“Glisser une quenelle”: Dieudonné, Faurisson e la polizia del pensiero

ANNOTAZIONI PRESE AL PROCESSO DIEUDONNE’-FAURISSON –

PARIGI, 22 SETTEMBRE 2009

Dopo una mezz’ora dedicata all’organizzazione dei diversi dossier, accuse, citazioni che riguardano i due processi, dopo l’energumeno Bouard (del quale viene ordinata l’espulsione), Nicolas Bonnal, presidente della XVII Chambre Correctionnelle, verso le 15h15 comincia la procedura “Pubblico Ministero contro Dieudonné” e “Licra e altri contro Faurisson e Dieudonné”.

La procuratrice Anne de Fontette attribuisce a Dieudonné quelle che lei chiama “espressioni oltraggiose”; cita, come appaiono nella trascrizione, le parole di Dieudonné nel momento in cui ha presentato sulla scena Robert Faurisson (RF) e l’attore Jacky: secondo lei vi sono state delle “ingiurie”. Poi attacca le affermazioni di RF che cominciano con “Voi non sapete” e finiscono con “scrivete la parola come volete”.

Presidente Nicolas Bonnal: Il Tribunale finora ha avuto solo il video (trovato su Youtube o su Daily Motion); per i due processi serve la trascrizione della polizia.
Visioneremo in uno schermo [di un computer messo sul tavolo del cancelliere e che il pubblico non può vedere] lo sketch, all’inizio del quale c’è il passaggio particolarmente attaccato dal Pubblico Ministero (PM), poi, in seguito, quello che è particolarmente attaccato dalla Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo (Licra).

Bonnal annuncia che nel dossier c’è anche una registrazione, fatta al Teatro della Main d’Or, di un intervento di Dieudonnée che racconta i fatti dello Zénith.

Alle 15h45 comincia l’interrogatorio di Dieudonné

Bonnal: E’ lei che ha messo lo sketch su Internet?

Dieudonné: La registrazione che trovate su Internet è stata fatta e pubblicata dagli spettatori, non da me.

Bonnal: Che cosa cercava? Perché ha invitato RF? Era un sketch preparato, quello.

Dieudonné: Sono stupito di essere qui. Io sono fiero del mio sketch. L’isteria mi sembra ingiustificabile: essa va di pari passo con lo sfruttamento osceno della Memoria.

Ho fatto un atto di sovversione, un attentato umoristico.

Spero di essere assolto. Ma in ogni caso lo farò di nuovo, questo atto di sovversione: il 26 Dicembre prossimo ho invitato l’iracheno che ha lanciato la scarpa a Bush.

E’ il fatto che sono nero che eccita la gente? Io denuncio i “due pesi e due misure”: tanta Memoria da una parte, e nessuna per la tratta dei neri.

Bonnal: Perché l’attore era vestito in quel modo?

Dieudonné: Era il costume di scena di Jacky da molti mesi, niente di nuovo.

Bonnal: Che interventi aveva fatto fino a quel momento?

Dieudonné: Ricordava agli spettatori l’importanza della Memoria. Secondo me la pornografia memoriale che ci circonda in Francia è indegna, volgare, oscena. Testimonia la mediocrità umana, che è la materia prima dell’umorista.

Bonnal: Quindi, le associazioni che l’attaccano e dicono che – invitando qualcuno che nega la Shoah – lei va oltre la provocazione, hanno torto a dire che quel comportamento fa male?

Dieudonné: Voglio vedere una libertà totale di espressione.

Bonnal: Non ha fatto promozione al negazionismo?

Dieudonné: Ho promosso un dibattito, trovo indegno che lei venga importunato con questa questione. L’umorista deve provocare il dibattito. Invece, eccoci qua con un braccio di ferro tra la Giustizia e i media, i quali hanno detto: “L’opinione pubblica l’ha condannato [RF o Dieudonné?]; adesso la giustizia deve fare lo stesso”.

Bonnal: La Licra ha ragione nell’associarla a RF, al suo lavoro? [Dieudonnè è riluttante a rispondere]. Lo dica!

Dieudonné: No, ciò che mi interessa è la sua infrequentabilità.

Bonnal: Ma con le sue allusioni, lei sa bene cosa si poteva capire.

Dieudonné: Egli ha espresso la sua infrequentabilità.

Bonnal: Lei non è d’accordo con la mia analisi? Per me, dentro di lei, pensava: “RF, tutti sanno ciò che pensa; capiranno”.

Dieudonné: Non ha detto niente di scioccante, salvo che sulla Gorea.[1]

Bonnal: L’espressione suprema dell’antisemitismo, per lei non è niente?

Dieudonné: Per me, quello che conta, in questo caso, è la Gorea.

Io, per una denuncia, parlerei piuttosto di BHL e del suo ridicolo paragone: “meeting antisemita”.

Bonnal: E la formula “glissage de quenelle”[2] cosa significa?

Dieudonné: Un’invenzione recente.

Fontette (PM): Dal suo punto di vista è la schiavitù il problema. Ma lei ha capito che RF ha negato la Gorea?

Dieudonné: Non sapevo cos’era il revisionismo.

Per me é sufficiente negare la Gorea, questo è negazionismo. Ma non voglio gerarchizzare né le sofferenze né i popoli. Non vieterei la negazione della Gorea: io sono per la libertà di espressione. Ma a voi non da fastidio la negazione della Gorea: sempre “due pesi e due misure”.

Bonnal: La parola alle parti civili.

Licra (Alain Jakubowicz): La scelta della mela come “premio”, è perché era la cosa “più ridicola”? (come da dichiarazione alla polizia)?

Dieudonné: Si

Licra: Perché quel costume a Jacky?

Dieudonné: Ho già risposto: era il suo costume da diverso tempo.

Bonnal: E’ un caso che il suo pigiama abbia una stella gialla?

Dieudonné: Era il suo vestito per quello spettacolo: non si poteva cambiare per quella sera lì.

Lorenzo (compare dell’espulso Bouard) per laparte civileHccda: la Gorea non interessa alle parti civili.

Dieudonné: E il PM approva questo comportamento di “due pesi e due misure”: è scioccante.

Licra: La sua dichiarazione alla Polizia non parlava di questo.

Dieudonné: Voi non avete capito la mia dichiarazione.

Licra: Per lei, RF “ha parlato di altri miti”.

Dieudonné: Ciò che mi interessa è la tratta; parlate con RF di questo.

Licra: Lei non conosce il negazionismo?

Dieudonné: Questo non mi riguarda. Da me, non avrete altre risposte.

Licra: Lei conosce l’attività di Marie Poumier?

Dieudonné: No.

Licra: Quando lei ha deciso di far venire RF per la sua infrequentabilità, perché proprio lui?

Dieudonné: Delle persone mi avevano detto: “Lui è il più infrequentabile”.

Licra: Avrebbe fatto applaudire RF per la Gorea?

Dieudonné: Si, in nome della libertà di espressione. Mi oppongo alla gerarchizzazione delle sofferenze.

Licra: La legge non vuole gerarchizzazioni.

Dieudonné: Sono contrario a queste leggi sulla memoria; quello che è stato, le grandi tragedie, ormai è irrimediabile. Ed è pericoloso battersi per la memoria; questo attizza il comunitarismo; io sono contro il comunitarismo.

Fine dell’interrogatorio di Dieudonné

Licra: L’imputato non ha fornito i suoi dati personali.

Bonnal: [a Dieudonné] Indichi il suo indirizzo ed il suo reddito.

Dieudonné: Teatro de la Main d’Or, Parigi, 11° ; 6.000 euro al mese.

Bonnal mette a verbale le condanne precedenti

Licra: E l’indirizzo?

Dieudonné: Ho altri indirizzi, in Svizzera, in Canada, una casella postale. Vivo in un camper.

Licra: L’indirizzo esatto di domicilio, insisto!

Dieudonné: Sono separato e in attesa di divorzio. Non do l’indirizzo dei miei figli. Conosco queste minacce.

Bonnal: La parola a Charrière-Bournazel, avvocato della Licra.

Licra [Christian CharrièreBournazel]: Quando si rispettano i valori umani, davanti alla giustizia non ci si comporta come sulla scena.

Si è consumato un reato? Questa è la domanda. Dieudonné se ne frega. È lui che fa del comunitarismo. Dimentica un grande francese, Gaston Monnerville, nato alla Cayenna. (Cayenna, storia, cultura, Dreyfus, umanesimo).

Lei presenta gli ebrei come dei negrieri. Allora, lei fa dell’odio antisemita [l’avvocato in questione attacca RF, pretende che lui alla conferenza di Teheran del dicembre 2006 abbia dichiarato: “La credulità anima (?) la religione dell’Olocausto]. Faurisson nega le montagne di scarpe, di occhiali, vuole vedere qualche cosa di più!

E mettere RF con l’uomo vestito da deportato: lei crede che un deportato lo avrebbe fatto? Ridicolizzare la Memoria, questo era il suo scopo. [Cita RF allo Zénith a partire da “voi non sapete…”]. Per lei sono gli ebrei quelli che deportavano, i negrieri. L’odio è una cosa orribile, Lei aderisce alle tesi di RF.

Ho sempre questo lavoro che non mi piace: quello del netturbino. Le persone come Dieudonné sono dei tipi da spazzatura. [Fine]

Lorenzo: Qui non si parla di ebrei, né di palestinesi, ma del diritto alla libertà. Io non sono contro gli ebrei ma contro gli israeliani. Siné è stato prosciolto, anche Dieudonné lo deve essere. Liberatelo! Dieudonné deve continuare il suo lavoro. Il tribunale di Norimberga non ha nessuna autorità in Francia. [Fine]

[l’udienza è sospesa, riprenderà alle 17h07]

LDH [Lega dei diritti dell’uomo]: L’intenzione di commettere un’ingiuria antisemita si è consumata. Dieudonné cerca di dissimularla, e mostra così il suo poco coraggio. Citando Bernard-Henri Lévy, fa un’allusione allo sterminio di tutti gli ebrei. Uno sketch antisemita. Tutti gli ebrei sono presi di mira, perché c’è l’attore in pigiama con la scritta “ebreo” sulla stella. È un riferimento alla condizione degli ebrei.

Il candeliere [sic, con le tre mele] è un simbolo ebraico.

RF che nega la Shoah è presentato come vittima della menzogna, personificata dall’attore, che approva il suo carnefice. La vittima ebrea deve essere convinta che la Shoah è una menzogna.

Ed è stato presentato RF come vera vittima di fronte alla falsa vittima. Ridendo a crepapelle il pubblico approva l’oltraggio così fatto agli ebrei.

Lo scopo è quello di invertire la prospettiva: Dieudonné e RF sono le vittime dell’esclusione.

Dieudonné si vanta di aver fatto meglio, quella sera, del più grande meeting antisemita. Si prende gioco della giustizia. Oggi qui c’è tutta la stampa; ha trovato quello che cercava: l’attenzione. Mercanteggia con la provocazione antisemita.

Chiediamo una multa di 15.000 euro, la pubblicazione della sentenza con rito esecutivo. [Fine]

MRAP [Movimento contro il razzismo e per l’amicizia fra i popoli]: Il popolo ebreo è umiliato da questo spettacolo. Partecipazione collettiva ad un opera di “glissage de quenelle”! Dieudonné non ha coraggio, non capisce il senso dei suoi atti. Un caso, la stella, il candeliere (che evoca la “luce”)? Fa tributare ovazioni alle tesi di RF.

Non si può condannare in base all’articolo 23? Ma sì! Con i simboli che ridicolizzano e con il negazionismo sulla scena.

Si può fare questo per la libertà di espressione? La libertà ha un senso: c’è libertà di espressione in una società democratica; Dieudonné è già stato condannato qui da una sentenza apposita.

Una multa è d’obbligo: questo non deve succedere più. E bisogna determinare il suo domicilio [Fine].

BNCVA [Ufficio nazionale di vigilanza contro l’antisemitismo]: E’ incomprensibile come ci sia bisogno della nostra associazione, nella Francia di oggi.

Dieudonné cita la tratta dei neri: sa dove si può guadagnare del denaro.

Noi difendiamo il diritto degli ebrei a vivere: le persone nella sala avrebbero voluto anche più di 6 milioni di morti; 12 milioni avrebbero fatto loro piacere. Dieudonné evoca, con la “luce” il cielo dov’è salito il fumo dei forni crematori.

Cerca di provocare delle aggressioni contro gli ebrei.

“Vestito di luce”! Non poteva scegliere meglio.

E’ una personalità, Dieudonné. Perché un ebreo in costume piuttosto che un’altra categoria di deportati? [Fine]

Un’altra Parte Civile [?]: Libertà, sì, ma ci sono dei limiti! Non si può lasciar fare. La democrazia, la Repubblica!

Con RF, Dieudonné dà la sua approvazione alla contestazione di crimini contro l’umanità; e Dieudonné continua a lavorare con RF: in Internet, si vedono in uno sketch dove intervista RF facendo la parodia di Serge Klarsfeld. Ecco, non ci sono parole.

E’ necessario far cessare il male. [Fine]

SOS Racisme: Ritorno sulle “ingiurie” [citazione dal codice: attentato all’onore]; le circostanze ci sono. Può succedere, costituzione del reato di ingiuria per concorso di circostanze: la giurisprudenza lo dimostra con la vicenda “Durafour-crématoire”.

“Infilare una polpetta”! Fa ridere, ma vuol dire sodomizzare, inculare l’avversario, vale a dire la comunità ebraica. E anche la regia, con l’attore, anche quella è oltraggiosa.

Dieudonné dice di non conoscere RF, ma quest’ultimo dice di conoscerlo; dice di aver parlato di altri miti. Certe persone del suo entourage sono negazioniste: Maria Poumier, Fédéric Chatillon.
“Infilare” è oltraggioso. Dieudonné ha cercato di fare un “colpo mediatico” prendendosela con gli ebrei; non ha più il suo vecchio pubblico e quello nuovo è fatto di tutti anti-ebrei. [Fine]

Un’altra Parte Civile [?]: [ricordando le “schivate” precedenti] Dieudonné, con il suo talento, è pericoloso. Gioca pericolosamente con la Shoah, con il simbolismo che ha impiegato. Anche Le Pen ne è rimasto colpito. E tutta la Francia.

Lo spettacolo somiglia ad un meeting antisemita: allo Zénith, tre anni prima, Dieudonné aveva fatto strillare delle personalità ebree. L’espressione “meeting antisemita” è importante, perché Dieudonné rincara la dose: cerca una maggiore provocazione antisemita.

Chiedo un’applicazione severa della legge, un giudizio che sia esecutivo. Per mandare un messaggio chiaro a RF. E che dichiari il suo domicilio. E 1 euro simbolico di danni e interessi. [Fine].

M. Alain Jakubowicz riprende la parola; M. Verdier protesta

M. Verdier: La Licra ha già difeso le proprie ragioni, è sufficiente.

Licra: Mi rivolgo alle persone in sala. È la comunità nazionale che reagisce a Dieudonné, non dei comunitaristi!

Per la Licra ci sono 2 procedure; ci rivolgiamo al PM.

Bonnal: L’opinione del PM?

Fontette: Siccome ci sono 2 procedure distinte, la Licra deve poter continuare a parlare.

Licra: Qui c’è un unico processo come c’è un unico odio. Dieudonné non è più un comico, non fa più ridere nemmeno a sé stesso. L’intera faccenda è un inganno intellettuale. “Infilare una polpetta”, è sproloquio verbale.

Chi la odia, Dieudonné? La Licra, il Mrap? No, sono Le Pen e i suoi simili.

L’attore vestito, un’ingiuria: il tribunale lo deve riconoscere. Premeditato, deliberato. Il montaggio, la combinazione dello sketch, sono segnali per un gruppo ben determinato. Chi sono “loro” in “li faremo salire sulle tende”? A chi “daremo una polpetta”? Non sono i media, sono gli ebrei che vengono presi di mira.

La giustizia deve dire: “Dieudonné, lei è un delinquente”. Lei è stato condannato molte volte ma mai con una condanna esecutiva. E che dica qual è il suo indirizzo!

Non chiedo danni o interessi: Dieudonnè sta tenendo uno spettacolo qui, per il pubblico.

Mezzi per avere una sentenza esecutiva. E vogliamo il suo indirizzo. [Fine]

Fontette [requisitoria]: Questo processo è fatto in nome della Repubblica, non in nome di un complotto giudeo-massonico [excusatio non petita, accusatio manifesta!].

Questo spettacolo merita una condanna penale.

RF e Dieudonné, niente faceva supporre che si sarebbero incontrati, tranne…da parte di RF, i decenni di negazionismo e, da parte di Dieudonnée, la sua deriva antisemita. Cos’è che li unisce? L’odio per gli ebrei.

[Cita una frase attribuita a Heinrich Himmler: “bisogna far sparire questo popolo dalla faccia della terra…”; riassume lo sketch a partire dalle riflessioni di Dieudonné: “fare meglio… colpo d’inferno”; ricorda le condanne precedenti].

Dieudonné li ha voluti “innervosire”: “loro”, gli ebrei. L’attore, magro, con la sua stella marchiata con la parola “ebreo”: questo ricorda le prove subite dagli ebrei a Auschwitz e a Majdanek.

Dieudonné ha concluso lo spettacolo con “Scandalo! Domani il dibattito sarà lanciato.” Ma il dibattito si tiene qui, in tribunale. Lo scandalo è l’emozione suscitata: il pubblico ministero si è chiesto a lungo se lo sketch era ingiurioso.

Lo scopo di Dieudonné: provocare un meeting antisemita per farli salire alla ribalta, per ”infilare loro una polpetta”.

Indecenza, umiliazione. L’attore presenta a RF un candeliere: l’ingiuria, (gesto più parole), con lo scopo di colpire un gruppo nella sua dignità ebraica. La corte di cassazione (1907) identifica l’ingiuria: “gesti o parole fatti in pubblico per assumere un certo senso”. Qui si tratta di ingiuria aggravata. Il pubblico ministero domanda un anno di prigione con la condizionale. [Fine]

Bonnal: La parola a M. Daumont [John Bastardi Daumont, del foro di Nizza, avvocato di RF; quest’ultimo accusato, dalla Licra, di “contestazione di crimini contro l’umanità”; non è presente in tribunale].

[Alcuni giornalisti si ritirano]

M. Daumont: Ho sentito delle ingiurie e non del diritto. Non trovo in RF nessun elemento costitutivo di “negazionismo”. Da parte del mio collega [Bournazel] non trovo nessun argomento giuridico. “La forma”, citando Victor Hugo, “è il fondo che risale in superficie”; ora, non ho visto niente “risalire in superficie” se non delle considerazioni immaginarie sulla sofferenza dei deportati.

Cito il comunicato della Licra del 29 dicembre: “Patrick Gaubert ritiene che il reato di apologia di negazionismo si sia consumato”. Ma questo reato non esiste. Poi M. Gaubert ha chiesto al pubblico ministero di intervenire. Questo non si può fare, le associazioni non possono chiedere al pubblico ministero di intervenire, al limite intervengono loro stesse.

Nessun altra associazione, esclusa la Licra, ha ritenuto di fare causa a RF.

Forse ci sono state provocazioni ma non reato di contestazione dell’esistenza di crimini contro l’umanità. La legge penale deve essere correttamente interpretata, e questo impedisce la condanna del mio cliente.

Quanto agli argomenti della Licra, quanto detto da RF non costituisce né apologia, né contestazione.

RF dice bene “Io sono negazionista, io sono revisionista” [in realtà RF si dice revisionista e rifiuta il termine negazionista]. E con questa parola è conosciuto. RF non ha iniziato nessun dibattito sui crimini contro l’umanità.

La giurisprudenza va nel senso seguente: non si deve procedere né a sminuire né a negare questi crimini, direttamente o indirettamente. E da parte di RF non c’è stato niente di questo.

Per quel che riguarda l’intenzionalità: ci sarebbe solo se RF avesse manifestato l’intenzione di entrare nel dibattito. E non è questo il caso. RF afferma: “Non posso dirvi”. E non dice. E ricorda l’esistenza della legge del 1990 che impedisce di “dire”.

La pretesa della Licra è aberrante. Il fatto di dire “io sono Arsenio Lupin” non fa di voi un ladro.

Rigettate la domanda della Licra e condannatela a pagare 5.000 euro di ammenda a RF [Fine]

Bonnal: La parola a M. Verdier [avvocato di Dieudonné]

M. Verdier: Il mio cliente non ha fatto il suo spettacolo nel 1944-45, alla Gare de l’Est davanti ai deportati che rientravano. E non dimentichiamo tutto quello che c’è stato nella guerra come crimini.

È esagerato qualificare quello sketch di ingiuria. È un fatto sociale, non un affare del diritto.

Ingiuria? Vengono citate due frasi del mio cliente: è indispensabile fare una ricerca per capire se c’è stata ingiuria. Che termini? Che prove? Ci vorrebbe un dibattito sul concetto di ingiuria. Poi, per l’ingiuria, questa è prescritta dal 27 marzo.

Fontette: No, già da un anno.

M. Verdier: Scusate, ero distratto.

Dieudonné non ha commesso ingiurie. Non ha aderito all’idea del meeting. Spettacolo o meeting?

La messa in scena non è di per sé un’ingiuria.

Il candeliere a tre braccia scimmiotta quello a sette braccia? Portatemi la prova. Portatemi la prova che Dieudonné ha voluto prendersi gioco della religione ebraica. E le tre mele? Evocano anche loro gli ebrei? No.

Dieudonné, con i suoi spettacoli, non fa meeting antisemiti. E non li fa nemmeno nella sua campagna elettorale. Che aggressività, da parte delle parti civili!

Lo spettacolo ha dato a RF il ruolo della vittima? RF di fronte alla legge ha torto e Dieudonnè, per burlarsi di lui, gli ha dato un premio [qui, l’avvocato di Dieudonné dimostra la sua mediocrità: in realtà, Dieudonné ha, con coraggio, dimostrato pubblicamente la propria stima a RF].

RF non è stato messo in condizione di fare del negazionismo, ma di partecipare ad una farsa. Anche Serge Klarsfeld lo ha detto: “non c’è delitto in questo ketch”.

Nei propositi di Dieudonné c’è un appello alla libertà di espressione. Lui, è messo al bando dai media, quindi provoca.

Per la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la libertà di espressione è uno dei diritti più preziosi. Per la Dichiarazione europea, art. 11, anche. Ma chi lo esercita oggi, nel clima attuale del “politicamente corretto”, va in carcere.

RF non faceva proselitismo, era coinvolto in una farsa. Voi, del tribunale, non dovete giudicare gli spettacoli.

Per quel che riguarda il costume di scena di Jacky, questo è il suo abbigliamento da più di un anno: lo si vede in un DVD che porta una data molto anteriore allo spettacolo.

Occorre proteggere il diritto alla libertà di espressione. Rispetto per la Shoah, si. Ma si può anche ridere.

Qui siamo lontani dallo sviluppo di tesi revisioniste, lontani da un attacco contro la comunità ebraica. Il ministro Hortefeux, lui, è stato più vicino all’ingiuria.

Noto l’atteggiamento aggressivo della procura.

S’impone l’assoluzione. Si chiede un risarcimento del danno. “Bisogna punirlo!” si è detto, ma qual è la parte di reato di ciascuno? [Fine]

Bonnal: La parola al signor M’Bala [Dieudonnée]

Dieudonnée, senza usare il microfono, ripete la sua incomprensione nel vedersi convocato di fronte ad un tribunale per ciò che ha fatto sulla scena di un teatro; esprime nuovamente la sua opposizione alla gerarchizzazione dei popoli e al comunitarismo.

Bonnal
: Sentenza il 27 ottobre.

FINE


[1] L’isola di Gorea, in Senegal: tristemente famosa per la tratta degli schiavi.
[2] La quenelle è un tipo di polpetta, di pesce o di pollo.L’espressione “Glisser une quenelle” equivale a “infilare una polpetta”.

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