L’Unione Europea giudicata colpevole dal Tribunale Russell

L’Unione Europea giudicata colpevole dal Tribunale Russell

L’UNIONE EUROPEA GIUDICATA COLPEVOLE NELLA PRIMA SESSIONE DEL TRIBUNALE RUSSELL

Di Ewa Jasiewicz e Frank Barat, The Electronic Intifada, 15 Marzo 2010[1]

Qualche giorno fa, a Barcellona, si è tenuta la prima sessione del Tribunale Russell sulla Palestina (RTP). Il RTP è un’iniziativa legale popolare volta ad accertare, in modo metodico, i responsabili chiave delle perduranti violazioni dei diritti umani in Palestina.

Nel mirino, questa volta, c’era l’Unione Europea (UE). Dopo due giorni – e dopo 21 testimonianze peritali – il RTP ha giudicato colpevoli singoli Stati, e la UE nel suo complesso, di perduranti violazioni e di condotte riprovevoli sia rispetto al diritto internazionale che al diritto interno della UE. Tali violazioni includono: la complicità nella perpetrazione del crimine di apartheid – aggravata alla luce del diritto inalienabile al ritorno dei profughi e della punizione collettiva e della ghettizzazione di Gaza; la complicità nella perpetrazione di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità, in particolare riguardo a Gaza; la violazione del diritto dei palestinesi all’auto-determinazione e la complicità nella colonizzazione illegale, nell’annessione di Gerusalemme est e nel ladrocinio delle risorse naturali.

Potremmo già sapere tutto ciò, ma sapere esattamente come – e con quali leggi e meccanismi – permette una rivendicazione inconfutabile a favore della Palestina e contro l’occupazione israeliana.

L’approvazione, da parte del RTP, della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) come strumento per ritenere Israele e i suoi stati collaborazionisti quali responsabili di fronte al diritto internazionale, è servita anche di incoraggiamento ad associazioni e a eminenti personalità della società civile per rimanere neutrali sulla tattica.

Il RTP vuole rafforzare e diffondere la necessaria delegittimazione dell’apartheid, dell’occupazione e delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele. Non si tratta solo di impedire il crimine del silenzio, ma anche di fornire una tribuna per parlare chiaro, per testimoniare e ascoltare in modo attivo, e per fornire alla società civile gli strumenti per pubblicizzare e fare pressioni sui propri governi affinché rispettino la legge.

La ragione per cui l’UE e gli stati complici delle violazioni hanno continuato a considerare il rispetto del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi come una questione politica piuttosto che come un obbligo giuridico sta nel fatto che la società civile ha lasciato loro questa scelta, grazie alla mancanza di pressione su queste questioni. Questi stati non dovrebbero avere scelta; tali disposizioni legali non dovrebbero essere lasciate all’adesione volontaria o facoltativa, una volta firmate: esse sono obbligatorie

Il linguaggio del diritto umanitario internazionale è denso, rigido e imparziale, nonostante il fatto che abbia avuto origine dalle lotte e dai sacrifici globali anti-coloniali e di liberazione. Eppure, è un linguaggio il cui apprendimento da parte dei movimenti è d’importanza strategica per coadiuvare la resistenza e la sopportazione in tempo reale, vissuta sulla propria pelle, del popolo palestinese e dei leader politici nei nostri parlamenti.

Il RTP ha fatto emergere la violenza della politica di aggressione nelle clausole di complicati accordi e trattati, o nelle conversazioni informali nelle sale da pranzo presidenziali di Tel Aviv.

Veronique De Keyser, deputata belga del Parlamento europeo, ha testimoniato presso il RTP che durante un viaggio in Israele come membro di una delegazione di deputati europei, le venne detto dagli allora Primo Ministro Ehud Olmert e Ministro degli Esteri Tzipi Livni che il governo israeliano stava usando Fatah per minare Hamas. Secondo la sua testimonianza, Olmert e Livni aggiunsero che Israele non aveva interesse a riconoscere un governo di unità.

Meir Margalit, ex membro del consiglio comunale di Gerusalemme, ha parlato di soldati che hanno demolito una casa palestinese in presenza di un Commissario dell’UE. Quando questo fatto venne portato a conoscenza del sindaco di Gerusalemme dell’epoca, che era Ehud Olmert, la cosa provocò un ritardo nella demolizione della casa fino a quando nessun parlamentare europeo fu più presente per testimoniarlo.

Charles Shamas, un giurista palestinese fondatore dell’associazione MATTIN, un gruppo palestinese di attivisti dei diritti umani che si occupa dell’applicazione del diritto internazionale umanitario e delle responsabilità degli stati terzi, ha delineato i meccanismi con cui gli impegni del diritto internazionale potrebbero essere adempiuti dalla UE. Ha spiegato che tutto ciò potrebbe essere ottenuto facendo valere oscure disposizioni interne delle decisioni-quadro della UE, decifrando oscure clausole e regolamenti dei trattati della UE e chiedendone conto nelle sedi appropriate.

Shamas ha smascherato i mezzi con cui le leggi vengono di fatto cambiate quando la UE collabora con Israele con accordi e trattati. Accettando la definizione di diritto internazionale secondo Israele, invece della propria, la UE di fatto viola le leggi internazionali e quelle interne sue proprie. Ad esempio, un nuovo accordo sull’aviazione civile tra la UE e Israele potrebbe legittimare l’occupazione dei territori palestinesi mediante il riconoscimento dello spazio aereo e degli aeroporti nei territori occupati come facenti parte di Israele. Shamas ha citato una bozza di accordo tra Europol e la polizia israeliana che è stato considerato illegale, poiché la polizia si era stabilita nella zona occupata di Gerusalemme est.

Phil Shiner, dello studio legale Public Interest Lawyers, ha presentato al RTP le sue esperienze nei tribunali inglesi a cui è ricorso per sfidare l’inadempienza da parte del governo del diritto internazionale umanitario rispetto al comportamento di Israele nell’invasione di Gaza. Un tribunale inglese ha giudicato il suo ricorso, che era stato concertato con l’associazione legale palestinese Al-Haq, materia di “alta politica estera” e l’ha respinto. Shiner ha suggerito di rivolgersi ai tribunali di stati membri della UE più disponibili al confronto per presentare ricorsi analoghi.

L’applicabilità dell’attuale diritto internazionale alle armi convenzionali, nel contesto dell’invasione israeliana di Gaza, è stata esaminata dal colonnello Desmond Travers, membro della commissione Goldstone promossa dalle Nazioni Unite. Nella sua testimonianza, Desmond ha fornito un’analisi forense della traiettoria di un proiettile flechette[2] nel corpo umano. Egli ha anche esaminato il sospetto uso da parte di Israele delle armi DIME (Dense Inert Metal Explosive)[3] e di quelle all’uranio impoverito. Travers ha anche vagliato l’uso israeliano del fosforo bianco[4] come arma, piuttosto che come oscurante. A parte l’esigenza di un’azione politica per fermare l’impunità israeliana, Travers ha spiegato che la messa al bando di un certo armamento che includa complessivamente il fosforo bianco, un’urgente bonifica ambientale e l’esigenza di nuove leggi è necessaria e dovrebbe essere propugnata.

La ricercatrice Agnes Bertrand, specialista del Medio Oriente, ha puntualizzato la complicità passiva della UE con le violazioni israeliane. Israele ha provocato danni alle opere infrastrutturali, finanziate dalla UE a partire dal 2000, stimato in 56.35 milioni di euro, mentre i danni subiti nell’invasione di Gaza ammontano a 12.35 milioni di euro. La Commissione UE non vuole fare causa per danni o risarcimenti: ha invece scaricato le proprie responsabilità sull’Autorità Palestinese, sostenendo che siccome gli aiuti sono stati erogati all’Autorità Palestinese, spetta ad essa presentare reclami. Ma non è prevista nessuna assistenza legale su come l’Autorità Palestinese dovrebbe intraprendere una tale azione. L’Association Agreement della UE con Israele, in particolare l’articolo 2 e la formulazione del rapporto tra la UE ed Israele, è stato giudicato trasgressivo degli articoli della Commissione del diritto internazionale[5] e del Patto internazionale sui diritti civili e politici[6] del 1966, nella sua esclusione dell’osservanza del diritto internazionale e di ogni riferimento all’occupazione.

Tradurre il linguaggio e la conoscenza della legge nell’attivismo quotidiano, come arma contro gli attacchi alla legittimità del nostro movimento e dei diritti dei palestinesi, è la sfida previdente in cui il RTP può esercitare un ruolo. La sessione di Barcellona è solo l’inizio. La prossima sessione del RTP avrà luogo a Londra alla fine del 2010 e si concentrerà sulle compagnie internazionali che fanno profitti con l’occupazione, come pure sui diritti lavorativi in Israele-Palestina. Sarà seguita da sessioni in Sudafrica – che si concentreranno sull’apartheid – e negli Stati Uniti, dove verrà esaminato il ruolo nel conflitto degli americani e delle Nazioni Unite.

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