Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati

Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati

Avete presente l’ormai storica Conferenza sul revisionismo pronunciata da Germar Rudolf nel 2004[1]? Mi sembra giunto il momento di aggiornarla. All’epoca, tra le altre considerazioni, Rudolf fece le seguenti osservazioni:

1. Non è mai stato scritto nulla da parte revisionista che abbia affrontato il Kalendarium (degli avvenimenti del campo di Auschwitz) di Danuta Czech.
2. Il revisionismo può contare, per ora, solo su UN ricercatore a tempo pieno (Carlo Mattogno).

Per quanto riguarda il primo punto, l’opera revisionista che affronta (e che confuta) il Kalendarium ora c’è: si tratta di Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezioneeSonderbehandlungdei detenuti immatricolati, pubblicata da Carlo Mattogno per i tipi della EFFEPI nel Maggio 2010.

Per quanto riguarda il secondo punto, vi sono due notizie, una buona e l’altra cattiva. Quella buona è che all’infaticabile Mattogno, in questi ultimi anni, si è affiancato un altro ricercatore a tempo pieno: Thomas Kues (del quale, su questo blog, sono stati tradotti svariati articoli). Quella cattiva è che, purtroppo, i detti ricercatori a tempo pieno sono ancora soltanto due, anche se la loro attività scientifica è più che sufficiente a inquietare le istituzioni di mezzo mondo, i cui responsabili sanno bene che, in fondo, l’Olocausto-Shoah è un Gigante dai piedi d’argilla[2].

In termini puramente quantitativi, il confronto tra l’industria dell’Olocausto e i revisionisti non è neanche quello tra l’elefante e il topolino, ma semmai quello tra l’elefante e la formica. Ma, quando si sa di avere torto, anche le formichine fanno paura!

Detto questo, passo a descrivere per sommi capi il volume di Mattogno, che si compone di due parti (per complessivi sette capitoli), di un’appendice documentaria (composta da 13 tavole, dalla trascrizione del testo originale di 14 documenti, dalla riproduzione di 60 documenti, dal glossario delle abbreviazioni degli archivi consultati, e da una bibliografia) e dell’indice dei nomi.

La parte prima (I DETENUTI) è composta dai seguenti capitoli:

1. LE CONDIZIONI DI VITA DEI DETENUTI
2. L’OSPEDALE PER I DETENUTI (HÄFTLINGSKRANKENBAU)
3. L’HÄFTLINGSLAZARETT DEL BAUABSCHNITT III DI BIRKENAU
4. LA SORTE DEI DETENUTI IMMATRICOLATI INABILI AL LAVORO

La parte seconda (LE “SELEZIONI” DEI DETENUTI MALATI PER LE CAMERE A GAS: ANALISI STORICO-DOCUMENTARIA) è composta dai seguenti capitoli:

5. LE “SELEZIONI” DEI DETENUTI MALATI PER LE “CAMERE A GAS” SECONDO IL “KALENDARIUM” DI AUSCHWITZ: LE “SELEZIONI” MINORI
6. LE “SELEZIONI” MAGGIORI SECONDO IL “KALENDARIUM” DI AUSCHWITZ: FAMILIENLAGERTHERESIENSTADT E ZIGEUNERFAMILIENLAGER
7. I DOCUMENTI SULLA “SONDERBEHANDLUNG

Tra i tanti documenti ignorati dalla storiografia ufficiale (a cominciare da Jean-Claude Pressac e Robert Jan van Pelt) ne riproduco uno particolarmente significativo: si tratta della direttiva segreta inviata il 26 ottobre del 1943 da Oswald Pohl[3] (ritratto nella foto sopra al processo di Norimberga), capo del SSWVHA (“Ufficio generale economico e amministrativo delle SS”), ai comandanti di 19 campi di concentramento (tra cui Auschwitz), e concernente il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti. La lettera in questione, già citata a suo tempo da altri studiosi revisionisti come Jürgen Graf, è stata per la prima volta tradotta integralmente da Mattogno. Eccone il testo (pubblicato nelle pagine 18-21)[4]:

«Nel quadro della produzione bellica tedesca i campi di concentramento, grazie al lavoro di costruzione che è stato eseguito nei due anni passati, rappresentano un fattore di importanza strategica determinante. Dal nulla abbiamo creato fabbriche di armamenti che non hanno pari.
Ora dobbiamo fare in modo con tutte le forze che le realizzazioni già raggiunte siano non soltanto mantenute, ma anche costantemente accresciute in futuro.
Poiché le officine e le fabbriche in sostanza restano quelle, ciò per noi è possibile solo conservando la forza lavorativa dei detenuti e accrescendola ulteriormente.
Negli anni scorsi, nel quadro dei compiti di rieducazione allora vigenti, poteva essere indifferente se un detenuto poteva o non poteva prestare un lavoro utile. Ma ora la forza lavorativa dei detenuti è importante e tutti i provvedimenti dei comandanti, dei capi dell’Ufficio V[5] e dei medici devono riguardare soprattutto il mantenimento della salute e della produttività dei detenuti. Non per ipocrita sentimentalismo, ma perché abbiamo bisogno delle loro braccia e delle loro gambe, perché essi devono contribuire a che il popolo tedesco consegua una grande vittoria, per questo dobbiamo prenderci a cuore il benessere dei detenuti.
Come primo obbiettivo pongo questo: al massimo il 10% di tutti i detenuti possono essere inabili al lavoro in conseguenza di una malattia. Quest’obbiettivo deve essere raggiunto con un lavoro comune di tutti i responsabili.
Per questo è necessario:
1) un’alimentazione corretta e appropriata,
2) un vestiario corretto e appropriato
3) l’impiego di tutti i mezzi sanitari naturali
4) evitare tutti gli sforzi inutili, non direttamente indispensabili per la capacità lavorativa,
5) premi di produttività.
1) Alimentazione.
Già più volte ho richiamato l’attenzione sulla necessità di un vitto per i detenuti corretto e appropriato. Ricordo i seguenti principi:
a) Immagazzinare verdura e patate in modo da evitare il più possibile perdite di magazzino. Impianti di stoccaggio ineccepibili.
b) Quando si puliscono patate e verdura tenere gli scarti al livello più basso possibile. Sorvegliare costantemente le squadre di sbucciatori.
c) Lavare le patate il più brevemente possibile, non lasciarle all’acqua corrente per ore. Se un lavaggio è inevitabile, tenerle appena coperte dall’acqua intere e non spezzettate. Distribuire per quanto possibile patate lesse con la buccia.
d) Mescolare dal 10 al 50% di tutta la verdura cruda ai cibi cotti poco prima della distribuzione del rancio.
e) Mescolare ai cibi circa il 10% delle patate crude e grattugiate.
f) Buttare via l’acqua di cottura delle patate solo quando presenta un cattivo odore o sapore.
g) Distribuire verdura accanto ai pasti anche cruda, come l’insalata, o non cucinata (carote, crauti). (Cantina!). La raccolta di verdura selvatica e di spezie dev’essere fatta come prima con grandissima cura.
h) Non fare scuocere i cibi caldi!
i) La quantità del rancio di mezzogiorno dev’essere di un litro e un quarto-un litro e mezzo, ma non una zuppa acquosa, bensì una pietanza densa, ricca di contenuto.
j) I cuochi devono rivolgere la loro attenzione principalmente al buon condimento. Niente quantità eccessive di sale, comunque non possono essere somministrati 20-30 grammi al giorno. La provvista di spezie, nella misura in cui non siano razionate, dev’essere attuata energicamente.
k) I detenuti cuochi devono essere sorvegliati costantemente e sostituiti immediatamente in caso di negligenza del servizio.
l) Al contrario di quanto avviene per la cucina dei soldati, nella cucina dei detenuti il cibo dev’essere spezzettato e cotto insieme. Solo i lavoratori addetti ai lavori pesanti ricevono in mano il loro supplemento di salsiccia.
m) Bisogna sfruttare completamente tutte le possibilità di procurare generi alimentari supplementari (ad es. lievito, cagliata).
n) Nei campi di concentramento non ci devono essere rifiuti di cibo.
o) Le pietanze e le bevande calde devono essere somministrate e consumate calde.
p) Il pane dev’essere immagazzinato. Dove possibile, distribuire pane integrale.
q) Bisogna provvedere con grande attenzione ad una distribuzione in parti uguali del vitto. Il detenuto che senza colpa riceve il cibo in ritardo ha diritto alla stessa quantità di coloro che lo hanno preceduto. Le porzioni di cibo in eccedenza devono essere distribuite in parti uguali o equamente a turno.
r) Bisogna favorire la ricezione di pacchi supplementari.
s) Mangiare e digerire bene richiedono tranquillità. Perciò pause sufficienti quando si riceve il cibo. Niente marce inutili: portare il cibo agli uomini, non gli uomini al cibo. Non gravare le pause per mangiare con un ulteriore servizio.
t) Nelle cucine, nelle sale di soggiorno, nelle stoviglie deve regnare la massima pulizia.
u) Se un malato può raggiungere una guarigione più rapida grazie a una dieta particolare, bisogna somministrargliela, ma soltanto nelle infermerie.
2) Vestiario.
Il vestiario, insieme al vitto caldo, ha il compito di tenere caldo il corpo e di proteggerlo da infreddature. Ciò è di particolare importanza proprio per i detenuti che lavorano all’aperto.
Ordino che d’inverno, se ci sono, si portino copricapi, cappotti, polsini di lana, calzini. Più vestiti leggeri tengono più caldi di uno pesante, perciò d’inverno in mancanza di un cappotto dev’essere consentito di indossare due camicie o simili.
I giornali sono una efficace protezione contro il freddo (perché mantengono il calore). Perciò, se necessario, far portare parecchi strati di giornale sul petto, sulla pancia e sulla regione renale. Bisogna preoccuparsi di procurare sufficienti quantità di carta.
I detenuti eventualmente si possono confezionare da soli panciotti di carta. Anche la carta tagliuzzata nelle calze costituisce una buona protezione contro il freddo. Se non c’è un copricapo, permettete parimenti di confezionare berretti di carta attillati. In questo caso lasciare anche i capelli lunghi per mantenere il calore.
Premierò le proposte utili per ogni tipo di vestiario che mantenga il calore.
3) Mezzi sanitari naturali.
D’inverno bisogna badare che i detenuti non subiscano congelamenti. Perciò in caso di lavoro all’aperto fare ripetutamente brevi pause per energici movimenti corporei. Utilizzare per esercizi di riscaldamento anche gli appelli per il conteggio [dei detenuti].
Le bevande e i cibi caldi favoriscono l’irrorazione sanguigna e il riscaldamento del corpo dall’interno. Distruibuire cibo freddo sempre insieme a una bevanda calda.
Il giaciglio non si deve raffreddare; perciò nelle baracche non riscaldate far mettere di giorno coperte distese sui pagliericci. Bisogna controllare costantemente che i pagliericci siano ben riempiti.
Bisogna provvedere ad un riposo notturno indisturbato di almeno 7-8 ore.
I detenuti che di giorno lavorano in locali bui, se possibile, durante la pausa di mezzogiorno devono essere esposti alla luce del giorno col busto nudo.
4) Evitare gli sforzi inutili
Gli appelli per il conteggio devono durare il meno possibile, bisogna evitare lo stare in piedi a lungo. Se fa freddo permettere brevi esercizi battendo i piedi, se il tempo è bello far sedere [a terra].
Organizzare per quanto possibile i luoghi di lavoro riguardo a disposizione e illuminazione in modo tale che tutta la forza disponibile torni a vantaggio del processo lavorativo.
In futuro premierò (facilitazioni, sigarette) le proposte utili e facilmente realizzabili che possano essere fatte dai detenuti a tale riguardo.
5) Premi di produttività.
Un altro mezzo fondamentale per aumentare le prestazioni dei detenuti è la concessione di premi. La procedura è fissata nel disegno di legge “Regolamento di servizio per la concessione di facilitazioni ai detenuti” del 15 maggio 1943. Questo disegno di legge viene di nuovo allegato a questa lettera. Il suo contenuto dev’essere dettagliatamente noto a tutti gli incaricati dell’impiego dei detenuti. I comandanti dei campi devono personalmente aver cura continuamente e coscienziosamente che anche questa possibilità venga esaurita completamente.
Sulla concessione di premi, soprattutto sulla loro efficacia per l’accrescimento della produttività, bisogna riferire dettagliatamente il 15 gennaio 1944. A questi rapporti bisogna allegare eventuali proposte di miglioramento.
Mi aspetto che queste norme in breve tempo influiscano positivamente sull’accrescimento della produttività dei campi di concentramento.
In caso che i lavori (ad es. la confezione di panciotti di carta) siano necessari in misura piuttosto grande, debono essere eseguiti nelle infermerie soltanto dai detenuti bisognosi di convalescenza. Questi devono essere radunati qui.
Bisogna mettere a disposizione i locali necessari.
Ogni comandante di campo che riceve questa lettera la deve trasmettere immediatamente per conoscenza al primo ufficiale del servizio amministrativo e al medico del campo. Questi due ufficiali devono attestare con la loro firma sulla lettera che l’hanno letta con attenzione.
Mi preoccuperò personalmente di controllare i provvedimenti esposti di nuovo in questa lettera».

Il libro di Carlo Mattogno è richiedibile alla Libreria Europa di Roma[6].

[1] http://ita.vho.org/032Conferenza_revisionismo.htm
[2] http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/05/jurgen-graf-il-gigante-dai-piedi-di.html
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Oswald_Pohl
[4] Il riferimento d’archivio è: AMS (Archivio del Museo di Stutthof), I-IB 8, pp. 53-57
[5] L’Abteilung VStandortarzt (Sezione V-Medico della guarnigione) dei campi di concentramento.
[6] http://www.libreriaeuropa.it/

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