Il processo contro il Talmud del 1240 in una breve narrazione apologetica del gran rabbino Nathan Netter

IL PROCESSO CONTRO IL TALMUD DEL 1240

IN  UNA BREVE NARRAZIONE APOLOGETICA DEL GRAN RABBINO NATHAN NETTER

 

(Israël et son Talmud à travers l’histoire par Nathan Netter Grand Rabbin de Metz et de la Moselle, Paris, 1926, pp. 81-82).

 

Premessa di Gian Pio Mattogno

 

Nel suo libro sulla storia del Talmud dal periodo palestinese e babilonico fino all’età moderna ‒ confezionato ad usum Judaei … e di tutti gli Shabbath Goym di complemento disposti a bere le bubbole dell’autore, il cui intento è apertamente e aggiungerei spudoratamente apologetico ‒ il Gran Rabbino Nathan Netter (1866-1959) ci assicura che il Talmud mica è un testo che trasuda odio contro il genere umano ed in particolare contro Gesù e il cristianesimo, come sostengono i biechi antisemiti. No. Come leggiamo nella prefazione, Israele ha apportato «una grande parte … all’edificio più monumentale di cui si possa glorificare l’umanità: quello della civiltà» (sic!!) (p. V).

Il Gran Rabbino Netter dedica un paio di amene paginette, qui riproposte, al processo contro il Talmud che ebbe luogo a Parigi nel 1240 e alle presunte «confutazioni» di R. Yehiel.

La sua unica fonte è: La controverse de 1240 (REJ, 1881) di Isidore Loeb.

Cfr. Il Talmud e i cristiani. La disputa di Parigi del 1240, Effepi, Genova, 2015.

 

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Un rinnegato, Nicolas Donin, presenta a papa Gregorio IX una denuncia contro il Talmud, al quale rimprovera di insultare il cristianesimo e di permettere ai propri adepti di ingannare slealmente chiunque non sia ebreo.

Non c’è bisogno d’altro; immediatamente il papa indirizza le sue bolle ai vescovi con l’ordine formale di approfittare della presenza degli ebrei nelle sinagoghe durante l’ufficio dello Shabbath per procedere alla confisca nei loro domicili di tutti gli esemplari del Talmud, che verranno poi consegnati ai Domenicani e ai Francescani.

Sebbene Inghilterra e Spagna non attribuiscano alcuna importanza alla bolla del papa, il re di Francia Luigi IX, questo San Luigi della storia, compiacendo Roma esegue fedelmente le volontà del pontefice.

Tutti gli esemplari del Talmud di cui ci si è potuto impadronire vengono confiscati e trasportati a Parigi per esservi giudicati (1240).

Fu allora convocata un’assemblea dove, in presenza dei più alti dignitari della Chiesa e dello Stato, gli ebrei, come i loro avversari, dovevano essere ascoltati in un contraddittorio riguardo alle accuse indirizzate contro il Talmud. Questa fu la famosa controversia religiosa di Parigi.

  1. Yehiel di Parigi, portavoce di quattro rabbini designati dal re, aveva assunto il compito di difendere il Talmud e con esso l’onore del giudaismo contro gli attacchi più infamanti.

Per due lunghi giorni, egli non cessò di confutare gli argomenti dei suoi avversari.

L’intera comunità di Parigi digiunava, pregava, implorava Dio perché allontanasse da essa il pericolo e il disonore.

Il terzo giorno il re fece intervenire uno degli altri tre rabbini, R. Juda de Melun, che fino ad allora aveva rigorosamente tenuto in disparte per impedire ogni collusione fra i difensori. La sua esposizione concorda interamente con quella di R. Yehiel.

La difesa del Talmud era stata fatta con una tale maestria che doveva apparire fuori d’ogni dubbio la inanità di tutte le accuse.

Uno dei prelati aveva preso le parti degli ebrei ed aveva promesso di far togliere ogni proibizione contro gli esemplari del Talmud. Ma questi improvvisamente muore, e i Domenicani riconoscono superstiziosamente in questa morte improvvisa il dito della Provvidenza.

Ma malgrado la loro palese disfatta, stabilita dai dibattimenti, essi ottennero dal re, poiché, come regola generale, «la Chiesa non potrebbe mai avere torto», che vari carri pieni di esemplari del Talmud fossero pubblicamente bruciati.

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