Salman Rushdie, l’ipocrita

IL CAPOLAVORO D’IPOCRISIA DI LÉVY E DI RUSHDIE

Di Michael Hoffman (2006)

La tirannia esercitata sulla mente da parte del giudaismo ortodosso non viene [quasi] mai contestata nel modo in cui l’Islam viene contestato dagli intellettuali occidentali. La campagna contro l’Islam, basata presuntamente sul desiderio della libertà di parola e sui diritti delle donne, è un’impostura, poiché la religione del giudaismo ortodosso, verso la quale coloro che bruciano d’indignazione contro l’”islamismo” sono in gran parte condiscendenti, è fanaticamente ostile sia alla libertà di parola che ai diritti delle donne.

La principale rock star del giudaismo ortodosso, Matisyahu, non stringe la mano alle donne, seguendo i dettami della legge talmudica. Le donne, in certe comunità ebraiche, vengono scoraggiate dal guidare le automobili. Si potrebbe fare una lista di quasi tutti i vizi del maschilismo praticato dai musulmani e scoprire che gli stessi vengono praticati tra gli ebrei, salvo il fatto che la sessuofobia ebraica non è un argomento affrontato dalle elite occidentali.

Il 28 Febbraio scorso, il pomposo intellettuale ebreo francese Bernard-Henry Lévy, insieme a Salman Rushdie e a dieci altri firmatari, ha diffuso il seguente “Manifesto: affrontare insieme il nuovo totalitarismo”, in cui si legge quanto segue: “…L’islamismo è un’ideologia reazionaria che uccide, dovunque sia presente, l’eguaglianza, la libertà e la secolarizzazione. Il suo successo può portare solo a un mondo governato dal dominio: il dominio dell’uomo sulla donna, il dominio islamico su chiunque altro…Noi rifiutiamo di rinunciare al nostro spirito critico per paura di essere accusati di “islamofobia”, un concetto maldestro che confonde la critica dell’Islam come religione con la condanna dei suoi praticanti. Ci appelliamo all’universalità della libertà di espressione, in modo tale che lo spirito critico possa venire esercitato su tutti i continenti, contro tutti gli abusi e tutti i dogmi”.

Questo manifesto avrebbe dovuto più propriamente essere intitolato “Capolavoro d’ipocrisia”. Se nel paragrafo finale, sostituiamo la parola “islamofobia” con “antisemitismo” e la parola “Islam” con “giudaismo, cosa succede alla “campagna per l’universalità della libertà di espressione”? Il silenzio della tomba!

Lévy fa tutto quello che può per soffocare i diritti di Robert Faurisson e di altri scrittori che in Francia sono stati ripetutamente processati, condannati e picchiati per aver sottoposto ad indagine nei loro libri e pamphlet l’icona [intoccabile] delle camere a gas. Lévy vuol demolire l’Islam nello stesso momento in cui protegge il giudaismo da ogni duro trattamento analogo. Il doppio metro di giudizio di Lévy prospera grazie al milieu del razzismo teocratico ebraico che permea i salotti letterari e gli uffici governativi europei.

Scrittori come David Irving, Ernst Zündel, e Germar Rudolf vengono imprigionati in Europa per addebiti riconducibili ad accuse di blasfemia, e Lévy e gli altri firmatari del manifesto non hanno nulla da ridire. L’affermazione che questi intellettuali vogliono criticare “tutti i dogmi” è la barzelletta del mese.

Essi possono passarla liscia con la loro conclamata ipocrisia perché il monopolio dei media, le cui radici affondano nella teocrazia giudaica, li protegge, facendo in modo che le critiche alla loro insensatezza siano limitate ad oscuri blog e ad altri luoghi di internet con le idee chiare. Nessun boss mediatico europeo grida il nome di David Irving in faccia a Lévy e Rushdie, questi disgustosi impostori. Piuttosto, essi vengono incoraggiati a farsi belli e a pavoneggiarsi davanti alle telecamere, mettendosi in posa come gli esponenti coraggiosi della libertà umana – libertà nel senso inteso dai rabbini.

Germar Rudolf, uno scienziato ricercatore del Max Planck Institute, sta scontando una condanna a cinque anni di prigione solo per aver esplorato troppo in profondità, con le sue analisi chimiche, i santuari e le icone della religione dell’Olocausto. Ma monsieur Lévy e i suoi co-firmatari dell’illustre “manifesto” non hanno espresso una sola parola di solidarietà per questo eretico incarcerato, precisamente perché sono d’accordo sul fatto che debba stare in prigione.

Il discorso vacuo, la posa senza vergogna e la tronfia ipocrisia di Rushdie, Lévy e degli altri firmatari del “manifesto”, è più che nauseante. Noi desideriamo vomitare dalle nostre anime questi furfanti che scimmiottano la libertà, ma essi sono così inconsistenti e spettrali che è difficile localizzarli anche in una pozzanghera di vomito.

Musulmani del mondo intero! Non crediate neanche per un momento che a Chafiq, Fourest, Ali, Lévy, Manji, Mozaffari, Namazie, Nasreen, Rushdie, Sfeir, Val e Warraq importi qualcosa della libertà di espressione degli “antisemiti” (vale a dire dei critici delle dottrine rabbiniche omicide, razziste e misogine) e dei “negazionisti” (i ricercatori revisionisti che dubitano della teologia dell’Olocausto); della libertà di Robert Faurisson , di Germar Rudolf e degli altri “apostati”. I dodici falsificatori che hanno firmato il “manifesto” desiderano solo la libertà di tacitare, penalizzare, assalire e, se possibile, incarcerare, gli oppositori del giudaismo reazionario, e nient’altro. [1]
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.revisionisthistory.org/levy_and_rushdie.html

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