Un film sull’apocalisse tedesca

Un film sull’apocalisse tedesca

UN FILM AFFRONTA GLI STUPRI DELLE DONNE TEDESCHE NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE[1]

Uno dei capitoli a lungo ignorati della seconda guerra mondiale piomba questo mese sugli schermi tedeschi con un resoconto straziante degli stupri di massa delle donne tedesche, da parte dei soldati russi, mentre il regime nazista crolla intorno a loro.

“Anonima – una donna a Berlino” ha come interprete l’attrice top Nina Hoss e ha riportato il diario anonimo di una vittima in prima linea in un dibattito estremamente timido sulle sofferenze dei tedeschi durante e dopo la guerra.

“Vi sono state decine di migliaia (di vittime di stupro) – questo è certo. Forse anche centinaia di migliaia”, ha detto al settimanale tedesco Die Zeit lo storico americano Norman Naimark, direttore del Center for European Studies a Stanford. “Alcune stime arrivano a due milioni, se includiamo tutti i territori europei orientali con popolazioni tedesche”.

Mentre gli orrori inflitti dalle truppe naziste nel blocco sovietico sono ben documentati, il prezzo che le donne tedesche pagarono alla vendetta esercitata dai soldati sovietici è stato a lungo taciuto in Germania – oscurata dalla colpa schiacciante dei seguaci di Hitler.

Il nuovo film di Max Faerberboeck, 58 anni, è stato ispirato dal diario tenuto da una donna berlinese dal 20 Aprile al 22 Giugno del 1945, in cui si raccontano la fame atroce e le ripetute violazioni da lei sofferte nella capitale tedesca sconfitta.

L’anonima autrice reca la propria testimonianza in modo conciso, con lancinanti visioni della realtà apocalittica attorno a lei.

Questo diario agghiacciante venne pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1954 e poi in numerosi altri paesi prima di arrivare nelle librerie della Germania Occidentale nel 1959, grazie a una piccola casa editrice svizzera.

Era un’epoca in cui non importava a nessuno sentir parlare delle sofferenze tedesche dopo gli orrori perpetrati dalle truppe naziste – meno di tutti importava ai tedeschi tormentati dai sensi di colpa.

E nella comunista Germania Orientale, una cappa di silenzio soffocò ogni dibattito pubblico fino alla caduta del Muro di Berlino nel 1989.

Il diario scomparve nell’oscurità per quasi mezzo secolo fino a quando il noto scrittore Hans Magnus Enzensberger non lo ha ripubblicato nel 2003. In Germania è diventato un bestseller.

L’autrice appare all’epoca del diario come una trentenne, colta, con una passione per la fotografia e una conoscenza di base del russo, appresa nei suoi lunghi viaggi prima della guerra.

Il quotidiano Sueddeutsche Zeitung ha detto di averla identificata come Marta Hillers, una giornalista che si fece un nome con la propaganda nazista – la teoria oggi prevalente.

Sebbene ricercatori come Naimark e come l’inglese Anthony Beevor abbiano documentato la scala gigantesca degli oltraggi sessuali subiti dalle donne tedesche alla fine della guerra, questi resoconti in prima persona sono estremamente rari nella documentazione storica.

L’Università di Greifswald, nella Germania nordorientale, ha appena iniziato quello che si ritiene sia il primo studio scientifico degli stupri delle donne tedesche alla fine della guerra. Lo studio si concentrerà su Berlino, sul vicino stato del Brandenburgo, e sulla zona nordorientale del paese vicina all’attuale confine polacco.

Si concentrerà sugli effetti psicologici a lungo termine patiti dalle donne colpite le quali, se ancora in vita sessant’anni dopo i fatti, sono anziane.

Il gruppo di ricerca sta reclamizzando un numero di telefono per volontari, proprio mentre il film ha suscitato il rinnovato interesse del pubblico per la vicenda.

Il film “Anonima”, in sé, ha ricevuto critiche contrastanti, nonostante l’avvincente prova della Hoss nel ruolo principale, con i critici indignati per l’introduzione di una storia d’amore nella trama.

Il diario racconta la decisione della donna di sedurre un alto ufficiale russo per farsi proteggere dagli altri soldati – “branchi di lupi”, come lei li chiama – a caccia di lei e delle proprie vicine.
[1] http://www.thelocal.de/society/20081128-15781.html

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