa sola osa portare ovunque la luce, essa sola, basandosi su ciò che vi è di meglio nell’uomo, non teme l’esame, non fugge la critica, non schiaccia il dubbio. Essa apre i battenti della porta del suo tempio e, sorridendo a tutti, perché è l’amica di tutti, conserva unicamente l’odio per le tenebre dove si celano l’ignoranza, il vizio, il crimineÈ un monumento del passato che contiene una promessa per l’avvenire: il vecchio mondo che dà la mano al nuovo per marciare insieme alla conquista delle generazioni future».

Sotto l’égida della Massoneria, beninteso!

Questo gustoso “pezzo” è degno di quello che doveva comporre Miss Edna Falk nel 1936 e che le valse il primo premio del concorso organizzato in occasione del Cinquantenario, al quale presero parte i 160.000 migliori allievi di letteratura degli Stati Uniti su: “Il simbolo della libertà”, rappresentato dalla statua di Bartholdi.

“Paris Soir” ha riprodotto interamente la copia stampata[14]. Vi si legge:

« … Non c’è nessuno, dal più giovane fanciullo al vecchio rispettabile, che non sappia che questa figura (la statua) significa al tempo stesso la libertà e l’America».

La Libertà e l’America! Queste parole assumono tutto il loro senso tragico alla luce degli avvenimenti di questo mese di novembre 1942.

Oggi non possiamo più dubitare che la libertà massonico-anglosassone sia quella che consiste non solo nel voler imporre la propria “civiltà” materialistica – quella dei suoi ebrei, dei suoi massoni, dei suoi banchieri, dei suoi mercanti al servizio dell’internazionale dell’oro – ma anche quella che, sotto una maschera ipocrita, e in nome della Libertà, consiste nell’impadronirsi con la forza, cinicamente e senza motivo, dei territori altrui per realizzare i suoi sogni imperialistici e tentare di consolidare questa dittatura giudeo-massonica che pesa sul mondo da due secoli!

Auguriamoci di vedere presto abbattuta la statura del massone Bartholdi, simbolo colossale di questo regno giudeo-massonico che ha generato tante guerre e accumulato tante rovine!

 

[1] Conférences prononcées à la Loge Alsace-Lorraine, janvier 1891, p. 84.

[2] Bernard Fay, La Franc-Maçonnerie et la Révolution Intellectuelle du XVIIIe siècle, Paris, 1935, pp. 211 sgg.

[3] E.H. Goss, The life of Colonel Paul Revere, Boston, 1891, vol. 1, pp. 121-128.

[4] Carl L. Becker, The Declaration of Independence, New York, 1921, pp. 19-23 e passim. Sull’intera questione cfr. J.-E. Morse, Freemasonry in the American Revolution, passim.

[5] B. Fay, Esprit révolutionnaire, p. 224.

[6] Op. cit., pp. 90-112.

[7] Op. cit., pp. 88-89.

[8] Op. cit., p. 98.

[9] Una larga parte fu raccolta dal giornale World di New York.

[10] Corriere degli Stati Uniti del 24 ottobre 1886.

[11] Tutti i presidenti della Repubblica americana dopo Washington, salvo due, furono  Massoni.

[12] Op. cit., p. 101.

[13] Op. cit., pp. 102-103.

[14] 15 novembre 1936.

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