Come diffondere il revisionismo

Di Christopher Vick (2008)[1]

Quando si tratta della nostra ricerca e degli sforzi di portare la verità al mondo sull’”Olocausto”, ho notato che alcuni revisionisti introducono il loro discorso dicendo: “Non nego l’Olocausto”. Ritengo che questo sia un errore fondamentale. Naturalmente noi lo neghiamo! La storiografia revisionista ha sradicato la leggenda dell’”Olocausto” dalle fondamenta, e in realtà tale leggenda è morta. La questione ora è quella di vincere la guerra della percezione nella mente dell’opinione pubblica. Agli occhi dell’opinione pubblica l’”Olocausto” equivale ai sei milioni, ai nazisti, a Hitler, a Auschwitz, ad Anna Frank, alle camere a gas, ai forni, e alle SS. Domandate a chiunque per strada quello che sa davvero sull’”Olocausto”. Vi garantisco che ascolterete recitata la suddetta lista di parole, con forse qualche nome e qualche luogo in più, ma questo è quanto!
La mia posizione è questa: nessuno di noi revisionisti accetta la versione della storia ortodossa su nessuno degli argomenti di questa lista, e allora perché dire: “Non nego l’Olocausto”, e poi cercare di procedere con i nostri argomenti? E’ chiaro che la ragione per cui qualche revisionista dice questo è quella di cercare di venire incontro ai nostri avversari sperando di evitare le solite accuse che i revisionisti sono antisemiti, neonazisti, odiatori – il solito. Quando diciamo che non neghiamo l’”Olocausto” contraddiciamo tutto quello per cui lottiamo. Questo lascia l’opinione pubblica confusa su quello che contestiamo, su quello che crediamo, e su quello per cui lottiamo. Così veniamo cancellati e l’opinione pubblica rimane con la Leggenda. Non dobbiamo negare, e non dovremmo negare, la sofferenza degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Ma dovremmo negare che essa incluse le camere a gas omicide e lo sterminio intenzionale di milioni di ebrei da parte dello stato tedesco. Cioè dovremmo negare l’”Olocausto”. La chiave non è contestare o sdrammatizzare la sofferenza degli ebrei, ma rifiutare di accettare lo slogan dell’”Olocausto”. L’”Olocausto” stesso è un grande slogan e ha il potere. Fino a quando lo slogan rimarrà in vita continuerà a diffondersi come la malattia che è. Questa non è una critica personale agli individui che non negano l’”Olocausto” ma un appello a rimanere fermi sui nostri argomenti e ad attuare un cambiamento di strategia. Questa nuova strategia non ci farà perdere terreno. Abbiamo già perso il terreno che abbiamo perso. Ora è tempo di cominciare a guadagnare terreno presso la pubblica opinione. Dobbiamo negare lo slogan dell’”Olocausto”. Dovunque, ogni volta che viene utilizzato.
[1] Traduzione di Andrea Carancini

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