Gian Pio Mattogno: Un caso di masochismo catto-conciliare per amore dei “fratelli maggiori”. Odio giudaico anticristiano e “mea culpa” gesuitico

Gian Pio Mattogno 

UN CASO DI MASOCHISMO CATTO-CONCILIARE PER AMORE DEI “FRATELLI MAGGIORI”.

ODIO GIUDAICO ANTICRISTIANO E “MEA CULPA” GESUITICO

 

Di quando in quando, anche la ex gloriosa “Civiltà Cattolica” sembra avere un sussulto di dignità, salvo immediatamente dopo inchinarsi prona ai piedi della Sinagoga e nascondere vilmente la testa sotto la sabbia, per amore dei “fratelli maggiori”.

(Cfr. Quella strana vocazione al suicidio della Chiesa conciliare, andreacarancini.it, da leggere parallelamente ad altri articoli sulla vecchia gloriosa “Civiltà Cattolica” su questo stesso sito).

Ho già ricordato un primo caso di masochismo catto-conciliare a proposito di un editoriale apparso sulla rivista gesuitica nel 1998 (a. 149, vol. secondo, pp. 6 sgg.), dove viene rammentato l’atteggiamento carico d’odio degli ebrei verso i cristiani fin dall’antichità, dalla Birkat ha-minim, la benedizione/maledizione diretta contro gli eretici e i cristiani, ai passi talmudici in cui Gesù è presentato come un figlio adulterino, uno stregone che indusse il popolo d’Israele all’apostasia e per questo fu messo a morte la vigilia di Pasqua.

L’articolista invitava a non «dimenticare l’atteggiamento degli ebrei verso i cristiani».

Ma appena un anno dopo la rivista gesuitica era la prima a dimenticarlo, e si rimangiava tutto, facendo “mea culpa” e «chiedendo scusa per l’atteggiamento tenuto verso gli ebrei nei 150 anni di storia della rivista».

In un battibaleno l’atteggiamento degli ebrei verso i cristiani era dimenticato e scomparso nel nulla, come pure l’odio giudaico anticristiano, e le ingiurie e le blasfemie contro Gesù e Maria denunciate dalla medesima rivista a partire dalla metà del XIX secolo. Evidentemente la coerenza non è una virtù gesuitico-conciliare.

(Cfr. Un promemoria della “Civiltà Cattolica” per la “Civiltà cattolica”, andreacarancini.it).

In altre parole, ci si sarebbe aspettato almeno un minimo di “mea culpa” da parte degli ebrei per aver lungo i secoli ed ancora al giorno d’oggi vomitato odio antigentile e anticristiano, ed invece a recitare il “mea culpa” … erano quelli stessi che di questo odio erano stati (e sono tuttora) il bersaglio principale!

Se questo non è masochismo.

Un secondo caso di masochismo catto-conciliare è costituito da un articolo di Giuseppe De Rosa S.I.,

(Gesù di Nazaret e l’ebraismo di ieri e di oggi. Dal rifiuto all’appropriazione esclusiva, a.151, volume II, quaderno 3600, 17 giugno 2000, pp. 535-548).

Riporto ampiamente la prima parte, che è anche la più emblematica.

L’autore esordisce chiedendo chi sia stato per gli ebrei Gesù di Nazaret sino al medio evo e nei tempi moderni, domanda importante in un’epoca di dialogo interreligioso fra ebrei e cristiani, e risponde sulla base delle fonti rabbinico-talmudiche riportate dal padre Joseph Bonsirven nel volume Textes rabbiniques des deux premiers siècles chrétiens (1955).

(Cfr. Ebrei e non ebrei nel giudizio del padre Joseph Bonsirven S.J.; Vecchie recensioni e orientamenti bibliografici per lo studio della questione ebraica (Laible, Dalman, Vernet, Bonsirven), andreacarancini.it).

«Per quanto riguarda i primi secoli dell’era cristiana, c’è nel mondo ebraico un silenzio assoluto su Gesù. Soltanto intorno al 90 d.C. nella preghiera che si recita quotidianamente, dopo lo Shema’, detta Le diciotto benedizioni (‘Amida, in quanto si recita in posizione eretta: da ‘amad = stare in piedi), fu introdotta da Samuele il Piccolo la Birkat ha-minim, cioè la “benedizione (eufemismo per “maledizione”) contro gli eretici”: in essa accanto ai minim si nominavano i nozrim, cioè i “nazareni” (i giudeo cristiani, seguaci di Gesù il Nazareno (ha-Nozri)).

«Vi si diceva, infatti: “Non ci sia speranza per gli apostati, sradica il regno dell’orgoglio presto ai nostri giorni. E i nozrim e i minim spariscano all’istante, cancellati dal libro della vita e non scritti con i giusti. Benedetto tu, Signore, che umìli i superbi”. Come si vede, in questa preghiera si parla dei seguaci di Gesù, che devono essere cancellati dal libro della vita, ma non si parla di lui.

«C’è, si può dire, nell’ebraismo rabbinico una specie di consegna del silenzio su Gesù. Ciò appare evidente quando si pensi che nell’immensa letteratura rabbinica, che è raccolta nei Talmud di Gerusalemme e di Babilonia, non si trovano che pochissimi accenni a Gesù di Nazaret, per di più contraddittori o assai offensivi.

«Così, nel trattato Shabbat (14d) si parla di Gesù Pandera, al cui discepolo Jacob non fu permesso di curare un rabbi morso da un serpente; nel trattato Avodah Zarah (40d) si parla di un certo Jacob di Kefr Sama, discepolo di Gesù, figlio di Pandera; ancora nello Shabbat (11,15) Gesù diviene Ben Stada (figlio di Stada); però è nel trattato Sanhedrin (43a) che si trova l’informazione più importante: “Jeshu fu appeso [alla croce] la vigilia di Pasqua. Quaranta giorni prima l’araldo aveva gridato: egli [Jeshu] se ne va alla lapidazione, perché ha praticato la magia e ha sviato Israele, inducendolo ad apostatare; se qualcuno ha da parlare in suo favore, venga e parli. Ma siccome non fu presentato nulla a suo favore, egli fu appeso”. Si aggiunge poi che non si poteva parlare a suo favore, perché egli era uno dei seduttori che la Scrittura (Dt 13,9) ordina di non risparmiare; si dice anche che egli aveva cinque discepoli: Matthay, Nakai, Neser, Buni e Toda.

«Nel Medioevo – probabilmente nel secolo IX, perché ne parla per la prima volta Rabano Mauro nell’847 – si diffuse tra gli ebrei un libello fortemente anticristiano intitolato Toledot Jeshu (Generazioni [= Vita] di Gesù), nel quale si legge che Myriam, una parrucchiera sposa di Johanan, la vigilia di un sabato si lasciò sedurre da Joseph Pandera della tribù di Giuda. Abbandonata dal marito crebbe con il figlio Jeshu; questo, essendo stato riconosciuto come adulterino, fu per questo cacciato dalla sinagoga. Andato a Gerusalemme riuscì a scoprire i segreti del nome ineffabile di Dio (JHWH) e li occultò in una pergamena, con la quale operò molti prodigi straordinari.

«Giuda, mandato dai sacerdoti di Gerusalemme, si finse suo discepolo e così riuscì a strappargli la pergamena. Gesù allora andò a Gerusalemme per cercare di riaverla, ma fu catturato dai sommi sacerdoti e ucciso. Il suo cadavere fu occultato da Giuda in un giardino. I suoi discepoli, non trovandolo nel suo sepolcro, credettero che fosse risorto. Ma Giuda li smascherò col trascinare per le strade di Gerusalemme il cadavere di Jeshu legato alla coda di un cavallo.

«La maggior parte delle molteplici recensioni delle Toledot Jeshu si chiude con un racconto delle origini cristiane: vi si parla di Simon Kefa e di Elia-Paolo. Simon Kefa, avendo appreso il nome ineffabile di Dio, compie prodigi e detta le leggi della nuova religione, separando i cristiani dai giudei. Paolo sostituisce la domenica al sabato e il battesimo alla circoncisione. Ma Dio lo castiga, facendogli cadere sul capo una pietra che lo uccide.

«Così, per molti secoli, nel mondo ebraico la figura di Gesù o è stata sistematicamente ignorata o è stata gravemente calunniata: in Gesù si è visto un mago che ha fatto apostatare Israele, in Maria, sua madre, un’adultera e nei sui discepoli Pietro e Paolo dei traditori dell’ebraismo» (pp. 535-537).

Ora, dinanzi a questo lungo atto d’accusa basato su fonti giudaiche irrefutabili, ci si sarebbe aspettata una presa di posizione franca e decisa, e per lo meno magari una piccolissima richiesta di scuse.

Ed invece, nulla di tutto ciò. Anzi, l’autore subito dopo sembra quasi giustificare l’atteggiamento dei giudei:

«Probabilmente questa avversione contro Gesù, contro Maria sua madre e contro Pietro e Paolo, era la risposta alle vessazioni di ogni genere che i cristiani, perseguitati nei primi tempi dagli ebrei, facevano subire agli ebrei, accusati di “deicidio”, di essere “maledetti “da Dio, di essere puniti con la perdita della loro patria e di commettere talvolta omicidi rituali di bambini cristiani» (p. 537).

Probabilmente?

Ma come risulta con tutta evidenza dagli stessi testi menzionati dall’autore, la vera causa dell’odio giudaico contro Gesù e i cristiani non era questa o quella persecuzione, che tutt’al più può aver acuito nel corso degli anni tale odio, ma precisamente la convinzione che Gesù fosse un eretico e un idolatra che aveva l’intenzione di traviare Israele e trascinarlo all’apostasia.

Questa e nessun’altra fu la causa prima dell’odio giudaico anticristiano.

E questo ancora al giorno d’oggi viene riconosciuto dagli ebrei più onesti, o forse solo più impudenti.

(Cfr. I “peccati” di Gesù nei Vangeli e nel Talmud secondo Chabad-Lubavitch, andreacarancini.it).

Che cosa poi c’entri in tutto ciò l’accusa di omicidio rituale, rivolta agli ebrei solo molti secoli dopo, e di cui non v’è traccia alcuna nelle più antiche fonti rabbiniche, lo sa solo l’autore, che deve salvare il salvabile nel “dialogo” ebraico-cristiano.

Ed infatti nella seconda parte dello scritto, che qui non prendiamo in considerazione, si sofferma su alcuni studiosi ebrei contemporanei, da Josef Klausner a Geza Vermès, Shalom Ben-Chorin, David Flusser ed altri, i quali avrebbero in una certa misura rivalutato la figura di Gesù “ebreo”.

L’autore è costretto ad ammettere che si tratta «di una piccola minoranza del mondo ebraico, poiché la grande maggioranza conserva ancora nei riguardi di Gesù i vecchi pregiudizi [sottolineatura mia]», ma, fortunatamente, «il loro peso culturale è in crescita» (p. 535).

Grazie a Dio, il dialogo ebraico-cristiano è salvo!

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts
Sponsor