La mordacchia francese: confermata la condanna di Le Pen

Comunicato del 21 Gennaio dell’Agence France Presse:

Affermazione sull’Occupazione: prigione con la condizionale confermata per JeanMarie Le Pen.

Parigi (AFP) – Jean-Marie Le Pen, che aveva dichiarato che l’Occupazione tedesca non fu “particolarmente inumana”, ha visto mercoledì confermata la propria condanna con la condizionale, perché la corte d’appello ha ritenuto che l’imputato abbia minimizzato i crimini commessi dai nazisti. Vedendo in questa decisione “un attentato straordinario” alla libertà di espressione, il suo avvocato, Wallerand de Saint-Just, ha detto che farà ricorso in cassazione, e anzi davanti alla Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDH), dove spera che il suo cliente potrà “beneficiare di un clima più favorevole”.
Egli ha ricordato che la settimana scorsa, la CEDH ha condannato la Francia nell’affare Ausarresses, giudicando che il vecchio generale non si era reso colpevole di apologia di crimini di guerra, nel rievocare in un libro la tortura in Algeria.
L’8 Febbraio 2008, il tribunale correzionale di Parigi aveva riconosciuto Jean-Marie Le Pen colpevole di “complicità di apologia di crimini di guerra” e di “contestazione di crimini contro l’Umanità”, al seguito di affermazioni pubblicate nel Gennaio 2005 sul settimanale di estrema destra Rivarol. I magistrati lo avevano condannato a 10.000 euro di ammenda e a tre mesi di prigione con la condizionale, una pena estremamente pesante.
Il Presidente del Front National aveva in particolare dichiarato: “In Francia, almeno, l’Occupazione tedesca non è stata particolarmente inumana, anche se vi furono degli errori, inevitabili in un paese di 550.000 chilometri quadrati”.
[…]
La 11° camera l’ha dunque ritenuto colpevole di “complicità di apologia di crimini di guerra”, che era il capo d’accusa presentato dalla Procura.
In compenso, ha confermato l’analisi del tribunale per i fatti di “complicità nella contestazione di crimini contro l’Umanità”, perseguiti dall’associazione dei Figli e Figlie dei Deportati Ebrei di Francia (FFDJF), che aveva presentato la querela iniziale.
Per i giudici, Le Pen ha minimizzato in modo oltraggioso le vessazioni commesse dai nazisti e ha lasciato intendere che la Gestapo esercitò in Francia un ruolo protettivo nei confronti della popolazione.
All’udienza del 29 Ottobre, Jean-Marie Le Pen aveva denunciato un “processo alle intenzioni”, considerando che le affermazioni che aveva fatto non erano “mostruose”. Aveva egualmente sostenuto che le affermazioni incriminate erano “una conversazione informale” che Rivarol non avrebbe dovuto pubblicare. La corte ha respinto questi argomenti.
Ha anche confermato le pene pecuniarie (rispettivamente 2.000 e 5.000 euro) del giornalista Jérôme Bourbon e della direttrice di Rivarol, Marie-Luce Wacquez, per aver pubblicato tali affermazioni.
L’avvocato delle FFDJF, Olivier Maudret, si è rallegrato della decisione che “conferma che il reato perseguito può esserlo anche quando è commesso tramite insinuazioni, anche pesanti”.

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