Conferenza di Jean Carmignac: La data del Nuovo Testamento

CONFERENZA DI JEAN CARMIGNAC: LA DATA DEL NUOVO TESTAMENTO[1]

Si sente talvolta dire che il padre Jean Carmignac, avendo concentrato il suo sforzo sull’esame critico dei testi dei sinottici, non si era interessato al Vangelo di Giovanni. Ma non era così: senza aver lui stesso studiato a fondo il problema giovanneo egli notava i punti di paragone che lo studio dei tre primi vangeli gli aveva suggerito e si teneva al corrente dei lavori degli altri esegeti a questo riguardo.

Noi vi proponiamo degli estratti di una conferenza che il padre Carmignac pronunciò nel 1978 in un monastero inglese, ove amava venirsi a riposare. Egli vi indica assai nettamente qual era il suo punto di vista sugli elementi di datazione del quarto Vangelo. Egli approva interamente quello di J. A. T. Robinson. Aggiungiamo che quelli che l’hanno conosciuto possono testimoniare che fino alla sua morte egli si è detto convinto dalla forza degli argomenti del celebre esegeta inglese.

F. Demanche

Vi ho già presentato Robinson che era vescovo ausiliario di Londra, che è adesso professore a Cambridge, che ha pubblicato innanzitutto un libro – “Honest to God” – che ha fatto scandalo, l’ha addirittura costretto a dare le sue dimissioni da vescovo, poiché l’opera è stata considerata come se fosse, se così si può dire, di estrema sinistra. E quest’uomo che, volendo provare che il Nuovo Testamento è di data recente, è talmente preso dagli argomenti che scopre, che giunge alla conclusione opposta. E adesso tutto il mondo lo considera di estrema destra! (lui stesso mi ha scritto la frase seguente: sono sorpreso di quanti nuovi amici trovo!).

Il problema della data del Nuovo Testamento è capitale, e non solamente della data dei Vangeli, ma di tutto il Nuovo Testamento e di ciascuno degli scritti del Nuovo Testamento, poiché, secondo la data che si deduce dai nostri argomenti, o i Vangeli sono una testimonianza sulla vita di Gesù, o questi saranno semplicemente una catechesi sulla vita di Gesù, o ancora saranno una espressione della fede delle comunità primitive. Ma necessariamente questi corrisponderanno a delle date diverse: perché questi siano l’espressione della fede delle comunità primitive bisogna già che le comunità abbiano potuto formarsi, che vi sia già stata una certa espansione del cristianesimo, dunque che si sia in una data relativamente recente.

Argomenti forniti in base ad un confronto con gli avvenimenti contemporanei

Nell’Apocalisse 17. 9-10, si parla del sesto re di Roma. I re di Roma sono facili da calcolare: il primo è Cesare, e il sesto è Nerone, e Nerone ha regnato dal 54 al 68. Questo passaggio dell’Apocalisse parla di una città dove vi sono sette colline – è chiaro che è Roma – e una città dove si parla di sette re (ma la cifra sette ovviamente…vi sono sette colline e altrettanti re). Sui sette re dice: 5 hanno già regnato, sono quelli, fino a Claudio incluso; c’è un altro che regna e poi ce ne sarà uno dopo; bene, dopo Nerone c’è Galba, ecc. Dunque la stessa Apocalisse dice che è stata scritta tra il 54 e il 68.

Questi argomenti sono delle cose serie poiché conosciamo dalla storia profana la data degli avvenimenti che sono raccontati. Ma soprattutto Robinson insiste su due argomenti che, lo riconosco a mia vergogna, io non conoscevo e mi vergogno di non averli scoperti talmente sono chiari! Mi sembrano assolutamente convincenti e non vedo cosa si potrebbe obbiettare per confutare questi due argomenti. Ve li offro:

Il primo, è la differenza che c’è nella mentalità ebraica tra la presa di Gerusalemme e la distruzione del Tempio. Noi che siamo degli occidentali, parliamo sempre della distruzione di Gerusalemme e del contraccolpo che questo ha dovuto avere nella pietà ebraica: sì, è vero, ma Gerusalemme era già stata presa dai Romani nel 63 avanti Cristo, e questa non aveva fatto dei drammi: per gli ebrei, non è la presa di Gerusalemme, è la distruzione del Tempio – e il Tempio è stato distrutto il 29 agosto 70. Abbiamo delle precisazioni straordinarie sulla distruzione del Tempio, da parte di Flavio Giuseppe, abbiamo persino i nomi dei generali e cosa hanno votato nel precedente Consiglio di guerra. Ecc.

Per gli ebrei, dopo quel giorno, essi non possono più praticare la loro religione, non possono più mangiare la Pasqua – l’agnello deve essere immolato nel Tempio: non c’è più il sommo sacerdote. Queste sono delle cose che comprendiamo con difficoltà ma se vi mettete nella mentalità ebraica, il 29 agosto 70 è una frattura totale nella vita del popolo ebraico. Fino a lì, esso ha la sua religione che risale a Mosè e che è stata vissuta, più o meno bene, ma che è stata vissuta fino al 29 agosto 70. Dopo, la religione ebraica è diventata impossibile da praticare e tutto quello che era centrato sui sacrifici, ecc., tutto questo non esiste più.

Quando si pensa a questo, ci si rende conto del contraccolpo enorme che tutto ciò ha rappresentato per gli ebrei: quando noi pensiamo alla distruzione politica di Gerusalemme, loro pensano soprattutto alla distruzione del Tempio.

Cosa ci dice il Nuovo Testamento sulla presa del Tempio? Noi abbiamo un piccolo testo in Marco 13. 1-4: “Mentre Gesù usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che fabbrica!». Gesù gli rispose: «Vedi tu questi grandi edifici? Non sarà lasciata pietra su pietra, che non sia distrutta». E questo è tutto, non abbiamo che questo sulla distruzione del Tempio. E Matteo e Luca ricopiano questo passaggio tale e quale, senza aggiungervi delle varianti. Che Gesù abbia previsto la rovina del Tempio, se si crede alla sua divinità, non c’è problema, ma anche se non si crede alla sua divinità, data la situazione degli ebrei in quel momento, che volevano senza tregua ribellarsi, avendo parlato Gesù della distruzione di Gerusalemme, era logico pensare alla distruzione del Tempio. In ogni caso vi sono queste due parole, senza commenti, senza niente: se i Vangeli fossero stati scritti dopo la distruzione del Tempio, avrebbero dovuto necessariamente avere una parola per indicare che, in realtà, tutto ciò si era realizzato, e questo non avrebbe dovuto essere indicato solamente da due piccole parole, questo avvenimento capitale nella vita del popolo ebraico, indicato da quasi nulla…

Un’altra cosa curiosa è che vi sono dei passaggi del Nuovo Testamento dove si parla del Tempio come ancora esistente. Per esempio nella Lettera agli Ebrei, capitolo 9. 6-7: “Essendo le cose così disposte, nella parte anteriore entrano in qualunque momento i sacerdoti per compire il loro servizio, ma nella parte seconda solo il sommo sacerdote entra una volta all’anno…”. È impensabile che si scriva questo quando il Tempio non esiste più e il Sommo Sacerdote non vi può più entrare. Parimenti nella Lettera agli Ebrei 10. 1-3: “…pur con codesti sacrifizi, sempre gli stessi anno per anno che perpetuamente si offrono…Altrimenti, non avrebbero essi cessato dall’essere offerti”. Dunque, non si è cessato di offrirli, di conseguenza la Lettera agli Ebrei è scritta prima della distruzione del Tempio, d’altronde anche la TOB[2] lo dice, altrimenti questo non si può più comprendere.

Vedete questo argomento: se ci fosse una parte del Nuovo Testamento che sia posteriore al 70 essa dovrebbe normalmente averci parlato della distruzione del Tempio, e soprattutto i Vangeli nel punto dove fanno allusione alla distruzione del Tempio. Un altro che ne avrebbe dovuto parlare è san Giovanni, poiché tutte le sue polemiche contro gli ebrei…se la religione ebraica era divenuta impossibile, era facile mettere una parola per indicarla, ma niente!

Il secondo argomento che mi sembra anche più forte: è la differenza che c’è tra un pagano e un cristiano che si convertono al cristianesimo.

Esaminiamo la situazione di un pagano che si converte al cristianesimo: bisogna innanzitutto che egli creda all’esistenza di Dio, poiché i greci, i greci pagani, non credono all’esistenza di Dio, essi credono all’esistenza degli «dei», che sono delle divinità ma che non corrispondono ad un Dio personale, e praticamente, all’infuori del popolo ebraico, nessuno nel mondo pagano di quei tempi crede all’esistenza di Dio come Dio unico. In secondo luogo bisogna credere che Dio è un Creatore e la nozione di creazione è una nozione totalmente sconosciuta all’infuori del giudaismo. Sapete qual è una delle frasi più importanti del pensiero da che mondo è mondo? È questa: «All’inizio, Dio creò il cielo e la terra». Proprio questa frase, questo cambia assolutamente tutto.

Bisogna dunque ammettere che Dio esiste, che Dio è creatore: bisogna ammettere che Dio ha parlato nel Vecchio Testamento, bisogna ammettere l’ispirazione delle Scritture, e nel Nuovo Testamento in ogni momento ci si riferisce al Vecchio che è considerato come parola di Dio, bisogna ammettere che Dio ha voluto salvare il suo popolo e che ha promesso un Messia – quello che si trova nelle Scritture, ma che non è conosciuto nel mondo pagano – bisogna poi ammettere che questo messia è Gesù, e che Gesù è Figlio di Dio. Ci vogliono dunque queste sei cose affinchè un pagano diventi cristiano.

Mentre quando è un ebreo che diventa cristiano: l’esistenza di Dio egli la conosce senza bisogno di parlarne, la Creazione, la conosce, senza bisogno di parlarne, l’ispirazione delle Scritture, la promessa di un Messia, stessa cosa. Vi sono solo due cose sulle quali bisogna completare il pensiero di un ebreo: condurlo a comprendere che il Messia è Gesù, e che Gesù è il Figlio di Dio. Un ebreo che diventa cristiano ha solo due cose da aggiungere alla sua fede, mentre un pagano ha tutte le altre. Ora in tutto il Nuovo Testamento cos’è che troviamo? Non vi è nessun testo che cerca di provare l’esistenza di Dio, nessun testo (tranne uno di cui vi parlerò tra poco) che parla della creazione e che dimostra che Dio è Creatore, nessun testo che parla dell’ispirazione delle Scritture, al contrario la si suppone sempre, nessun testo che presenta la promessa del Messia. Ma nel Nuovo Testamento, quello che noi vediamo spesso: il Messia è Gesù, e Gesù è Figlio di Dio – i due ultimi punti li vediamo correntemente.

Vi è una sola eccezione nel Nuovo Testamento dove si trovano trattati questi temi: il discorso di san Paolo all’areopago [a Atene] dove parla a dei pagani. San Paolo, parlando a dei pagani, parla subito dell’esistenza di Dio, della creazione – non dell’ispirazione delle Scritture: ma di Dio che deve inviare un salvatore – questi temi che sono totalmente sconosciuti al pensiero greco, affinchè un greco sia cristiano bisogna presentarglieli. La sola volta in cui san Paolo parla davanti ad un uditorio puramente greco, puramente pagano, egli affronta subito questi temi ma mai altrove li affronta nel Nuovo Testamento.

Tutto ciò presuppone dunque che coloro che hanno scritto il Nuovo Testamento, quando scrivevano avevano come destinatari dei loro scritti unicamente degli ebrei o dei proseliti – pagani già entrati nel giudaismo – che parlavano greco ma che avevano già la fede ebraica. Se gli autori del Nuovo Testamento avessero scritto a dei destinatari di cui almeno una parte fossero stati dei greci ancora pagani, bisognava assolutamente trattare gli argomenti predetti. Ora è nel 70 durante la presa di Gerusalemme e della distruzione del Tempio che vi è la frattura decisiva nella vita della comunità ebraica. Fino al 70 vi erano delle importanti comunità ebraiche in Palestina, esse si irradiavano un po’ dappertutto, mentre a partire dal 70 sono distrutte e dunque a partire dal 70 non è pensabile che si scriva lungamente, e tutto il Nuovo Testamento, senza fare allusione ai pagani. Noi, vediamo l’aspetto missionario del Nuovo Testamento, sì, ma missionario presso degli ebrei e dei pagani già giudaizzati, in realtà non si pensa ancora – non lo si nega certo – ma non si pensa ancora che questi testi potranno essere letti da greci pagani e che bisognerebbe cercare di convertirli.

Poiché tra i membri della Chiesa primitiva abbiamo tre categorie: in primo luogo quelli che vivono in Palestina e che parlano ebraico (oppure una lingua semitica, l’aramaico, poco importa), in secondo luogo, quelli che vivono in Palestina e che parlano greco (vi potevano essere in Palestina, per esempio c’era la sinagoga degli schiavi liberati e dei Cirenei di cui si parla negli Atti), e poi tutti quelli che vivono fuori della Palestina e che parlano greco, ma che sono ebrei. In tutte le comunità alle quali san Paolo si rivolge, si rivolge sempre ad una comunità essenzialmente ebraica o formata da pagani già divenuti proseliti. La comunità di Roma alla quale egli scrive e il modo in cui si presenta ad essa, come vediamo nel libro degli Atti degli Apostoli, la comunità di Corinto e altrove, sono tutte comunità simili, dunque quando san Paolo scrive, quando gli Evangelisti scrivono, quando tutto il Nuovo Testamento è scritto, la svolta del 70 non è ancora avvenuta e Robinson conclude: tutto il Nuovo Testamento è necessariamente anteriore all’anno 70, non si può ammettere alcuna parte del Nuovo Testamento posteriore al 70.

Quando ho cominciato a leggere Robinson, mi dicevo: sì, tutto ciò è molto intrigante, ma farci credere che il quarto Vangelo è stato scritto prima del 70, non è facile, è lì che ti voglio! Ora l’argomento di Robinson è molto semplice, egli ci dice: gli antichi Padri della Chiesa che ci parlano del quarto Vangelo, sono Ireneo verso il 180, il frammento di Muratori di cui non si conosce la data, ma che risale alla fine del secondo secolo, Clemente d’Alessandria verso il 210, Eusebio di Cesarea verso il 325 e Girolamo verso il 400. Essi ci dicono due cose: in primo luogo il quarto Vangelo è stato composto da Giovanni l’Apostolo, in secondo luogo Giovanni l’Apostolo è morto vecchio – ma essi non ci dicono che è nella sua vecchiezza che egli ha composto il quarto Vangelo! E questo non è stato inventato che da Epifanio, l’autore più antico che dice che il quarto Vangelo è stato composto alla fine della vita di san Giovanni – egli scrive nel 375 – ma gli autori precedenti dicono: san Giovanni ha composto il quarto Vangelo, egli è morto vecchio.

Io non avevo notato tutto ciò, vedete come ci si fa facilmente illudere!

Se riprendiamo gli argomenti suddetti per san Giovanni: il suo Vangelo è pieno di polemiche contro gli ebrei, non una sola allusione alla distruzione né alla rovina del Tempio. Allora Robinson conclude: non è verosimile che il quarto Vangelo sia stato scritto dopo il 70, deve essere stato scritto un po’ prima. Egli lo situa all’incirca nel 65 dicendo: l’orizzonte storico che corrisponde al quarto Vangelo, è quello dell’anno 65. E in realtà, riflettendoci bene, io non vedo come il quarto Vangelo potrebbe essere stato scritto dopo la distruzione del Tempio.

Un altro argomento per corroborare quello che dice Robinson sull’antichità di san Giovanni: da qualche anno è stato scoperto un frammento di un manoscritto che contiene un testo di san Giovanni e che risale agli anni 120-130 e la datazione dei manoscritti da parte della paleografia, lo studio dell’evoluzione della scrittura è veramente scientifico, anno più anno meno. Ma gli studiosi competenti, i paleografi di mestiere, datano questo frammento del manoscritto di san Giovanni tra il 120 e il 130. Bisogna ben supporre una certa distanza. Questo non è un argomento definitivo, ma un “confirmatur”.

Quando ho finito di leggere tutto ciò, sono stato convinto e ho scritto a Robinson per dirgli che mi aveva convinto!

Jean Carmignac

 

 

   

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: https://www.abbe-carmignac.org/Conference-abbe-Carmignac-La-date

[2] Nota del traduttore: la TOB è una versione della Bibbia pubblicata in francese nel 1975-76.

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