Il giudizio di Michael Hoffman su Hezbollah e Anna Frank

Il giudizio di Michael Hoffman su Hezbollah e Anna Frank

1. Prima di tutto[1], dobbiamo chiederci, dove sono i diari delle bambine tedesche e giapponesi che sperimentarono i bombardamenti alleati genocidi inflitti alle loro città durante la seconda guerra mondiale? Dobbiamo davvero credere che nessuna delle adolescenti sopravvissute non scrisse nulla sugli orrori vissuti?

2. Ci si potrebbe porre lo stesso interrogativo per quei bambini, arabi e musulmani, sopravvissuti ai bombardamenti terroristici israeliani del Libano, di Jenin e di Gaza, e ai bombardamenti terroristici statunitensi di Baghdad, dell’Iraq e dell’Afghanistan.

3. Robert Faurisson[2] e Ditlieb Felderer[3] hanno condotto delle ricerche forensi sulle origini del “Diario di Anna Frank” e a loro giudizio, il padre di Anna, Otto, ha scritto delle parti di esso (il prof. Faurisson intervistò personalmente il signor Frank). Dunque, quello che oggi viene presentato come il “Diario di Anna Frank” è in realtà una frode letteraria.

4. Anna morì di tifo, non di gas tossico; la sua morte è una tragedia comunque sia morta, ma la sua morte non è una prova dell’”Olocausto” – nella connotazione generalmente accettata di questa neo-lingua intenzionalmente nebulosa – e cioè dello sterminio mediante gas tossico.

5. Quello che Hezbollah ha il buon senso di disapprovare è la deificazione olocaustica di un popolo/nazione, mentre il meccanismo davvero “negazionista” è all’opera per negare il Rapporto Goldstone, il massacro di Jenin, il massacro di Qana (due volte), lo sterminio mediante bombardamenti a Beirut nell’Agosto del 1982, e molti altri crimini di guerra americani e sionisti che chiunque cerchi un’immagine rispettabile nei media occidentali deve far scivolare nei recessi nebbiosi della memoria.

6. Da molto tempo i revisionisti hanno scoperto che la propaganda sionista dell’”Olocausto” è un’arma spietata dell’arsenale israeliano come il fosforo bianco e gli elicotteri Apache. Il suprematismo talmudico ha imposto la sua volontà all’Occidente affinché le vicissitudini degli ebrei dal 1939 al 1945 fossero impresse indelebilmente [nella memoria] come l’”Olocausto”, e cioè come le peggiori sofferenze mai sperimentate da un popolo/nazione nell’universo dalla notte dei tempi, bla, bla, bla.

Lo sfruttamento di Anna Frank e del suo rimaneggiato “diario” è parte di questo suprematismo. Chiunque osi dissentire da tale suprematismo diventa – agli occhi dei media, del mondo accademico e dei governi occidentali – un abominevole fanatico, un losco criminale del pensiero e un “negazionista”. Quest’isterica infamia deriva dalla morbosa paura di “dire no”, che è un sintomo della mentalità rabbinica e del giudaismo ortodosso, filtrati attraverso le sue ideologie vicarie, il sionismo e l’Olocaustianità

Il fatto che gli arabi e i musulmani stiano ora sostenendo una classe dirigente che sta iniziando a penetrare e a smascherare queste trappole mentali è un grande miglioramento rispetto all’era dell’OLP [Organizzazione per la Liberazione della Palestina] vecchio-stile di Yasser Arafat, che acconsentì all’imposizione degli “studi sull’Olocausto” a un popolo palestinesi attivamente “olocaustizzato” dagli israeliani. La perversa ironia dei bambini che in Libano e in Palestina leggono il “Diario di Anna Frank” sulla scia delle morti dei propri padri, madri, fratelli e sorelle da parte del braccio militare della nazione fondata dai “sopravvissuti dell’Olocausto” non è sfuggita a Hezbollah; quindi, ecco che i campanelli di allarme iniziano a suonare, da Gerusalemme a New York.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://revisionistreview.blogspot.com/2009/11/hezbollah-resists-anne-franks-diary-and.html
[2] http://vho.org/aaargh/fran/archFaur/1974-1979/RF7808xx1.html
[3] http://vho.org/aaargh/fran/livres5/felderannit.pdf

2 Comments
    • Anonimo
    • 9 Novembre 2009

    Il diario di Anna Frank è un falso scritto dallo scrittore americano sinionista Mayer Levin su commissione del padre della ragazzina Otto Frank.
    La cosa è comprovata da una sentenza emessa nel '62 dalla corte suprema, lo scrittore infatti dovette adire le vie legali per ottenere il pagamento del dovuto.

    Fonte:
    Brian Harring, "The Anne Frank Diary Fraud", TBR News, 14 febbraio 2006.

    Rispondi
    • Anonimo
    • 11 Novembre 2009

    un po' disinformato il mio omonimo anonimo che pensa di aver lanciato lo scoop …..
    Carancini le spieghi chi era Mayer Levin

    Rispondi

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