
L’ASSOLUTA INCOMPATIBILITÀ FRA CRISTIANESIMO
E GIUDAISMO RABBINICO-TALMUDICO IN UN SAGGIO DI DAVID BERGER
(Judaism and Christianity at Odds. Jews not Elders Brothers in the Faith. Confronting Talmudic Racism. Berger. Persecution, Polemic, and Dialogue, by David Berger. 2010, jewsandpolesdatabase.org. ‒ Di David Berger, professore emerito di storia ebraica presso la Yeshiva University, cfr. Il destino finale dei cristiani nella letteratura ashkenazita medievale, andreacarancini.it).
Quest’opera è ricca di informazioni molto interessanti.
Ad esempio, con tutta probabilità il termine MINIM si riferiva [all’inizio, successivamente indicando tutti i cristiani, soprattutto d’origine gentile n.d.r.] principalmente ai giudeo-cristiani (p. 95).
Mi soffermo su alcune questioni salienti e stimolanti.
Invettive talmudiche contro Gesù Cristo
Consideriamo brevemente il riferimento a Gesù punito fra gli escrementi bollenti (Talmud babilonese, Gittin 57a). Alcuni ebrei sostengono che questo passaggio non possa riferirsi a Gesù di Nazareth, in quanto non cronologicamente coerente con l’epoca in cui visse Gesù (pp. 173-174).
Il lettore tuttavia dovrebbe sapere che gli ebrei già da tempo lo applicavano a Gesù Cristo, anche se originariamente era stato scritto in riferimento ad un altro personaggio (Cfr. Peter Schäfer, Gesù nel Talmud).
[È importante precisare che, riguardo a Gesù e ai cristiani, i rabbi talmudisti non hanno assolutamente inteso fare opera di storia, ma si sono unicamente prodigati a disegnare una caricatura sprezzantemente derisoria dei Vangeli, e quindi le incongruenze cronologiche e di luogo presenti nel Talmud, e invocate da certa apologetica giudaica per negare che il Gesù del Talmud sia il Gesù dei cristiani, non hanno nessunissimo valore probatorio n.d.r.].
Incompatibilità fra cristianesimo e giudaismo. L’inimicizia storica degli ebrei verso il cristianesimo
Al giorno d’oggi i cristiani, e segnatamente i cattolici polacchi, vengono spesso criticati per il fatto che un tempo hanno ritenuto gli ebrei responsabili della crocifissione di Cristo.
Ironicamente, per la maggior parte della loro storia, gli ebrei non solo non hanno negato, ma si sono addirittura attribuiti il merito del loro ruolo nella morte del Cristo.
Scrive Berger:
«Per la maggior parte degli ebrei medievali, Gesù era uno stregone giustiziato a ragione per aver allontanato i suoi compatrioti dalla purezza della loro fede ancestrale, mentre la religione da lui fondata era pura e semplice idolatria» (p. 292). Di ciò parleremo più avanti.
Si sostiene a volte che il giudaismo non abbia nulla contro il cristianesimo, e che qualsiasi forma di ostilità degli ebrei nei confronti dei cristiani maturata nel tempo fosse del tutto superficiale, una reazione alle persecuzioni cristiane contro gli ebrei.
L’autore al contrario dimostra che l’inimicizia ebraica verso il cristianesimo era in realtà premeditata, sofisticata e duratura, e di certo non un semplice sfogo di dolore e di rabbia per via delle persecuzioni.
Scrive Berger:
«Le processioni religiose festive si snodavano lungo le strade e le attività quotidiane di routine portavano gli ebrei a contatto coi cristiani. Eufemismi popolari e ostili per designare la cristianità ‒ il sacro calice KELEV, cane; il sacerdote GALLAH, il rasato; il sermone NIBBU’AH, l’abbaiare; la chiesa TO’EVAH, abominio; i santi KEDESHIM, prostituti sacri; l’ostia LEHEM MEGO’AL, pane abominevole; l’acqua battesimale MAYIM ZESONIM, acqua insolente/impetuosa [Sal. 124,5]; il Santo Sepolcro SHUAH, fossa; per non parlare di Pietro, PETER HAMOR, Pietro l’asino; Gesù HA-TALUI, l’impiccato, e, con un gioco di parole, Maria HARIA, escremento ‒ testimoniano la continua presenta di tutti questi simboli nella vita quotidiana degli ebrei ashkenaziti» (p. 44).
L’antigoysmo, come pure la doppia morale talmudica, è una peculiarità degli scritti rabbinici
Berger così riassume alcuni contenuti offensivi presenti nella letteratura rabbinica:
«Mentre i cristiani pagano un’ammenda più elevata per aver aggredito un ebreo rispetto a quella pagata per aver aggredito un altro cristiano, il Talmud afferma che un gentile che colpisce un ebreo è colpevole di un reato capitale (Sanhedrin 58b), mentre un ebreo che colpisce un altro ebreo viene trattato meno duramente. Questo genere di discriminazioni si estende anche alla responsabilità per i danni alla proprietà (Mishnah Baba Kamma 4,3) e all’obbligo di restituire un oggetto smarrito applicabile solo se il proprietario è ebreo (Mishnah Makhshirin 2,8. Cfr. Baba Mezia 24ab).
«I rabbini affermano che il migliore fra i gentili merita di essere ucciso (Talmud di Ger. Qiddushin 66c). Gli ebrei che vivono in terre cristiane osano chiamare le festività cristiane “giorni di catastrofe” (es. Mishnah Aboda Zara 1,1). Maledicono i cristiani, le loro chiese, i loro governi, e persino i loro cimiteri (Berakhoth 59b). [Come precisato in seguito, il passo di Berakhoth 59b è riferito in generale ai non-ebrei, ma successivamente le maledizioni sono state estese specificamente ai cristiani n.d.r.].
«Se si vede passare un re ebreo si recita la benedizione: “Benedetto Colui che ha condiviso la sua saggezza con coloro che lo venerano”; se si vede passare un re gentile, la benedizione diventa: “Benedetto Colui che ha donato la sua saggezza alla carne e al sangue” (Berakhoth 58a).
«Agli ebrei è imposto di non affittare case ai gentili (Mishnah Aboda Zara 1,8) e di non vendere armi neppure alle persone che li proteggono (Tosefta Aboda Zara 2,4).
«Paragonano i gentili ai cani (Mekhilta Mishpatim 20) e affermano che, quando il serpente primordiale contaminò Eva, gli ebrei ne furono purificati sul Sinai, ma non le altre nazioni (Aboda Zara 22b, Yebamoth 103b)» (pp. 163-164).
Il rabbino tardo-medievale Menahem Ha-Meiri contro l’antigoysmo talmudico
[Su Menahem Ha-Meiri e l’esegesi truffaldina dei tosafisti medievali cfr. Il dossier sul cristianesimo della Commissione dottrinale del Rabbinato francese, andreacarancini.it]
Si sostiene a volte che i passi offensivi del Talmud siano traduzioni errate, fraintendimenti, oppure frutto dell’immaginazione degli antisemiti.
Niente di tutto ciò.
La prova migliore risiede nel fatto che alla fine i rabbini hanno dovuto confrontarsi con queste accuse, e non si può discutere con ciò che non esiste!
Berger presenta Menahem Ha-Meiri (1249-1316) e la sua battaglia contro il peso degli insegnamenti antigentili del Talmud:
«Sebbene non abbia esteso le conseguenze halakhiche pratiche della sua propria esegesi molto al di là di ciò che era precedentemente consolidato, Ha-Meiri ha parlato con una convinzione appassionata che è assente dalle sue fonti e crea una forte impressione di sincerità.
«Inoltre, Ha-Meiri sembra preoccupato di qualcosa di più che non delle spiacevoli conseguenze economiche che sarebbero derivate dall’applicazione di certe norme talmudiche ai cristiani medievali. Era anche motivato da una certa sensibilità per il problema morale insito in un codice legale che proibisce la restituzione ad un gentile di un oggetto da lui smarrito e consente di trattenere una cosa di cui si è venuti in possesso a causa di un errore di calcolo da parte di un non-ebreo. Tali norme, sosteneva, non erano mai state concepite per essere applicate ai monoteisti, e di conseguenza non hanno alcuna rilevanza nella prassi contemporanea» (p. 160).
In altre parole, continua Berger, «preoccupato per i passi talmudici che discriminavano i gentili, Ha-Meiri sosteneva che questi si riferivano solo ai pagani dei tempi antichi» (p. 293).
La marginalità del rifiuto dell’antigoysmo talmudico da parte del rabbino Ha-Meiri
Scrive Berger:
«Il rabbino Menahem Ha-Meiri di Perpignan, vissuto tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, aveva sostenuto che il cristianesimo non dev’essere per nulla considerato un’idolatria, e che i suoi seguaci hanno diritto alla piena uguaglianza con gli ebrei in materia di diritto civile [ebraico], poiché essi rientrano nel novero delle “nazioni vincolate dalle vie delle religioni”. Sebbene questa posizione fosse condivisa da altre autorità medievali e dell’inizio dell’età moderna, è profondamente fuorviante descriverla come la posizione ufficiale tradizionale. Nondimeno, illustri autori ebrei, per ragioni facilmente comprensibili, spesso l’hanno descritta come tale, e a volte, credo, in piena sincerità» (pp. 316-317).
Come esempio, Berger menziona le opere molto citate di Jacob Katz.
Berger afferma inoltre che solo una frazione degli ebrei concordava sul fatto che l’antigentilismo fosse applicabile esclusivamente ai popoli politeisti dell’epoca talmudica:
«A volte la percezione ebraica del cristianesimo è diventata più favorevole perché sono migliorati i rapporti, ma a volte anche perché i rapporti sono diventati più tesi. Quest’ultimo punto è controintuitivo, ma gli attacchi cristiani medievali contro le discriminazioni antigentili contenuti nel Talmud hanno portato gli ebrei ad insistere su una distinzione giuridicamente significativa tra i cristiani e i pagani dell’antichità, una distinzione che alcuni hanno finito per credere in piena sincerità ‒ e che io ritengo corretta agli occhi di Dio» (p. 394).
Per ulteriori dettagli sui temi sopra menzionati cfr. The Pride of Jacob: Essays on Jacob Katz and His Work (Harvard Center for Jewish Studies).
(Si veda: Jewish Choseness Itself Reckoned Christians Idolaters. Power Disparity No Excuse. Harris. The Pride of Jacob: Essays on Jacob Katz and His Work, by Jay M. Harris (Editor). 2002, jewsandpoles.database.org).
Le pratiche talmudiche antipagane continuarono ad essere applicate ai cristiani
Soffermiamoci ora sul fatto già citato che, pur vivendo in terre cristiane, gli ebrei maledicono i cristiani, le loro chiese, i loro governi e persino i loro cimiteri (Berakhoth 58b).
Invito il lettore a consultare, come ho fatto io, il Talmud babilonese nell’ed. Soncino, disponibile in rete.
I passi in questione, dopo aver elogiato gli ebrei, recitano:
«Vedendo le case dei pagani, se sono abitate, si dice: “Il Signore sradicherà la casa dei superbi”; se sono disabitate, si dice: “O Signore, Dio della vendetta, Dio della vendetta, risplendi … Vedendo le tombe dei pagani, si dice: “Tua madre sarà piena di vergogna”, etc.».
La prassi normativa ebraica racconta una storia molto diversa da quella che pretende Ha-Meiri e dalla dicotomizzazione tra pagani e cristiani.
Le pratiche di imprecazione ispirate al Talmud di fronte a templi e cimiteri pagani senza ombra di dubbio sono state applicate ai cristiani.
Difatti, non solo per secoli si è continuato liberamente a imprecare (e perfino sputare) di fronte a chiese e cimiteri cristiani, ma questa pratica persiste ancora oggi in Israele.
Molti esempi di tali pratiche a lungo termine sono catalogati nella dettagliata opera di Mark Paul: Traditional Jewish Attitudes Toward Poles (reperibile in rete).
Agli occhi degli ebrei anche oggi i cristiani rimangono idolatri
La marginalità delle opinioni di Ha-Meiri si estendeva anche a questioni teologiche fondamentali:
«Un’autorità medievale, il rabbino Menahem Ha-Meiri, poteva anche credere che un ebreo seguace del culto cristiano non fosse colpevole di ABODA ZARA, sebbene nessun altro rabbino di una certa importanza abbia condiviso questa posizione» (p. 395).
In tempi recenti, alcuni commentatori hanno cercato di attenuare il senso del termine ABODA ZARA, sostenendo che EL ZAR significherebbe idolatria (culto di un Dio “straniero”), mentre ABODA ZARA (culto straniero) significherebbe culto errato di Dio.
Berger respinge questa ridefinizione orwelliana dei termini.
Egli sottolinea che il termine EL ZAR non viene quasi mai utilizzato, mentre «ABODA ZARA si riferisce quasi sempre al riconoscimento formale o al culto di un’entità considerata come un Dio, ma che in realtà non è Dio» (p. 395).
«Nel pensiero ebraico il culto di Gesù di Nazareth come Dio è decisamente qualificante. Inoltre, il culto di Gesù come Dio viola a prima vista uno dei sette comandamenti noachidi, vanificando così il ragionamento di quegli ebrei che vorrebbero tollerare il cristianesimo in base alla sua obbedienza delle leggi noachide» (p. 369).
Gli ebrei non sono fratelli maggiori nella fede
Infine, questo fondamentale ostacolo persiste nell’attuale èra dell’ecumenismo e del dialogo inter-religioso.
Berger così conclude:
«Sebbene molti ebrei siano disposti ad affermare che la teologia cristiana classica non costituisce idolatria per i gentili, esiste un consenso sul fatto che lo sia per gli ebrei. Gli sforzi per tendere le due dottrine della Trinità e dell’Incarnazione più accettabili agli ebrei citando le SEFIROT dei cabalisti o la SHEKINAH dei rabbini difficilmente porteranno più frutti oggi di quanti l’abbiano portati nel tardo Medioevo» (p. 338).
Per vedere quanto la nozione degli ebrei come “fratelli maggiori nella fede” indebolisca il cattolicesimo romano cfr. Poland Too Judeocompliant. Comprador Capitalism. Jews Not “Elder Brothers in the Faith”. Euroskepticism Justified. Michalkiewicz Sommer. Nie Bojcie Sie Prawdy, by Stanislaw Michalkiewitz and Tomasz Sommer. 2009, jewsandpoles.database.org.
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